La "rinascita" del catalogo discografico con innovazione e streaming: i risvolti (non solo) economici | Agenda Digitale

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La “rinascita” del catalogo discografico con innovazione e streaming: i risvolti (non solo) economici

L’enorme disponibilità dei contenuti pubblicati nel corso degli anni ha di fatto consentito alle piattaforme e ai consumatori di trovarsi di fronte ad un inesauribile serbatoio di musica. Vari i fattori che hanno determinato l’esplosione del catalogo sul digitale e importanti sono i rivolti economici e finanziari

13 Lug 2021
Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)

Photo by Firmbee.com on Unsplash

Secondo Goldman Sachs, il valore della musica registrata potrebbe raggiungere, a livello mondiale, i 54 milioni di dollari nel 2030 dei quali circa 35 arriveranno dallo streaming.

Negli ultimi anni, come è noto, il digitale ha completamente rivoluzionato il settore, facendo tornare in positivo i conti delle case discografiche dopo la lunga crisi del primo decennio del duemila.

In questo contesto, dove l’offerta è cresciuta enormemente, e ogni giorno, su una piattaforma come Spotify, vengono caricate circa 40 mila nuove tracce, un particolare impatto ha coinvolto il catalogo discografico delle aziende.

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Un inesauribile serbatoio di musica, grazie al digitale

In generale si considera catalogo tutto ciò che ha superato i diciotto mesi dalla pubblicazione e con lo streaming, molto del contenuto di repertorio è tornato a nuova vita.

L’enorme disponibilità dei contenuti pubblicati nel corso degli anni ha di fatto consentito alle piattaforme e ai consumatori di trovarsi di fronte a un inesauribile serbatoio di musica. Contrariamente al cinema e all’audiovisivo, dove la disponibilità del catalogo sulle piattaforme di streaming è ancora molto limitata, l’industria discografica ha ripubblicato online tutto il materiale esistente, spesso anche dopo lunghe e complesse trattative con gli artisti o i loro eredi.

La messa a disposizione di questi contenuti, con l’aggiunta di altre produzioni, fatte di registrazioni mai pubblicate nell’era del CD, di demo tape, o di registrazioni dal vivo (bootleg) hanno offerto ai fan enormi opportunità.

Nelle ultime settimane si è inoltre aggiunta la decisione dei principali servizi streaming di lanciare un’opzione basata sull’alta definizione, cosa che porterà le case discografiche a fare nuovi investimenti in digitalizzazione e rimasterizzazione dai cataloghi. Apple Music, Amazon e Spotify hanno tutte annunciato di voler incrementare l’offerta HD con milioni di tracce che verranno rese disponibili nel prossimo futuro.

Brani di repertorio e serie Tv, un binomio di successo

L’esplosione del catalogo sul digitale è sicuramente collegata a vari fattori, tra i quali anche l’utilizzo di brani di repertorio in serie di successo su piattaforme audiovisive come Netflix e su nuovi social media come TikTok.

Nel corso degli anni il catalogo è tornato a crescere e se nel 2015 rappresentava, solo negli Stati Uniti, il 50% del venduto, nel 2018 era arrivato al 70%.

Anche in Italia il repertorio è in costante aumento. Se nel 1998 raggiungeva circa il 39% nel 2020 era abbondantemente sopra il 50%

Oggi è sempre più comune assistere al ritorno di un album o una canzone di successo che in poco tempo diventano virali sui social media e sulle piattaforme di streaming come Spotify o Apple Music. L’applicazione di riconoscimento dei brani, Shazam, ha annunciato di aver raggiunto il miliardo di ricerche di titoli al mese, dei quali ovviamente la gran parte si riferisce a brani di catalogo.

La sincronizzazione di canzoni in serie televisive di successo, lo sviluppo di biopic che raccontano la vita di star musicali come Freddie Mercury, con Bohemian Rhapsody, un film che ha incassato un miliardo di dollari a livello globale e generato vendite per milioni di copie della colonna sonora o Elton John, altro successo sia cinematografico che di vendite, hanno trascinato il business del catalogo.

Il consumo di musica di repertorio non riguarda solo adulti nostalgici e, come dimostra il successo del vinile, coinvolge anche le giovanissime generazioni che sono anche quelle più attive nel diffondere brani che hanno fatto la storia della musica sui social media.

L’applicazione di short video che non solo diventando determinante nel lancio di novità, ovvero TikTok, è anche quella che ha visto crescere in maniera esponenziale molti brani di catalogo. Secondo i dati diffusi dalla piattaforma i numeri dimostrano come su TikTok sia più probabile che gli utenti condividano un video se la musica che lo accompagna suscita in loro dei ricordi. In particolare, quattro utenti su cinque affermano di dare maggiore valore alla loro esperienza su TikTok quando viene rafforzata da una musica che evoca ricordi positivi.

L’interesse e la forza della community sono in grado anche di far rivivere i vecchi successi. Remix, rimasterizzazioni e grandi classici hanno trovato una nuova giovinezza su TikTok e, spesso, sono tornati in vetta alle classifiche. Dopo che è diventato virale il video in cui il Creator Nathan Apodaca viaggiava a bordo del suo skateboard al ritmo di “Dreams” dei Fleetwood Mac, ad esempio, nonostante i suoi 43 anni di vita la canzone è balzata al numero 2 nella Top 100 della rivista Rolling Stone. E una delle chiavi di questo successo è proprio quella nostalgia che guida molti dei trend su TikTok.

I risvolti economici della rinascita del catalogo

Questa rinnovata importanza del catalogo ha chiaramente anche un risvolto economico e in particolare finanziario. L’acquisizione di cataloghi musicali è un processo in base al quale gli artisti vendono la loro musica e diritti d’autore, in parte nella sua interezza a una particolare azienda. Tradizionalmente, i diritti di registrazione della musica erano firmati da un’etichetta e dagli artisti. I diritti di pubblicazione di solito andavano a un’altra società di edizioni e agli autori e compositori. Con l’integrazione sempre più spinta di etichette discografiche e edizioni tutto viene ora acquistato da una società che amministra spesso entrambi o viene stipulato un accordo di collaborazione con una casa discografica o editore.

Le operazioni finanziarie che hanno visto la cessione di importanti cataloghi si sono moltiplicate nell’era dello streaming. Nel 2020, Universal Group ha acquisito l’intero catalogo musicale di Bob Dylan per quasi 400 milioni di dollari. Il catalogo, che comprendeva oltre 600 canzoni di sei decenni, comprendeva pezzi iconici come “Blowin’ in the Wind” e “Like a Rolling Stone”.

Qualche mese dopo, il cantautore David Crosby annunciò di voler vendere anche il suo catalogo. La musica è stata acquisita nel marzo 2021 da Olivier Chastan e dall’Irving Azoff’s Iconic Artist Group subito dopo che la società ha acquistato una quota di maggioranza nella proprietà intellettuale dei Beach Boys, tra cui la registrazione, l’editoria e il marchio.

La pop star colombiana Shakira ha venduto il suo catalogo di 145 canzoni, tra cui il suo inno olimpico “Waka Waka”, e pezzi popolari come “Hips Don’t Lie” e “Whenever, wherever” a Hipgnosis Songs Fund, una società pubblica con sede nel Regno Unito. società di investimento commerciale che ha anche acquisito cataloghi musicali da artisti del calibro del cantautore canadese Neil Young, l’ex cantante dei Fleetwood Mac Lindsey Buckingham, il musicista inglese Steve Winwood e il produttore vincitore del Grammy Award Andrew Watt, tra gli altri. La società ha un valore di 2,21 miliardi di dollari e detiene di diritti di 65 mila canzoni. Di recente ha annunciato che durante l’anno della pandemia la crescita del fatturato generato dai diritti acquisiti è stata del 66 %

E mentre Young ha venduto una quota del 50% nella sua musica a Hipgnosis, la società ha pagato la famosa band Red Hot Chili Peppers tra 140 e 150 milioni di dollari per i loro diritti di pubblicazione musicale.

Poi c’è Tempo Music Investments, un’altra società di private equity, che in collaborazione con Warner Music Group, ha acquistato i diritti di Jonas Brothers e Wiz Khalifa. Round Hill Music, un’impresa di un ex gestore di hedge fund, ora possiede un catalogo di oltre 20.000 canzoni, tra cui brani di Rolling Stones, Frank Sinatra, The Beatles, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Miles Davis, Aerosmith, Katy Perry, Bon Jovi e Celine Dion, tra gli altri.

L’ultima operazione è di qualche settimana fa con Warner Music che ha acquistato l’intero catalogo del famoso artista e dj francese David Guetta. Un deal di dimensioni anch’esse significative dal punto di vista finanziario, secondo il Financial Times di oltre 100 milioni di dollari e che rafforza gli asset della casa discografica.

Conclusioni

Le nuove economie digitali della musica stanno confermando il valore di queste operazioni. Lo sfruttamento del catalogo è sempre più decisivo in tante aree del business musicale. Abbiamo accennato alle serie televisive ed ai film, ma il gaming è anch’esso un’area dove l’utilizzo di contenuti musicali sta crescendo ad ogni livello. Colonne sonore di videogiochi hanno rilevanti capacità di promozione e rilancio di brani musicali di catalogo così come i già citati social media.

In un’epoca dove gli asset intangibili stanno diventando centrali nell’economia dello streaming e dove Wall Street cerca di individuare nuove aree dove muoversi con ricavi interessanti l’area dei cataloghi ha visto moltiplicarsi l’interesse come mai negli ultimi quindici anni.

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