Dal videogame al video-game

Video interattivi: cosa sono, come funzionano, come usarli nel marketing

Già da diversi anni, molti noti brand – da Philips a Toyota – hanno utilizzato le video esperienze interattive, registrando risultati eccellenti a livello di vendite, educazione del cliente, coinvolgimento e fidelizzazione. Ecco, dunque, perché video Interattivi e gamification sono il futuro del marketing

12 Mag 2022
Gaetano Andrea Mancini

Psicologo, dottore di ricerca e professore a contratto presso l'Università degli Studi di Firenze

Alessandro Volpe

VMedia Digital

I video interattivi sono dei video innovativi che elevano il fruitore da semplice spettatore a protagonista e parte integrante del racconto. Questi particolari video consegnano le redini della storia in mano all’utente, permettendogli di gestire ed influenzare, secondo i propri gusti, l’intera esperienza. Quest’ultimo sarà più motivato e propenso a concludere l’esperienza, infatti quest’ultima risulterà più personalizzata, apprezzata e coinvolgente.

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A seconda di come vengono concepiti, si differiscono per:

  • formato: riprese audiovisive (fisso, movimento, soggettiva, 360), video animati in 2d e/o 3d
  • tipo di interattività: a scelta multipla narrativa, shoppable, quiz, gamificata e con hotspot di approfondimento
  • scopo del video: per la lead generation, vendite a bottone integrati, formativo e/o di intrattenimento.

Già da diversi anni, molti brand come Philips, Toyota, Deloitte e Samsung hanno utilizzato le video esperienze interattive, registrando risultati eccellenti a livello di vendite, educazione del cliente, coinvolgimento e fidelizzazione.

Perché utilizzare un video interattivo per spiegare un business B2B

Laborplay propone ai suoi clienti dei servizi di formazione e valutazione aziendale gamificati per stimolare l’apprendimento attraverso un metodo ludico-scientifico. Come raccontare tutto questo in modo semplice, coinvolgente e interattivo?

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Perché abbiamo scelto questo strumento? Immaginiamo che tu abbia un business molto valido e innovativo. Si presuppone che tu debba trasferire dei messaggi personalizzati alla tua audience per fare capire chi sei, cosa fai e come puoi aiutare i tuoi target clienti…

A questo punto ti troverai davanti a 2 scelte:

  • sviluppare diversi materiali e contenuti per quanti sono i tuoi diversi target utenti in base al servizio che offri (oltre alle innumerevoli call e appuntamenti con persone poco qualificate perché non hanno subito prima un valido processo di educazione)
  • automatizzare il processo di educazione e prospecting con uno strumento dinamico, coinvolgente e automatico che racconta i tuoi servizi in maniera personalizzata in base alle richieste dell’utente finale.

Esatto, ovviamente la risposta è la numero 2 e lo strumento è il video animato interattivo.

Il perché?

La risposta è molto semplice, il mix tra video animazioni esplicative e interattività è un ottimo strumento di comunicazione per trasferire messaggi impattanti e personalizzati.

Ma soprattutto, i video interattivi seguono le logiche del permission marketing, argomento su cui il celebre Seth Godin ha scritto persino un libro.

Ma approfondiamo alcuni vantaggi e benefici.

  • Coinvolgono e rendono l’utente attivo grazie alle scelte che viene invitato a fare nel video, concretizzandole con delle call to action. Per questo, infatti, il nostro target utente mantiene alta l’attenzione per tutta la durata dell’esperienza video e riduce l’effetto “abbandono” degli utenti nel percorso che lo guida all’acquisto.
  • Come è emerso da ciò che hai letto, migliorano e automatizzano l’apprendimento in maniera personalizzata. Sono in grado, infatti, di educare diversi target di utenti in modo automatico e personalizzato e di qualificarli per futuri acquisti rendendoli consapevoli e risparmiando tempo, energie e budget.
  • Tracciano il comportamento degli utenti e permettono di analizzare e comprendere le loro preferenze, i loro comportamenti e le interazioni.

Ora approfondiamo con qualche dato. Secondo Demandgen Il 91% degli acquirenti B2B preferisce contenuti visivi e interattivi e il 62% dei marketer B2B sfruttano contenuti interattivi. (link)

Inoltre:

  • Secondo uno studio del Content Marketing Institute, l’87% degli specialisti di Content Marketing dice che i materiali propedeutici all’interazione da parte del cliente sono più efficaci nella fidelizzazione del cliente. In aggiunta, se questo è qualificato, questi verranno quasi sicuramente raccomandati a loro volta ad altri prospect.
  • Nello studio di Rock Content sopracitato, il 63% dei professionisti intervistati ha affermato che i contenuti interattivi vengono condivisi online con maggiore probabilità. Quando è stato chiesto loro se i contenuti statici avessero le potenzialità di perseguire gli stessi risultati, solo il 32% ha risposto affermativamente.
  • Questo studio ha rivelato che il 90% degli specialisti considera i contenuti interattivi efficaci nell’educazione della buyer persona, mentre solo il 65% afferma lo stesso per quanto riguarda i contenuti statici. Quelli interattivi offrono una metodologia ingaggiante per condividere le informazioni con un utente, risultando quindi divertenti e formativi allo stesso tempo.
  • In conclusione, ci si aspetta che il trend dei contenuti interattivi a scopo di marketing continuerà a crescere rapidamente. Un engagement superiore sommato all’abilità di attirare l’attenzione (e tenerla sempre alta), rendono questa risorsa una soluzione per l’incremento della lead generation e per l’acquisizione di dati preziosi al fine di ottimizzare la propria strategia.

Video Interattivi & gamification: il futuro del Marketing

Come puoi vedere da questo schema, le prime due colonne più alte sono il tempo che viene speso dalle persone nel mondo delle piattaforme digitali e il videogaming è al primo posto. Più di Facebook, di Instagram e di qualunque altra piattaforma.

Eccolo il segreto. L’intrattenimento. Le persone hanno voglia di essere intrattenute, di mantenere la loro attenzione incollata ad uno schermo che gli dia dei compiti da svolgere, delle azioni da compiere. Proprio come in un videogioco.

Il primo tipo di intrattenimento che sperimentiamo da piccoli è proprio il gioco. Tocchiamo i tasti dei computerini aspettando una reazione di qualche tipo.

E non è casuale! Quando noi interagiamo con qualcosa e otteniamo in cambio una reazione, nel nostro cervello avviene una scarica di dopamina: una ricompensa per il nostro gesto.

Si tratta quindi di comprendere la psicologia umana, più che le dinamiche del marketing.

Abbiamo bisogno di FARE. Non guardare.

Ecco i 3 punti principali alla base di questa teoria:

Coinvolgimento

Viviamo nell’era della disattenzione. Siamo bombardati da stimoli costanti e sempre presenti in ogni piattaforma o device ci capiti per mano, da un computer a un Apple Watch. La gente ne ha abbastanza. Come differenziarsi?

Scommetto che nemmeno tu guardi più le pubblicità sui social. Beh, la gamification è la soluzione differenziante: è capace di prendere le meccaniche che rendono coinvolgenti i giochi e portarle nel video marketing: puoi trasformare il tuo video di presentazione in un videogioco dove lo spettatore può decidere le sorti della storia. Ecco cosa muove davvero la psiche umana, come dicevamo prima. E basta prenderne i principi e applicarli ai tuoi video di marketing.

La possibilità di scegliere cosa fare, dove andare, che risposta dare. È pura e semplice LIBERTÀ. È un valore che oggi, costretti ad un marketing aggressivo, nessuno ci concede.

Nessuno, tranne un video interattivo.

Onboarding

Spesso i prodotti o i servizi complessi richiedono una fase di “apprendimento” iniziale da parte degli utenti: tutti questi prodotti e servizi possono utilizzare la gamification per facilitare la fase di onboarding: immagina di dover acquistare un nuovo complesso software aziendale ed essere guidato nel suo utilizzo grazie alle scelte interattive all’interno del nostro video; tutto diventa più facile.

Raccolta dati

Come nei videogiochi, ogni azione fatta dai giocatori viene tracciata e monitorata. La gamification può divertire gli utenti e allo stesso tempo generare una serie di dati comportamentali e di profilazione da utilizzare nel marketing, nella formazione (come Laborplay) e nella ricerca e sviluppo.

Psicologia della video-gamification per il mondo HR: ma cosa porta veramente lo spettatore a completare il video?

Scenari possibili

Possiamo vedere un esempio con questo video di Deloitte (link): durante il video vengono presentate situazioni inaspettate e impreviste che ti spingono ad andare avanti fino alla fine. In alcuni casi le scelte sono veramente divertenti e sei spinto a sbagliare apposta così che il video ti possa mostrare video alternativi oppure il fatidico… GAME OVER.

In altri casi, come quando devi scegliere un regalo di compleanno, vieni stupito da dettagli che precedentemente non avevi notato (come la diagnosi del medico, guarda il video per capire).

Insomma: stupore, imprevedibilità, comparsa di elementi interattivi.

Senso di progressione

Sempre nel video Deloitte, a sinistra della schermata sono ordinati in modo progressivo dei

badge, che completi mentre vai avanti a guardare il video: stai creando una barra di progresso da completare. Quando guardi il video vieni spinto a voler sbloccare tutti i badge, proprio come in un videogame!

Per la mente umana l’ottenimento di un obiettivo è sinonimo di scarica di piacere. Questa è la scienza della gamification: questo senso di progresso ti spinge a continuare il video interattivo per sbloccarli tutti e completare l’obiettivo, che in questo caso è l’onboarding in azienda.

Urgenza

Un timer scende impetuoso ogni secondo che passa e ti mette l’ansia di dover prendere una decisione in fretta. Proprio come avviene nei videogame!

Devi andare avanti veloce. In questo modo, il video mantiene il ritmo e spinge le persone a

rimanere incollate allo schermo. Inoltre vi sono meccaniche di gioco come l’ottenimento di badge, la possibilità di scegliere come rispondere ai dialoghi e infine il temibile GAME OVER.

Esatto, è un video aziendale con le stesse dinamiche di un videogame, e per questo funziona dannatamente bene.

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