dopo il refarming

Come segneranno i canali tv a 700 MHz e il futuro delle frequenze UHF

In seguito al refarming della banda 700 Mhz, ecco in che modalità avverrà lo spegnimento dei canali televisivi, quale sarà il futuro delle frequenze in banda UHF e le relative innovazioni tecnologiche. Il punto

26 Mag 2021
Vincenzo Lobianco

Già consigliere per l’innovazione tecnologica dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

videoregistrazione da remoto

Quanto descritto nei precedenti paragrafi relativamente alla pianificazione e alla successiva assegnazione della banda UHF televisiva post-refarming trova pratica attuazione nel percorso di transizione, iniziato il 1° gennaio 2020 e che si completerà il 30 giugno 2022, un intervallo di tempo che viene identificato come “periodo transitorio”.

TV, cosa cambia col refarming della banda 700 MHz

La roadmap di transizione

L’importanza del percorso di transizione è stata sottolineata dalla Decisione europea che ha previsto che gli Stati membri definissero una roadmap di ridestinazione della banda 700 MHz nel più breve tempo possibile e comunque entro il 30 giugno 2018, rendendola pubblica. La rilevanza della roadmap per la transizione deriva dal fatto che a regime tutte le attuali reti dovranno modificare la propria frequenza di trasmissione e pertanto nel periodo transitorio sarà effettuata una sequenza di rilasci di frequenze e riassegnazione in tempi contingentati allo scopo di garantire la continuità di esercizio delle reti e ridurre i disagi per gli utenti. Questo processo deve essere quindi accuratamente pianificato e reso noto a tutti gli interessati, inclusi gli utenti. La roadmap ha anche lo scopo di informare gli Stati confinanti che intendano utilizzare la banda 700 MHz per le comunicazioni mobili prima del 30 giugno 2022 delle azioni che saranno intraprese dell’Italia per evitare di disturbare il servizio mobile nel loro territorio.

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A tale riguardo, l’Italia spegnerà tutte le frequenze in banda 700 MHz il 30 giugno 2022 ed è stato quindi programmato di spegnere i canali 50-53 in anticipo e progressivamente sull’intero territorio nazionale in maniera da consentire l’agevole avvio dei servizi mobili da parte degli altri Paesi. Infatti, la coesistenza radioelettrica di questi canali per la televisione in Italia e il mobile nei paesi confinanti non è possibile nella porzione di banda relativa ai quattro canali sopra indicati, destinati ai canali uplink [1] delle comunicazioni mobili e che avrebbero risentito maggiormente dell’interferenza del segnale televisivo. Al riguardo, occorre anche dire che l’accordo sul punto con gli altri Paesi che avvieranno in anticipo i servizi mobili era in sostanza obbligato in quanto da una parte l’ITU ha riservato questa banda all’uso primario radiomobile e dall’altra la Decisione europea prevede che, nel caso di deroga del termine del 30 giugno 2020 per la liberazione della banda 700 MHz, lo Stato membro interessato cooperi con gli Stati membri confinanti per garantire a questi ultimi la possibilità di attivare il servizio mobile già a partire da quest’ultima data.

Nella roadmap il territorio nazionale è stato suddiviso in 4 aree geografiche dove avverrà il processo progressivo di rilascio e riaccensione delle frequenze:

  • Area 1 contenente le Regioni Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sardegna;
  • Area 2 contenente le Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia (tranne la provincia di Mantova) e le province di Piacenza, Trento e Bolzano;
  • Area 3 contenente le Regioni Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna (tranne la provincia di Piacenza) e la provincia di Mantova;
  • Area 4 contenente le Regioni Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata; Abruzzo, Molise, Marche-

Nell’ambito delle 4 Aree sono state inoltre individuate 4 Aree ristrette (A-D) interessate dai rilasci delle frequenze dei canali 50–53, con lo scopo, per quanto prima detto, di rimuovere i problemi interferenziali verso i Paesi radio-elettricamente confinanti che utilizzeranno la banda 700 MHz per il servizio mobile con scadenze anticipate rispetto all’Italia. Ogni area ristretta coinvolge alcune delle province della corrispondente area, come indicato nella tabella seguente:

AREA Ristretta AProvince di: Imperia, Savona, Genova, La Spezia, Massa Carrara, Lucca, Pisa, Livorno, Grosseto, Viterbo, Roma, Latina, Oristano, Sassari.
AREA Ristretta BProvince di: Verbania-Cusio-Ossola, Vercelli, Biella, Novara, Varese, Como, Lecco, Milano, Lodi, Monza-Brianza, Pavia, Cremona, Bergamo, Piacenza; Area di copertura degli impianti di Malles Venosta, Plan De Corones, Brennero, Vipiteno Valle Isarco, Valle Isarco, San Candido, Prato alla Drava, Alta Val Venosta, Curon Venosta e Solda
AREA Ristretta CProvince di: Trieste, Gorizia, Pordenone, Udine, Venezia, Treviso, Verona, Vicenza, Rovigo, Padova, Mantova, Bologna, Ferrara, Forli-Cesena, Modena, Ravenna, Rimini, Ancona, Ascoli Piceno, Fermo, Macerata, Pesaro Urbino, Chieti, Pescara, Teramo, Campobasso, Foggia, Bari, Barletta-Andria-Trani, Brindisi, Taranto, Lecce, Matera, Cosenza, Crotone, Catanzaro, Reggio Calabria.
AREA Ristretta DProvince di: Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa, Catania.

La più recente roadmap definita dal MiSE (D.M. 19 giugno 2019) ha previsto l’avvio del rilascio dei canali 50-53 nell’area A nei mesi Gennaio-Maggio 2020, nell’Area B nei mesi Giugno-Dicembre 2020, nell’Area D nei mesi Gennaio-Giugno 2021 e infine nell’Area C nei mesi Settembre-Dicembre 2021. Successivamente al rilascio dei canali 51 e 53, le emittenti locali attualmente operanti su tali canali potranno utilizzare parte della capacità trasmissiva della rete a decomposizione regionale della Concessionaria di servizio pubblico, nelle more dell’operatività delle reti destinate ai fornitori di servizi di media audiovisivi locali che avverrà secondo la tempistica di attivazione delle Aree 1-4. Le modalità e le condizioni economiche di cessione (orientate al costo) da parte della Rai sono disposte dall’Autorità. Gli operatori nazionali titolari dei canali 50 e 52 utilizzeranno, nel periodo transitorio, frequenze alternative libere nelle aree ristrette. È interessante rilevare che, allo stato, un solo operatore locale ha richiesto di accedere alla capacità trasmissiva della Rai, in particolare nell’area ristretta A. Questo può significare che gli operatori interessati abbiano stretto accordi con altri non coinvolti nello spegnimento anticipato per usufruire di capacità trasmissiva in eccesso sulle reti di questi ultimi. O anche che alcuni operatori possano aver “rottamato” in anticipo in quanto non interessati a proseguire l’attività come fornitori di servizi di media audiovisivi.

La transizione (rilascio e attivazione delle nuove frequenze) di tutti i restanti operatori inizierà a partire dal mese di Settembre 2021, cominciando dalle Aree 2 e 3 che dovranno essere completate entro Dicembre 2021. L’Area 1 effettuerà la transizione nei mesi Gennaio-Marzo 2022 mentre la transizione si completerà con l’Area 4 nei mesi Aprile-Giugno 2022. Questo calendario, tuttavia, prevede alcune eccezioni riguardanti innanzitutto gli operatori nazionali, attualmente titolari di frequenze nella banda 700 MHz o nella banda VHF, i quali rilasceranno queste frequenze su tutto il territorio nazionale nel trimestre Aprile-Giugno 2022 mentre potranno attivare le nuove frequenze secondo il calendario previsto per le transizioni nelle Aree 1 e 4. Altre eccezioni di minore entità sono previste per i multiplex operanti sui canali 30 e 37 e per il multiplex a decomposizione regionale della Concessionaria di servizio pubblico.

Completata la descrizione del calendario di rilascio delle frequenze UHF e di attivazione delle frequenze a regime necessario per consentire il refarming della banda 700 MHz appare opportuno riassumere brevemente quanto disposto dalla roadmap in merito alla tecnologia di trasmissione e alle codifiche da utilizzare nel corso del periodo transitorio e a partire dalla data del 30 giugno 2022. Il tema assume infatti particolare rilevanza in quanto impatta sulla possibilità di ricevere le trasmissioni da parte dell’utenza, sul processo di sostituzione dei ricevitori e quindi sulla continuità di servizio per gli operatori. In particolare, a partire dal 1° Settembre 2021 gli operatori nazionali dovranno dismettere, su tutto il territorio nazionale, la codifica MPEG-2 per utilizzare la codifica MPEG-4 o altre di maggiore efficienza (HEVC), con possibilità di mantenere – per la trasmissione- lo standard DVB-T. Questa previsione in realtà non crea particolari problemi agli utenti in quanto la quasi totalità dei televisori a schermo piatto istallati include questa codifica, utilizzata per le trasmissioni HD. Tuttavia, al fine di creare il minor disagio nella ricezione del servizio pubblico, la Concessionaria di servizio pubblico provvederà a dismettere la codifica MPEG-2 dal 1° settembre 2021 – come tutti gli altri operatori- ma mantenendo obbligatoriamente lo standard DVB-T e la codifica MPEG-4 per il solo multiplex che trasporta l’informazione regionale.

Per gli operatori locali, invece, la dismissione della codifica MPEG-2 e il passaggio almeno alla MPEG-4 avviene contestualmente alla attivazione delle frequenze a regime per le Aree-1-4 e quindi nel periodo Settembre 2021-Giugno 2022. Anche in questo caso lo standard di trasmissione rimane il DVB-T. Lo standard DVB-T2 verrà attivato nel periodo tra il 21 e il 30 giugno 2022 obbligatoriamente per tutte le reti e operatori.

Il disposto del decreto ministeriale relativo alla roadmap lascia comunque un certo margine di flessibilità agli operatori di rete per anticipare la trasmissione di uno o più programmi in DVB-T e MPEG-4 o anche codifiche più efficienti come l’HEVC. È importante, tuttavia, che eventuali anticipazioni vengano comunicate agli utenti. Anche l’attivazione dello standard DVB-T2 può essere anticipata, in ossequio al principio di neutralità tecnologica.

In conclusione, si osserva che il calendario relativo alla modifica dello standard trasmissivo e delle codifiche risulta piuttosto articolato e complesso e risente effettivamente anche della necessità di armonizzazione con il ritmo di diffusione dei ricevitori DVB-T2, onde evitare disagi eccessivi all’utenza e garantire la continuità di servizio degli operatori. Tuttavia, la normativa, e conseguentemente la roadmap risultano piuttosto vaghi sull’adozione della codifica HEVC rimandando, sembrerebbe, agli operatori la scelta di attivare l’HEVC o rimanere con l’MPEG-4. Anche in questo caso, la ridotta diffusione di ricevitori e televisori dotati di HEVC, situazione questa suscettibile di generare delle criticità nel processo di transizione, ha probabilmente avuto un ruolo nelle decisioni del Ministero. L’assenza di un obbligo di utilizzo dell’HEVC potrebbe rallentare la diffusione di questa codifica che, grazie alla sua migliore efficienza, consentirebbe il miglioramento della qualità dell’offerta televisiva DTT, con la possibilità di trasmettere un maggior numero di programmi HD anche in una situazione di contrazione delle risorse conseguente al refarming della banda 700 MHz. In tal senso, occorrerebbe affiancare ulteriori azioni all’attuale sistema di incentivazione[2] che, ad avviso di chi scrive, non consentirà di raggiungere l’obiettivo della piena diffusione dei ricevitori DVB-T2 al momento del refarming. Si può pensare ad esempio alla diffusione -anche gratuita – di ricevitori a basso costo (p.e. chiavette da collegare direttamente all’ingresso HDMI) che potrebbero consentire una più alta penetrazione dei ricevitori DVB-T2 riducendo pertanto una delle criticità che si prospettano per il refarming.

Il futuro della televisione digitale terrestre in banda UHF.

Completato questo secondo switch-off, la domanda che ci si pone è quale sarà il futuro della Televisione digitale terrestre nella banda UHF nella porzione di banda restante dopo il refarming (banda sub-700 MHz) alla luce delle crescenti richieste di capacità provenienti dall’industria delle comunicazioni mobili e dell’evoluzione delle modalità di fruizione dei contenuti audiovisivi da parte dell’utenza che potrebbe ridurre l’interesse per la DTT in banda UHF.

In merito al futuro della DTT su banda UHF la Decisione europea del 2017 è stata chiara. Essa prevede infatti che gli Stati membri garantiscano che la banda sub-700 MHz venga mantenuta disponibile almeno sino al 2030 per la fornitura di servizi di trasmissione terrestre, con particolare riferimento ai servizi gratuiti (Free To Air), in funzione delle esigenze nazionali. Eventuali altre destinazioni d’uso di questa banda devono essere compatibili con le esigenze nazionali e non causare interferenze nocive nei confronti di servizi di trasmissione televisiva di Stati membri confinanti.

Detto questo, tuttavia, non è ipotizzabile un congelamento della situazione per un periodo di tempo così lungo (circa 13 anni dalla Decisione Europea del 2017). Peraltro, nelle premesse della Decisione viene richiamata (Considerando 12) la raccomandazione del Rapporto Lamy sulla disponibilità per la DTT della banda sub-700 MHz fino al 2030, unita però alla proposta di riesaminare la situazione entro il 2025. Anche il Considerando 22 tratta della necessità di esaminare periodicamente la situazione richiedendo alla Commissione “ ….. di tenere conto degli aspetti sociali, economici, culturali e internazionali che condizionano l’uso della banda di frequenza al di sotto dei 700 MHz, degli ulteriori sviluppi tecnologici, dei cambiamenti nel comportamento dei consumatori e dei requisiti di connettività necessari a favorire la crescita e l’innovazione nell’Unione”.

A tal fine, è utile segnalare che l’ITU ha già previsto, in agenda della futura conferenza WRC (World Radio Conference) del 2023, l’item 1.5 che prevede[3] la revisione dell’uso delle frequenze e delle necessità degli attuali servizi nella banda sub 700 MHz nella Regione 1, che include l’Unione Europea. Sulla base delle decisioni che verranno prese nel 2023 è possibile quindi che l’Unione europea riesamini la situazione alla luce anche degli altri aspetti che sono stati già indicati nella decisione stessa. Appare pertanto prematuro fare previsioni su quale sarà l’effettiva destinazione della banda UHF alla DTT nella seconda metà di questa decade e oltre.

Le esigenze legate alla richiesta di comunicazione dati in mobilità e la contestuale diffusione delle reti e dei servizi 5G sono tuttavia in crescita e occorrerà farci i conti. Uno scenario ipotizzabile in Europa è quello di una futura convivenza, nella banda sub-700 MHz, tra la DTT e i servizi dati mobili. A tale riguardo, 3GPP ed ETSI, i due principali enti di standardizzazione per le tecnologie mobili e il 5G, hanno già completato la definizione di uno standard[4] denominato “5G broadcast” che utilizzerà i soli canali downlink per la diffusione circolare di programmi anche senza sottoscrizione alla rete mobile, analogamente a quanto avviene con i canali Free To Air FTA) caratteristici della Televisione Digitale Terrestre. Pertanto, sulla base delle effettive esigenze su base nazionale o locale, la stessa banda di frequenze potrebbe essere utilizzata in via condivisa tra la trasmissione televisiva – in particolare per ricevitori in mobilità e utilizzando la stessa rete di torri del DTT eventualmente affiancata da torri di ridotta potenza e stazioni della telefonia cellulare- e i servizi dati mobili. Le specifiche tecniche per la condivisione tra il DTT e i servizi mobili sono in via di definizione. In caso di effettiva adozione del “5G broadcast” in banda sub-700 MHz la riallocazione al servizio mobile di porzioni di banda sub-700 MHz destinate alla trasmissione televisiva non richiederà l’attuazione di ulteriori e onerosi processi di refarming e generare nuove opportunità di business. Ad esempio, i broadcaster stessi potrebbero gestire direttamente le frequenze loro assegnate oltre che per il broadcast in tecnologia 5G anche per l’offerta di servizi mobili. È difficile al momento prevedere se il “5G broadcast” – che richiederebbe comunque un aggiornamento dei terminali – potrà in qualche misura sostituirsi allo streaming in 5G (che essendo una modalità unicast o multicast ha delle limitazioni rispetto al broadcast) o addirittura costituire un’alternativa al DTT. L’interesse sul tema da parte di EBU, l’associazione che raccoglie i broadcaster pubblici europei, è notevole in quanto le specifiche tecniche sono frutto di un lavoro del Joint Technical Committee formato da EBU stessa, CENELEC ed ETSI.

A tale riguardo è anche interessante rilevare che il tema della coesistenza dei servizi DTT e dati in mobilità nella banda sub-700 MHz era stato già proposto nel 2014 in un rapporto dell’European Communication Committee (ECC) [5] dove venivano analizzati e valutati un insieme di scenari di uso e di condivisione della banda sub-700 MHz, dallo scenario solo DTT a quello solo dati mobili passando per modalità diverse di condivisione tra servizi LTE 4G (il 5G era allora all’inizio del suo processo di standardizzazione) e DTT. Veniva anche preso in considerazione l’LTE Broadcast, del quale nel corso degli anni successivi stati svolti alcuni trials che non hanno avuto seguito pratico a causa, soprattutto, della minore efficienza della codifica in 4G rispetto al DVB-T. Il report conclude ritenendo che il downstream di contenuti media nella banda sub 700 MHz potrebbe rappresentare l’uso più efficiente della banda in relazione alle sue caratteristiche di propagazione. È evidente che i risultati del rapporto andrebbero aggiornati alla luce dell’evoluzione tecnologica e del successo del 5G ma è innegabile la solidità della metodologia utilizzata che potrebbe essere adottata per capire meglio cosa potrà succedere nel prossimo decennio. Un possibile ipotesi è quella di una coesistenza del DTT, del 5G Broadcast e dei servizi dati 5G nella banda sub-700 MHz, in cui le porzioni di banda in uso dai vari servizi dipenderanno dalla situazione e dalle esigenze di ciascuno Stato nazionale, in accordo con quanto stabilito nell’Unione Europea.

Note

  1. Sono i canali che trasmettono i dati dal terminale mobile alla stazione radio-base. Avendo il terminale mobile potenza limitata, i segnali potrebbero essere facilmente interferiti dalle trasmissioni televisive che, come noto, hanno livelli significativi di potenza. I canali destinati al downlink, ossia alle trasmissioni da stazione radio-base al terminale mobile (canali 57-60) sono meno sensibili all’interferenza in quanto la stazione radio-base può trasmettere a potenze più alte di quelle del terminale mobile e pertanto potranno essere spenti per la TV anche successivamente.
  2. Incentivo di 50 € per l’acquisto di ricevitori o televisori DVB-T2 per le sole famiglie con ISEE minore di 20.000 euro
  3. Item 1.5: to review the spectrum use and spectrum needs of existing services in the frequency band 470-960 MHz in Region 1 and consider possible regulatory actions in the frequency band 470-694 MHz in Region 1 on the basis of the review, in accordance with Resolution 235 (WRC-15)
  4. ETSI Technical Specification ETSI TS 103 720 v.1.1.1. (2020-12) : 5G Broadcast System for linear TV and radio services; LTE-based 5G terrestrial broadcast system
  5. ECC Report 224: Long Term Vision for the UHF broadcasting band del 28 Novembre 2014

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