L'analisi

Mobile gaming, perché è il vero tesoro di Apple e Google

I mobile games rappresentano un importante ritorno economico per Apple e Google, come emerge dai dati rilevati dalla causa di Epic Games contro il colosso di Cupertino: in questo scenario, è particolarmente rilevante il ruolo del mercato cinese

05 Nov 2021
Riccardo Berti

avvocato Centro Studi Processo Telematico

Franco Zumerle

Avvocato Coordinatore Commissione Informatica Ordine Avv. Verona

L’ecosistema di app che Apple e Google “custodiscono” nei loro Play Store costituisce il più importante ritorno economico dell’ecosistema che questi due colossi del settore degli smartphone hanno costruito. Se andiamo a vedere le cifre, ci rendiamo conto però che il mercato delle app genera gli introiti più incredibili nel settore del mobile gaming, che oggi genera, da solo, circa 77,2 miliardi di dollari e occupa oltre il 50 % dei videogiocatori (generando oltre il 50% delle entrate di tutto il settore gaming).

Questi numeri fanno capire la lotta di Epic Games contro Apple per introdurre metodi di pagamento alternativi nell’App Store della casa di Cupertino, metodi che non sconterebbero la cosiddetta “Apple Tax” ovvero le commissioni (dal 15 al 30% dell’incasso) su ogni transazione effettuata tramite applicativi scaricati dallo store ufficiale iOS. La sentenza nella causa Epic Games ci ha inoltre permesso di conoscere dati riservati di Apple riguardo agli incassi generati dalle app, gettando un po’ di luce su questo mercato chiuso gestito dal duopolio Apple e Google.

Mobile gaming, i dati

Secondo i dati di Apple, ad esempio, nel 2016 il 33% dei download dall’App Store riguardava videogames, app che però quell’anno hanno portato da sole ben l’81% dei guadagni totali.

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Gli utenti che spendono maggiormente sono un piccolo sottogruppo (high-spenders) e investono nei loro videogames cifre superiori ai 2.500 dollari l’anno (sono meno dello 0,5 % del totale degli utenti, mentre la stragrande maggioranza degli utenti spende in app cifre molto più basse ed anzi l’81% dei possessori di dispositivi iOS che nel terzo quadrimestre 2017 non ha speso nemmeno un centesimo in app).

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Un mercato in crescita

La pandemia e l’attuale carenza di chip hanno inoltre rafforzato il settore mobile games, che ha una soglia di ingresso minima e che consente anche all’utente meno coinvolto di accedere a questi applicativi ludici con un paio di clic, senza dover acquistare un computer che soddisfi i requisiti del gioco o una consolle ad hoc. Inoltre, i giochi per mobile hanno un costo progressivo (sul modello c.d. freemium) che di nuovo consente anche al giocatore meno coinvolto (e quindi meno disposto a spendere) di approcciarsi a questo mondo a costo quasi nullo progredendo in maniera graduale nella spesa a mano a mano che viene conquistato dall’app scelta.

Secondo i dati raccolti da NewZoo e Apptopia i valori registrati per il 2020 (con un giro d’affari per 77,2 miliardi di dollari) sono destinati a crescere fino a 90 miliardi nel 2021. Secondo alcune previsioni questo trend è destinato a crescere anche nei prossimi anni e potrebbe raggiungere i 116 miliardi di dollari nel 2024. I grandi guadagni del settore gaming premiano Apple rispetto a Google, con la prima che genera il 45% degli introiti e la seconda che si ferma al 31%.

Il mobile gaming in Cina

Il restante 24% degli introiti del settore gaming, che deriva da altri app store, si concentra nel mercato cinese, dove Google lascia sul terreno una fetta estremamente importante dei propri potenziali guadagni perché, nonostante sia il primo OS del paese per diffusione (è presente su oltre il 75% degli smartphone), i dispositivi Android nel Regno di Mezzo non contengono i Play Services di Google (esattamente come i dispositivi Huawei dopo il ban USA) e quindi non hanno accesso al Play Store.

I gamer cinesi che usano dispositivi Android devono quindi scaricare i loro videogames da altri app store concorrenti rispetto a quello di Google (a causa del fatto che il colosso di Mountain View non ha piegato il suo motore di ricerca ai diktat di Pechino, scontando un ban che dura dal 2010). Nel paese quindi Apple e i produttori locali si contendono il mercato del mobile gaming, che ha conquistato il paese negli anni scorsi. È sufficiente una gita nella metropolitana di una qualsiasi metropoli cinese per rendersi conto di quante persone chine sui loro telefoni durante il tragitto da pendolari sono concentratissime a giocare ai videogiochi.

Il mercato del mobile gaming cinese ha poi subito un vero e proprio boom durante la pandemia, in quanto in Cina è (era) piuttosto comune giocare ai videogames negli Internet cafè e la loro chiusura con le restrizioni dovute al lockdown ha spinto molti cinesi a giocare sui propri dispositivi mobile. Con oltre 600 milioni di mobile gamers, il mercato cinese è già il più importante del mondo in termini di numero di utenti e cresce ad un ritmo spaventoso (nel 2020, complice la pandemia, è cresciuto del 31%).

Sviluppo di mobile games in Cina

Tra l’altro molti dei mobile games più redditizi sono stati sviluppati in Cina, ad esempio il mobile game che ha guadagnato di più al mondo, Honor of Kings / Arena of Valor, che ha raccolto ad oggi oltre undici miliardi di dollari, è sviluppato da Tencent (lo sviluppatore di WeChat). Una controllata di Tencent (Supercell) sviluppa anche gli arcinoti Clash of Clans e Clash Royale (rispettivamente quarto e tredicesimo gioco in classifica), e ha curato la trasposizione su mobile del videogioco PUGB (PlayerUnknown’s Battlegrounds), settimo nella classifica, che per il resto è dominata da altri sviluppatori cinesi, nonché giapponesi e statunitensi.

Non è tutto rose e fiori nemmeno in Cina per gli sviluppatori di mobile games. Se da un lato il frammentarsi degli app store (ogni produttore ha il suo) consente di negoziare tariffe meno impattanti di quelle pretese da Apple e Google, il vero problema degli sviluppatori che operano in Cina è il governo di Pechino, che non vede esattamente allineata con gli ideali socialisti del paese la deriva videoludica dei suoi cittadini. Ad esempio, nel 2018 il governo, preoccupato del boom del mobile gaming nel paese, ha deciso di mettere un freno al fenomeno, smettendo di autorizzare il rilascio di nuovi titoli. Tencent in quel periodo ha subito un brusco stop in borsa, perdendo d’un tratto il 35% del suo valore.

Mobile games, profitti stellari e distribuzione iniqua: la situazione

Il mercato del mobile gaming continua a crescere nonostante i suoi meccanismi subdoli (un modello che prima coinvolge il giocatore a prezzo zero o quasi e poi inizia piano piano a pretendere un prezzo in un sistema pay-to-win o pay-to-enjoy) e nonostante le inefficienze nella gestione dei guadagni, che non premia gli sviluppatori (incidendo quindi negativamente sulla qualità dei prodotti finali) a favore dei gestori di marketplace.

Apple e Google vivono infatti di rendita per gli ecosistemi che hanno saputo costruire e per la loro capacità di porsi come un passaggio obbligato per gli sviluppatori, che hanno tutto l’interesse a proporsi attraverso gli app store dei titolari del sistema operativo (luogo sicuro dove gli utenti possono sentirsi relativamente tranquilli nello scaricare gli applicativi) e quindi sono disposti a pagare grandi cifre pur di circolare in questo ecosistema. Non è però solo la sicurezza dell’app il criterio con cui si viene introdotti o meno nei marketplace iOS e Android, Apple e Google controllano infatti che gli applicativi consentano di pagare al loro interno solo attraverso i loro strumenti di pagamento (il meccanismo nasce per evitare che gli sviluppatori sfuggano alle commissioni solo perché non chiedono un compenso per l’acquisto dell’app ma solo successivamente al download con acquisti in-app).

La cosa che forse più aiuta a comprendere l’enormità del margine di profitto di Apple (e quello, speculare, di Google) nel settore delle app, trainato dai mobile games, è che le due aziende di fronte alle prime proteste degli sviluppatori (e all’interessamento dei regolatori) hanno dimezzato le fee per gli sviluppatori che ricavano meno di 1 milione di dollari sui loro app store (dal 30 al 15%). Questo fa capire che per Apple e Google un “piccolo” sviluppatore è quello che guadagna meno di un milione di dollari e che c’è una fetta significativa di sviluppatori multimilionari. Inoltre, questo dimezzamento indolore delle fee fa capire che i guadagni di Apple e Google non sono minimamente proporzionati all’investimento (minimo) delle due aziende nel mantenere i rispettivi app store, inoltre, se fossimo in una situazione di effettiva concorrenza, una manovra simile sarebbe del tutto impensabile.

Epic VS Apple, la decisione del giudice

Nonostante questo, il Giudice del caso Epic vs. Apple non ha ritenuto che la casa di Cupertino esercitasse un sostanziale monopolio non ritenendo la diminuzione delle fee un sintomo di abuso nemmeno per il periodo precedente la riduzione delle tariffe. Nonostante i suoi vizi di fondo e i suoi meccanismi tossici, il gaming è uno dei principali motori del mercato degli smartphone, uno dei criteri sulla base dei quali i soggetti che più spendono sui marketplace decidono se cambiare o meno un cellulare.

In questo senso si può leggere la recente corsa agli schermi con refresh rate sempre più elevato (una caratteristica che è percepibile quasi solo quando si gioca) ed alle performance grafiche spinte sempre più all’estremo.

Smartphone e mobile games

Due esempi recenti sono illuminanti in proposito, il primo è l’iPhone 13, che punta molto sulla nuova GPU a 5 core e che propone uno schermo dedicato ai gamer nella versione pro max, ovvero un 120Hz che Apple chiama “ProMotion Super Retina XDR”. Dal canto suo Google risponde con Pixel 6, con refresh rate dinamico a 90 0 120 Hz a seconda del modello e una GPU a 20 core. I gamers (anzi sarebbe più corretto dire quella piccola frazione di high spending gamers che ogni sviluppatore vorrebbe conquistare) plasmano quindi il mercato non solo del software, ma anche dell’hardware, e i nostri telefoni sono creati con in mente le esigenze dei videogiocatori. L’importanza del fenomeno del mobile gaming deve quindi essere tenuta presente a trecentosessanta gradi quando si parla del settore degli smartphone, con i suoi pericoli e con la sua crescita esponenziale.

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