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Direttore responsabile Alessandro Longo

industry 4.0 e iot

Le reti tlc fondamenta del futuro industriale italiano, ecco perché

di Nicola Ruggiero, Anitec-Confindustria

31 Mag 2017

31 maggio 2017

Ogni soluzione IoT o Industry 4.0 che voglia essere sicura “by design” dovrà essere progettata ab origine e “by default” con tecniche e tecnologie delle reti di telecomunicazioni. Ecco perché ancora una volta saranno le tlc ad assicurare le fondamenta della futura rivoluzione tecnologica, industriale ed economica

Con l’aumentare delle applicazioni machine-to-machine (M2M), l’apparire delle prime applicazioni industriali e di massa per l’Internet of Things e l’Industry 4.0 è importante assicurare a tutti gli attori e i gestori dei dati pochi, ma fondamentali, requisiti: disponibilità del dato quando serve, certezza del dato in se, sicurezza nella catena di trasmissione dal punto di raccolta (sensore, attuatore, …) al punto di consegna e la tracciabilità del percorso seguito dal dato.

Se a questo aggiungiamo che i dati hanno origine da diverse tecnologie, dalle applicazioni di automazione industriale tipiche del mondo SCADA, a tutte quelle tipiche di internet, che possono poi essere trasportati con diverse reti di telecomunicazioni cablate, wireless, 2G, 3G, 4G, Wi-Fi, IP, hyperlan, linee dedicate, o tecnologie ottiche, si capisce che la complessità da gestire per assicurare quei pochi e fondamentali requisiti è veramente alta. Soprattutto se si pensa che chi realizza l’applicazione e utilizza i dati difficilmente conosce, o può prevedere, il percorso che essi fanno.

Moltiplicate questa complessità per il numero ed il tipo di sensori e device connessi attesi nei prossimi anni e comprenderete subito che è fondamentale pensare a sistemi che siano sicuri by “design” ma che, by design, assicurino tutto il resto. Infatti non avremo mai un unico standard, un unico protocollo o una unica rete: l’interoperabilità sarà il vero success factor per tutti.

L’insieme delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni offrono oggi soluzioni che “connettono” il mondo ed i protocolli industriali, legacy o tipici dell’IoT e li incapsulano e convertono in protocolli “IP” fruibili da tutti i tipi di device moderni, questo prima di trasferirli su sistemi Cloud (pubblici o privati) costruiti ad hoc per assicurare i requisiti descritti.

Questi “gateway”, sono componenti fondamentali delle moderne reti di telecomunicazioni, e compiono una serie di operazioni che possiamo semplificare e ridurre in una affermazione: sono i vigili delle autostrade dei dati ma sono anche i poliziotti che gli fanno la scorta, che lo prelevano solo se chi ne fa la richiesta è autorizzato e lo espongono non in un punto qualunque al primo che capita ma in punti ben (dinamicamente) definiti e per il tempo necessario al prelievo da parte del legittimo destinatario.

Questa semplice riflessione ci dice che le reti e le applicazioni IoT, che apparentemente nascono da applicazioni industriali e del software, in realtà per poter garantire il loro funzionamento devono fare largo uso di tecniche e conoscenze del mondo delle telecomunicazioni con architetture che non possono essere improvvisate.

Se fino ad oggi abbiamo visto l’informatica pervadere significativamente il settore delle telecomunicazioni, di fatto utilizzando delle autostrade fatte da altri per veicolare le proprie soluzioni, da oggi in poi si assisterà nuovamente alla crescita dell’importanza delle telecomunicazioni in virtù del fatto che ogni soluzione IoT o Industry 4.0 che voglia essere sicura “by design” dovrà essere progettata ab origine e “by default” con tecniche e tecnologie delle reti di telecomunicazioni.

Questa semplice considerazione in realtà guiderà non solo la trasformazione dei processi produttivi degli utilizzatori finali, ma obbligherà tutto il sistema industriale dai produttori di tecnologia, ai system integrators, a rafforzare le competenze nel settore ed accrescere le partnership strategiche con i principali carrier con tecnologie fisse (xDSL, fibra, ..) o wireless e mobili (WiFi, hyperlan, 2G, 3G, 4G o simili) o con i nascenti operatori specializzati in reti di telecomunicazioni per l’IoT (LORA, Sigfox, …).

La vera diffusione delle reti 5G, attesa nel prossimo quinquennio, sarà il vero game-changer vista l’intrinseca capacità di gestire una miriade di sensori e device rispettando i requisiti dell’IoT in maniera nativa, ciò semplificando il lavoro di tutti.

Allo stesso tempo le reti di telecomunicazioni stanno evolvendo verso la virtualizzazione spinta dei sistemi. Le centrali e gli apparati di rete ormai risiedono su macchine virtuali pur svolgendo funzioni e protocolli tipici delle telecomunicazioni, ma essendo gestite come un data center. Questa virtualizzazione, ovvero anche remotizzazione delle centrali e dei sistemi tipiche dell’informatica, abilita nuovi player ad entrare nel mercato locale e la realizzazione di molte più reti di telecomunicazioni di quelle attuali.

Vedremo nascere sempre più reti private, aperte o chiuse, di player specializzati in settori industriali o civili (reti e-government, reti per i trasporti, reti per la sanità, reti per le scuole, reti per le utilities, reti per i privati cittadini che vogliono la loro applicazione IoT) piuttosto che operatori che costruiranno reti di sensori e sistemi come loro asset primario e che “venderanno” i dati raccolti in maniera dinamica al miglior offerente o, semplicemente, a chi ne fa richiesta. Quindi non una applicazione od una rete dedicata ad un utente specifico ma “dati” da fornire a chi ne fa richiesta.

Quello che è successo nel settore della pubblicità su internet, con i cookies o i dati raccolti dai big dell’informatica e della Silicon Valley, accadrà con le informazioni raccolte dall’Internet of Things, o dall’Internet of Beings.

L’opportunità è quella di spostare il focus dalla raccolta di dati generati da altri per venderli a terzi, alla generazione di dati propri da offrire a terzi. Si passerà dal detenere l’infrastruttura di rete per trasportare informazioni e dati di altri a trasportare informazioni proprie. La competitività si sposterà sulla capacità di generare dati e, con questo, di fare deployment di reti per la generazione e raccolta degli stessi.

Tutto ciò costituisce anche un problema regolatorio che gli organi addetti dovranno gestire.

Rimane invero che i requisiti citati in apertura diventano i benchmark di qualità su cui misurare la differenza di servizio e prestazioni tra un operatore ed un altro (oltre che al dato stesso ovviamente). Ecco che le telecomunicazioni dovranno assicurare le fondamenta della rivoluzione tecnologica, industriale ed economica che si attende nei prossimi anni.

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