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Come bot e AI alimentano le frodi nello streaming musicale


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Le frodi nello streaming musicale non si limitano ad alterare i numeri delle piattaforme: sottraggono royalty agli artisti e minano la fiducia nell’intero sistema. Il caso Michael Smith mostra come bot e intelligenza artificiale possano amplificare il fenomeno su scala industriale

Pubblicato il 18 set 2026

Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)



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La tecnologia costituisce un elemento centrale nei modelli di business dell’industria discografica ma allo stesso tempo, come in molti settori dell’economia, offre ai malintenzionati l’opportunità di operare sotto copertura integrando schemi illeciti frondando gli aventi diritto, manipolando le classifiche e le certificazioni ed ingannando i fan. Una priorità del settore deve pertanto essere una lotta senza quartiere a queste attività illegali, sempre più sofisticate anche grazie all’AI come dimostra il caso di Michael Smith.

Frode musicale con l’AI, il caso di Michael Smith

Nel marzo del 2026 il Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York, Jay Clayton, ha annunciato che Michael Smith, accusato di una delle più sofisticate frodi nello streaming musicale ha ammesso il reato e patteggiato per il suo ruolo in un sistema fraudolento volto a sottrarre pagamenti di royalty alle piattaforme di streaming musicale e ai musicisti. Per realizzare la frode, Smith aveva creato centinaia di migliaia di brani utilizzando l’intelligenza artificiale impiegando programmi automatizzati con bot per riprodurre fraudolentemente i suoi brani generati dall’AI miliardi di volte, con l’obiettivo di simulare l’attività di ascolto autentica di consumatori reali.

“Michael Smith ha generato migliaia di canzoni false utilizzando l’intelligenza artificiale e poi ha fatto riprodurre quelle canzoni false miliardi di volte”, ha dichiarato il Procuratore degli Stati Uniti Jay Clayton. “Sebbene le canzoni e gli ascoltatori fossero falsi, i milioni di dollari che Smith ha sottratto erano reali. Milioni di dollari di royalty che Smith ha dirottato da veri artisti e titolari di diritti che ne erano legittimamente destinatari”.

Bot e AI nelle frodi dello streaming musicale

Per evitare che un numero anomalo di ascolti concentrato su una singola canzone attirasse l’attenzione delle piattaforme e portasse alla scoperta della frode, Smith aveva distribuito gli ascolti automatizzati su migliaia di brani diversi. Per ottenere il numero di canzoni necessario al successo del suo schema, si è rivolto all’intelligenza artificiale, che ha utilizzato per creare centinaia di migliaia di brani generati dall’AI, sui quali poteva manipolare gli ascolti.

L’operazione ha sottratto ai legittimi titolari dei diritt oltre otto milioni di dollari.

Il caso citato ha confermato la pericolosità del fenomeno dello streaming manipulation generando una forte attenzione del settore verso questa problematica, accentuate, come si è visto con l’uso dell’AI.

L’impatto delle frodi nello streaming musicale sulle royalty

Nel mercato dello streaming musicale i pagamenti delle royalty vengono distribuiti proporzionalmente tra musicisti e autori da un fondo comune condiviso (pool); di conseguenza, ogni riproduzione fraudolenta sottrae denaro agli artisti le cui canzoni sono state effettivamente ascoltate da persone reali.

Quel fondo è alimentato dagli importi versati dagli abbonati e dagli inserzionisti pubblicitari. La quota spettante a ciascun artista dipende dalla sua percentuale sul totale degli ascolti. Quando una rete di bot genera artificialmente miliardi di riproduzioni, la dimensione del fondo rimane invariata, ma la fetta spettante a ogni artista legittimo si riduce e le royalty sottratte finiscono al criminale.

La risposta dell’industria alle frodi nello streaming

L’industria msicale ha deciso di intensificare le misure contro il fenomeno coinvolgendo la più ampia coalizione di aziende e organizzazioni rappresentative della filiera discografica. IFPI, la Federazione dell’industria fonografica internazionale, ha annunciato la Streaming Integrity Initiative (SII), un sistema che definisce una serie di pratiche di riferimento per gli operatori del settore, finalizzate a prevenire, individuare e rispondere al fenomeno della streaming fraud.

Come ha spiegato Victoria Oakley, CEO di IFPI: “Le frodi nello streaming ingannano i fan e privano artisti e autori legittimi di entrate che dovrebbero spettare loro di diritto. Questo è un furto, a tutti gli effetti. Accogliamo con favore la leadership dimostrata dai primi distributori che hanno pubblicamente sostenuto la Streaming Integrity Initiative e auspichiamo che ciò porti ad azioni dirette, efficaci e coordinate per tutelare artisti, autori e fan dalle frodi nello streaming”.

Distributori musicali e prevenzione delle frodi nello streaming

Come abbiamo visto le frodi nello streaming consistono nella manipolazione dei servizi musicali digitali al fine di generare ricavi da riproduzioni non autentiche. Il fenomeno avviene spesso su vasta scala, minando la fiducia nei servizi di streaming e sottraendo entrate ad artisti, autori, etichette discografiche, editori musicali e altri soggetti che alimentano l’economia della musica.

E’ evidente che un ruolo fondamentale in tele contesto sia svolto dai servizi di distribuzione come porta d’accesso all’ecosistema musicale digitale, dove si esprime la loro abilità di impedire che contenuti fraudolenti possano raggiungere le piattaforme di streaming. L’iniziativa della SII stabilisce una base comune per l’azione del settore attraverso cinque impegni principali.

I cinque impegni della Streaming Integrity Initiative

I distributori partecipanti si impegnano a:

  • Verificare la titolarità dei diritti e l’identità dei clienti attraverso processi rigorosi di verifica dei diritti e di conoscenza del cliente (KYC);
  • Esaminare i contenuti utilizzando strumenti e processi efficaci per individuare violazioni, attività fraudolente e rischi legati all’AI;
  • Agire individuando, indagando e mitigando i sospetti di frode, anche intervenendo nei confronti dei soggetti recidivi;
  • Condividere informazioni, ove legalmente consentito, per contribuire a impedire che soggetti malintenzionati si spostino tra diversi servizi e differenti piattaforme; e
  • Misurare e rafforzare continuamente i sistemi antifrode per far fronte alle minacce in continua evoluzione.

La coalizione discografica contro le frodi nello streaming

All’iniziativa hanno aderito dei protagonisti rilevanti della filiera discografica come Absolute Label Services, ADA, AWAL, CD Baby, CmdShft, Ditto Music, FUGA, GoDigital, HYBE, IDOL, IMPALA, InnerCat Music Group, Merlin, Redeye, Revelator, RouteNote, Secretly Distribution, Symphonic, Sony Music Group, The Orchard, Too Lost, Universal Music Group, Virgin Music Group e Warner Music Group.

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