Da Gomorra 5 ai film in prima visione, come fermare la nuova pirateria audiovisiva - Agenda Digitale

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Da Gomorra 5 ai film in prima visione, come fermare la nuova pirateria audiovisiva

Dal contrasto all’inserimento illecito alle reti private per vedere i contenuti delle pay tv – fenomeno noto da almeno dieci anni – alla normativa Ue che mira alla responsabilità delle piattaforme online: come evolve la pirateria audiovisiva e la legislazione che tenta di sconfiggerla

09 Set 2021
Massimo Borgobello

Avvocato a Udine, co-founder dello Studio Legale Associato BCBLaw, PHD e DPO Certificato 11697:2017

Il primo episodio della serie Sky Gomorra 5 è stato “piratato” e diffuso su Telegram: il colmo per la serie che celebra l’epopea dei boss napoletani. Il fatto in sé rientra nel contesto di un fenomeno noto: ma con l’avvento dello streaming e nella congiuntura pandemica, il valore del mercato della pirateria illegale è aumentato esponenzialmente, anche a livello internazionale.

Le normative di contrasto, nazionali ed europee, stanno iniziando il loro iter.

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Lo spoiler della prima puntata di Gomorra 5

Obiettivo è fermare un fenomeno che, anche per via del covid, è diventato più aggressivo. Poche ore dopo la release del trailer dell’ultima serie della famosissima serie tv ambientata a Napoli, la prima puntata è stata diffusa su Telegram.

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Ufficialmente la diffusione è avvenuta illegalmente e il contenuto sarebbe stato “hackerato”: non manca però chi, maliziosamente, insinua che sia un’operazione pubblicitaria a opera della stessa casa produttrice.

Gli appassionati dovranno, comunque, attendere novembre per vedere tutta la serie, perché l’autore della diffusione illecita è riuscito a divulgare soltanto il primo episodio.

Film in prima visione già piratati

Il fenomeno colpisce fortemente anche Hollywood. Come riporta il WSJ, i siti torrent sono inondati di film appena usciti nelle sale e in qualità eccelsa (4K), a differenza di quanto succedeva in passato (quando i film nuovi erano perlopiù registrati con videocamere dalle sale). Il motivo è che ora, anche per via del covid, molti film escono in contemporanea sulle piattaforme streaming e da lì gli utenti riescono a copiarli.

Il reato in Italia

Attenzione, però. L’inserimento illecito alle reti private per vedere i contenuti delle pay tv è un fenomeno noto da almeno dieci anni e che, ciclicamente, porta a operazioni di smantellamento di alcune di queste strutture che commercializzavano anche decoder modificati.

Il reato, definito volgarmente “allaccio abusivo a trasmissioni codificate”, è previsto e punito dall’articolo 17 octies della legge numero 633 del 1941, in materia di protezione di diritto d’autore.

È punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.582 a euro 15.493; per i fatti di rilevante gravità la pena e di due anni di reclusione ed euro 15.493 di multa.

Dal 2019, si è registrato un aumento della pirateria riferibile a eventi sportivi, oltre che di serie tv, mentre i materiali più soggetti a questo tipo di reati restano i film (fonte ANSA).

Il fenomeno ha inciso pesantemente anche sull’economia dell’industria cinematografica statunitense, che ha pagato un pesante tributo alla diffusione di materiale oggetto di atti di pirateria.

Le normative di contrasto

A livello nazionale, va segnalato il recepimento della Direttiva europea sul copyright (UE 19/790).

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Uno dei capisaldi della normativa di recepimento (lo schema di decreto legislativo è stato approvato dal Governo il 6 agosto scorso) “prevede che le piattaforme online (inclusi i social network), quando concedono l’accesso al pubblico a opere protette dal diritto d’autore caricate dai loro utenti, hanno l’obbligo di ottenere un’autorizzazione da parte dei titolari dei diritti (sono escluse, tra gli altri, le enciclopedie online, i repertori didattici e scientifici, i prestatori di mercati online, i servizi cloud)” (fonte: sito del Ministero della cultura).

In quest’ottica, quindi, Telegram avrebbe dovuto vigilare sulla pubblicazione del primo episodio di Gomorra 5, informando Sky.

Interessante l’introduzione del diritto degli editori dei giornali per l’utilizzo online dei loro contenuti da parte dei prestatori di servizi delle società dell’informazione, delle società di monitoraggio media e rassegne stampa. Gli editori potranno prendere accordi con tali soggetti per vedersi riconosciuta un’equa remunerazione per l’utilizzo dei contenuti prodotti. Gli autori dei contenuti avranno diritto a una quota dei proventi attribuiti agli editori.

Il diritto non è riconosciuto in caso di utilizzi privati o non commerciali di pubblicazioni giornalistiche da parte di singoli, né per i collegamenti ipertestuali o per l’uso di estratti molto brevi.

L’Agcom dovrà adottare un regolamento che individui i criteri per la determinazione dell’equo compenso e che orienti gli accordi tra le parti.

Il Digital Services Act: il nuovo regolamento europeo sui servizi digitali

Nel dicembre 2020 è stata presentata la proposta di adozione di un regolamento UE in materia di servizi digitali, finalizzata a una revisione complessiva della normativa europea, per chiarire e ampliare le responsabilità ascrivibili alle piattaforme online e dei fornitori di servizi d’informazione, rafforzando anche il controllo sulle politiche di contenuto delle piattaforme nell’UE.

Altro elemento fondamentale è l’introduzione di regole finalizzate a garantire l’equità e la contendibilità dei mercati digitali; in altre parole, a garantire la concorrenza in un contesto fortemente soggetto a monopoli e oligopoli.

Tra gli obiettivi più rilevanti il mantenimento di un ambiente online sicuro; il miglioramento delle condizioni per i servizi digitali transfrontalieri innovativi; il conferimento di maggiore potere agli utenti e la protezione dei loro diritti fondamentali online; l’istituzione di una vigilanza efficace e la collaborazione tra gli Stati membri sul punto.

Principio ispiratore è che ciò che è illecito offline deve essere illecito anche online.

L’iter di approvazione è quello ordinario e dobbiamo aspettarci un impatto rilevante sui mercati digitali e delle telecomunicazioni.

Conclusioni

La responsabilità delle piattaforme per la diffusione illecita di materiali protetti da diritto d’autore è diventato un target del legislatore europeo e l’equa retribuzione dei soggetti che producono contenuti è uno degli elementi che hanno ispirato la normativa di recepimento della direttiva europea sul copyright.

È evidente che in un mondo sempre più digitalizzato, con economie legate più alla creatività dei contenuti che alla produzione materiale di beni, fosse necessario un riassetto normativo, con tutele specifiche.

Sarà interessante attendere il procedimento regolamentare dell’Agcom per capire quali interessi saranno tutelati maggiormente sul piano economico e come interverrà il legislatore europeo su telecomunicazioni ed e-commerce.

Nel frattempo, resta vivo l’immortale accesso a contenuti provenienti dalla pirateria.

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