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lo scenario

Perché le auto a guida autonoma rischiano di peggiorare il traffico

Le auto a guida autonoma potrebbero avere come effetto collaterale una ulteriore congestione del traffico urbano, come sembra stia accadendo anche con il carpooling. Ecco i trend per il futuro

02 Ago 2018

Stefano Quintarelli

Segretario commissione sviluppo sostenibile, Associazione Copernicani


Nel nostro futuro immaginario le città saranno piene di auto a batteria, condivise e che si guidano da sole, rendendo obsoleti garage e parcheggi. Il traffico si ridurrà diventando molto più fluido, e i parcheggi saranno convertiti in aiuole.

Giusto? Sbagliato.

Non voglio entrare qui nel merito delle auto a batteria che richiederebbero una serie di articoli di approfondimento. In tutta l’industria c’è una grande condivisione del fatto che il propulsore non sarà più un motore a combustione interna, che avrà (almeno) una parte elettrica, ma sul fatto se sarà una sostituzione con un motore elettrico o un ibrido ci sono pareri più discordanti, così come se l’energia verrà accumulata in batterie al litio o in altri modi (idrogeno, fuel cells, flow batteries o altro).

Trascuro qui il tema del tipo di motorizzazione e mi concentro sugli aspetti legati alla mobilità.

Secondo un recente studio, il carpooling urbano sta avendo un effetto negativo sul traffico a causa della riduzione del prezzo rispetto al taxi che riduce significativamente la barriera di prezzo oggi esistente tra mezzi massicciamente condivisi (metropolitana, tram) e mezzi dedicati (o quasi), favorendo lo spostamento di persone dalla metro/bus verso auto con limitata condivisione.

Auto a guida autonoma e impatto sul traffico

Per quanto riguarda la circolazione autonoma di auto in città ho scambiato le seguenti considerazioni con un amico newyorchese: la sosta a Manhattan ha un costo medio di 20 dollari/ora (decisamente più alto di quanto sia a Milano) mentre la benzina costa 3,4 USD/gallone.

Con un’ora di sosta si possono quindi comprare 5,9 galloni di benzina

Un’auto media recente di quelle commercializzate in USA percorre 30miglia con un gallone (una Toyota Camry ibrida ne percorre 50)

Facendo due conti si vede che il costo di un’ora di parcheggio consente di pagare il carburante necessario per percorrere 175 miglia.

Dato che la velocità commerciale media a New York è 11miglia/ora (includendo anche il poco traffico notturno), significa che con un’ora di parcheggio si può pagare il carburante sufficiente a far girare l’auto per 16 ore.

Se uno di noi dovesse fare la spesa, cosa farebbe? Andrebbe in metropolitana? O in auto parcheggiandola in un costoso garage? Oppure faremmo fare alla nostra auto autonoma il giro dell’isolato fino a quando abbiamo finito? E se dovessimo andare in lavanderia? O portare i bimbi a ripetizione di matematica o alla festicciola?

Tra parcheggiare in un garage e lasciare che l’auto guidi autonomamente in giro per la città c’e’ un rapporto di convenienza superiore a 1:10.

Siamo ancora proprio certi che le auto a guida autonoma ridurranno il traffico? Se l’auto fosse ibrida, con un’ora di parcheggio pagherei la benzina per 26 ore di guida autonoma

Inoltre si innescherebbe un effetto di feedback per cui più la città è congestionata minore è la velocità commerciale e maggiore è il numero di ore che l’auto può guidare al costo del parcheggio.

Se la velocità commerciale scendesse a 8 miglia all’ora (nei giorni di traffico la velocità media è già oggi 9 miglia all’ora ), un’ora di parcheggio costerebbe come la benzina per 37 ore di guida.

E’ facile immaginare uno scenario di una città paralizzata, inondata di auto.

Se voi foste il sindaco, cosa fareste? Non potete aumentare il prezzo della benzina. Non potete ridurre di oltre il 90% il costo dei parcheggi (privati). Potreste fare un’ordinanza per vietare le auto dedicate e consentire solo auto condivise. E’ una cosa che si potrebbe fare già adesso in diverse città italiane, ma ci sarebbe una rivolta, assai difficilmente potrebbe passare in consiglio comunale. Potreste pensare ad un congestion charge, come per le zone a traffico limitato di molti centri urbani ma queste impattano chi entri nelle zone limitate, non chi ci gira all’interno. Oppure si potrebbe vietare alle auto di circolare senza un passeggero a bordo. Come avviene oggi.

In questo modo non ci sarebbero grandi impatti sulla viabilità ma ci sarebbe comunque un beneficio: non si dovrebbe più prendere la patente (forse).

Perché agli italiani piace possedere un’auto

Per quanto riguarda il mercato italiano, oggi le auto condivise ci sono già (in molte città), ed anche motociclette e biciclette. Ma ciò non ha ridotto le immatricolazioni delle auto.

Ci sono molte ragioni per volere un’auto dedicata: il senso del possesso, la personalizzazione dell’auto, i giocattoli dei bambini, il cuscino lombare, la musica tutta lì, la certezza della disponibilità, l’abitudine, lo status symbol, ecc.

Dopo decenni della possibilità di noleggi a lungo termine tutto incluso, la loro quota di mercato è ancora ad una sola cifra.

In Italia noleggi a lungo termine da parte di privati (non di flotte aziendali) sono stati nel 2017 meno di 20mila, ovvero meno dell’1% degli acquisti.

Magari non è economicamente razionale, ma oltre ad avere un’auto dedicata (che il noleggio a lungo termine assicurerebbe comunque), alle persone piace possedere un’auto.

Che le persone cambino radicalmente abitudini nel breve periodo mi appare improbabile.

Anche perché in Italia il prezzo medio dell’automobile nuova è di circa 17mila euro, una somma importante che la rende il secondo acquisto importante fatto da una famiglia, dopo la casa. Infatti il 40% degli acquirenti ha più di 50 anni. Tra le aspirazioni dei giovani e la pratica del mercato, c’è una certa distanza.

Inoltre bisogna considerare che il tempo di sostituzione è assai lungo: il parco circolante in Italia è di 37,2 milioni di auto a fine 2017 (era 36,4 milioni nel 2016), con una sostituzione di circa il 5,4% del parco circolante.

Il trend

Un altro indicatore che pare rilevante è che il numero di concessionari diretti dei costruttori si sta riducendo rispetto a quelli gestiti da imprenditori, cosa che potrebbe indicare che non vi sia una grande possibilità di ottimizzazione dei costi da parte dei costruttori in un mercato con i margini assai sottili.

In sintesi, questo scenario pare suggerire che per molti anni a venire avremo perlopiù auto vendute magari con modalità di commercializzazione innovative online alla ricerca della difesa dei margini, come ad esempio Autoscout 24 (una sorta di bakeca.it per l’automobile) e Miacar.it (una sorta di Booking).

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