strategia

“Chips Act” è una svolta: senza guida pubblica non c’è politica industriale

In un mondo con colossi industriali che hanno il fatturato pari al PIL di un paese industrializzato, la presenza dello Stato nell’economia è indispensabile per sostenere interventi a lungo termine sull’innovazione. Anche la Ue lo ha capito e per questo, stavolta, il Chips Act potrebbe funzionare

10 Mar 2022
Paolino Madotto

manager esperto di innovazione, blogger e autore del podcast Radio Innovazione

Photo by Jason Leung on Unsplash

Dopo diversi tentativi andati, evidentemente, a vuoto, la UE ci riprova e vara il cosiddetto “Chips Act” che dovrebbe portarci a non dover dipendere dai produttori del Sud Est asiatico. Ma cosa ci dice che qualcosa è cambiato? Come mai la precedente iniziativa, risalente a 9 anni fa, non ha funzionato?

Chips Act, l’Europa corre con Cina e Stati Uniti: ecco i piani e gli ostacoli

Correva l’anno 2013…

Era il 23 marzo 2013 quando l’allora Commissaria Ue per l’agenda digitale Neelie Kroes affermava “Voglio raddoppiare la nostra produzione di chip a circa il 20% della produzione globale. Voglio che l’Europa produca più chip in Europa di quanti ne producano gli Stati Uniti a livello nazionale. È un obiettivo realistico se canalizziamo correttamente i nostri investimenti”, per poi aggiungere: “Con questa strategia l’industria europea sarà in una posizione migliore per convertire le innovazioni ingegneristiche in tecnologie distribuibili commercialmente”.

WHITEPAPER
Pharma: come gestire grandi volumi di dati eterogenei e non strutturati?

La strategia avrebbe dovuto portare i seguenti risultati:

  • Maggiore disponibilità di micro e nanoelettronica per le industrie chiave in Europa.
  • Una catena di approvvigionamento e un ecosistema ampliati, aumentando le opportunità per le PMI.
  • Maggiori investimenti nella produzione avanzata.
  • Stimolare l’innovazione lungo la catena di approvvigionamento per aumentare la competitività industriale dell’Europa.”

Cosa è cambiato col Chips Act?

In realtà la nuova iniziativa messa in campo aggiunge una importante novità. Ora la Commissione Europea sembra aver superato il tabù dell’intervento di stato e, come hanno fatto le “tigri” asiatiche, interviene direttamente a sostegno della produzione in loco. Il tabù dell’interventismo statale viene superato, anche se non viene detto a voce alta.

La pandemia ha messo alla luce che non si può dipendere da altri paesi: i vaccini hanno dimostrato la debolezza dell’Ue. Gli USA hanno bloccato per un lungo tempo l’esportazione dei vaccini anticovid e i paesi europei hanno faticato per farsi inviare i lotti che avevano opzionato. Lo stesso problema è accaduto con la Gran Bretagna per quanto riguarda AstraZeneca.

A fine 2021 la ormai ex-cancelliera Angela Merkel aveva detto che «una produzione competitiva di chips è impossibile senza sussidi statali». In una nota diplomatica trasmessa ai suoi partner, il governo federale ha anche proposto di andare oltre le norme ordinarie e di usare l’articolo 107 dei Trattati, che permette aiuti pubblici se «destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività». Sempre la Germania ha proposto inoltre di creare un “Fondo sovrano strategico dedicato ai semiconduttori europei”.

Senza l’intervento pubblico non si fanno politiche industriali (lo sanno bene Francia e Germania)

Dunque, la novità nel Chips Act non è la volontà di aumentare la produzione di chip nel vecchio continente ma il fatto che la UE si è resa conto che non si fa una politica industriale senza superare la normativa sulla concorrenza che per decenni ha limitato gli aiuti di stato e l’intervento pubblico.

Gli interventi pubblici che in Italia sono stati demoliti a colpi di privatizzazioni finite abbastanza male, mentre in Francia e in Germania si sono mimetizzati attraverso interventi che hanno eluso le norme europee e hanno mantenuto intatta la struttura industriale. La principale casa automobilistica tedesca, la Volkswagen, ha tra gli azionisti i langer tedeschi e gode di sostegni più o meno espliciti che ne hanno garantito la capacità di fare investimenti e innovazione. Così come altre aziende tedesche tra quelle più innovative e avanzate.

In Francia la presenza dello stato è elevatissima, nell’industria automobilistica è presente nei CdA delle principali industrie, nei cantieri navali, nell’industria delle armi e in quella aerospaziale. Ovunque ci sono aziende che rappresentano la punta del sistema industriale è presente lo stato con un ruolo direttivo e di stratega di lungo termine.

È proprio il ruolo dello stato che consente di mettere a terra una politica industriale di lungo termine, nessun privato può permettersi investimenti e piani a lungo termine.

I microchip al centro delle politiche industriali: come si muovono Usa, Ue e Cina

L’approccio Usa e asiatico

Ma l’intervento statale non è meno presente nell’economia USA dove lo stato agisce sia attraverso le politiche della FED (per esempio comprando azioni sul mercato o lanciando programmi di finanziamento focalizzati sui settori più innovativi) sia attraverso il comparto militare-industriale che è il vero motore dell’innovazione tecnologica statunitense. Il declino del tasso di innovazione e la presenza massiccia sui mercati internazionali della tecnologica cinese sono potuti accadere proprio perché da qualche decennio gli USA hanno ridotto l’intervento statale per lasciarli al libero mercato, ma questo il più delle volte non ragiona con in testa gli equilibri geopolitici, le necessità dei prossimi decenni e le esigenze del sistema industriale nel suo complesso ma solo con gli interessi dettati dalle trimestrali in borsa, e non può essere altrimenti.

Politiche Industriali a guida pubblica sono anche il motore più importante dello sviluppo delle “tigri asiatiche” che negli ultimi decenni hanno scalato le classifiche in innovazione tecnologica, capacità industriale e di esportazione a danno dell’Europa.

La Cina ne ha fatto il pilastro del suo “balzo in avanti” sulla frontiera tecnologica. Appena una decina di anni fa “cinese” era sinonimo di un prodotto di bassa qualità e bassa tecnologia, oggi è leader nell’intelligenza artificiale e molta della tecnologia che utilizziamo viene dal paese del dragone. Questo sviluppo tecnologico ha anche permesso di aumentare i salari e il benessere della popolazione che non è ai nostri livelli e non vive in una democrazia libera ma indubbiamente ha fatto passi in avanti.

L’Italia esempio di come non fare politica industriale

Da ultimo il caso italiano dovrebbe essere preso come caso di scuola su come non fare politica industriale. Negli ultimi decenni abbiamo perso posizioni in ogni settore industriale, il più delle volte le nostre migliori aziende sono state acquisite da colossi esteri che hanno buttato ciò che non serviva e portato all’estero brevetti e tecnologie migliori lasciando in Italia il vuoto.

La lista dei casi sarebbe troppo lunga per essere riportata in un solo articolo. Basta vedere cosa è diventata TIM, la vendita dell’Ansaldo STS alla Hitachi, un’azienda leader mondiale nei sistemi tecnologici ferroviari liquidata da un’azienda pubblica verso una impresa estera. Il caso Autostrade che ha scoperchiato le mancate manutenzioni a fronte di costi sempre più elevati e che oggi è riportata nella sfera pubblica. Ma ci sarebbe da parlare della Selenia Spazio e di altre aziende del settore aerospaziale dove vantiamo una notevole leadership che sono state passate in tutto o in parte ad imprese estere. Sempre più spesso il governo ha dovuto provare ad utilizzare il golden power sulle imprese strategiche per evitare delocalizzazioni o altri problemi di questo tipo. Dove sono rimaste aziende di stato come Leonardo, ENI, ENEL si è mantenuta una competitività internazionale, si è dato lavoro nell’indotto fatto di PMI e si sono effettuati investimenti a medio lungo termine. L’obiezione prevalente è che nelle aziende pubbliche interviene il malcostume politico, questo è un male italiano ma l’evidenza empirica ci dimostra che ha un effetto limitato visto che sono le aziende più capaci di competere nel mercato mondiale. È una malattia che va curata ma non implica la necessità di uccidere i pazienti.

La pandemia detonatore di una nuova certezza: non si può dipendere da industrie estere

La pandemia, dicevamo, è forse stato il detonatore principale che ha fatto esplodere il problema di non dipendere da industrie e tecnologie estere. Il tema non è l’autarchia ma assumere l’urgenza di intervenire per avere un sistema industriale in grado di rispondere alle crisi, di sostenere i comparti industriali ad essa collegati. Come stiamo vedendo in questi mesi l’industria automobilistica è bloccata dall’impossibilità di evadere gli ordini per mancanza di chip, mentre tuti ci ricordiamo la mancanza di mascherine o di respiratori durante la crisi più acuta della pandemia.

Chips Act: la presenza nello Stato nell’economia essenziale per l’innovazione

Il Chips Act si basa su interventi economici importanti, non al pari di altri paesi competitor internazionali ma rilevanti per le dimensioni europee; di un piano a medio-lungo termine; di linee strategiche chiare e, la vera novità, del potere della UE di poter intervenire direttamente bloccando le esportazioni e guidando ciò che accade nel comparto. Speriamo che il Chips Act possa essere messo nelle condizioni di essere realizzato e che si rivedano le norme più restrittive all’intervento pubblico.

La presenza dello Stato nell’economia è inevitabile in un mondo con colossi industriali che hanno il fatturato pari al PIL di un paese industrializzato, ed è inevitabile per sostenere interventi a lungo termine sull’innovazione. Nessuna azienda privata può permettersi la ricerca di base (che infatti per lo più è pubblica) ma spesso non può nemmeno permettersi di ingegnerizzare i prodotti ed innovarli continuamente. Gli azionisti privati non hanno (e non sarebbe giusto attribuirglielo) il compito e responsabilità di guardare in modo strategico a lungo termine, spesso trovano più conveniente costruire posizioni di vantaggio, lock-in verso i clienti, fare attività di lobbying che producano legislazioni compiacenti e così via.

Nella storia le nazioni che hanno saputo giocare un ruolo lo hanno fatto grazie all’iniziativa dello stato. La capacità migliore di Venezia non è stata il commercio ma l’Arsenale che gli ha consentito di dominare i mari grazie ad una tecnologia più avanzata degli altri ad esempio. I Romani grazie alla abilità idrauliche e di costruzioni. Tecnologie governate a livello statale dove poi si sono innescati i privati e l’intera società. Solo due esempi ma ce ne sarebbero decine.

I prossimi anni ci chiamano a ricostruire il nostro sistema industriale e a farlo puntando sulle tecnologie più innovative, siano esse l’Intelligenza Artificiale, le Scienze della vita o l’ICT. È tempo di abbandonare i tabù che hanno limitato i paesi europei, che li hanno frenati nell’acquisire un ruolo internazionale e di mettere in atto le capacità che hanno dimostrato di avere nei decenni passati. Questo va a tutto beneficio dello sviluppo del mercato che può trarre grandi risultati da una visione a medio lungo termine, politiche coordinate, aziende leader che trainano l’indotto e lo stimolino a sua volta ad innovare e ad iniziative che mirino ad utilizzare al pieno le capacità scientifiche, le abilità ingegneristiche e le capacità manageriali. Speriamo che il Chips Act non sia solo un timido raggio di sole ma uno stormo di rondini che anticipa la primavera.

WHITEPAPER
Ottieni una pianificazione veloce e affidabile nel tuo marketing: scopri come!
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
Salute digitale
Formazione
Analisi
Sostenibilità
PA
Sostemibilità
Sicurezza
Digital Economy
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati