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Direttore responsabile Alessandro Longo

Agenda 2013

Una strategia per i contenuti digitali o l’Agenda fa flop

di Enzo Mazza, Fimi

31 Gen 2013

31 gennaio 2013

L’Italia ha un enorme bacino di creatività e di contenuti culturali a 360 gradi che di fatto possiamo considerare come un vero e proprio asset del Paese. Ma finora tutto questo è rimasto ai margini del dibattito sull’innovazione. Cinque punti per rimediare

Con l’adozione di una Agenda Digitale l’Italia ha finalmente cercato di affrontare il nodo innovazione come fattore di sviluppo e di crescita. E’ evidente a tutti che le priorità siano prevalentemente legate alla burocrazia, allo sviluppo delle reti ed ai servizi ai cittadini, ma è altrettanto chiaro che lo sviluppo dell’economia digitale passa inevitabilmente anche tramite il consolidamento di un mercato digitale dei contenuti e dell’entertainment. Per l’Italia si tratta sicuramente di un cambiamento epocale che avrà un impatto travolgente in un’economia dei media che tradizionalmente è stata per molti anni legata alla sola televisione e ai media tradizionali. La penetrazione della rete, i tablet e lo sviluppo del mobile di ultima generazione offrono tuttavia ai consumatori, e di conseguenza ai produttori di contenuti, enormi prospettive.

Basta osservare l’evoluzione in USA ed in Europa in UK per comprendere come i contenuti musicali, editoriali, audiovisivi e ovviamente anche quelli generati dagli utenti stiano diventando i veri protagonisti dell’innovazione più spinta in termini di modelli di business. Grazie alle piattaforme social ormai gli stessi brand diventano editori, con intere redazioni che gestiscono canali su YT, su Facebook, twitter, ecc. Canali multimediali con informazioni, video, musica, costituiranno la base del content marketing che sarà sempre più importante nei prossimi mesi.

In questo contesto l’Italia ha un enorme bacino di creatività e di contenuti culturali a 360 gradi che di fatto possiamo considerare come un vero e proprio asset del Paese. Film, fiction, archivi storici, beni culturali, musica sono formidabili componenti dell’Italian style e andrebbero valorizzati grazie all’impostazione di una vera e propria “agenda della cultura digitale” che possa mettere a sistema tutta la filiera culturale. Fino ad oggi, a parte le iniziative delle singole imprese nel mondo privato, e alcune timide operazioni in ambito pubblico, l’e-content è rimasto ai margini del dibattito in tema di innovazione del Paese, ma è invece un asse portante. In UK, già nel 2009, il Governo, nell’ambito dell’iniziativa “Digital Britain” che ha poi dato origine al Digital economy bill, ha dedicato una parte consistente dell’analisi al digital content e alle potenzialità per il Paese di disporre di una strategia sulla messa a disposizione dei contenuti britannici sulle reti per incrementare l’economia e l’export del British sounding. La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra, di fatto un concerto commemorazione della cultura pop britannica, grazie ai canali digitali di download e streaming ha generato nelle settimane successive un incremento delle vendite degli artisti britannici in tutto il pianeta.

Ci apprestiamo al voto e a vedere insediamento di un nuovo Governo del Paese nei prossimi mesi. Sarebbe opportuno che questa agenda della cultura digitale potesse diventare parte degli impegni che il prossimo esecutivo assumerà, con particolare riferimento ad alcuni punti rilevanti:

1) adozione immediata dei decreti attuativi per gli incentivi alle piattaforme che distribuiscono contenuti digitali;

2) consultazione pubblica e ricognizione sui modelli di business degli stakeholder per la distribuzione dei contenuti digitali in Italia;

3) formazione digitale per le figure che possono favorire un’exploitation sulla rete dei contenuti culturali italiani;

4) tutela della proprietà intellettuale nelle reti digitali;

5) incentivi per la digitalizzazione del patrimonio culturale, pubblico e privato, va premiato chi porta i contenuti in rete.

  • Teseomat

    Condividono praticamente tutto! La cultura italiana è importantissima e oggi come oggi non sfruttare le potenzialità della rete è assurdo, come però è assurdo non pretendere dal governo la tutela “digitale” dei contenuti artistici: perché società multi miliardarie come Google, Facebook ecc. che introitano soldi su soldi grazie anche e soprattutto ai contenuti di altri proprietari non pagano il giusto per i diritti d’autore, come invece fanno da sempre la radio e la TV?
    Perché è questo il nodo gordiano da sciogliere: non è possibile che poche persone si arricchiscano “vendendo” per proprie le altrui opere senza che ai loro creatori siano riconosciuti i giusti proventi!
    Ma non solo: ognuno grazie alla rete oggi può proporre la propria arte, anche i non professionisti…se i grandi magnati del web pagassero il dovuto a questi creativi, molti giovani potrebbero introitare (in % e in maniera meritocratica) facendo arte, semplicemente in base ai click e alle condivisioni, ovviamente grazie alle inserzioni pubblicitarie.
    Sono dell’idea che se qualcuno creasse una realtà simile a Youtube ma molto più onesta nei confronti degli artisti, questa crescerebbe a dismisura nel giro di poco tempo, col risultato che potremmo avere tutti molti contenuti gratuiti ma in compenso i creativi verrebbero pagati il giusto, insomma un enorme giro d’affari con la cultura, un sogno che potrebbe divenire realtà se solo le grandi multinazionali invece che rimanere indietro o fare la guerra alla pirateria (in maniera blanda) si unissero e facessero qualcosa del genere…speriamo;-)

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