AGENDE REGIONALI

Umbria in volata: cinque progetti per una regione all-digital

E’ fra le Regioni al top della classifica nazionale in quanto a digitalizzazione della PA e uso dell’Ict. E continua a spingere l’acceleratore sul digitale in nome della spending review e dell’efficienza operativa. Reti Ngn e razionalizzazione dei data center le due leve del New Deal

22 Nov 2013
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È fra le regioni in vetta alla classifica nazionale dell’innovazione. In campo con una propria “agenda digitale” in anticipo persino sulla roadmap nazionale. “Ad inizio 2012, quando l’Agenda digitale non era ancora un tema che riceveva molta attenzione a livello nazionale, la Regione Umbria ha deciso di avviare un percorso aperto, collaborativo e partecipato per costruire una agenda digitale insieme agli altri enti pubblici ed insieme al partenariato economico-sociale”, spiega l’assessore all’Innovazione e ai Sistemi informativi, Fabio Paparelli.

E quest’anno è stato impresso un ulteriore colpo di acceleratore al Piano 2013-2015 che punta fra l’altro, in nome della spending review e dell’efficienza, al riordino delle società operative nell’Ict.

Cinque i “progetti trasversali” che compongono il “pacchetto” e che secondo quanto annuncia l’assessore daranno i primi risultati già nel 2014: consolidamento e razionalizzazione dei datacenter – “abbiamo già completato il consolidamento del data center regionale unitario ed ora stiamo pianificando la razionalizzazione dei data center di tutta la PA umbra”; progetto Identità digitale – evoluzione dell’identità digitale regionale e sostegno alla diffusione della stessa in tutta la PA umbra; programma di digitalizzazione dei comuni – digitalizzazione dello “Sportello unico delle Attività produttive e dell’Edilizia” (Suape) attraverso il finanziamento di progetti di trasformazione organizzativa dei comuni (non è finanziato software o hardware); programma di digitalizzazione dell’Amministrazione regionale – attivazione del Fascicolo digitale della Giunta e dei relativi strumenti operativi per gli uffici in logica smart (“dai documenti ai dati”) con una revisione dei processi sia interni alla Giunta che tra enti diversi; progetto “Umbria Open Data”- strutturato per diffondere i dati aperti della PA umbra, anche in correlazione alle iniziative progettuali del partenariato economico-sociale dell’Umbria (in particolare su Cultura e Turismo).

“Il 2013 è stato dedicato alla costruzione del Piano ed abbiamo messo mano come prima cosa alla strumentazione di attuazione – spiega Paparelli -. È stata appena attuata la riorganizzazione delle strutture interne alla Giunta regionale, che ha potenziato fortemente le strutture dedicate all’Ict per avere un forte coordinamento unitario. È stato anche avviato, e va ora in Consiglio, il percorso di riordino dell’insieme di società ed organismi pubblici che operavano nella filiera Ict in Umbria, ovvero in materia di innovazione, informatica e telematica. Oltre ad una riduzione razionale di questi soggetti, lo scopo del riordino è allineare la mission di questi soggetti con le nuove priorità dell’Agenda digitale, favorire lo sviluppo del mercato locale Ict e la collaborazione pubblico-privato, ottenere economie di scala insieme alle competenze specialistiche necessarie sulle infrastrutture digitali”.

A fare da “pilastro” all’Agenda regionale lo sviluppo delle reti “per assicurare un’infrastruttura digitale utilizzabile dal sistema pubblico e privato”, sottolinea l’assessore. “È infatti un prerequisito al ridisegno dei servizi digitali, sia della PA sia nel sistema privato, la disponibilità di una infrastrutturazione digitale coerente che ricomprenda, oltre alle dotazioni di rete (infrastrutture di rete in banda larga ed ultralarga) anche adeguate risorse di calcolo in remoto (data center) ed i connessi servizi infrastrutturali irrinunciabili (identità digitale, interoperabilità)”.

Paparelli evidenzia che “nessun piano di razionalizzazione dei data center può essere attuato se non sono disponibili negli enti pubblici collegamenti a banda larga, sicuri ed affidabili. E molte volte il problema oggi è l’affidabilità di questi collegamenti, a partire da ospedali, comuni e scuole”. Non a caso alla banda larga e ultralarga è dedicato uno specifico Piano telematico seguito dall’assessore regionale alle Infrastrutture immateriali Stefano Vinti, “perché si tratta di un tema direttamente connesso anche allo sviluppo del territorio ed alla necessità di garantire l’accesso a tutti come diritto”, puntualizza Paparelli.

Riguardo nello specifico alla razionalizzazione dei data center “abbiamo già completato il consolidamento del data center attualmente dedicato a Giunta regionale ed ai sistemi regionali del SSR, adeguato secondo standard TIA942 Tier III e con una completa virtualizzazione dei server – dice Paparelli -. Ora stiamo redigendo il Piano regionale per la razionalizzazione dei data center pubblici per arrivare in tre anni ad accentrare in un data center regionale unitario tutti i server della PA umbra, dalle Asl ai Comuni. È allo studio anche una consultazione pubblica per coinvolgere le Università di Perugia e le imprese Ict private nel potenziamento del data center e nel processo di razionalizzazione, attivando loro investimenti in risorse umane e/o finanziarie in ottica project financing o altra forma di partenariato pubblico privato”. Il Piano regionale per la razionalizzazione dei data center pubblici “è un pre-requisito importantissimo per sostenere tutte le riforme organizzative ed istituzionali sia in corso che prossime venture, speriamo quindi che cresca sempre di più la coscienza a livello politico su questi temi”.

Determinante il ruolo del Governo: “Basta fare promesse basandosi sui fondi strutturali delle regioni senza discutere veramente su quali sono la strategia complessiva e le priorità locali. Le regioni credono ed investono sul digitale, speriamo che anche il Governo nazionale metta risorse vere su un Piano digitale nazionale per colmare il gap che esisteste rispetto agli altri paese europei”, auspica l’assessore. “Ben vengano le linee guida e gli standard nazionali – continua – ma basta creare in continuazione tavoli e tavolini di discussione che il Governo metta risorse vere in gioco e punti sulle forme di coordinamento che esistono già (Commissario presso la Presidenza del Consiglio, Agenzia per l’Italia digitale, Cisis) per discutere di cosa fare concretamente. Non servono nuove leggi, ci vuole la volontà di fare. Le Regioni faranno la loro parte”.

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