Internet delle cose

La tecnologia che contamina i settori del fashion e dell’arredo

Si è visto chiaramente al Ces di Las Vegas. I prodotti che analizzano le nostre persone diventano finalmente utilizzabili da tutti, conquistando i normali marchi che siamo abituati a usare. E’ una lezione di innovazione a cui il made in Italy deve prestare rapidamente orecchio. Ecco l’analisi, a cura del Cefriel

20 Gen 2015
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Sono due le principali aree di sviluppo dell’internet delle cose, emerse in modo più visibile nel corso dell’ultima edizione della fiera Ces di Las Vegas.

Da una parte, la crescita degli ecosistemi digitali, cioè ambienti di sviluppo e integrazione di molteplici dispositivi e applicazioni. Il caso più significativo è certamente quello dell’automobile che nei fatti costituisce il campo di battaglia della nuova ondata di innovazione digitale. Costruttori come BMW e Audi stanno sempre più centrando la propria strategia di prodotto sull’offerta di servizi integrati e integrabili che accompagnino il viaggio del guidatore prima, durante e dopo l’esperienza di guida.

Ma concentriamo l’attenzione soprattutto sul secondo aspetto: l“Internet of Me”, cioè l’insieme di dispositivi e servizi informatici collegati alla cura e alla vita dell’individuo. Interessante notare che in questo contesto le tecnologie digitali hanno ormai nei fatti contaminato settori classici come il fashion o i complementi di arredamento: aziende come Withings hanno messo sul mercato prodotti integrati per la salute che includono smartwatch “fashion” per il rilievo di parametri vitali, misuratori di pressione digitale, bilancie digitali connesse a Internet; il tutto integrato con un servizio cloud (e mobile) per l’accesso integrato alle informazioni raccolte. Anche aziende “classiche” del fashion come Montblanc stanno proponendo soluzioni che ibridano oggetti di stile come i propri orologi con accessori digitali integrati nel cinturino. O anche, sono state presentati i primi esempi di valigie intelligenti in grado di fornire servizi aggiuntivi a partire da sistemi di antifurto e tracciamento.

La raccolta di informazioni legate alla persona avviene quindi sempre più attraverso dispositivi indossabili e connessi. Questo concetto è stato rimarcato dalla presentazione di altre interessanti soluzioni. Un primo esempio è il calzino realizzato da Sensoria per l’utilizzo in ambito sportivo. L’indumento presenta dei sensori che permettono di raccogliere informazioni sulla prestazione e sul modo di correre. Al momento la soluzione è focalizzata per un utilizzo in ambito sportivo ma in futuro non è da escludere una sua adozione per altri servizi, come ad esempio: per rilevare eventuali problemi motori, durante la prova di un nuovo paio di scarpe per valutare la sua indossabilità oppure semplicemente per tenere traccia della qualità dei passi e correlarli con gli altri dati legati alla propria salute.

Il processo di digitalizzazione non si è fermato agli indumenti ma si è esteso anche ad accessori come la cintura. La soluzione Belty presentata dalla start-up francese Emiota ha la capacità di stringersi o allargarsi in maniera automatica a seconda del proprio girovita e permette di tenere sottocontrollo il proprio peso.

Nel campo della salute la start up Health Care Originals ha proposto un dispositivo wearable connesso ad un’app per smartphone in grado di monitorare il livello di asma e informare in anticipo il verificarsi di un attacco nei pazienti. Questo avviene grazie al controllo continuo di diversi parametri quali ad esempio la frequenza del respiro, la frequenza cardiaca, l’insorgenza di tosse e la presenza di sibili. I principali benefici sono la riduzione delle dosi di farmaci nei pazienti e la diminuzione dei controlli clinici e degli accessi al pronto soccorso.

Passando al mondo degli occhiali una soluzione interessante è quella fornita dalla azienda giapponese Jins Meme la quale ha integrato in un occhiale dei sensori in grado di rilevare il livello di concentrazione della persona. Tale informazione può essere utilizzata per valutare lo stato fisico della persona e ad esempio, durante la guida, per segnalare sul computer di bordo dei messaggi di attenzione. Proprio in questo ambito l’azienda giapponenese sta collaborando con Denso, fornitore di soluzioni tecnologiche del settore automobilistico. Uno degli aspetti peculiari della soluzione di Jins Meme è il design dell’occhiale, molto simile al concetto di occhiali che abbiamo in mente.

Quale impatto sulla vita quotidiana?

I trend e le tecnologie presentate al CES avranno tanto più impatto sulla nostra vita quanto più saranno in grado di offrirci dei servizi a valore aggiunto. Tale valore si può tradurre come l’offerta di una experience integrata, priva di discontinuità tecnologiche e personalizzata.

All’interno di questa visione di integrazione e personalizzazione, il prossimo passo sarà probabilmente la interoperabilità tra diversi ecosistemi digitali al fine di offrire dei servizi ancora più integrati. Un esempio di questo livello di integrazione è stato fornito da BMW con il suo concetto di mobilità. Dal loro punto di vista la mobilità, o in generale la pianificazione di un viaggio, parte all’interno della propria casa. Dalla propria Smart TV sarà possibile selezionare la destinazione di interesse e scegliere quale sia il mezzo più adatto a secondo delle condizioni di traffico in tempo reale. Nel caso in cui l’automobile sia il mezzo più appropriato sarà possibile sempre dalla Smart Tv controllare lo stato della macchina, ad esempio il livello delle benzina, ed eventualmente la disponibilità dei parcheggi in prossimità della destinazione. Una volta pianificato il viaggio, l’accensione della macchina potrà avvenire dal proprio telefono o smartwatch.

Questo rappresenta un esempio di come diversi ecosistemi digitali (casa, servizi di mobilità della città, auto e dispositivi personali) cooperano per offrire una esperienza unica all’utente.

Quale impatto per le imprese italiane?

In realtà, le innovazioni viste al CES sembrano più una evoluzione di quanto già disponibile in precedenza che reali elementi di discontinuità rispetto al passato. Molte di queste proposte non fanno che incrementare prestazioni e funzionalità che erano già disponibili in precedenti prodotti e servizi. Che lezioni quindi trarre per le imprese italiane?

È venuta l’ora del fare. Non siamo più nel tempo dell’attesa per vedere se certe promesse e visioni si potranno mai concretizzare. Le tecnologie di base sono sempre più economiche e affidabili. Soprattutto, stanno “entrando” in molte categorie di prodotti che sono sempre stati dominio incontrastato delle nostre aziende: arredamento, complementi di arredo, abbigliamento e articoli di lusso, per citarne solo alcuni. Non si tratta solo di inserire un po’ di tecnologia in questo o quel prodotto a mo’ di abbellimento o gadget. In primo luogo i prodotti cambiano fisionomia grazie al digitale: cosa potrebbe essere una borsa da viaggio digitale? In secondo luogo, grazie agli “oggetti intelligenti” nascono nuovi “servizi intelligenti”, in precedenza fuori dal radar delle imprese: se una borsa è intelligente posso pensare a servizi di antifurto e assicurativi di tipo totalmente nuovo. In terzo luogo, le tecnologie digitali cambiano catena del valore, e sistemi di produzione e distribuzione. Inoltre, cambiano anche i modelli di business e le forme di rapporto con la clientela. Una azienda come Dainese ha introdotto un airbag per motociclisti per il quale non basta pensare ad un sistema di distribuzione e vendita tipica dell’abbigliamento: bisogna essere in grado di installare e assistere prodotti digitali! Per di più, gli airbag possono essere venduti come prodotti “after market” o OEM e quindi possono mutare le modalità secondo le quali l’azienda si posiziona sul mercato.

Siamo quindi di fronte a cambiamenti profondi che sfidano tutte le nostre aziende, anche quelle più tradizionali e classiche del made in Italy. Se infatti era già abbastanza evidente che le tecnologie digitali giocano un ruolo decisivo nei settori più ingegneristici come l’impiantistica e le macchine utensili (per fare due esempi di industrie chiave della nostra economia), ormai è sempre più evidente che nessuno è esente dalla rivoluzione digitale.

Le conseguenze sono molto semplici: bisogna conoscere e adottare queste tecnologie, innovare prodotti e servizi, ripensare offerta e posizionamento sul mercato. Sono azioni da fare subito e con urgenza per non rischiare di veder messi a rischio anche quei nostri settori che pensavano lontani e estranei al mondo di Internet e del digitale.

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