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Trento gioca d’anticipo sull’Agenda, ecco i piani

Dematerializzazione dei processi e dei documenti. Ulteriore adozione delle tecnologie informatiche nei settori della sanità e dell’istruzione. Investimento in ricerca e sviluppo, anche attraverso il ruolo dell’Associazione Trento Rise. Gli open data. La roadmap della Provincia e i risultati già ottenuti

05 Feb 2013
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L’Agenda Digitale Europea, e il conseguente processo di definizione dell’Agenda Digitale Italiana, hanno avuto l’indubbio merito di riportare gli obiettivi di diffusione delle tecnologie digitali ad un alto livello di attenzione nell’agenda politica. Attenzione che forse negli ultimi anni, in Italia in particolare, era un po’ diminuita.

Ma è bene osservare che in questo periodo le Regioni e Province Autonome hanno continuato a lavorare, ad impostare e attuare politiche per lo sviluppo delle tecnologie digitali. Anche in parziale assenza di politiche nazionali ben definite le Regioni hanno proseguito nella adozione di iniziative per l’utilizzo delle tecnologie digitali con il duplice obiettivo di migliorare i servizi resi e diminuire la spesa pubblica.

Questa è la conseguenza del ruolo specifico del livello regionale di governo che costituisce lo snodo tra la pianificazione “bottom-up” che nasce dall’esigenza di soddisfare le necessità del territorio e la pianificazione “top-down” indotta dagli obiettivi e dalle politiche di livello europeo e nazionale.

Migliorare la pubblica amministrazione, in termini di trasparenza e di efficienza, significa gestire al meglio il bene comune, di tutti i cittadini. In questo contesto, la Provincia Autonoma di Trento ha improntato le proprie politiche negli ultimi anni alla promozione dell’utilizzo delle tecnologie digitali, in particolare nel settore pubblico. I dati contenuti nel rapporto di Telecom Italia presentato nell’evento di Bologna mostrano che questi sforzi hanno prodotto risultati significativamente positivi. E non si tratta di guardare i dati in ottica di classifica tra i territori per individuare i “migliori”, quanto di guardare ai dati come evidenza della positività delle scelte effettuate.

Del resto i dati stessi dimostrano che se da una parte un grosso lavoro è stato fatto, e importanti risultati sono stati raggiunti in termini di offerta di tecnologie e di servizi digitali, dall’altra c’è ancora un grande spazio di azione nel promuovere l’adozione di tali servizi da parte dei cittadini e delle imprese, e quindi di rendere tangibile il miglioramento dei servizi e lo sviluppo economico dei territori come conseguenza dell’adozione delle tecnologie digitali.

Al tempo stesso è da sottolineare come l’adozione delle tecnologie digitali offre sì l’opportunità di migliorare e rendere più efficiente il modo di funzionare della pubblica amministrazione, ma che l’avverarsi di questa opportunità passa per un processo di cambiamento culturale all’interno dell’amministrazione stessa che va ben oltre la mera adozione delle tecnologie.

Il processo di discussione sulle “Agende Digitali” ha al centro il rapporto tra lo Stato e le Regioni e Province Autonome sul tema delle tecnologie digitali. Il processo di attuazione dell’Agenda Digitale Italiana dovrebbe costituire l’opportunità per armonizzare i rispettivi ruoli, attribuendo al livello statale la principale responsabilità di definizione delle regole e degli standard e lasciando al livello territoriale il compito di programmare ed attuare gli interventi. Il tutto nel quadro di una strategia di medio e lungo termine condivisa da tutti i livelli.

Riallacciandomi alla riflessione iniziale, pur riconoscendo l’importanza (e l’inevitabilità) del rilancio a livello politico degli obiettivi di adozione delle tecnologie digitali, non possiamo dimenticare che negli ultimi 10 anni le Regioni e Province Autonome hanno pesantemente investito per l’attuazione di progetti di utilizzo di tali tecnologie. E quindi nel processo di attuazione dell’Agenda Digitale Italiana, le nuove azioni non possono prescindere dal portare a compimento le grandi iniziative avviate e che già le Regioni e Province Autonome hanno segnalato nel documento di contributo delle Regioni all’Agenda Digitale Italiana: l’interoperabilità e cooperazione applicativa; la Carta Nazionale dei Servizi; la Circolarità Anagrafica; l’Amministrazione Digitale senza carta; l’infrastruttura Nazionale dei Dati Territoriali. Temi che assieme ad altri sono contenuti nel decreto legge (poi convertito a dicembre) crescita 2.0; ora con coraggio e perseveranza vanno attuati in quanto il cambiamento non passa attraverso le sole enunciazioni ma nelle azioni concrete che dalla sperimentazione devono diventare quotidianità.

* * *

Le direzioni in cui la nostra Provincia agisce nel quadro dell’Agenda Digitale sono testimoniate da quanto stabilito nella legge finanziaria e nel bilancio per l’anno 2013. La Provincia, peraltro in continuità con gli indirizzi degli anni precedenti, punta sullo sviluppo dell’Amministrazione Digitale. Un’azione essenziale per migliorare i servizi ai cittadini e alle imprese, diminuendo i costi, in un periodo di perdurante diminuzione delle risorse finanziarie disponibili. Capisaldi di questa azione sono la dematerializzazione dei processi e dei documenti, e l’ulteriore adozione delle tecnologie informatiche nei settori della sanità e dell’istruzione. Inoltre intendiamo mantenere il livello di investimento in ricerca e sviluppo, anche attraverso il ruolo dell’Associazione Trento Rise, nodo italiano della rete europea degli EIT ICT Labs. Gli indicatori rilevati dal rapporto mostrano come nella Provincia Autonoma di Trento vi sia il livello più alto di spesa pubblica di R&S, spesa delle imprese in R&S e numero di addetti in R&S.

La nostra provincia, caratterizzata da una morfologia difficile e con una densità abitativa concentrata nel fondovalle ha da tempo assunto la rete quale elemento di competitività dell’intero territorio. Per questo gli investimenti fatti sono stati importanti, come gli oltre 900 chilometri di fibra ottica per la rete a banda larga, che collega tutte le sedi della pubblica amministrazione e gli ospedali e distribuisce la connettività sul territorio, colmando il digital divide di prima generazione che risulta ancora oggi un forte ostacolo in molte aree italiane.

E’ stata anche realizzata una rete senza fili – la rete WiNet, pensata per connettere la popolazione non raggiunta da alcun servizio xDSL. WiNet, una delle reti senza fili più estese d’Europa, con le sue 1.600 antenne, ha fornito connessioni wireless a circa il 90% della popolazione e delle imprese trentine, con un servizio paragonabile all’ADSL senza il vincolo di essere raggiunti da una rete fisica. La stessa rete WiNet ha consentito inoltre di promuovere le agorà pubbliche: 500 zone sparse nel Trentino, dove sarà possibile collegarsi gratuitamente senza fili e navigare in mobilità. Un servizio, questo, fondamentale soprattutto per un territorio come il nostro dove il turismo rappresenta una fetta importante della nostra economia. La stessa rete ha permesso di mettere in rete anche buona parte dei nostri rifugi alpini in alta montagna. Inoltre, in questi mesi il Trentino è interessato da un importante progetto di ampliamento della copertura ADSL 2+, che mira a garantire ai trentini una connessione fino alla velocità di 20 Mbps entro la primavera del 2013.

In aggiunta a questo, negli ultimi anni molte cose sono avvenute nel sistema pubblico trentino e qui mi sembra doveroso citarne alcune.

Il sistema di liquidazione elettronica che a partire operativamente dal 2002 ha completamente dematerializzato i flussi di liquidazione e pagamento della pubblica amministrazione permettendo di effettuare i pagamenti della pubblica amministrazione in pochi giorni.

La gestione condivisa dei documenti digitali in cui la quasi totalità degli enti pubblici del sistema provinciale adotta un sistema integrato e unico di protocollazione e gestione documentale che conta ormai più di 5 milioni di documenti gestiti in rete con una crescita della sola Provincia di quasi 900.000 documenti all’anno.

Il sistema di predisposizione ed estensione a tutte le pubbliche amministrazioni della tecnologia VoIP (Voice Over IP) che permette di utilizzare l’infrastruttura a banda larga anche per le comunicazioni in voce e che ha già permesso negli ultimi 5 anni di ottenere, con il solo riferimento alla Provincia, una riduzione di spesa per telefonia di oltre il 37%.

La distribuzione della Carta Provinciale dei Servizi (CPS) che permette la diffusione e l’utilizzo sicuro dei servizi in rete. Ad oggi si è completata la distribuzione di circa 525.000 carte delle quali già 10.000 sono state attivate dai titolari per l’utilizzo di servizi on line. Servizi che il sistema pubblico sta riordinando nel Portale Unico dei servizi al cittadino dove oggi, a titolo di esempio, è possibile consultare on line i dati del catasto, nonché quelli riguardanti le dichiarazioni ICEF, per le quali abbiamo introdotto uno strumento molto semplice di apposizione della firma digitale, la firma grafometrica.

Pensando al percorso fin qui fatto vengono in mente molti altri esempi altrettanto importanti, quali: la presenza on line di tutta la modulistica della Provincia; il trasferimento presso un datacenter unico dei dati e delle informazioni del sistema pubblico; l’integrazione delle banche dati della pubblica amministrazione; sistemi di messaggistica digitale che permettono un primo sviluppo di servizi in rete al cittadino quali quelli riguardanti la scadenza del bollo auto, ovvero la sperimentazione in alcuni ambiti della comunicazione sullo stato di avanzamento del procedimento.

Forse, però, più che elencare cosa è stato fatto è importante aumentare l’impegno perché molte altre cose vengano velocemente fatte. Sicuramente molte potranno derivare dall’attuazione della Legge Provinciale n. 16 approvata lo scorso luglio che è totalmente dedicata alla società dell’informazione, quindi ad una società sempre più digitale. E’ una legge che crea le basi per affrontare in maniera organica il superamento del divario digitale sia per gli aspetti infrastrutturali, sia per quelli riguardanti la capacità dei cittadini di usare i servizi digitali. E’ una legge che affronta in maniera pragmatica anche la diffusione dell’open source e quindi del software libero condividendo le potenziali opportunità di risparmio purché identificate e governate all’interno di puntuali piani di migrazione.

La norma dà poi forma e risalto all’importante tema dell’apertura dei dati pubblici non solo per la loro fruibilità e conoscenza, ma anche per un loro utilizzo per lo sviluppo di nuove imprenditorialità. Già nel maggio dello scorso anno una prima sperimentazione ha riguardato la pubblicazione in formato aperto di un importante insieme di dati cartografici. A dicembre è stata poi adottata una apposita deliberazione riguardante l’approvazione delle “Linee guida per il riutilizzo e la diffusione dei dati pubblici” in attuazione dell’art. 9 della legge provinciale n. 16, articolo 9. Questo è solo un inizio a cui le norme hanno dato nuovo stimolo affinché si proceda con sempre maggiore convinzione.

In conclusione, questa fase di discussione sulle “agende digitali” ad ogni livello è una importante occasione di rilancio delle iniziative per l’adozione delle tecnologie digitali, e in questo contesto la Provincia Autonoma di Trento si sta muovendo lungo le direzioni giuste.

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