Diritti

Dazn, i consumatori i primi sconfitti del campionato: cosa fare per tutelarsi

Il “caso” Dazn e l’impossibilità, per tantissimi utenti, di guardare le partite di Serie A dimostrano che per una corretta transizione digitale non basta semplicemente utilizzare la banda larga e non è neanche necessario che tutto passi per internet. Servono invece regole che tutelino i cittadini di fronte agli OTT

26 Ago 2021
Mauro Vergari

Presidente Organismo Paritetico di Garanzia ADR Netcomm e Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Innovazioni Adiconsum

calcio

Quanto è successo alla prima giornata del campionato italiano di calcio di Serie A 2021/22, con DAZN che non ha permesso a tantissimi utenti di vedere la trasmissione delle varie partite, dimostra che nella procedura che ha permesso all’azienda inglese di ottenere l’esclusiva di trasmettere su internet tutte le partite del campionato della massima serie, non siano mai stati presi in considerazione i diritti dei consumatori.

Sicuramente in questo periodo di transizione digitale e di attenzione alla sostenibilità integrale, vedere una Lega Calcio che pensa solo al profitto e non si preoccupa delle conseguenze che potrebbero subire milioni di tifosi circa la qualità del servizio e il rischio di non riuscire a vedere le partite è grave. Vediamo più avanti cosa non è stato considerato e soprattutto se ancora si può correre ai ripari.

Calcio, perché è importante l’intervento di Agcom su DAZN

Problemi di trasmissione con Dazn, cosa non è stato considerato

Con molta probabilità tutto si è verificato perché, erroneamente, si sono ritenute le piattaforme trasmissive (Internet, TV satellitare e terrestre) tutte identiche mentre, è evidente che ciò non è vero, ancor di più in Italia. Tutte digitali ma la rete internet è sicuramente più complessa, (con molte più i variabili tecniche) della rete televisiva, che ha un trasmettitore (satellitare o terrestre) visibile da chiunque ha un’antenna e un TV. È utile, poi, ricordare che in riferimento alla qualità della connessione alla banda larga, l’Italia da tempo è agli ultimi posti in Europa e solo ultimamente, anche grazie alla spinta del Covid, sta recuperando posizioni.

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La fibra, quella vera, cioè quella FTTH che arriva fino al modem di casa, raggiunge meno del 40% delle abitazioni, mentre nella maggior parte dei casi, la fibra che arriva all’armadietto in strada e poi usa il vecchissimo doppino di rame (FTTC). Tantissimi utenti, poi, ancora usano il vecchio ADSL. La nostra Rete così variegata non crea solo problemi di velocità di connessione ma anche problemi a chi deve trasmettere bit con potenti server, come dimostrano le lamentele dei consumatori che sono arrivate anche da chi ha verificato alte velocità.

Già conoscendo questa situazione sarebbe stato chiaro a chiunque che per far vedere a milioni di cittadini, in contemporanea, un evento dal vivo come sono le partite di calcio, non si doveva dare l’esclusiva solo ad Internet. Va bene usare il digitale ma sicuramente è meglio quello della piattaforma televisiva che, infatti è nata per offrire a infiniti utenti la visione di un evento live. Grazie al digitale poi la televisione garantisce, a tutti, una qualità visiva e sonora impareggiabile, le partite, infatti, sono ora trasmesse anche in 4k.

Dazn e l’accordo con SKY: siamo al paradosso

Perché quindi penalizzare una piattaforma a vantaggio di un’altra? Molto meglio rispettare il principio di neutralità tecnologica trasmettendo su tutte le piattaforme trasmissive esistenti. Anche perché non è da dimenticare che il cambio di piattaforma danneggia proprio il cittadino che deve ogni volta districarsi con nuovi acquisti per adeguarsi alla trasmissione. È evidente che la TV è lo strumento di massa per eccellenza e che per un evento di massa come il calcio non si può escludere la trasmissione via parabola o antenna terrestre. Persino la legge non mette le piattaforme sullo stesso piano; infatti, nel nostro ordinamento la banda larga non è ritenuta servizio universale mentre la trasmissione televisiva sì. È evidente che lo Stato ritiene ancora il nostro Internet non è adeguato ad essere definito servizio universale. Serviva sicuramente più attenzione da parte della Lega Calcio.

Ma ci traviamo anche di fronte ad un paradosso. DAZN ha fatto un accordo con SKY per garantire ai bar, ristoranti hotel e luoghi di aggregazione, quindi al business, la trasmissione televisiva in aggiunta a quella via Internet. Evidentemente tale scelta è scaturita dalla mancanza di certezza da parte proprio di DAZN circa la stabilità della sua trasmissione via internet. Per i televisori dei singoli consumatori però tale accordo è negato facendo pensare che in realtà sia in atto una battaglia, che non piace, fra piattaforme invece che fra aziende concorrenti.

E non finse qui perché DAZN è una OTT (Over-The-Top cioè un’impresa che fornisce, attraverso la rete Internet, servizi, contenuti e applicazioni di tipo “rich media”) e a differenza delle aziende telefoniche o dei broadcast televisivi non deve attenersi alle delibere di Agcom perché non è previsto nel codice delle comunicazioni elettroniche. Il consumatore, quindi, non ha diritto ad assistenza clienti, alla conciliazione e ai tanti diritti che negli anni si sono conquistati nel settore delle comunicazioni elettroniche. In caso di disservizio le cose, quindi si complicano. Certamente si deve fare reclamo per un risarcimento ma se non si ottiene, visto che DAZN è inglese si può tentare una risoluzione bonaria transfrontaliere con l’aiuto del Centro Europeo Consumatori e poi rimane solo l’onerosa via giudiziale. Unica salvezza è la disdetta che si può chiedere sempre senza costi.

La legge che non c’è

Se non c’è quindi il buon senso di tutti diventa necessario ricorrere alle regole, che però ancora non ci sono. Per questo Adiconsum ha scritto ai Presidenti dei due rami del parlamento chiedendo di legiferare con urgenza, sfruttando anche l’imminente recepimento del nuovo codice delle comunicazioni elettroniche, prevedendo il controllo di Agcom anche nei confronti delle OTT che trasmettono in Italia, obbligandole agli stessi doveri delle altre aziende soprattutto nei confronti dei consumatori. Al parlamento si chiede anche di obbligare alla neutralità tecnologica e di salvaguardare il diritto al consumatore di scegliere la piattaforma trasmissiva.

Occorre però trovare anche soluzioni immediate affinché la visione del campionato in corso sia garantita con qualità e continuità. Per questo Adiconsum ha scritto al Presidente della Lega Calcio e anche ad Agcom chiedendo di rivedere immediatamente l’assegnazione dei diritti di trasmissione, garantendo anche ai singoli consumatori la trasmissione televisiva satellitare e/o terrestre, prevedendo un accordo fra DAZN e un operatore televisivo per trasmettere il campionato anche sulla piattaforma televisiva, rispettando la neutralità tecnologica e riconsegnando il diritto di scelta al consumatore.

Ovviamente Adiconsum ha scritto anche all’Amministratore delegato di DAZN chiedendo di non aspettare gli obblighi di una norma ma aprire immediatamente un tavolo per un dialogo costruttivo con le associazioni consumatori riconosciute con lo scopo di realizzare una carta dei servizi condivisa, nella quale si prevedano: modalità di reclamo e risarcimento per disservizi (compresi quelli in corso); informazioni trasparenti sulla qualità del servizi offerti, sistemi facilitati di risoluzione dei reclami non accolti.

Conclusioni

Per una corretta transizione digitale non basta semplicemente utilizzare la banda larga e non è neanche necessario che tutto passi per internet, come qualche consigliere della Lega Calcio ha dichiarato, occorre invece tenere sempre presenti le necessità del cittadino. Il digitale è solo uno strumento tecnologico ma sono gli uomini che devono decidere come usarlo a proprio vantaggio. Chissà quanti tifosi che non hanno visto la loro squadra del cuore hanno imprecato contro il digitale facendo fare passi indietro alla transizione.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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