economia digitale

Digital tax: ottobre 2020, mese decisivo per i rapporti tra Ue e Ocse

La necessità di reperire fondi per il Recovery Fund potrebbe dare la spinta decisiva a una digital tax europea: anche senza un accordo globale in sede Ocse (su cui l’Italia ancora spera), la Commissione farà una propria proposta all’inizio del 2021. Ma non senza dover superare numerose difficoltà

06 Ott 2020
Alberto Franco

professore a contratto di diritto tributario presso l'Università di Torino e Dottore Commercialista presso Fieldfisher Italia

Margrethe Vestager, EU Commissioner

La Commissione Europea– occorre darne atto – sta facendo numerosi sforzi in tema di fiscalità: sia la Presidente Ursula Von der Leyen, sia la Vice-Presidente Margrethe Vestager e il Commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni hanno messo in campo numerosi interventi per realizzare gli obiettivi contenuti nelle linee guida più volte prospettate in passato, ovverosia la tassazione delle grandi società tecnologiche per mezzo di una digital tax e, più in generale, il contrasto a pratiche fiscali aggressive nell’ambito dell’Unione e il perseguimento di una tassazione “equa” per tutte le imprese ([1]).

Più in dettaglio, con riferimento al tema della digital tax, di recente si può osservare un aumento delle probabilità di addivenire ad una soluzione europea, sostanzialmente in considerazione di due fattori.

In primo luogo, il Commissario Gentiloni, nel corso di un’audizione alla nuova Commissione speciale sulle questioni fiscali del Parlamento europeo, ha espresso una netta preferenza per l’istituzione di una imposta europea in luogo di numerose imposte nazionali, e ha ribadito come senza un accordo globale in sede Ocse, la Commissione farà una propria proposta all’inizio del 2021 ([2]).

Del resto, la necessità di accelerare in direzione di una digital tax europea è, com’è noto, anche conseguenza del fatto che occorre trovare mezzi di finanziamento per il Recovery Fund: nel recente Ecofin tenutosi a Berlino, anche il Ministro tedesco Olaf Scholz ha ribadito come sia il momento di fare progressi anche su digital tax, carbon tax e tassazione delle transazioni finanziarie, poiché l’Unione non può permettersi di contrarre debito senza sapere come ripagarlo ([3]). Sostanzialmente sulla stessa linea il Ministro francese Bruno Le Maire secondo cui occorre sì accelerare il lavoro all’Ocse, ma se non è possibile avere un accordo alla fine di quest’anno, l’Unione dovrà proporre una soluzione europea all’inizio del 2021.

Sfuma l’ipotesi di una soluzione globale

In secondo luogo, come ha rilevato lo stesso Gentiloni, sebbene l’ipotesi di una soluzione globale (in specie, a livello Ocse) non sia ovviamente da scartare, tale soluzione, stante l’attuale congiuntura, sembra sempre meno probabile nel breve termine. In effetti, il mese di ottobre dovrebbe essere (o, più probabilmente, avrebbe dovuto essere) un mese cruciale per la finalizzazione dei progetti OCSE: quantomeno, ciò è quanto dichiarato ancora ad inizio agosto da Pascal Saint-Amans, direttore del Centre for Tax Policy and Administration dell’Ocse – pur ammettendo che giungere ad un accordo nel 2020 non è né scontato né probabile ([4]). È innegabile che la sospensione da parte degli Stati Uniti delle trattative in sede Ocse volte al raggiungimento di un accordo globale sulla tassazione dell’economia digitale, sospensione comunicata nello scorso giugno e motivata con la volontà di concentrarsi sulla emergenza Covid-19 e di sospendere le negoziazioni su questioni ritenute meno urgenti, abbia rallentato notevolmente, se non compromesso, il raggiungimento di una soluzione globale ([5]).

Gli ostacoli sulla strada della digital tax europea

Tuttavia, nemmeno il percorso verso una soluzione europea appare privo di ostacoli. Alcuni Stati, soprattutto Irlanda e Lussemburgo, hanno sollevato alcune perplessità in merito ad una digital tax europea e spingono per una imposta comune a livello Ocse, poiché, nella loro prospettiva, una digital tax unicamente europea potrebbe danneggiare la competitività dell’Unione Europea ([6]). Non si può non rilevare come le preoccupazioni di Irlanda e Lussemburgo sembrano orientate a considerazioni non solo di competitività dell’Unione, ma anche di politica fiscale “domestica”, poiché tali Stati, com’è noto, hanno concesso ingenti sconti fiscali anche ai cosiddetti “giganti del web”.

Ad ogni modo, pur con qualche difficoltà, sembra che l’Unione Europea stia comunque procedendo a tappe forzate nella direzione di una digital tax comune da implementare il prima possibile. Si possono leggere in tale prospettiva anche le recenti dichiarazioni della Vice-Presidente Vestager in relazione al noto “caso Apple”: la Commissione europea ha infatti deciso di appellare la sentenza del Tribunale dell’Ue, che il 15 luglio scorso ha annullato la decisione della Commissione secondo cui l’Irlanda, mediante l’utilizzo di particolari tax ruling, avrebbe concesso un indebito aiuto di Stato alla multinazionale di Cupertino (e con la quale la Commissione aveva richiesto all’Irlanda il recupero di imposte pari a circa 13 miliardi di euro) ([7]).

La Vice-Presidente Vestager ha espressamente affermato in un comunicato ufficiale del 25 settembre scorso, che una delle principali priorità della Commissione è assicurare che tutte le società, grandi o piccole che siano, paghino la loro “fair share of tax”, e che gli Stati membri, pur essendo liberi di determinare le loro leggi tributarie, devono comunque conformarsi alle nome dell’Unione Europea, incluse quelle sugli aiuti di Stato ([8]). Proprio le norme sugli aiuti di Stato sono infatti uno dei mezzi più utilizzati dalla Commissione per contrastare la concorrenza fiscale dannosa all’interno dell’Unione.

Il collegamento tra questa attività portata avanti dalla Commissione e gli sviluppi in tema di tassazione delle imprese digitali si evincono chiaramente dall’ultima frase del comunicato: “there’s more work ahead – including to make sure that all businesses, including digital ones, pay their fair share of tax where it is rightfully due”. Da ciò si evince chiaramente che gli sforzi della Commissione in materia fiscale, pur declinati in diverse direzioni, hanno pur sempre un comune e prioritario obiettivo, ovverosia assicurare una tassazione equa ed effettiva per tutte le imprese operanti nell’Unione, evitando ogni fattispecie di concorrenza fiscale dannosa.

L’Italia alle prese con la riforma fiscale

L’implementazione degli obiettivi europei a livello nazionale sembra invece più incentrata sull’urgenza di una riforma fiscale ([9]). Secondo la proposta di Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, approvata dal Comitato interministeriale per gli affari europei del 9 settembre scorso e trasmessa alle Camere, la riforma fiscale è “un altro tassello necessario per accompagnare le misure” del Piano ([10]). Non manca, nel documento citato, una menzione particolare per la digital tax: secondo tale documento, infatti, “assume un rilievo ancora maggiore il negoziato che sta proseguendo in sede OCSE, con il pieno sostegno del Governo italiano, sulla riforma della tassazione delle multinazionali, incluse quelle digitali. L’obiettivo fissato in sede G20 è la sottoscrizione, entro la fine di quest’anno, di un accordo politico sulla parziale modifica dei criteri di allocazione internazionale della base imponibile societaria per ridurre le possibilità di profit shifting delle imprese multinazionali e sull’introduzione di un livello minimo di tassazione effettiva per le stesse imprese”.

Da quanto appena illustrato si può quindi evincere che il Governo, a differenza delle istituzioni europee, rimane piuttosto fiducioso sulla possibilità di concludere i negoziati in sede Ocse entro la fine di quest’anno. Difficile dire, a questo punto, se sia più fondato un approccio “ottimista” o “pessimista” verso questi negoziati; ciò che si può affermare, invece, è che il mese di ottobre dovrebbe essere decisivo per comprendere i futuri assetti, almeno nel breve-medio termine, della tassazione della digital economy a livello europeo.

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  1. Si veda al riguardo A. Franco, Digital Tax dal 2020: tra Ocse e l’Italia ecco le mosse in campo, Agendadigitale.eu, 16 ottobre 2019.
  2. Digital tax, Gentiloni: meglio una soluzione unica europea che tante nazionali, Il Messaggero, 24 settembre 2020
  3. A. Mauro, E ora l’Ue cerca soldi per finanziare il recovery fund, Huffington Post Italia, 12 settembre 2020.
  4. S. Latini, Nella digital tax OCSE spazio anche alle perdite aziendali, Ipsoa Quotidiano, 7 agosto 2020
  5. A. Franco, Digital tax europea: luci ed ombre dei progetti della Commissione, 5 agosto 2020.
  6. A. Mauro, L’Ue ‘raddoppia’ sul Mes: pressing su Gualtieri per il sì alla riforma, Huffington Post Italia, 11 settembre 2020.
  7. A. Franco, Tasse big tech, ecco la spinta alla Commissione Ue dopo la sentenza Apple, Agendadigitale.eu, 28 luglio 2020.
  8. Statement by Executive Vice-President Margrethe Vestager on the Commission’s decision to appeal the General Court’s judgment on the Apple tax State aid case in Ireland, 25 settembre 2020, reperibile sul sito della Commissione Europea (ec.europa.eu)
  9. Sul punto si veda anche F. Meta, Recovery Plan, web tax leva strategica per la ripartenza dell’Italia, Corrierecomunicazioni.it, 16 settembre 2020.
  10. Proposta di Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, p. 10. In particolare, i principali interventi del Governo in tal senso dovrebbero essere “la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e la revisione complessiva della tassazione verso una maggiore equità. Il sistema fiscale eccessivamente complesso rappresenta infatti, un significativo onere burocratico per i privati e le imprese, mentre il cuneo fiscale elevato impedisce maggiori margini di competitività alle imprese e la possibilità di offrire una retribuzione proporzionata e dignitosa al lavoratore

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