Nft, bitcoin, spac, speculazione al massimo: rischi e opportunità | Agenda Digitale

bolla o non bolla

Nft, bitcoin, spac, speculazione al massimo: rischi e opportunità

Cosa succede nel mercato finanziario? Quali investimenti stanno avendo la meglio in questo periodo di pandemia? Ecco le motivazioni alla base di tanto clamore mediatico di fenomeni come NFT, Bitcoin, SPAC e casi simili a GameStop

02 Apr 2021
Davide Bedini

commercialista

Sempre di più, nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, si apprende di fenomeni ciclici che riguardano gli investimenti. In alcuni casi si tratta di investimenti non tradizionali, come Bitcoin, NFT, caso GameStop. In altri si tratta di tipologie di investimenti che hanno visto uno sviluppo repentino in un arco di tempo particolarmente breve, come nel caso delle SPAC (Special Purpose Acquisition Company). Per tutte queste tipologie di investimenti si è assistito a un aumento dell’interesse degli investitori.

Capire i nuovi fenomeni

Il bitcoin, ad esempio, è reduce da un anno record per la sua ripresa. Nel 2020, quest’ultima è stata quasi del 280% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 2021, la corsa non ha rallentato particolarmente. Bitcoin ha raggiunto in data 13 marzo il massimo storico sopra quota 60.000 dollari, attestandosi in seguito sui 55.000,00 dollari.

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Anche le SPAC, negli Stati Uniti, stanno conoscendo un periodo di crescita formidabile. Nello specifico, si osserva come oltre il 50% dei ricavi da quotazione negli USA sia derivato, lo scorso anno, dalle fusioni tra società e SPAC. Tali cifre non risultano nemmeno lontanamente paragonabili con le cifre ottenuti nei dieci anni precedenti.

L’andamento positivo per l’anno precedente, peraltro, non sembra destinato a fermarsi tanto presto. In questi primi mesi del 2021, infatti, il Wall Street Journal ha calcolato che negli Usa le SPAC hanno generato il 66% della raccolta complessiva (parliamo di un ammontare di oltre 38 miliardi di dollari, contro i quasi 20 miliardi delle IPO tradizionali).

Quanto agli NFT, acronimo di Non Fungible Token, sono dei certificati di autenticità digitale. Questi ultimi diventano “unici” tramite una certificazione che avviene a mezzo blockchain, la tecnologia usata nel contesto delle criptovalute ma usata anche in altri contesti. Nel caso di specie, la blockchain serve a certificare e commerciare opere d’arte, ma è anche usata nel settore della moda e dei videogiochi. In realtà, in linea di principio, può essere usata ovunque ci sia qualcuno che possa essere interessato alla proprietà digitale di qualcosa. Questo fenomeno degli NFT, in realtà esistente da 3 anni, ha iniziato a fare scalpore solo da poche settimane grazie a una crescita rilevantissima.

Non da ultimo, ricorderemo tutti il caso GameStop, la public company texana che è stata preda di speculazioni da parte di hedge fund e che è stata salvata dall’intervento di piccoli traders che, organizzatisi sulla piattaforma di trading Robinhood, hanno fatto risalire le quotazioni della società in tempi ristrettissimi, facendo perdere ingenti somme di denaro agli hedge fund.

Bolla o non bolla?

Tutti i casi di investimento analizzati sopra, hanno portato a dei rialzi incredibili e a una sempre maggiore attenzione degli investitori verso queste tematiche. Alla base di questi fenomeni, tuttavia, vi sono spesso degli andamenti molto variabili, come abbiamo visto nel caso del bitcoin, che ha presentato una volatilità davvero allarmante in alcuni momenti.

Questi andamenti turbolenti, unitamente a una crescita rapidissima, hanno portato molti soggetti della grande finanza a interrogarsi sulla validità di tali investimenti. All’inizio del mese di marzo, Guo Shuqing, presidente della China Banking and Insurance Regulatory Commission (Cbirc) ha esposto le sue preoccupazioni, affermando che “le bolle nei mercati statunitensi ed europei potrebbero scoppiare perché i loro rally si stanno dirigendo nella direzione opposta rispetto alle loro economie reali e dovranno affrontare correzioni prima o poi”. Assolutamente di parere contrario, invece, Goldman Sachs, secondo cui il rischio di bolle finanziarie è ancora lontano. Un’analisi condotta dalla banca americana sugli ultimi esempi storici di bolle finanziarie, infatti, ha portato a concludere che in tutti questi casi vi sono degli indicatori e delle condizioni di mercato specifiche che, al momento, non sembrano essere tutte presenti.

Ne consegue, per il momento, la lontananza di bolle o di mercati ribassisti, almeno secondo Goldman Sachs.

Cosa c’è dietro l’interesse per questi investimenti

Basta azioni e obbligazioni, ora si preferiscono NFT, piattaforme di criptovalute e di trading. Ma perché tanto interesse per queste ultime categorie? Non c’è una risposta univoca, ma un insieme di fattori determinanti.

Primo tra tutti, la grande quantità di moneta che è stata messa in circolazione dai governi al fine di tenere a bada la crisi economica causata dalla pandemia. Si tratta di misure note, ma non sempre gli effetti conseguenti sono quelli che si erano ipotizzati. Nello specifico, a oggi, c’è una grande quantità di moneta che fatica a trovare una collocazione. Di conseguenza, come è stato detto da Howard Lindzon, la situazione con cui ci stiamo interfacciando “È solo un ciclo reazionario in cui il denaro non ha un posto dove andare, quindi sta facendo cose stupide”. Ecco dunque che si è passati da investimenti su azioni e obbligazioni, a investimenti che non contemplino più solo le prime, ma si estendano anche a tipologie di investimenti rischiosi e stravaganti.

Sicuramente si tratta di tutti fenomeni nuovi, molto pubblicizzati, di cui è complicato prevederne l’evoluzione. Il tema della pubblicità, soprattutto, risulta molto incisivo. È passato il messaggio, infatti, per cui per fare trading o per scambiarsi diversi oggetti possa bastare un’applicazione sul telefono e qualche clic. In questo modo, si è liberalizzato tale mercato aprendo le porte a tutti, esperti e meno esperti.

Sebbene si tratti di una evoluzione causata dal momento particolarmente delicato che stiamo vivendo, alla luce di una pandemia mondiale che ci ha limitato molto negli spostamenti obbligandoci, spesso, a rimanere in casa, a favore di un utilizzo massiccio del nostro smartphone, bisogna sottolineare che non si tratta di operazioni prive di rischio, anzi.

Dai dati statistici rilasciati per legge dalle principali piattaforme di trading online, risulta infatti che solo un quarto dei traders totali risulta avere degli “account” con dei conti non in perdita. Di conseguenza, più dei tre quarti risulta avere dei conti in perdita, spesso anche per cifre importanti.

Sebbene dunque questa pandemia, con le sue conseguenti limitazioni, abbia incentivato determinate operazioni di investimento, facilitate anche da un rapido accesso a questo mercato (per mezzo di semplici app) e da una ingente ammontare di liquidità, è doveroso sottolineare che non si tratta di operazioni prive di rischio.

Nondimeno, non è ancora chiaro se nel prossimo futuro possano configurare la creazione di relative bolle finanziarie o di future opportunità. L’unico fenomeno, forse, che sta davvero prendendo piede al momento risulta essere quello relativo al Bitcoin.

Per gli altri bisognerà attendere ancora.

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