infrastrutture strategiche

Banda ultralarga, il Governo vara lo schema 3-4-4: ecco le nuove misure



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La nuova strategia per la Banda Ultra Larga 2023-2026 viene articolata secondo uno schema “3-4-4”, con 3 macro-obiettivi, 4 principi da rispettare e 4 aree di intervento, che si declinano poi nelle singole azioni. Facciamo il punto sulle misure per connettività fissa e mobile, le risorse e la governance, le possibili criticità

Pubblicato il 10 ago 2023



ultrabroadband

Come annunciato, è stato pubblicato prima della pausa estiva il primo documento atteso per il riordino e lo sviluppo del settore delle comunicazioni elettroniche. Con la “Strategia italiana per la Banda Ultra Larga 2023-2026” si chiariscono le ambizioni e le azioni del Governo in materia di infrastrutture strategiche nelle telecomunicazioni, ma non solo.

Le promesse dell’indice

La struttura dell’indice è sempre un ottimo punto di partenza per fissare le giuste aspettative e consentire una buona navigazione all’interno dei contenuti.

Per il vero, ci troviamo di fronte probabilmente ad una delle strutture più esaustive della storia recente delle strategie per la banda ultralarga, quasi accademica nella sua linearità. Dopo un veloce inquadramento degli obiettivi comunitari e del divario che sconta l’Italia, si passa all’esame degli interventi in corso e avviati ormai nel lontano 2015 con la prima versione della Strategia. La nuova strategia viene articolata secondo uno schema “3-4-4”, con 3 macro-obiettivi, 4 principi da rispettare e 4 aree di intervento, che si declinano poi nelle singole azioni. Si chiude con la stima delle risorse necessarie e un accenno alla governance complessiva della strategia.

Infine, è sicuramente apprezzabile la definizione di un orizzonte temporale (2023-2026) coerente con gli obiettivi del PNRR, ma anche prossimo alla chiusura della legislatura, cosa che faciliterà sicuramente la valutazione di oneri e onori.

La lezione del passato

In premessa viene richiamato lo stato di sofferenza del comparto delle telecomunicazioni e, in particolare, l’instabilità di sistema dovuta, da un lato, all’annoso tema della cessione della rete di TIM (al quale si dovrebbe aggiungere il ruolo di Open Fiber) e, dall’altro, ai gravi ritardi dei piani di infrastrutturazione nelle Aree Bianche e Grigie. L’ambizione di fondo, ampiamente condivisibile, è quella di dare nuovo slancio ad un comparto strategico per la trasformazione digitale e transizione green del Paese.

Il piano “Aree Bianche” (progettazione, realizzazione e gestione di una rete pubblica da parte del concessionario Open Fiber) viene liquidato piuttosto velocemente, ricordando solo quelli che sono gli ultimi obiettivi ufficiali, vale a dire 9,6 milioni di unità immobiliari nelle aree più disagiate, da coprire per 2/3 con reti FTTH (6,4 milioni con velocità pari o superiore a 1 Gbps) e 1/3 con reti FWA (con prestazioni di almeno 30 Mbps). Viene dato per scontato che si sappia che: l’aggiudicazione era avvenuta con un mix FTTH-FWA pari a 83%-17%; il piano naviga con un ritardo di diversi anni e sarà un successo se si chiuderà effettivamente nel 2024 (sempre prima del 2026, comunque…); non è noto il take-up della componente FWA; e, in ultima analisi, quali siano le prestazioni effettivamente erogate ai 173.320 utenti attivi a giugno 2023 (su 5,1 milioni di unità immobiliari commercializzabili).

I piani del PNRR per le reti ultraveloci-BUL e il 5G, così come i piani Voucher per l’adozione dei servizi da parte degli utenti finali, vengono anch’essi citati in modo molto sintetico, ricordando gli effetti ancora contenuti in termini di impatto su copertura e take-up effettivo. Riguardo ai piani degli operatori privati l’avanzamento ad aprile 2023 è pari a meno del 2% per il piano Aree Grigie (6,8 milioni di civici) e attorno al 40% per i piani totalmente finanziati dagli operatori (16,3 milioni di civici). Non può però passare inosservato il perdurare della doppia e anacronistica unità di misura (unità immobiliari e civici).

Sicuramente utile è la focalizzazione sulle criticità emerse, che appaiono come un lungo cahier de doléances da più parti portate all’attenzione negli ultimi anni: (i) ritardi nell’esecuzione dei lavori nelle Aree Bianche; (ii) ritardi nei rilasci dei permessi; (iii) carenza di manodopera specializzata; mancanza di strumenti adeguati alla progettazione; (iv) bassa adesione ai servizi, tempi lunghi di attivazione, prestazioni FWA non allineate con i target della Gigabit Society nelle Aree Bianche; (v) difficoltà di utilizzo dei voucher per via del deficit nelle competenze digitali e nei meccanismi di attribuzione.

Lo schema 3-4-4

Lo schema di gioco per il rilancio del settore Telco prevede tre obiettivi strategici di alto livello: (i) rilanciare il settore delle telecomunicazioni attraverso una maggiore cooperazione pubblico-privato; (ii) completare i piani pubblici in corso entro il 2026; (iii) favorire la diffusione di reti di nuova generazione e servizi innovativi 5G, agevolando la trasformazione digitale del settore produttivo e della Pubblica Amministrazione.

Nel perseguire tali obiettivi vengono richiamati quattro principi che hanno guidato le strategie per la banda larga e ultra larga nell’ultimo decennio: (i) sostenere il ciclo domanda-offerta di innovazione; (ii) neutralità tecnologica e complementarietà tra servizi mobili e fissi; (iii) scalabilità e sostenibilità delle soluzioni, in chiave future proof; (iv) ridurre il digital divide tra le diverse aree del Paese.

Lo schema si completa con le quattro aree di intervento all’interno delle quali si declinano le diverse misure: (i) interventi trasversali che favoriscono l’intero sistema Telco; (ii) interventi per lo sviluppo della connettività fissa; (iii) interventi per lo sviluppo della connettività mobile; interventi a sostegno della domanda.

Le 25 misure del nuovo Piano

Navigando all’interno delle quattro macro-aree di intervento del nuovo Piano emergono 25 interventi articolati in 10 cluster.

Interventi trasversali

Anche se è indubbio lo sforzo di aprire un ricco filone di interventi di “sistema” (4 cluster e 12 interventi), può incuriosire la formulazione di alcune misure, che appaiono quasi un auspicio, più che una strategia operativa (“si potrebbe”, si dovrebbe” …), a maggior ragione nei casi che prevedono poche o nessuna risorsa (es. re-skilling, transnazionale).

Nel primo cluster (normativa, regolamentazione, capacità operativa) si parte subito con la cima Coppi che prevede la trasformazione della Pubblica Amministrazione da fattore di freno ad alleato per snellire il processo di realizzazione delle reti, anche attraverso la riqualificazione delle risorse (ambizione sicuramente comune a tutti i comparti produttivi). Formazione e supporto di una struttura dedicata del Dipartimento per affiancare gli enti locali nella gestione dell’iter autorizzativo, regie regionali, modulistica standardizzata, convenzioni le proposte citate.

Riguardo alle basi dati, si intende affrontare il problema della disponibilità di dati attendibili su civici e unità immobiliari, anche questa una sfida finora persa. Per la cronaca, nel piano Aree Grigie i civici presentano un tasso di errore anche del 40% e siamo in attesa di conoscere i nuovi obiettivi a valle dei primi sei mesi di walk in. Allo stesso tempo, si prevede di potenziare ulteriormente il Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture (SINFI), nato quasi dieci anni fa e tuttora incompleto. Segue un lungo elenco che parte da una maggiore integrazione dei sistemi informativi, alla promozione di standard, al supporto ai piccoli comuni, fino alla tutela della privacy e il coinvolgimento dei cittadini, forse un po’ demagogico… La piattaforma di incontro domanda-offerta per il reperimento di risorse specialistiche può essere utile, ma anche in questo caso si tratta di un problema di ordine superiore e di una politica del lavoro che indirizzi le diverse esigenze settoriali.

Il cluster successivo (infrastrutture) meriterebbe maggiori dettagli, nel momento in cui si cita la realizzazione di nuove infrastrutture pubbliche di backhauling, a cominciare dalle sinergie con il progetto “Gigabit Rail & Road” (per estendere la rete in fibra ottica lungo i 17 mila km di linee ferroviarie e raggiungere le 2.200 stazioni). Inutile ricordare come è bene che qualsiasi intervento pubblico venga definito sulla base di un’attenta valutazione dei piani privati, nonché dei costi e benefici dei diversi modelli di intervento. Aspettiamo con ansia di conoscere i dettagli (anche della “ridondanza dei collegamenti tra le reti di accesso e backhauling” e “l’adeguamento dei punti di accesso e di distribuzione delle reti Telco”) e auspichiamo una consultazione sulle modalità di intervento.

Anche l’ultimo cluster, quello dell’innovazione di settore, meriterebbe una strategia globale che indirizzi i diversi temi di interesse strategico per il Paese, ma ben venga anche un focus sulle telecomunicazioni. Gli ingredienti sono quelli utili, dal fondo capitali di rischio per start-up e PMI innovative, anche nell’ambito della transizione green, ad una rete di 50 Centri di Trasferimento Tecnologico, utile per rivitalizzare i centri di competenza accademici e industriali, mentre il richiamo alla partecipazione ai progetti internazionali è piuttosto scontato.

Interventi connettività fissa

I sei interventi citati proseguono e ampliano quanto già i campo: (i) estensione della gratuità dei collegamenti Gigabit per le scuole fino al 2035; (ii) estensione degli interventi per la connettività gratuita Gigabit (5 anni) della PA a 3.000 comuni minori; (iii) estensione del piano isole minori (ulteriori 21 isole); (iv) adeguamento della connettività dei sistema sanitario a 10 Gbps; (v) connettività all’interno del progetto Polis per la realizzazione degli sportelli unici e l’apertura degli spazi di co-working (vi) potenziamento infrastrutturale (10 Gbps) per il sistema di sicurezza e gestione delle emergenze.

Interventi connettività mobile

Gli interventi sulla connettività mobile partono con il tema “politically incorrect” dei limiti elettromagnetici, recentemente apparso e scomparso dal decreto omnibus di metà anno. Forse è giunto il momento di chiarire che il problema non è tecnico-scientifico o di apertura di un dialogo (l’argomento è stato ampiamente studiato e dibattuto), ma eminentemente politico. Il coraggio della politica. L’utilizzo della domanda pubblica per sostenere l’innovazione 5G è una buona idea, ma anche in questo caso va capito molto bene cosa significa realizzare “reti di proprietà pubblica”, come attuare la copertura delle gallerie Milano-Cortina 2026 e la realizzazione di “reti e servizi in mobilità di nuova generazione”. A proposito delle Olimpiadi, sarebbe anche utile verificare che il livello di infrastrutturazione dei siti olimpici sia tale da diventare un’opportunità per realizzare impianti di assoluta eccellenza, anche in chiave prospettica, e favorire lo sviluppo di servizi e applicazioni innovative.

Interventi sostegno alla domanda

Si chiude con i doverosi interventi di sostegno alla domanda (a maggior ragione se è vera la lentezza nell’adozione dei servizi a banda ultra-larga). In modo un po’ lapidario viene annunciato un nuovo piano voucher per le famiglie e la progettazione di nuovi interventi per lo stimolo all’utilizzo di servizi dedicati alle imprese. Infine, la definizione di risorse per una campagna di comunicazione e sensibilizzazione va sicuramente condivisa.

Risorse e Governance

Le risorse in gioco sono importanti, 2,8 miliardi di euro, la maggior parte delle quali già disponibili (2,4 miliardi), mentre vanno reperiti ulteriori 400 milioni di euro. Gli interventi trasversali ammontano a 1,2 miliardi (450 milioni per le infrastrutture strategiche e 630 per l’innovazione di settore), quelli per le reti fisse a 455 milioni, per le reti mobili 1,1 miliardi e quelli a sostegno della domanda 110 milioni.

Fig. 1 – Obiettivi e Risorse della Strategia italiana per la Banda Ultra Larga 2023-2026

Immagine che contiene testo, schermata, cerchio, CarattereDescrizione generata automaticamente

Fonte: CITD, agosto 2023

Solo un accenno alla governance e segnatamente al ruolo di “regia e coordinamento” da parte della segreteria tecnico-amministrativa del CITD (Comitato Interministeriale per la Transizione digitale) e alla presentazione di stati di avanzamento ogni 60 giorni.

Aspettando l’autunno

Per concludere, vale la pena sgombrare subito il campo da equivoci. Anche se prevale forse la componente di “restyling”, la nuova strategia è stata una buona occasione per mettere ordine e aprire nuovi cantieri. In particolare, l’accento sulla rete mobile e sugli sviluppi di servizi e applicazioni (da capire e declinare meglio) può rivitalizzare lo storico primato del nostro Paese sulle telecomunicazioni mobili.

Emergono però anche alcuni punti sui quali ci si può aspettare qualche chiarimento e ulteriore sviluppo:

  • Cronoprogramma. È vero che tutto deve accadere entro il 2026, ma ad oggi non c’è nessun cronoprogramma. Allo stesso tempo a fronte di un elevato numero di interventi e senza scomodare le matrici RACI, appare particolarmente utile la definizione di chiare responsabilità e l’individuazione di Project Manager per le singole misure;
  • Reti pubbliche. Una componente dell’”instabilità di sistema” citata nel documento è sicuramente il ruolo e il futuro di Open Fiber, ma sarebbe stato probabilmente chiedere troppo chiarire l’orientamento del Governo in materia. Rimane però vero che il piano prospetta la realizzazione di nuove “reti pubbliche”, senza che sia chiaro il modello di intervento di riferimento;
  • Best practice. La ricerca delle best practice non deve rimanere un esercizio di stile, ma diventare un’occasione per diffondere in modo più o meno “spintaneo” le migliori pratiche. In assenza di interventi decisi di tipo top-down molte delle proposte in materia di semplificazione, uniformazione, miglioramento della qualità dei dati rimarranno lettera morta.

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