l'analisi

Nvidia compra Arm, così cambia lo scacchiere dei chip: le conseguenze

L’acquisizione da 40 miliardi di dollari di Arm da parte di Nvidia può avere conseguenze importanti non solo sul mercato ma anche sull’innovazione informatica, verso smartphone più potenti e dotati di sistemi di intelligenza artificiale. Ma solleva preoccupazioni geopolitiche in Europa

21 Set 2020
Mario Dal Co

Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione

chip - Chips Act

L’accordo che scuote il mondo dei chip vale 40 miliardi di dollari: Nvidia, produttore americano di processori grafici per videogiochi, smartphone, tablet e per la robotica, intende acquisire la società britannica Arm, che disegna i processori per Samsung, Apple e fornisce il know how (diritti) a diversi produttori cinesi di semiconduttori. L’acquisizione può avere conseguenze importanti non solo sul mercato ma anche sull’innovazione informatica, verso smartphone più potenti e dotati di sistemi di intelligenza artificiale.

Chi è Arm e il ruolo di Softbank

Vediamo i protagonisti, per capirci di più. Arm è specializzata non nella produzione diretta, ma nel design: si tratta di processori estremamente compatti, a basso consumo che attraverso vendita diretta o per tramite di licenze concesse a terzi sono utilizzati negli smartphone sia iOS sia Android e nell’internet delle cose (sensori IOT).

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L’azienda britannica fu acquisita  nel 2016 per 32 milioni di dollari da SoftBank, seconda azienda giapponese dopo Toyota e 36a società mondiale nel 2019 con 100 miliardi di dollari di  ricavi, che possiede il maggior fondo mondiale di venture capital nelle tecnologie avanzate (Vision Fund).  Quindi, se si concluderà la cessione di Arm a NVIDIA per 40 miliardi di dollari, SoftBank realizzerà un guadagno di capitale di 8 miliardi di dollari (+25% in 4 anni).

SoftBank, pur essendo un gigante, si muove con agilità e prontezza: nel 2000 investì 20 milioni di dollari in Alibaba, allora sconosciuta società di e-commerce di Hanzhou, creata da Jack Ma. Queste azioni di Alibaba, al momento della quotazione nel 2014, valevano 60 miliardi di dollari, conseguendo il più clamoroso successo finanziario della sua storia.

Softbank si sta muovendo in modo estremamente aggressivo: per ridurre l’impatto negativo della pandemia sull’andamento delle proprie quotazioni ha avviato un gigantesco programma finanziario (per 41 miliardi di dollari),  finalizzato a ridurre l’indebitamento e a riacquistare proprie azioni, per aumentare la quotazione. Il grosso del programma di vendite di SoftBank è concentrato in Arm, la cui cessione a NVIDIA come dicevamo vale 40 miliardi di dollari di cui 21,5 realizzati con la cessione di azioni NDIVIA a SoftBank.

Questa vendita porta anche all’acquisizione di disponibilità finanziarie e consente all’azienda di aumentare le partecipazioni nelle società tecnologiche americane: Amazon, Alphabet, Microsoft, Tesla: alla Security Exchange Commission  risultano acquisti per 2 miliardi per la sola Amazon. In queste settimane è considerata la “balena del Nasdaq” ossia un acquirente massivo di opzioni sulle azioni high tech americane, contribuendo al loro incremento nelle quotazioni.

Chi è Nvidia

Dal 1999, momento dell’introduzione delle GPU, le schede grafiche per i video giochi, i prodotti di NVIDIA hanno acquisito una importanza strategica: ora le GPU sono al cuore dello sviluppo del calcolo parallelo, del cloud, della robotica, dell’automotive.

Grazie alla formidabile crescita delle fornitura per i data center, più che raddoppiate tra il primo semestre 2019 e il primo semestre 2020, NVIDIA  ha bilanciato maggiormente il peso dei propri clienti: ormai il settore cloud computing pesa come quello del gaming, tradizionale cliente principale dell’azienda.  NVIDIA sta  quindi rapidamente recuperando la caduta di attività precedenti alla pandemia: l’azienda ha visto aumentare in modo significativo le proprie quotazioni per effetto del lock-down: nel 2019 il valore delle azioni si era ridotta di oltre un terzo rispetto all’anno precedente, ed è risalito da una media 2019 di circa 180$ a quasi 500$ a settembre, dopo l’annuncio della proposta di acquisto di Arm. NVIDIA, quindi, pagherà buona parte dell’acquisto di Arm con la rivalutazione del valore delle proprie azioni, e questo compensa in qualche misura l’elevato prezzo di acquisto, che è pari a 100 volte il valore dei profitti annuali rece temente realizzati da Arm.

La sfida per i chip del futuro

NVIDIA dichiara che manterrà il nome, rafforzerà la presenza nel Regno Unito della ricerca e della formazione, per costituire un centro di eccellenza per l’intelligenza artificiale. Inoltre manterrà l’indipendenza dell’azienda, che rimarrà di diritto britannico, e questo, come vedremo sarà un passaggio importante nel futuro della nuova impresa. L’obiettivo dell’acquisizione è di costituire la piattaforma computazionale più solida e più avanzata per le sfide tecnologiche e gli investimenti richiesti dallo sviluppo delle applicazioni dell’intelligenza artificiale: “Noi siamo capaci di innovare all’intersezione della computer grafica della computazione ad alto livello, dell’intelligenza artificiale” (Jensen Huang, CEO e fondatore di NVIDIA).

La sfida è lanciata ad AMD e INTEL, per i processori dei cellulari del futuro, dotati di funzioni avanzate di intelligenza artificiale.

 

La partita globale dei chip

Arm ha intensi rapporti con clienti cinesi, tanto che il quotidiano Global Times, espressione del Partito Comunista Cinese, non  ha nascosto il disappunto per l’intenzione di acquisto da parte della società di Santa Clara dell’azienda inglese: se la sovranità passasse sotto egida americana, potrebbero essere compromesse gli scambi tecnologici e commerciali tra Arm e i clienti cinesi.

D’altra parte, NVIDIA esporta in Cina, inclusa Hong Kong, un quarto dei 10 miliardi di dollari di fatturato raggiunti a livello mondiale.

Il ministro per le attività produttive del governo ombra laburista, nel Regno Unito, Ed Miliband ha sollevato la questione di potenziali rischi per l’occupazione e la presenza strategica nel Regno Unito delle competenze e delle capacità produttive di Arm, condividendo le preoccupazioni espresse da Herman Hauser, che ha scritto al Primo Ministro: “Come uno dei fondatori di Arm, sono estremamente preoccupato per la proposta di vendita di Arm a NVIDIA. Questa preoccupazione è condivisa da molti dei miei colleghi a Cambridge, l’industria finanziaria ed elettronica del Regno Unito, che stanno tutti firmando questa lettera”.

La preoccupazione principale, oltre a quella occupazionale, è di vedere la più avanzata azienda britannica sopravvissuta al dominio dei giganti americani finire sotto giurisdizione statunitense, nel momento in cui il presidente Trump ha dichiarato la guerra commerciale alla Cina e non solo. Da qui le richieste di Hauser al governo:

“All’acquisizione di NVIDIA devono essere posti questi vincoli con valore legale o ci saranno solo inutili promesse:

  • Garanzie di lavoro legalmente vincolanti per i dipendenti di Arm nel Regno Unito;
  • Accordo legalmente vincolante che NVIDIA non deve ottenere alcun trattamento preferenziale rispetto ad altri licenziatari Arm;
  • La Gran Bretagna deve ottenere un’esenzione dal regolamento US OFAC in modo che alle aziende britanniche sia garantito l’accesso illimitato alla nostra tecnologia di microprocessore”

Non sono richieste da poco e non sono obiezioni irrilevanti: l’Office of Foreign Asset Control (OFAC) amministra le sanzioni decise in ragione della politica estera e della sicurezza americana: il destino dell’industria high tech britannica si giocherà in queste clausole.

La proposta di acquisizione dovrà passare l’esame delle autorità del Regno Unito, degli USA e della Cina.  E’ probabile che il Regno Unito darà un sofferto assenso, poiché le ragioni della vicinanza politica tra Boris Johnson e il presidente americano avranno la meglio sulle preoccupazioni di buona parte dell’opinione pubblica britannica, ma l’osso duro sarà la Cina. Essa vede messa a rischio una partnership non facilmente sostituibile nel breve periodo.

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