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Il mercato “space economy” in Italia: dove siamo e dove andremo col PNRR

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo che può vantare un budget per lo spazio di oltre un miliardo di dollari, e uno dei pochissimi ad avere una filiera completa, dall’accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca. L’opportunità del PNRR per lo sviluppo futuro

04 Mag 2021
Gabriele Faggioli

CEO Gruppo Digital360, presidente Clusit, Responsabile Scientifico Osservatorio Cybersecurity & Data Protection Politecnico di Milano

Pietro Santoriello

Space Economy Junior Consultant, Partners4Innovation - Gruppo Digital360

Photo by NASA on Unsplash

Il mercato spaziale (“space economy”) comprende svariati settori economici legati non solo alla ben conosciuta esplorazione spaziale al di fuori dell’atmosfera e condotta da programmi governativi o militari, ma anche in relazione agli ambiti di business “verso lo spazio” pensando innanzitutto al settore upstream che comprende lanciatori, servizi di lancio, manifattura e costruzione di componenti per satelliti e altri velivoli ma anche all’ambito midstream, che comprende dalle infrastrutture a terra e la gestione da terra, fino al downstream che comprende elaborazione di dati, capacità di utilizzo di questi dati e servizi space-based.

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Il mercato spaziale: i dati

Questi servizi e le attività annesse rappresentano la spina dorsale del futuro della Space Economy vale a dire, come sostenuto dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano: “servizi il cui valore aggiunto è costituito dall’utilizzo di dati provenienti da satellite elaborati da opportuni strumenti e tecnologie digitali”.

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L’intero mercato spaziale non è a oggi inquadrabile in una categoria classificabile con parametri standard, in quanto non ha statistiche ufficiali, come avviene invece con altri settori industriali: perciò i diversi report utilizzano parametri diversi e quindi si differenziano in risultati, dati e comparazioni che non sempre combaciano tra di loro e danno vita a modelli per l’analisi dei dati fortemente variabili. Ciò poiché non è chiara la linea di confine entro cui alcune attività possono essere considerate derivanti dallo spazio direttamente o indirettamente. In particolare, come sottolineato dal report “Main trends and Challenges in the Space Sector”, 2nd edition, pubblicato da PWC in dicembre 2020, la linea di confine diventa “…specifically critical when setting the boundary between the downstream space industry and end-user economy”. In considerazione a ciò, è sempre importante cercare di analizzare i dati riferiti alle dimensioni del mercato spaziale e ai valori di cui è composto comprendendo e utilizzando criteri applicabili alla regione considerata.

Il settore spaziale è ormai un fornitore critico ed essenziale di infrastrutture sia pubbliche sia private, che condizionano fortemente la vita della popolazione sulla terra, come per esempio è dimostrato dalla dipendenza dai dati satellitari. In questo senso rappresenta un asset indispensabile e un’enorme opportunità di crescita e investimento. Il mercato spaziale rappresenta il settore con il tasso di crescita globale più elevato: confrontando i dati del report di PWC, la maggior parte del fatturato (in media più del 70%) riguarda i servizi nel settore downstream mentre in media circa il 30% riguarda il fatturato del settore upstream.

Space economy, lo stato dell’arte in Italia

L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo che può vantare un budget per lo spazio di oltre 1 miliardo di dollari, il terzo contributore dell’European Space Agency con 2,3 miliardi di euro dopo Francia e Germania e uno dei pochissimi paesi ad avere una filiera completa su tutto il ciclo, dall’accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un’ottima distribuzione delle attività su tutto il territorio. Secondo il documento elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico “L’industria italiana dello spazio. Ieri, oggi e domani”, pubblicato in novembre 2020, il comparto industriale italiano comprende all’incirca 200 aziende del settore spazio che generano annualmente un giro d’affari da 2 miliardi di euro. Non esiste ancora una classificazione completa degli attori che rappresenti in modo esaustivo il mercato della Space Economy in Italia. È però da considerare il catalogo pubblicato e aggiornato annualmente dall’Agenzia Spaziale Italiana in cui viene presentata la filiera industriale che collabora costantemente con i progetti dell’Agenzia, comprensivo di startup, PMI e big player. Da questo catalogo e dal documento del Ministero si evince come il mercato spaziale italiano sia composto e guidato per la maggior parte da piccole e medie imprese (circa il 75%) altamente specializzate nel campo manifatturiero e in diversi ambiti: dalle componenti elettroniche all’avionica, dall’assemblaggio delle strutture alla creazione di materiali ad hoc, da componenti ingegneristiche a strumentazione ad alta precisione. Il settore delle PMI in Italia rappresenta quindi la colonna portante che poi implementa e fa sviluppare le ambizioni sia dei programmi governativi sia delle grandi collaborazioni internazionali.

I settori cardine della space economy italiana

A livello nazionale, tramite l’ASI e le collaborazioni dirette con le aziende italiane, i settori cardine che negli ultimi anni hanno capitalizzato il successo dello stato nello spazio sono: l’osservazione della terra, in particolare con il programma Cosmo SkyMed (con la seconda generazione di satelliti che da poco è in pieno funzionamento operativo), l’esplorazione spaziale e la ricerca con un sempre maggiore livello di tecnologia e innovazione (anche a livello ingegneristico). Rappresentano settori dispendiosi a cui però si accompagna un forte valore strategico.

Il comparto italiano vanta anche diversi big player e grandi imprese (circa il 17%) riconosciute ed affermate internazionalmente che sviluppano la loro attività in diversi ambiti della filiera, principalmente telecomunicazioni e satellitare. Importanti sviluppi commerciali delle ultime settimane hanno visto protagonista l’azienda joint venture tra l’italiana Leonardo e la francese Thales, Thales Alenia Space: è infatti del 3 marzo 2021 il contratto siglato tra Thales Alenia Space ed ESA per la produzione di 6 dei 12 satelliti della seconda generazione di Galileo, il sistema di navigazione e posizionamento satellitare europeo. La commessa da 772 milioni di euro è stata siglata dall’azienda e da ESA, che ha agito per conto dell’Unione Europea per il programma di bandiera: i primi satelliti dovrebbero essere in orbita a partire dal 2024. Questo programma non solo permetterà all’Europa di assumere un ruolo strategico sempre più importante nel settore spazio, ma dimostra l’affidabilità e l’efficienza del comparto italiano. In seguito a questo e complementare alla costruzione dei satelliti Galileo, Thales è stata scelta per sviluppare la piattaforma per i test degli algoritmi (A-Oatp) per la determinazione avanzata dell’orbita e la sincronizzazione del tempo (Odts): questo nuovo sistema dovrà fornire il supporto necessario all’implementazione e alla sperimentazione degli algoritmi di navigazione che verranno utilizzati per la seconda generazione di Galileo. Sempre Thales Alenia Space si è resa protagonista grazie al suo know-how (eredità dei moduli pressurizzati e dei cargo della Stazione Spaziale Internazionale) nella collaborazione per il programma Artemis e il ritorno sulla Luna. Infatti, l’azienda ha siglato lo scorso anno un contratto con la Northrop Grumman per lo sviluppo del modulo pressurizzato HALO, uno dei primi due componenti che andranno a formare il Lunar Gateway.

I contratti siglati da Thales Alenia Space sono solo un esempio del valore che l’industria spaziale italiana pone sul campo internazionale: la combinazione di tecnologie critiche e sempre più necessarie ed innovative con l’esperienza e il know-how che contraddistingue la filiera rende l’Italia fortemente competitiva sia a livello europeo sia a livello globale.

Il ruolo del PNRR per la space economy

Concludendo, considerata la situazione pandemica attuale, è importante l’indirizzo espresso nell’audizione alla X Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati da Bruno Tabacci, il 21 aprile 2021, riguardo al ruolo del settore nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: “il settore spaziale si candida a rappresentare uno dei volani di maggiore potenziale ed impatto per la ripresa e crescita del nostro Paese nel breve e medio periodo”. A conferma di quanto sostenuto da Tabacci, una fetta degli investimenti stanziati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (in particolare 1,29 miliardi di euro a fronte dei 24 miliardi previsti per digitalizzazione, innovazione e competitività nel sistema produttivo) è dedicata alle tecnologie satellitari e all’economia spaziale. Il Piano Nazionale punta a “potenziare i sistemi di osservazione della terra per il monitoraggio dei territori e dello spazio extra-atmosferico e a rafforzare le competenze nazionali nella space economy.” Vengono inoltre indicate diverse linee d’azione e gli investimenti copriranno questi settori di intervento: SatCom, Osservazione della Terra, Space Factory, Accesso allo Spazio, In-Orbit Economy, Downstream.

Ciò a indicare l’importanza anche in situazioni critiche del comparto spaziale italiano ma soprattutto l’opportunità di puntare a sempre maggiori successi e miglioramenti nell’attuazione di politiche e normative spaziali.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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