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Morcellini (Agcom): “Ecco le sfide dell’Agenda Digitale”

Analfabetismo digitale, fake news, neutralità della rete, copyright; regolamentazione dell’internet delle cose e sviluppo del 5G. Questi gli ambiti digitali su cui l’Autorità concentrerà l’attenzione, a quanto racconta il neo commissario al nostro sito

Pubblicato il 11 Apr 2017

Mario Morcellini

Professore ordinario emerito in Sociologia della Comunicazione e dei Media digitali alla Sapienza Università di Roma

IoT - sistema heart

Le sfide digitali di un paese che cambia, per definizione, si prestano ad una dimensione di elenco, di riparazione ai ritardi strutturali della politica e delle istituzioni e anche di sogni orientati verso il futuro.

Bisogna tener conto ovviamente che quando si entra in un nuovo incarico questa dimensioni anche emozionante di mettere giù idee e progetti, è una fase per qualche verso da vision, di prospettiva del futuro, di cui tutti abbiamo bisogno.

Tutto questo diventa più realistico quando le parole chiave, le priorità sono poi sottoposte ad un processo di verifica di sostenibilità e soprattutto devono dotarsi di quell’elemento minimo delle persone sagge e sapienti di non inventare l’acqua calda.

È evidente che prima di noi altri hanno fatto un lavoro, sia individuale che collegiale, di qualità quindi la dimensione delle prospettive di un “nuovo entrato” in un organismo devono poi essere contemperate con i risultati, i programmi, l’ideazione di nuovi progetti.

Un punto di partenza è senz’altro quello di adottare delle precise parole chiave in grado di rappresentare due punti di vista: il primo è quello che vede i soggetti costretti al pagamento di un pizzo al cambiamento tecnologico; il secondo, dove l’Agcom ha un ruolo cardine, consiste nel contribuire ad una diversa competitività e verità del sistema comunicativo italiano. In quest’ultima accezione faremo tutto ciò che è in nostro potere per rafforzare il sistema anche industriale, oltre che quello pubblico, e non faremo nulla, a meno che non sia un errore involontario, che non finisca per essere una spinta alla modernizzazione di un paese che già qualche volta ha sofferto un eccesso di declinismo.

L’agenda italiana per la banda ultra larga sta procedendo la propria road map verso il tanto atteso 2020 (data nella quale la Commissione Europea ha imposto a tutti gli stati membri dell’Unione l’obiettivo di estendere la connessione a 100 Mbps al 50% della popolazione – percentuale che il nostro paese vuole innanzare sino all’85% – e garantire alla restante parte una connessione non inferiore a 30 Mbps). Lo sviluppo della cablatura del nostro paese sta dunque entrando nel vivo; sono stati già assegnati i primi lotti per l’implementazione della banda ultra larga nelle aree più difficili del nostro paese con l’ingresso nel mercato wholesale di Open Fiber. Dal canto suo l’incumbent ha lanciato il suo business plan per il 2019, puntando a cablare 50 città con connessione fino a 1000 Mbps.

La nuova concorrenza sulla banda ultra larga è sicuramente un fattore positivo nel mercato dell’economia digitale in quanto garantirà maggiori offerte sia lato wholesale che retail. A distanza di 20 anni dall’istituzione dell’Agcom, sembra affermarsi la deregolamentazione della telefonia nel settore fisso e mobile. Se, infatti, in Italia la concorrenza nel settore mobile è arrivata a livelli fortemente concorrenziali, sul versante del fisso la nuova sfida lanciata prima da Metroweb e Fastweb e ora da Open Fiber sembra proiettarsi con forza verso la stessa strada.

In questo quadro però non è sufficiente, a mio avviso, limitare la nostra attenzione unicamente sull’implementazione della banda ultra larga. In altri termini l’obiettivo a cui dobbiamo giungere non è solo la riduzione del cd digital divide strutturale (ossia del divario digitale legato all’accesso all’infrastruttura, sia essa in banda larga o ultra larga) ma quello di porre in essere strategie concrete di riduzione del cosiddetto digital divide culturale (ossia del divario di chi, pur potendo accedere all’infrastruttura, non la utilizza), e quindi attuare politiche di alfabetizzazione digitale.

Il fenomeno del divario digitale non è un fenomeno statico, legato esclusivamente all’avvento della nuova tecnologia internet, ma si tratta di un concetto in continua evoluzione, che viene spesso conosciuto nell’ambiente come moving target. Dunque, se oggi il divario digitale infrastrutturale si è ridotto a percentuali pari al 3% della popolazione, la nuova sfida diventa quella di abbattere il divario culturale: non basta infatti portare la fibra a casa di tutti, se poi solo una piccola percentuale la utilizza. Non mi riferisco unicamente all’uso in generale della rete, ma ad un uso “consapevole” del mondo digitale. La nuova sfida diventa quella di abbattere con forza il muro della analfabetizzazione digitale e di accrescere l’uso consapevole della rete, specie da parte dei più giovani. Si tratta di due lati della stessa moneta: un lato riguarda coloro i quali, pur avendo la possibilità di accedere alla rete, non la utilizzano o la utilizzano in minima parte; l’altro lato riguarda coloro che già utilizzano il web (in particolare i giovani), ma senza avere piena consapevolezza dei rischi e delle reali potenzialità.

Questa dicotomia tra accesso e uso consapevole si osserva in diversi segmenti della società italiana. Ad esempio, la fascia dei più giovani (partendo sin dalla prima infanzia) vive uno scarto tecnologico fortissimo tra le diverse istante educative: da una parte frequentano scuole che non hanno, se non rarissimi casi, alcuna dotazione tecnologica, dall’altra possono contare su ambienti domestico-familiari ipertecnologici. La tecnologia se da un lato entra nel quotidiano di un minore dall’altro non assume alcuna veste pedagogica.

Dunque, la vera convergenza non è solo quella tra le diverse tecnologie di servizio (fonia, dati, video, ecc.) quanto quella tra le tecnologie e il loro uso consapevole e razionale. L’Agcom, quale garante per le comunicazioni, deve svolgere il proprio ruolo non limitandosi alla regolamentazione dei mercati ma avviando continue campagne di ascolto e comprensione degli umori e delle esigenze dei cittadini. La connettività sempre più diffusa ha ridotto, se non eliso, completamente la disintermediazione tra le informazioni e i suoi destinatari. In un momento storico come il nostro dove le fonti di informazioni non sono mai state così numerose, si corre quotidianamente il rischio di diffondere più cattive notizie che buone. Occorre contrastare la corsa all’audience a tutti i costi che si alimenta sulle paure e sulle insicurezze facendo leva sui valori sani della nostra società. Ad esempio, la diffusione delle cd fake news (definita parola internazionale dell’anno 2016 dall’Oxford Dictionary) è sicuramente uno dei problemi più grandi del nostro prossimo futuro. Tuttavia per contrastare il diffondere di false notizie non ci possiamo litare a predisporre algoritmi in grado di riconoscere i produttori di bufale; diventa invece fondamentare concepire ed avviare campagne di sensibilizzazione per un uso consapevole della rete partendo dalle scuole e dalla famiglia.

D’altronde, il ruolo dell’Autorità di cui faccio parte è quello di dettare e far rispettare “le regole del gioco” da parte di tutti gli attori del mercato. Tuttavia non basta adottare delle norme e sanzionare i soggetti inadempienti; è altresì importante che tutti le conoscano prima ancora di poterle rispettare ed applicare. Occorre accrescere presso tutti i destinatari la consapevolezza dei diritti e dei doveri in gioco.

Le recenti pronunce che hanno respinto i ricorsi avverso il nostro Regolamento sulla tutela del diritto d’autore nelle reti di comunicazioni elettroniche (la delibera n. 680/13/CONS) sono un ottimo segnale. Ricordo però che tra le diverse disposizioni previste nel Regolamento non vi sono solo quelle volte a contrastare l’accesso a “siti pirata” offrendo agli autori di opere digitali una protezione dalla violazione dei loro diritti su internet. Parte altrettanto essenziale del Regolamento è la previsione di misure volte a favorire lo sviluppo e la tutela delle opere digitali. In questo senso è stata prevista l’istituzione di un Comitato per lo sviluppo e la tutela dell’offerta legale di opere digitali il cui obiettivo è la promozione della cultura della legalità nella fruizione delle opere digitali, il monitoraggio dello sviluppo dell’offerta legale e la sua distribuzione sul mercato e la cura di iniziative a tutela della creatività e dell’industria culturale.

Lo strumento del confronto diventa, quindi, l’arma più efficace per un reale contrasto alla pirateria e più in generale per una buona ed efficace regolazione. Ciascuno in questo contesto deve fare la sua parte. Il mercato infatti ha accresciuto la propria offerta di contenuti online. I distributori hanno raggiunto accordi per ridurre le finestre temporali tra l’uscita in sala e la disponibilità dei contenuti in rete, aumentando la quantità (contenuti extra, sottotitoli, scene tagliate, backstage, ecc.) e la qualità (formati HD) dei contenuti. Ovviamente anche il Regolatore deve fare la sua parte, non fermandosi a dettare un testo normativo ma ascoltando sempre i destinatari dei propri regolamenti al fine di correggere e migliorare i propri interventi.

Altro tema di enorme interesse riguarda quello dell’Internet of Things (IoT), tematica alla quale l’Agcom è molto sensibile. Pur non avendo ancora una normativa di settore, l’Autorità ha ritenuto importante negli anni passati avviare diverse indagini conoscitive sul tema. Un primo studio è stato volto ad effettuare un’analisi per l’identificazione degli scenari possibili, dei rischi, degli impatti sui mercati, e della regolamentazione che potrebbero conseguire alla massiva diffusione dei servizi machine-to-machine (M2M). Un altro studio sempre su IoT riguarda i servizi di smart metering al fine di esaminare le soluzioni tecnologiche relative ai sistemi di comunicazione utilizzabili in ambito smart metering e di valutare i connessi aspetti di natura competitiva e regolamentare.

Anche in questo contesto però diventa quindi fondamentale favorire la diffusione della conoscenza dell’Internet delle cose presso tutti i consumatori, sia mediante nuove consultazioni pubbliche e/o l’istituzione di comitati e tavoli tecnici paritetici.

Una delle principali criticità emerse dalle diverse indagini sul tema IoT è quella di garantire una sufficiente copertura frequenziale per tutti i dispositivi. Tale situazione sembrerebbe finalmente destinata a cambiare: l’imminente arrivo dello standard 5G potrebbero mutare lo scenario dello sviluppo dell’IoT nei prossimi anni. È importante notare che il 5G che non si tratta di un semplice upgrade della precedente generazione cellulare, ma di un nuovo “ecosistema” che apre innumerevoli opportunità di sviluppo. I tempi sono quindi maturi per l’offerta IoT sul mercato. I vantaggi sono innumerevoli e addirittura non del tutto noti.

Infine, c’è un tema cui il mio predecessore, l’Avv. Antonio Preto prematuramente scomparso, teneva molto e che io vorrei continuare con la stessa forza e passione a seguire e a monitorare. Si tratta della neutralità della rete e la libertà d’accesso ad una rete aperta. Le nuove sfide sul tema vedono l’Autorità destinataria delle nuove regole europee sulla net neutrality. In questo nuovo quadro due sono gli obiettivi da raggiungere: da un lato garantire gli utenti nella piena libertà di scelta delle applicazioni e dei servizi che vuole avere e dall’altro tutelare l’intero mercato vietando e contrastando prioritizzazioni all’accesso alla rete, mediante la creazione di corsie preferenziali a pagamento. In questo scenario non occorre dimenticare quanto affermato dalla Dichiarazione dei diritti e dei doveri in Internet realizzato dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet in particolare all’articolo 3 dove viene sancito chiaramente il rispetto della neutralità della rete. Nostro compito sarà dunque quello di dare attuazione alla tematica della neutralità della rete e garantire il libero accesso partendo in primis dall’ascolto e dalla comunicazione con tutti i soggetti interessati.

La passione che Antonio Preto ha investito nel suo lavoro presso l’Autorità al servizio dell’indipendenza e della forza delle istituzioni sarà per me un testamento prezioso in nome della sua fase scolpita nella sala Consiglio dell’Agcom che così recita: “A questo servono le regole: non a limitare le nostre libertà, ma a garantirle e tutelarle”.

Mario Morcellini, Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e componente della Commissione per le infrastrutture e reti dal 15 marzo 2017. Fino al 20 dicembre 2016 è stato Prorettore alle Comunicazioni Istituzionali di Sapienza Università di Roma, dove ha anche diretto, dal 2010 al 2016, il CoRiS – Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale.  Per due mandati è stato Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione nello stesso Ateneo. Dirige due riviste scientifiche: “Comunicazionepuntodoc” (Fausto Lupetti, Bologna) e “In Formazione. Rivista di Studi e Ricerche su Giovani, Media e Formazione” (Maggioli, Rimini).

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