tecnologia e società

Se la Gen AI modella la democrazia una parola alla volta



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Uno studio dell’Università di Amsterdam per il Consiglio d’Europa analizza l’impatto dell’IA generativa su giornalismo, comunicazione politica, infrastrutture digitali e diritti fondamentali. Opportunità di accessibilità e partecipazione convivono con rischi per trasparenza, pluralismo, fiducia pubblica e integrità democratica

Pubblicato il 28 lug 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



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Nemmeno le anime più candide si sono stupite quando a metà luglio è stata denunciata la presenza online di un sito di informazione realizzato e scritto interamente con e dall’AI. In un esposto dell’Ordine nazionale dei giornalisti e della Fnsi si segnalava come il sito non fosse registrato ad Agcom e Ministero della Giustizia (le testate giornalistiche devono essere obbligatoriamente registrate in tribunale) e che i redattori fossero in realtà tutti agenti AI. Casi simili, non con l’impiego di agenti ma con contenuti realizzati unicamente tramite Gen AI, senza verifica o rifinitura dell’output, erano stati segnalati già diverse volte negli ultimi anni.

La qualità dell’informazione ne risente in modo evidente, ma la sciatteria giornalistica non è certo l’unico tema da considerare in ambito AI, media e processi democratici: per capire lo scenario più ampio, che riguarda l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sui diritti fondamentali e sulla democrazia stessa, è utile uno studio di ricercatori dell’Università di Amsterdam pubblicato a giugno 2026 dallo Steering Committee on Democracy (CDDEM) del Consiglio d’Europa, Strasburgo.

Gen AI e processi democratici, cosa dice lo studio dell’Università di Amsterdam

Il presupposto da cui i ricercatori sono partiti, come spiegato nell’executive summary dello studio, è che le tecnologie emergenti possono favorire l’esercizio dei diritti fondamentali, e l’intelligenza artificiale generativa non fa eccezione. Questi strumenti possono rendere la produzione e la diffusione di notizie e messaggi politici più accessibili, coinvolgenti e inclusivi. Possono inoltre ampliare le possibilità di partecipazione, migliorare l’accesso alle informazioni elettorali e adattare i contenuti a lingue, formati ed esigenze differenti, offrendo vantaggi anche alle organizzazioni con risorse limitate.

Le funzioni di traduzione automatica e di accessibilità possono contribuire a raggiungere gruppi marginalizzati, persone con diverse capacità cognitive o fisiche e comunità linguistiche spesso escluse dalla comunicazione pubblica. In questo senso, l’IA può sostenere valori come libertà di espressione, uguaglianza e non discriminazione.

La mitigazione dei rischi

Queste opportunità, però, possono essere realizzate solo affrontando i rischi connessi alla tecnologia e costruendo un contesto istituzionale orientato all’interesse collettivo. Tra le principali criticità figurano:

  • la tutela della privacy,
  • il rafforzamento dei pregiudizi,
  • la diffusione di informazioni false,
  • l’uso di contenuti sintetici per intimidire o influenzare gli elettori.

Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sulle difficoltà incontrate dalle istituzioni democratiche. Il giornalismo, per esempio, deve confrontarsi con la concorrenza degli assistenti virtuali e dei riepiloghi prodotti dalle grandi piattaforme, con possibili conseguenze sulla propria sostenibilità economica e sociale.

Giornalismo, AI Gen e democrazia

E infatti, la Gen AI nel giornalismo sta incidendo sull’intera catena del valore: raccolta delle notizie, produzione, distribuzione e personalizzazione dei contenuti. Le redazioni utilizzano già questi strumenti per analizzare tendenze, trascrivere interviste, riassumere documenti, ottimizzare titoli, produrre articoli e adattare le notizie alle preferenze degli utenti.

Gen AI e giornalismo, i vantaggi

I principali vantaggi riguardano l’efficienza e la possibilità di liberare i giornalisti dalle attività più ripetitive, consentendo loro di concentrarsi su ricerca, verifica e approfondimento.

L’IA può inoltre rendere l’informazione più accessibile, per esempio attraverso sintesi semplificate, versioni audio e sistemi conversazionali capaci di guidare i lettori nella ricerca delle notizie. In contesti autoritari può persino proteggere i giornalisti, come nel caso dell’uso di presentatori virtuali per nascondere l’identità di chi rischia persecuzioni.

Il sentiment del pubblico

Tuttavia, i ricercatori di Amsterdam rilevano che il pubblico mostra maggiore scetticismo rispetto agli operatori del settore. I cittadini tendono a fidarsi maggiormente degli articoli scritti da giornalisti e considerano meno credibili i contenuti generati interamente dall’IA.

Le principali preoccupazioni individuate riguardano privacy, disinformazione, discriminazioni, assenza di controllo umano e difficoltà nel distinguere contenuti autentici da materiali sintetici. Per questo, gli utenti chiedono trasparenza, responsabilità editoriale e una chiara indicazione del ruolo svolto dall’IA. Una semplice etichetta, però, non è sufficiente: occorre spiegare perché lo strumento è stato usato, quali dati e decisioni editoriali hanno influenzato il risultato e quali limiti restano.

La crisi della realtà

L’uso crescente dell’IA generativa aumenta il rischio di errori, allucinazioni, contenuti distorti e disinformazione. Immagini, video e testi artificiali possono alimentare una crisi di autenticità, rendendo più difficile per cittadini e giornalisti distinguere informazioni affidabili da contenuti manipolati. Le redazioni rischiano sia di diffondere inconsapevolmente falsità, sia di produrre informazioni scorrette affidandosi a sistemi poco trasparenti.

Ma non solo la verità è in crisi. La realtà stessa non può essere data per scontata, se si considera la difficoltà nel distinguere contenuti sintetici e non. E questo per i professionisti dell’informazione e per il pubblico è un problema che alimenta il dubbio e chiede uno sforzo cognitivo maggiore per usufruire con consapevolezza dell’informazione.

Il ruolo delle piattaforme come intemediari

Un ulteriore problema riguarda il ruolo delle piattaforme di IA come nuovi intermediari dell’informazione. Chatbot e motori di risposta sintetica possono sostituire l’accesso diretto ai siti giornalistici, riducendo traffico, visibilità e ricavi. Spesso, inoltre, questi sistemi non citano correttamente le fonti o ne alterano il contenuto, compromettendo la sostenibilità economica dell’informazione.

Questa evoluzione rafforza la dipendenza delle redazioni da poche grandi imprese tecnologiche, che controllano infrastrutture, servizi cloud, modelli linguistici e interfacce di distribuzione. Le organizzazioni più piccole risultano particolarmente vulnerabili, perché dispongono di minori risorse tecniche ed economiche. Ne deriva il rischio di una crescente concentrazione del mercato, della marginalizzazione delle testate locali e indipendenti e di una riduzione del pluralismo.

Affrontare questi problemi richiede supervisione umana, alfabetizzazione all’IA, trasparenza sostanziale e interventi politici capaci di tutelare indipendenza editoriale, libertà di espressione e qualità dell’ecosistema informativo.

Gen AI e comunicazione politica

Il giornalismo non è l’unica istituzione democratica che subisce un impatto, con conseguenti vantaggi e non, della Gen AI. Lo studio individua, tra altri, anche le campagne politiche. Le evidenze raccolte dai ricercatori nel loro studio mostrano che nei Paesi Bassi e in Germania i partiti tradizionali usano ancora l’IA generativa con cautela e soprattutto in via sperimentale. Al contrario, le formazioni più piccole, radicali o con minori risorse tendono a impiegarla in modo più strategico, sia per compensare svantaggi economici sia perché adottano limiti etici meno rigorosi.

Questa diffusione può però indebolire la qualità del dibattito democratico. Il rischio è che il confronto sui programmi venga progressivamente sostituito da contenuti artificiali, messaggi emotivi e attacchi progettati per ottenere visibilità e diffusione virale.

Sebbene l’IA possa favorire i soggetti politici meno finanziati, al momento prevalgono le preoccupazioni per l’integrità dell’informazione elettorale. Le esperienze delle elezioni tedesche e olandesi del 2025 indicano che l’autoregolamentazione dei partiti e il controllo delle piattaforme non sono sufficienti. Servono quindi norme vincolanti su trasparenza, responsabilità ed etichettatura dei contenuti generati artificialmente.

Gen AI, politica e opinione pubblica

L’opinione pubblica sembra distinguere in modo chiaro tra l’uso di supporto e applicazioni potenzialmente manipolatorie. Funzioni come traduzione e correzione dei testi sono generalmente accettate, mentre immagini e video realistici prodotti dall’IA suscitano forte opposizione. La preferenza inoltre sembra andare verso obblighi di segnalazione rispetto a divieti assoluti.

Le posizioni cambiano in base alla conoscenza tecnologica, alla fiducia nelle istituzioni e al coinvolgimento politico. Chi conosce meglio l’IA tende ad accettarne gli impieghi semplici, ma valuta con maggiore severità quelli più complessi e rischiosi.

Emergono quindi due priorità: introdurre regole efficaci per proteggere le elezioni e rafforzare le competenze digitali dei cittadini. Trasparenza, responsabilità e controllo umano restano condizioni fondamentali per un uso legittimo dell’IA nella comunicazione politica. Insomma, l’IA generativa non inaugura una forma completamente nuova di politica, ma rende più urgente il problema di conciliare innovazione tecnologica e tutela della democrazia.

Infrastrutture digitali, Gen AI e rapporti di potere

Un ulteriore problema, relativo alle istituzioni democratiche, riguarda il controllo delle infrastrutture digitali, spesso concentrato nelle mani di poche imprese tecnologiche. Queste infrastrutture determinano le condizioni materiali e organizzative attraverso cui le informazioni vengono create, diffuse e scambiate, generando anche un considerevole potere politico ed economico.

Garantire la sicurezza di questi sistemi dal punto di vista tecnologico non basta, perché il loro contributo ai diritti umani dipende dalle regole, dalle istituzioni e dalle strutture sociali in cui viene impiegata. È necessario che le organizzazioni possano adottare decisioni coerenti con i valori democratici e che le autorità pubbliche promuovano innovazioni utili alla società, anche quando queste non coincidono con gli interessi commerciali delle grandi aziende digitali.

Come spiegano i ricercatori nello studio, l’impatto dell’IA deve essere valutato anche alla luce dei rapporti di potere che caratterizzano le infrastrutture tecnologiche. La questione centrale non riguarda soltanto ciò che la tecnologia può fare, ma anche chi decide come svilupparla, con quali obiettivi e a vantaggio di quali soggetti. Le infrastrutture influenzano non soltanto il modo in cui le informazioni vengono diffuse, ma anche i criteri con cui vengono prodotte, selezionate e valorizzate. Il loro controllo incide quindi sulla qualità dell’informazione e sui rapporti di forza tra i soggetti che partecipano allo spazio pubblico.

La distinzione tra interesse economico e interesse democratico, nel contesto, tende a indebolirsi. La competizione per il controllo dell’informazione non si svolge più esclusivamente sul piano dei contenuti, ma riguarda sempre di più le tecnologie e le risorse che rendono possibile l’intero sistema comunicativo.

Gen AI, diritti umani e libertà d’espressione

Le decisioni pubbliche che si basano sui risultati prodotti dall’IA generativa devono considerare il rischio che le infrastrutture digitali rafforzino pregiudizi, stereotipi e condizioni di vulnerabilità già esistenti. Questi effetti possono aggravare le disuguaglianze politiche, sociali ed economiche e influenzare negativamente l’impatto complessivo delle politiche adottate.

Per questo motivo, spiegano gli studiosi, gli Stati non dovrebbero limitarsi a vietare le discriminazioni, ma devono anche garantire forme efficaci di controllo pubblico e responsabilità. La valutazione dei rischi per la democrazia dovrebbe tenere conto non solo dei singoli danni, ma anche delle conseguenze cumulative generate dall’uso dell’IA.

Inoltre, in determinate circostanze, le imprese private che sviluppano e gestiscono queste tecnologie devono essere riconosciute come soggetti capaci di incidere direttamente sul funzionamento delle istituzioni e degli equilibri democratici.

Il ruolo del Consiglio d’Europa

Gli studiosi individuano nel Consiglio d’Europa l’istituzione che può svolgere un ruolo importante nel promuovere una visione dell’innovazione alternativa a quella basata esclusivamente sul profitto. Lo studio propone tre principali linee d’azione. In primo luogo, il Consiglio d’Europa dovrebbe elaborare indicazioni più precise e standard comuni per individuare e monitorare i rischi dell’IA per la democrazia, la libertà di stampa, l’uguaglianza politica e il corretto svolgimento delle elezioni. Dovrebbe inoltre chiarire in che modo l’innovazione possa contribuire positivamente alla tutela dei diritti.

In secondo luogo, occorre sostenere l’innovazione di interesse pubblico. Ciò significa favorire dati aperti, soluzioni interoperabili, modelli decentralizzati e strumenti sviluppati secondo finalità sociali, evitando che l’intero settore dipenda da un numero ristretto di imprese.

Infine, è necessario rafforzare la capacità delle istituzioni democratiche di governare la trasformazione digitale. Questo richiede il monitoraggio dell’uso dell’IA nelle elezioni, la riduzione delle dipendenze tecnologiche e il coinvolgimento di società civile, università, organismi per l’uguaglianza e giornalisti investigativi. Anche i cittadini devono essere messi nelle condizioni di partecipare in modo consapevole attraverso maggiore trasparenza, formazione e inclusione nei processi decisionali.

La tutela dei diritti non può quindi limitarsi a ridurre i danni provocati dall’IA. È altrettanto importante orientare l’innovazione affinché contribuisca concretamente alla democrazia, allo Stato di diritto e al benessere collettivo.

Bibliografia

Helberger, Natali, Claes de Vreese, Gionata Bouchè, Agustin Ferrari Braun, Max van Drunen, Simon Kruschinski, Nicolas Mattis, Sophie Morosoli, Laurens Naudts, Charis Papaevangelou, Theresa Seipp, Fabio Votta, and Teresa Weikmann. Generative AI and Democracy: Study on Advantages and Risks of the Use of Generative Artificial Intelligence in Public Debate and Democratic Processes. Strasbourg: Steering Committee on Democracy (CDDEM), 2026. https://dare.uva.nl/id/b7520548-2573-49be-9238-d45a22409196

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