oltre l'emergenza

Commercio, ripartire dal digitale: così uscirà più forte dalla crisi

Il digitale ha rappresentato un valido supporto nella gestione dell’emergenza Covid-19. Per questo, occorre concentrarsi sulla “fase 2”, attraverso un adeguato piano di investimenti affinché da questi primi segni di cambiamento, si possa cogliere l’opportunità per un cambiamento radicale nella cultura. Ecco cosa serve

24 Apr 2020
Roberto Liscia

Presidente Netcomm


La crescita a tripla cifra dell’ecommerce in queste settimane, con picchi importanti nell’alimentare e nell’approvvigionamento domestico, ha messo le aziende di fronte all’evidenza che il digitale non è più solo un’opzione, ma una strategia chiave per lo sviluppo del proprio business. Il commercio digitale sta dimostrando di essere non più solo un accessorio, ma un servizio fondamentale per le imprese e per i cittadini.

Nonostante la diminuzione delle vendite in alcuni settori, come quello del fashion&lifestyle, per la quasi totalità di chi vende sia online che tramite canali tradizionali, il digitale ha rappresentato un valido supporto nella gestione dell’emergenza Covid-19.

Una recente indagine che il nostro Consorzio ha condotto su 150 aziende italiane ha restituito un dato davvero interessante, ossia che la crisi ha portato diversi consumatori ad avvicinarsi per la prima volta agli acquisti online: il 77% delle aziende nei diversi settori ha dichiarato, infatti, di aver acquisito nuovi clienti. Ancora una volta, una crisi terribile e inaspettata, ha presentato nuove possibilità per i cittadini, che hanno scoperto il canale digitale come strumento per sopperire alle proprie esigenze, e per le imprese, che, vedendo limitati o addirittura bloccati i propri canali tradizionali, hanno riadattato il proprio modello grazie ai canali digitali, garantendo continuità alle proprie attività.

In considerazione dell’incremento dei neofiti nel commercio digitale, è opportuno che l’intero ecosistema del digitale si sviluppi nell’interesse e nella tutela di tutti i consumatori e delle aziende che intendono affacciarsi per la prima volta ai canali online, mettendo innanzitutto gli acquirenti nelle condizioni di poter acquistare e pagare in totale trasparenza e sicurezza, e le imprese nello stato di poter investire e acquisire competenze specifiche e tecnologiche.

“Fase 2”, occasione per accelerare gli investimenti nel digitale

Per questo, occorre concentrarsi sulla “fase 2”, attraverso un piano di accelerazione e di investimento nel digitale, affinché da questi primi segni di cambiamento, il nostro Paese possa cogliere l’opportunità per un cambiamento radicale nella cultura. Solo lavorando in logica di collaborazione e di ecosistema e chiamando a raccolta tutte le imprese e le associazioni dei professionisti potremo finalmente accelerare e aumentare le opportunità di occupazione e il livello di competitività del nostro Paese. Attraverso gli investimenti in tecnologia potremo ottimizzare la produttività individuale e quella delle imprese, oltre a migliorare la capacità di utilizzare il digitale per sviluppare prodotti innovativi, con l’obiettivo a lungo termine di aumentare il Pil italiano derivante dal digitale.

Prossimamente assisteremo alla riapertura graduale dei siti di produzione e dei punti vendita, e le persone potranno finalmente tornare a circolare liberamente, anche se sarà necessario continuare a prendere le dovute precauzioni per la tutela della salute di tutti. È a quel punto che il ruolo del commercio online sarà ancora più importante: molti preferiranno, ad esempio, acquistare un capo di abbigliamento online, piuttosto che impiegare lungo tempo in fila o provare nei camerini gli stessi abiti magari appena indossati da altri. Molti non vorranno più rinunciare al servizio introdotto dai commercianti delle proprie cittadine, che, in queste settimane di emergenza, hanno dimostrato di saper adattare il proprio business, consegnando per la prima volta a domicilio svariate categorie di prodotto, non solo nel food, ma anche accessori per la casa e per l’igiene, per fare un esempio.

Come si trasformerà il retail

Le persone avranno bisogno di un valido motivo per uscire di casa e andare a fare acquisti, e anche per questo i negozi dovranno riaprire ancora più belli di prima e dovranno saper offrire un valore aggiunto di esperienza al semplice acquisto, che può avvenire anche online. Aumenteranno anche i siti che permetteranno di provare a casa più articoli e pagare solo dopo aver scelto, così come i click&drive, i punti di ritiro e i locker per non entrare in contatto con chi consegna la merce.
Questo è il momento del cosiddetto unified commerce, che va oltre l’omnicanalità, mettendo al primo posto l’esperienza del cliente, abbattendo le barriere tra i canali e sfruttando una piattaforma comune.

I volumi di spedizione dei pacchi continueranno a crescere e i consumatori chiederanno consegne sempre più rapide ed efficienti, ed è qui che non potremo più prescindere dalla tecnologia. Le aziende dovranno automatizzare le consegne attraverso algoritmi sempre più sofisticati: non solo droni, robot e veicoli autonomi per coprire l’ultima tappa della consegna al consumatore, ma sarà fondamentale sistematizzare la filiera attraverso le tecnologie.

Le nuove tecnologie avranno, infatti, un forte impatto sull’industria, sui consumatori e sui cittadini. A trarne enormi benefici sarà tutta la filiera del retail, con la possibilità di offrire soluzioni sempre più personalizzate alle esigenze dell’acquirente, oltre a velocizzare e ottimizzare tutte le operazioni, rendendole molto più efficienti. E gli effetti significativi saranno visibili non solo nel settore del commercio digitale, ma anche in quello della ricerca medica, della mobilità e dei processi produttivi, a vantaggio di tutto il sistema economico e sociale del nostro Paese.

Uno degli elementi da cui non si potrà prescindere nella ricostruzione dell’intero tessuto socioeconomico riguarda, senza dubbio, l’inclusione digitale. L’investimento nelle nuove tecnologie, nell’alfabetizzazione digitale e nelle competenze professionali necessarie per lo sviluppo dell’intero ecosistema innovativo italiano sarà fondamentale per colmare le diverse forme, sociali e culturali, di divario digitale tra la popolazione italiana.

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