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Direttore responsabile Alessandro Longo

norme

Processo Amministrativo Telematico, cosa cambia con il regolamento attuativo

di Angelo Alù, presidente Generazione Y e promotore di dirittodiaccesso.eu

04 Apr 2016

4 aprile 2016

Un’analisi del decreto, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che contiene il “Regolamento recante le regole tecnico-operative per l’attuazione del Processo Telematico Amministrativo

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 febbraio 2016, n. 40 dedicato al Processo Amministrativo Telematico, introduce rilevanti novità in attuazione di quanto previsto dall’articolo 13 (rubricato “Processo Telematico”) dell’Allegato 2 al D.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 che dispone espressamente “Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e il DigitPA, sono stabilite, nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, le regole tecnico-operative per la sperimentazione, la graduale applicazione, l’aggiornamento del processo amministrativo telematico, tenendo conto delle esigenze di flessibilità e di continuo adeguamento delle regole informatiche alle peculiarità del processo amministrativo, della sua organizzazione e alla tipologia di provvedimenti giurisdizionali”, nell’ambito della disciplina generale riguardante il codice del processo amministrativo, disciplinato dall’Allegato 1 al D.lgs. 2 luglio 2010, n. 104, in attuazione dell’articolo  44  della  legge  18  giugno 2009, n. 69, con cui è stata  conferita la delega al Governo per il riordino  del  processo amministrativo.

Entrando nel merito della disciplina, l’art. 2 DPCM 16 febbraio 2016, n. 40 definisce l’ambito di applicazione del regolamento, qualificando il processo amministrativo telematico, come quello che si realizza mediante l’impiego delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Uno degli aspetti centrali del Regolamento riguarda l’organizzazione del Sistema Informativo della giustizia amministrativa (cd.”SIGA”), ossia “l’insieme delle risorse hardware e software, mediante  le quali la giustizia amministrativa tratta in via automatizzata attività, dati, servizi, comunicazioni  e  procedure relative allo svolgimento dell’attività processuale” (ex art. 1, lett. d).

L’art. 3, dopo aver precisato che il SIGA “è organizzato in conformità alle prescrizioni del CPA, alle disposizioni di legge speciali regolanti il processo amministrativo telematico, al CAD e al Codice dei dati personali”, prescrive, a tutela dei dati del SIGA, la loro custodia “in infrastrutture  informatiche che garantiscono l’affidabilità, la riservatezza e la sicurezza  dei dati e  dei  documenti  ivi contenuti”, nel rispetto dei parametri tecnici stabiliti dall’art. 19 e soggetti a costante aggiornamento in base all’evoluzione scientifica e tecnologica che si realizza nel corso del tempo. 

I compiti del Sistema Informativo della giustizia amministrativa sono specificamente indicati dal successivo art. 4, ai sensi del quale “Il SIGA gestisce con modalità informatiche in  ogni  grado  del giudizio la formazione del fascicolo, le operazioni di individuazione del procedimento  giurisdizionale, la tenuta dei registri, il deposito, la conservazione, la visualizzazione e l’estrazione  di copie degli atti del fascicolo, la pubblicazione dei provvedimenti giurisdizionali, le comunicazioni di segreteria, la trasmissione  dei fascicoli ed ogni altra attività inerente al processo amministrativo telematico”.

All’interno del Capo III, l’art. 5 definisce la nozione di fascicolo informatico, inteso come “versione  informatica del  fascicolo processuale, di cui all’art. 5 dell’Allegato 2 del CPA” .

Al fine di garantire la facile reperibilità ed il collegamento degli atti in  relazione  alla  data  di deposito, al contenuto ed alle finalità dei singoli documenti, il fascicolo informatico contiene “tutti gli atti, gli allegati, i documenti e i provvedimenti del processo amministrativo in forma di documento informatico, ovvero  le  copie  per  immagine  su  supporto informatico dei medesimi atti”, con la contestuale indicazione (ex comma 3, art. 5):

  a) dell’ufficio titolare del ricorso, che sovrintende alla gestione del fascicolo medesimo e cura la correttezza  e  l’aggiornamento  dei dati ivi inseriti;

  b) del numero del ricorso;

  c) dell’oggetto sintetico del ricorso;

  d) dei dati identificativi delle parti e dei difensori;

  e) dell’elenco dei documenti contenuti, anche depositati in forma cartacea, ai sensi dell’art. 9,   comma 8.

Inoltre, sempre all’interno del fascicolo informatico devono essere inserite una serie di informazioni riguardanti i componenti del Collegio, le parti e i difensori; l’oggetto del ricorso per esteso, “consistente nella precisa indicazione dei provvedimenti impugnati e/o dell’oggetto  della domanda proposta, nonché l’indicazione della materia del ricorso”; le comunicazioni di Segreteria e le relative ricevute di PEC; le camere di consiglio e le udienze; i ricorsi collegati; il link al contenuto  integrale  del  fascicolo  informatico  di provenienza in  caso  di  appello,   regolamento   di   competenza, revocazione e negli altri casi previsti; i provvedimenti impugnati; le spese di giustizia; il patrocinio a spese dello Stato (art. 5, comma 4).

Il DPCM persegue l’obiettivo di estendere l’ambito di applicazione del processo amministrativo telematico, in quanto, ai sensi dell’art. 7, in generale i provvedimenti giudiziari sono redatti e depositati in forma di documento informatico sottoscritto con firma  digitale, quale sistema generale di rappresentazione e produzione informatica di  atti, come si evince anche dal successivo art. 9, secondo cui “il ricorso  introduttivo,  le memorie, il ricorso incidentale, i motivi aggiunti e qualsiasi  altro atto del processo, anche proveniente  dagli  ausiliari  del  giudice, sono redatti in formato di  documento  informatico  sottoscritto  con firma digitale conforme ai requisiti di cui all’articolo 24 del CAD”.

Sempre in generale, anche il deposito dei provvedimenti con modalità informatiche sostituisce, ad ogni effetto, il deposito con modalità cartacee, atteso che il  deposito  del  documento  redatto su supporto cartaceo sottoscritto con firma autografa avviene esclusivamente nei soli casi di oggettiva impossibilità di funzionamento del SIGA, quando il Responsabile del SIGA attesta che il sistema informatico non è in grado di ricevere il deposito telematico degli atti, come si evince dal combinato disposto degli art. 7, comma 3 e 9, comma 9 del DPCM.

L’art. 14 precisa che i difensori possono eseguire le notificazioni a  mezzo  PEC, a condizione che siano rispettati i requisiti indicati dal successivo art. 15, ossia che l’utilizzo della PEC a fini processuali avvenga mediante l’impiego di servizi di gestori che:

  a) utilizzano software antispam idonei a prevenire la trasmissione di messaggi di posta elettronica indesiderati;

  b) sono dotati di terminale informatico provvisto di software idoneo a verificare l’assenza di virus informatici per ogni messaggio in arrivo e in partenza;

  c) conservano, con ogni mezzo idoneo, le ricevute di avvenuta consegna dei messaggi trasmessi   al dominio della giustizia amministrativa;

  d) dispongono di uno spazio-disco minimo, definito nelle specifiche tecniche di cui all’articolo 19;

  e) sono dotati di un servizio automatico per la verifica della effettiva disponibilità dello spazio   della casella PEC a disposizione e di un avviso sull’imminente saturazione della  casella stessa.

Alla luce di tali prospettate novità, nei prossimi anni sarà possibile valutare il concreto impatto dell’intervento normativo nella concreta prassi applicativa del processo amministrativo, tenendo presente che, ai sensi dell’art. 21 DPCM (recante “Disposizioni finali”), l’introduzione del processo amministrativo telematico è prevista a partire dal 1° luglio 2016, ferma restando l’applicazione  in via sperimentale delle presenti disposizioni (dall’entrata in vigore  del decreto fino al 30 giugno  2016) presso i Tribunali Amministrativi regionali, il Consiglio di Stato e il Consiglio di Giustizia amministrativa della Regione Siciliana, ai sensi dell’articolo 13, comma 1-bis, delle  disposizioni  di attuazione del CPA, fatta salva, in ogni caso, l’applicazione delle previgenti disposizioni in  materia  di  perfezionamento  degli adempimenti processuali.

 

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