banda ultralarga

L’alba della gigabit society nel modello wholesale only: ecco le prospettive

Per realizzare la gigabit society e stimolare gli investimenti nelle reti banda ultralarga, la Ue punta sul modello wholesale only con il nuovo codice comunicazioni elettroniche. Vediamo di cosa si tratta e perché l’Italia può dirsi pioniera nel settore, con Open Fiber

14 Giu 2018
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Siamo entrati nell’era del nuovo codice delle comunicazioni elettroniche. Ci accompagnerà nei prossimi anni lungo il sogno della gigabit society e dell’estensione della banda ultra larga a tutti i cittadini.

Le nuove regole – approvate dalle istituzioni Ue nei giorni scorsi e ora in via di recepimento dai diversi Paesi europei – hanno infatti come obiettivo, tra gli altri, anche quello di stimolare gli investimenti nelle reti ad altissima capacità, considerate un elemento strategico per la futura crescita economica e sociale dell’Europa. Le istituzioni europee hanno valutato che per questo obiettivo servisse soprattutto incentivare il modello wholesale only (operatori che vendono la fibra solo all’ingrosso e non all’utente finale).

In Italia è una novità che assume un sapore particolare. Siamo stati infatti pionieri del modello wholesale only per la nuova generazione di fibra ottica (con Open Fiber). E di recente si parla con maggiore insistenza della separazione della rete Tim (Agcom ha fatto i primi passi formali in tal senso pochi giorni fa).

Mettiamo quindi assieme gli elementi necessari per comprendere il nuovo mondo in cui l’Europa, e l’Italia, sta per entrare.

Le novità per gli operatori wholesale only

Nel nuovo Codice delle comunicazioni elettroniche viene definito un impianto più favorevole ai cosiddetti operatori “wholesale only”, quelli, cioè, che non non vendono direttamente al cliente finale i servizi in fibra ottica, ma sono attivi esclusivamente nel mercato all’ingrosso (wholesale), offrendo l’accesso alla loro infrastruttura a tutti i soggetti di mercato interessati.

Questi operatori potranno beneficiare di un intervento normativo più leggero nel caso in cui si trovino a detenere un significativo potere di mercato. E questo in virtù del fatto che il modello wholesale only, rispetto a quello basato su operatori verticalmente integrati, ha il vantaggio di disincentivare le duplicazioni infrastrutturali, semplificare gli investimenti e garantire al contempo la realizzazione di reti più performanti. Il tutto a vantaggio di operatori e consumatori. Separando i fornitori di capacità di banda dai fornitori di servizi retail si alleggerisce infatti il fronte concorrenziale e si rafforza la qualità dei servizi offerti, dal momento che l’operatore wholesale only identifica nello sviluppo della rete la sua attività “core” e negli operatori retail soltanto dei clienti e non dei concorrenti. Il ventaglio di possibili clienti, tra l’altro, comprende non soltanto operatori tlc, ma potrebbe aprirsi anche a tutta una serie di soggetti – dagli ospedali alle società autostradali, dalle imprese agli enti locali – che necessitano di una copertura capillare per offrire servizi a utenti e cittadini.

Che cos’è open fiber

In Italia, a rappresentare questo modello c’è Open Fiber la società costituita da Enel nel dicembre 2015 nel contesto venutosi a creare in seguito al via libera alla Strategia italiana per la banda ultra larga. Approvata nel marzo 2015, la Strategia mira a colmare il ritardo del Paese nel settore delle infrastrutture e dei servizi a banda ultralarga e ad allineare l’Italia agli obiettivi dell’Agenda digitale europea, fissando target molto ambiziosi: la copertura, entro il 2020, dell’85% della popolazione con infrastrutture in grado di veicolare servizi a velocità pari e superiori a 100Mbps garantendo al contempo al 100% dei cittadini l’accesso alla rete internet ad almeno 30Mbps.

Open Fiber, partecipata alla pari dal Gruppo CDP (attraverso la controllata CDP Equity), nell’aprile 2017 ha acquisito Metroweb, inglobandone competenze industriali e know-how tecnico. Il tutto per perseguire un obiettivo primario: la realizzazione di  un’infrastruttura interamente in fibra ottica in modalità FTTH diffusa e performante in grado di assicurare la copertura a banda ultra larga delle maggiori città italiane e il collegamento delle aree industriali, così da spingere da un lato la competitività del sistema paese e delle sue imprese, e dall’altro da semplificare e migliorare il rapporto  fra cittadini e PA, fra studenti, scuole e università attraverso la diffusione dei servizi di eGovernment, identità digitale, telemedicina.

Il Piano infrastrutturale interesserà 271 città e circa 7 mila comuni italiani, con una previsione di investimento superiore a 6,5 miliardi di euro.

Vediamolo più nel dettaglio

Il ruolo di Open Fiber nel piano banda ultra larga

L’infrastruttura Open Fiber sarà presente sia nelle aree a successo di mercato (i cosiddetti “clusters A e B”), dove si trova circa il 60% della popolazione italiana, sia nelle aree cosiddette a fallimento di mercato (i cluster C e D). Nelle aree A e B, Open Fiber si impegna a coprire in totale 271 città con una rete interamente in fibra ottica (FTTH), per un investimento – con fondi interamente privati – del valore di 3,9 miliardi di euro (di cui circa il 90% entro il 2022) e ha già stretto accordi con Vodafone, Wind Tre e Sky (in quanto fornitori dei servizi al pubblico).

A questi comuni si aggiungono quelli inclusi nelle aree C e D nelle quali la rete verrà realizzata con tecnologia FTTH e FWA (Fixed Wireless Access), attraverso la partecipazione alle gare pubbliche gestite da Infratel. In particolare, l’offerta proposta da Open Fiber prevede la copertura di circa 7,7 milioni di unità immobiliari con tecnologia FTTH, mentre circa 1,5 milioni di unità immobiliari verranno coperte con tecnologia di tipo fixed wireless su banda licenziata.

Ricordiamo che Open Fiber si è aggiudicata sia i cinque lotti della prima gara Infratel per realizzare infrastrutture a banda ultralarga nelle aree bianche di Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, sia i 6 lotti della seconda gara per la realizzazione di una rete a banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato delle regioni Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata e Sicilia.

I primi cinque lotti consentiranno di portare la banda ultralarga in 3.000 comuni italiani (6,5 milioni di cittadini, 3,5 milioni di unità immobiliari e oltre 500.000 sedi di imprese e pubbliche amministrazioni). La seconda gara coinvolge invece 3.700 comuni, con circa 4,7 milioni di unità immobiliari da coprire e oltre 6,8 milioni di cittadini interessati.

L’infrastruttura realizzata rimarrà per 20 anni in capo a Open Fiber, il quale opererà esclusivamente in modalità wholesale, affittando la propria rete in fibra agli altri operatori.

Lo stato dei lavori

Quanto allo stato di avanzamento dei lavori, ad aprile 2018, la società aveva già cablato complessivamente circa 2,9 milioni di unità immobiliari. La rete di Open Fiber è già disponibile a Torino, Milano e Bologna, Perugia e Catania. In fase avanzata di copertura le città di Cagliari, Venezia, Padova, Bari, Palermo, Napoli, Firenze e Genova, che saranno tutte completate nei primi mesi del 2019. A settembre 2017, OF ha avviato le attività in ulteriori 81 città e comuni italiani. A gennaio 2018, la società ha stretto un accordo con ACEA per la posa di una rete a banda ultra larga nella città di Roma, dove prevede la copertura di 1,2 milioni di unità immobiliari a fronte di un investimento di 350 milioni di euro. Nel corso del 2018 la società estenderà il perimetro delle attività industriali nelle aree A e B fino a circa 100 comuni, di cui 65 già con attività in corso e 700 cantieri aperti, sui quali sono impegnati circa 7 mila addetti di oltre 200 ditte.

L’articolo è parte di un progetto di comunicazione editoriale che Agendadigitale.eu sta sviluppando con il partner Open Fiber

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