l'analisi

Se il coronavirus intasa la rete: quali misure per evitare il collasso

Il sovraccarico di whatsapp denunciato da Zuckerberg è solo uno dei segnali di allarme: l’isolamento da coronavirus sta generando un sovra utilizzo di internet, essenziale per continuare a lavorare, studiare e stare in contatto coi propri cari. Ecco le misure per una “resilienza” della rete

27 Mar 2020
Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant


In questa fase di isolamento forzato che interessa non solo l’Italia ma tantissimi paesi in tutto il mondo, le persone si sono “riversate” sulla rete. I nostri computer, i tablet e gli smartphone si sono convertiti in “videoterminali” che utilizzano reti fisse e mobili a banda larga: le chiamate vocali e video Whatsapp sono pressoché raddoppiate, superando il picco di Capodanno, ha riferito il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg.

Il risultato è un sovraccarico senza precedenti per le reti digitali, che non può non farci pensare, da un lato a cosa succederebbe, in questo momento, se anche la rete andasse in tilt, impedendoci di lavorare da casa o, ai nostri figli, di continuare con le lezioni di scuola o, ancora, di vedere i nostri cari e i nostri amici tramite videochiamata; dall’altro, alla nostra crescente dipendenza dai servizi delle big tech le quali, vista la tendenza esponenziale, potrebbero trarre ulteriore beneficio dal cambiamento delle abitudini dei consumatori, aumentando il loro potere sui nostri dati e, di conseguenza, la loro ricchezza.

Sovraccarico whatsapp, allarme di Zuckerberg

IL CEO di Facebook ha dichiarato che, in termini di statistiche, in tutti i Paesi che sono stati colpiti dal Covid-19, si registrano livelli di utilizzo molto elevati, non solo di Whatsapp, ma anche di Facebook Messenger.

Una tendenza in aumento esponenziale si è registrata soprattutto in Italia: secondo le statistiche raccolte da Facebook, le chiamate di gruppo, in termini di tempo, su Messenger e Whatsapp sono aumentate di oltre il 1.000%. La permanenza in termini di tempo degli Italiani su Instagram, Messenger e Whatsapp è aumentata del 70% dall’inizio della crisi pandemica e lo scambio di messaggi su queste app nell’ultimo mese ha registrato un aumento del 50%. Inoltre, le visualizzazioni dirette su Instagram e Facebook sono pressoché raddoppiate.

Anche a livello globale non si scherza: la crescita d’uso di queste app non ha precedenti e si stanno registrando picchi di utilizzo ogni giorno, a tal punto, da spingere Facebook a dichiarare che mantenere la stabilità durante questi picchi di utilizzo è più difficile del solito, soprattutto ora, che la maggior parte dei dipendenti lavora da casa. Tuttavia, Mark Zuckerberg assicura di stare lavorando per mantenere le app funzionanti senza problemi, rendendo i sistemi più efficienti e fornendo la capacità richiesta. Vale la pena sottolineare che, nonostante l’azienda sia preparata ad accogliere enormi quantità di traffico, riuscire a gestire un flusso così elevato e così “duraturo” si sta rivelando essere una sfida assai ardua anche per il colosso di Menlo Park.

Prendendo in considerazione il caso italiano, il CEO di Facebook ha anche lanciato un allarme e, precisamente: vista l’espansione del virus in tutto il mondo, l’utilizzo dei servizi offerti dalle sue piattaforme potrebbe crescere esponenzialmente fino a mandare in tilt i server. Pertanto, Facebook, oggi più che mai, deve dimostrare di poter rispondere in termini di efficienza dell’infrastruttura, oltre a continuare a fornire il livello di servizio di cui le persone hanno bisogno, in un momento come questo, studiando un piano per intervenire prima del temuto picco a livello globale.

Le misure italiane per potenziare le reti

L’accelerazione degli acquisti online e lo smart working, teleconferenze e webinar, una maggiore consultazione delle pagine web e dei social, stanno impattando, inevitabilmente, sulla rete internet del nostro Paese che risulta più sovraccaricata e rallentata.

In Lombardia, ad esempio, si è registrato una tendenza di aumento del traffico del 25% confermato anche da Valeria Rossi direttrice del Milan Internet Exchange (il principale snodo delle connessioni italiane da e verso l’estero e dal quale passa il 20% del traffico italiano). Tali aumenti si verificano anche in altre regioni d’Italia e in altri punti di smistamento del traffico dati, con il rischio che gli utenti mandino in tilt la rete Internet italiana. Valeria Rossi ha, inoltre, evidenziato che si è verificato un aumento del 112% in termini di utilizzo dei Virtual Private Network (VPN) nella settimana tra il 9 e il 15 marzo quando molte aziende hanno adottato la modalità smart working.

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Inoltre, l’operatore di comunicazioni Unidata ha riscontrato, negli ultimi 20 giorni, un forte incremento nell’utilizzo della rete internet, con picchi del +40% rispetto al periodo pre-emergenza.

Vale la pena sottolineare che è anche cambiata la distribuzione degli orari in cui si utilizza la rete: molti si collegano nelle fasce serali fino a far registrare un incremento del 100%. Il raggiungimento della soglia critica potrebbe mandare in tilt la rete e i nodi sovraffaticati metterebbero in crisi anche tutti gli altri nodi.

La preoccupazione è tale che il Ministro all’Innovazione Tecnologica, Paola Pisano, ha dovuto tranquillizzare il Paese confermando la prontezza della rete a reggere questo sovraccarico di dati e la disponibilità di tutti i mezzi necessari per ovviare a questa problematica.

In quest’ottica è stato inserito all’interno del Decreto-legge n.18 del 17.03.2020 – “Cura Italia” l’Art. 82 “Misure destinate agli operatori che forniscono reti e servizi di comunicazioni elettroniche”. Articolo rivolto agli operatori che forniscono reti e servizi internet a cui viene richiesto di potenziare le infrastrutture e garantire il funzionamento della rete, la continuità dei servizi – a fronte della crescita esponenziale del traffico – oltre a salvaguardare il funzionamento del settore sanitario e di emergenza che devono avere la priorità assoluta sugli altri settori ed essere garantiti in qualsiasi condizione.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha avviato tavoli di lavoro per gestire i temi del potenziamento delle reti e dei servizi di telecomunicazione oltre a considerare la protezione e la facilitazione all’uso dei servizi digitali da parte dei consumatori, all’uso dei big data e alla promozione di meccanismi di autoregolamentazione da parte delle piattaforme online.

A livello internazionale, in questi ultimi giorni, l’International Telecommunications Union (ITU) ha creato una “Global Network Resiliency Platform” che si prefigge di proteggere le reti dei vari operatori durante la crisi del Covid-19 e di supportare i governi nel garantire reti più “sicure” e performanti, resilienti e più connesse per tutti, a conferma che, ora più che mai, la gestione del rischio e della continuità operativa sono fondamentali per far fronte alla crisi che stiamo vivendo.

Raccomandazioni per la resilienza della rete

Il nemico

L’ultimo report sui trend in termini di Internet pubblicato da Cisco, leader mondiale nelle soluzioni di rete, rivelava che nel 2023 sarebbe stato connesso il 66% della popolazione mondiale, cioè 5,3 miliardi di persone e 30 miliardi di apparecchi (di cui una buona parte dispositivi IoT e robot). Inoltre, Cisco prevedeva che quest’anno il traffico dati fosse destinato a raggiungere i 254 exabyte al mese, i.e. circa il 25% in più rispetto al 2019 e più del doppio nel confronto con il 2017. Queste stime, ovviamente, non hanno considerato il verificarsi di una pandemia, né tanto meno l’eventualità che la grande maggioranza della popolazione in Europa e nei paesi occidentali dovesse rimanere, per un periodo imprecisato, chiusa in casa. Ne consegue che il traffico dati è, in questo momento di crisi globale, un po’ dovunque, ai massimi storici. Dal punto di vista tecnico, Internet non dovrebbe “saltare”; mentre è più probabile che si blocchino uno o più server, oppure che l’infrastruttura di rete – in uno dei suoi diversi punti – non riesca a gestire il traffico di dati per le troppe richieste degli host (i.e. i nostri computer, smartphone, tablet e qualsiasi altro apparecchio connesso). Inoltre, l’aumento dell’uso globale del cloud pubblico, potrebbe implicare rischi per le aziende e professionisti, oltre che per i cittadini italiani

La controffensiva

Davanti a tali prospettive tempestose, pertanto, si dovranno adottare misure quali:

  • Prevedere un piano di backup locale, presso la propria sede o presso un Cloud Italiano;
  • Individuare sistemi alternativi di comunicazione che siano parte dell’ecosistema di rete italiano

in modo tale da garantire la salvaguardia dei sistemi digitali, strategicamente indispensabili per la sicurezza e (se possibile, anche se meno pregnante in un momento come questo) la competitività italiana.

Sarà altresì importante considerare il possibile rischio di sovraccarico dei cosiddetti servizi di Cloud Pubblico (localizzati prevalentemente fuori Italia o fuori Europa), su cui si basano smart working e numerose applicazioni internet italiane e che, in questo periodo, potrebbero subire rallentamenti e interruzioni, limitando o impedendo del tutto l’accesso a portali di condivisione e a comunicazioni in videoconferenza, con gravi danni alla produttività di aziende e professionisti e causa di disagi per la comunità.

Per garantire la nostra resilienza sarà necessario adottare alcune misure, quali:

  • Smart working: prevedere di poter lavorare anche “in locale”, ossia copiando i dati sul proprio computer e individuare uno o più provider Cloud italiani che offrano servizi di immagazzinamento dati, condivisione e comunicazione.
  • Connessione Internet: fare un utilizzo più responsabile della connessione Internet, privilegiando le attività legate alla produttività vs quelle dell’intrattenimento.
  • Servizi in Cloud: monitorare che non si verifichino utilizzi impropri o modifiche ingiustificate alla disponibilità degli stessi servizi, ricordandosi che la gestione delle risorse, anche se fisicamente allocate sul territorio UE, non è in molti casi sotto il controllo di organismi nazionali ed europei.

Conclusioni

Ci siamo scoperti più digitali di quanto pensassimo; costretti a casa, abbiamo implementato lo smart working e abbiamo sempre più voglia di documentarci e comunicare, a tutti i costi, per sopperire a quella quotidianità sociale che ci è ora preclusa. Al contempo, abbiamo preso consapevolezza del fatto che il nostro Paese deve accelerare il processo di digitalizzazione e dotarsi di reti adeguate a supportare il traffico di dati e di attività online che la situazione contingente necessita, senza dimenticare gli aspetti di cyber security che sono alla base della continuità operativa e della resilienza di un Paese e delle sue infrastrutture.

Oggi le big tech si trovano al centro dello scenario e stanno supportando la comunità tramite le proprie applicazioni. Di fatto, mentre il resto dell’economia ha subito un forte rallentamento a causa del Covid-19, il business delle più grandi aziende tecnologiche risulta essere fiorente, per far fronte alla crescente domanda della popolazione globale che è costretta a rimanere segregata in casa.

Ricordiamoci che le big tech, nell’ultimo anno e mezzo, sono state sotto la lente d’ingrandimento di vari governi e oggetto di critiche da parte di legislatori, autorità di regolamentazione e concorrenti per la loro “voracità” e non osservanza delle leggi di mercato e rispetto della privacy dei consumatori. Tuttavia, si ritiene che, alla fine di questa pandemia, risulteranno più forti di prima, “paladine che hanno salvato dall’isolamento l’umanità e “facilitato” la comunicazione. Pertanto, a fronte di queste previsioni, ricordiamoci: digitali sì, ma con consapevolezza.

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