Multi-cloud, così le aziende tagliano i costi: scenari di migrazione e strategie anti lock-in - Agenda Digitale

Sulla nuvola

Multi-cloud, così le aziende tagliano i costi: scenari di migrazione e strategie anti lock-in

Una volta la sfida era Amazon contro Microsoft, ora la battaglia sulla nuvola entra nell’era del multi-cloud: le aziende, per tagliare i costi, firmano accordi con più vendor e scelgono i servizi migliori in base alle esigenze. I vantaggi della strategia multi-cloud

31 Ago 2021
Mirella Castigli

ScenariDigitali.info

Il duopolio Amazon – Microsoft sembra giunto al tramonto. Man mano che le imprese acquisiscono familiarità con il cloud tendono a scegliere i servizi più adatti da un’ampia gamma di vendor. Il mercato del cloud computing è sempre più competitivo e gli IT manager, sia governativi che aziendali, hanno imparato a mixare i provider, optando per singole funzionalità di proprio interesse e mettendo i vendor l’uno a confronto con l’altro, per ridurre i costi e operare scelte più calibrate sulle reali necessità.

Per Alphabet, la capofila di Google, Oracle e IBM si stanno finalmente aprendo nuove opportunità di fare business in un mercato finora dominato dai due colossi del settore, Amazon e Microsoft.

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I vantaggi della strategia multi-cloud

A fare la parte del leone rimangono ancora Amazon con AWS e Microsoft con Azure, ma progressivamente crescono le quote di mercato di IBM, Google (con Google Cloud), Oracle e nel mercato delle infrastrutture cloud si fanno largo anche Netapp, Lenovo, Huawei e Cisco.

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L’azienda del credito Experian ha iniziato a sfruttare la potenza del cloud siglando un accordo con Amazon Web Services (AWS) nel 2014, ma oggi aggiunge servizi di Microsoft, Google e recentemente di Oracle, la cui tecnologia gira già nei suoi data center. Mervyn Lally, lo chief enterprise architect global di Experian, ha spiegato al Wall Street Journal che è tempo di approfittare delle nuove opportunità. Il colosso statunitense della telefonia AT&T ha adottato servizi targati Microsoft, Google e altri provider.

Oracle spiega che i vantaggi della strategia multi-cloud sono numerosi: alcuni carichi di lavoro funzionano meglio su cloud differenti (nessuna piattaforma cloud singola soddisfa tutti i requisiti del carico di lavoro aziendale); è maggiore la flessibilità dell’adozione multi-cloud; l’uso di più servizi cloud taglia i costi (spostando i carichi di lavoro su provider differenti in funzione del prezzo dei servizi oppure scegliendo lla collocazione geografica dei Data Center in base alla connettività dedicata: quelli con sede in Italia offrono una latenza minore). Il multicloud migliora anche la cyber-sicurezza, perché consente di accedere a tecnologie più ampie e di applicarle all’intera piattaforma e di sfruttare sistemi storage di diverso tipo, per memorizzare dati, in base ai requisiti di accesso o di sicurezza.

A orientare le aziende verso il multi-cloud concorrono dunque più fattori: la ricerca di maggiore efficienza, l’esigenza di maggiore elasticità, flessibilità e continuità del servizio e ottimizzazione dei costi.

Il mercato cloud cresce a doppia cifra

La società d’analisi Gartner stima che la spesa mondiale in servizi cloud raggiungerà quota 106,8 miliardi di dollari nel 2022. La spesa in infrastrutture cloud ha registrato una crescita del 32% l’anno scorso, attestandosi a 59.2 miliardi di dollari.

A trainare il mercato cloud è stata la pandemia, che ha spinto la trasformazione digitale in ogni settore. Ne sono testimone le solide trimestrali archiviate da Amazon e Microsoft nelle scorse settimane.

Il fatturato di Amazon Web Services è balzato da 10,81 a 14,81 miliari di dollari, mentre l’utile operativo e l’utile netto sono volati a rispettivamente a 7,7 e 7,8 miliardi di dollari (a quota 15,12 dollari per azione): “AWS ha aiutato così tante aziende e governi a mantenere la continuità aziendale e abbiamo visto ri-accelerare la crescita di AWS man mano che sempre più aziende avanzano piani per trasformare le proprie attività e passare al cloud”, ha affermato Andy Jassy, nuovo ceo di Amazon, che ha ricevuto il timone del colosso dell’e-commerce dal fondatore Jeff Bezos, tuttora presidente.

Microsoft ha postato un utile netto di 61,271 miliardi di dollari per l’intero anno finanziario 2021, il 38% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, spinta ancora una volta dalle buone performance dello smart cloud: nel colosso guidato dal Ceo Satya Nadella il cloud è cresciuto del 36% rispetto al 2020 per raggiungere i 19,5 miliardi di dollari.

Secondo Flexera Software, le aziende pronte a investire sul multi-cloud passeranno dall’81% del 2018 al 92%.

Anche CIA e Pentagono preferiscono il multi-cloud

Ma ad accelerare su una strategia multi-cloud non sono solo i buyer di fascia corporate. Anche la Central Intelligence Agency (CIA) sta indirizzando il suo budget IT verso il multi-cloud. Conclusa l’intesa siglata con AWS nel 2013, ora è passata all’adozione multi-cloud, la cui punta di diamante consiste nell’offrire flessibilità: il multi-cloud infatti mette a disposizione un ecosistema IT che permette di combinare servizi cloud offerti da più fornitori con soluzioni basate su infrastrutture on-premise e consente di spostare dati e applicazioni tra i diversi ambienti.

Anche il Pentagono ha rottamato il piano Jedi da 10 miliardi di dollari: il controverso contratto decennale con Microsoft è stato sostituito con accordi con una molteplicità di provider per adottare una strategia multi-cloud. Il CIO (chief information officer) del Pentagono ha illustrato che il contratto iniziale era stato pensato quando il Dipartimento della difesa USA aveva un approccio al cloud non ancora maturo e adesso i tempi sono cambiati.

Gestire più ambienti cloud è complesso

La strategia multi-cloud richiede infatti un livello di maturità superiore. Innanzitutto non bisogna confondere cloud ibrido con multi-cloud:

  • nell’Hybrid Cloud (passaggio intermedio verso il multi-cloud) si combina la propria infrastruttura on-premise con un unico cloud pubblico;
  • il multi-cloud eroga un modello di cloud che connette l’infrastruttura public cloud di più CSP (Cloud Service Provider), come per esempio AWS, Google o Azure e l’infrastruttura privata on-premise dell’azienda o ente: i componenti di vari Service Cloud si aggregano in un’unica soluzione.

Ma è complesso esercitare una gestione unificata capace anche di monitorare o rilasciare nuove componenti su un’architettura distribuita su più Cloud Management Platform (CSP) per la gestione centralizzata di tutti i servizi.

Il multi-cloud consente di tenere sotto controllo i costi della struttura cloud, costruire resilienza (muovendo i dati in caso di necessità), di valutare se e quali componenti sono correttamente dimensionate, in modo da effettuare un “tuning” continuo finalizzato a ottimizzare prestazioni e costi; e, grazie all’accesso a un più vasto portafoglio di risorse IT, permette di evitare il cosiddetto “lock-in” da parte di un singolo CSP.

Ogni cloud provider ha la tentazione di creare il lock-in. Come evitarlo

I meccanismi contrattuali e di gestione che possono generare un vero “lock-in” per chi acquista un servizio comportano vincoli onerosi e difficili da sbloccare. Quando il rapporto fornitore-cliente è fortemente sbilanciato a favore del primo, il provider può imporre più agevolmente modifiche contrattuali, sapendo che per il cliente un’eventuale uscita risulterebbe complessa e, con tutta probabilità, costosa.

L’European Interoperability Framework (EIF) consiglia di puntare su piattaforme open per evitare il rischio del lock-in. Secondo EIF è opportuno rafforzare l’interoperabilità dei servizi pubblici nell’Unione Europea (UE): “L’agenda digitale può decollare solo se è assicurata un’interoperabilità basata su standard e piattaforme aperte”.

Per gestire meglio applicazioni su vari cloud, ci sono aziende software come Snowflake e Aviatrix Systems.

Google spiega che la sua tecnologia open source (e l’openness si presta meno a logiche di lock-in) dedicata al cloud offre maggior controllo sui servizi sulla nuvola. Eyal Manor, vice presidente di Google Cloud, ha dichiarato: “I nostri clienti non vogliono una riedizione della guida strategica del lock-in degli anni 1990”.

Tre scenari di migrazione applicativa verso il multi-cloud

La migration strategy verso il multi-cloud presenta tre scenari: Lift & Shift (quello meno produttivo); Lift & Reshape; Rewrite & Redesign.

  • Lift & Shift: la virtual co-location fa perdere i vantaggi del passaggio al cloud;
  • Lift & Reshape: cambiamenti degli engine (OS, DB, processori) e delle applicazioni aiutano a migliorare l’uso del cloud, sviluppo di API per l’integrazione;
  • Rewrite & Redesign: reingegnerizzazione delle applicazioni, con adozione della containerizzazione. Il contenitore è un’unità standard di software che impacchetta il codice e tutte le sue dipendenze in modo tale che l’applicazione venga eseguita velocemente e in maniera affidabile da un ambiente di elaborazione a un altro.

Le aziende e le istituzioni che scelgono il multi-cloud fanno una scelta oculata e strategica, ma, per non commettere errori, devono valutare e pianificare, prima di passare all’implementazione. L’adozione del multi-cloud deve prendere in considerazione tutti gli aspetti: non solo quelli riguardanti la tecnologia, ma anche i processi.

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