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UE digitale, perché infrastrutture e sovranità non possono aspettare



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L’Europa resta divisa in ventisette mercati digitali mentre Stati Uniti e Cina consolidano cloud, AI, chip e reti. La risposta passa da infrastrutture edge, sovranità tecnologica, regole più simmetriche per le Big Tech e una roadmap vincolante entro il 2030

Pubblicato il 4 ago 2026

Stefano Pileri

Chief digital transformation and innovation officer Maticmind



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Il mondo si è profondamente riorganizzato. Le grandi aree economiche e geopolitiche – Stati Uniti e Cina in primo luogo – hanno costruito la propria competitività facendo leva sull’integrazione delle rispettive filiere industriali, su grandi mercati interni, su infrastrutture digitali considerate asset strategici nazionali e su politiche industriali capaci di mobilitare risorse pubbliche e private di dimensioni senza precedenti. L’Europa, al contrario, continua a presentarsi come un insieme di ventisette mercati nazionali caratterizzati da regole differenti, operatori frammentati, investimenti insufficienti e dipendenze tecnologiche che, anno dopo anno, si consolidano.

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