L'analisi

Piano triennale per l’informatica nella PA, lo stato dell’arte delle sedici gare Consip

Per attuare il Piano triennale per l’informatica nella PA di Agid è necessario pubblicare i bandi delle sedici gare Consip. La situazione è stagnante e il ritardo accumulato spinge a riflettere sulla situazione e a porsi alcune domande sul processo di digitalizzazione della PA

26 Giu 2019
Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant

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A giugno 2019 non sono state ancora pubblicate le sedici gare Consip per realizzare il Piano triennale italiano per l’informatica nella PA. Nel piano Agid per la trasformazione digitale sono previste sedici gare che riguardano i servizi, progettazione di strutture e fornitura prodotti necessari per attuare il piano di digitalizzazione, ma l’emanazione dei bandi tarda ad essere effettuata. Così, la situazione è stagnante. Un argomento su cui è opportuno riflettere, cercando di capire le motivazioni del ritardo e le conseguenze alla luce dello scenario attuale del procurement pubblico.

Il contesto: il Piano triennale Agid

Com’è noto, esiste un Piano Triennale italiano per l’Informatica nella PA. Un piano necessario ed ambizioso a fronte di una innovazione tecnologica che ha fatto progressi da gigante negli ultimi 30 anni e che ci costringe, per rimanere “al passo”, ad un adeguamento degli strumenti per gestire al meglio la PA. Questo Piano, ci assicura AgID, è coerente con il Piano di azione europeo sull’ e-Government, secondo cui gli Stati membri sono impegnati a definire le proprie politiche interne, sulla base dei seguenti principi (vedi sito AgID):

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  • digital by default – ovvero “digitale per definizione”: le pubbliche amministrazioni devono fornire servizi digitali come opzione predefinita;
  • once only: non richiedere ai cittadini e alle imprese informazioni già fornite;
  • digitalidentityonly: adottare Sistemi generalizzati di identità digitale (i.e. SPID);
  • cloud first: le PA, in fase di definizione di un nuovo progetto, e/o di sviluppo di nuovi servizi, in via prioritaria devono valutare l’adozione del paradigma cloud prima di qualsiasi altra tecnologia, tenendo conto della necessità di prevenire il rischio di lock-in. Dovranno altresì valutare il ricorso al cloud di tipo pubblico, privato o ibrido in relazione alla natura dei dati trattati e ai relativi requisiti di confidenzialità;
  • inclusività e accessibilità dei servizi: progettare servizi pubblici digitali inclusivi e mirati alle diverse esigenze delle persone, ad esempio anziani e persone con disabilità, ecc.;
  • inclusività territoriale: progettare servizi pubblici digitali inclusivi anche per le minoranze linguistiche presenti sul territorio nazionale;
  • apertura e trasparenza dei dati e dei processi amministrativi;
  • transfrontaliero per definizione: rendere disponibili a livello transfrontaliero i servizi pubblici digitali rilevanti;
  • interoperabile per definizione: servizi pubblici progettati in modo da funzionare in modalità integrata e senza interruzioni in tutto il mercato unico;
  • fiducia e sicurezza.

I motivi del ritardo

È ragionevole pensare che il ritardo nella pubblicazione delle annunciate 16 gare Consip per l’informatizzazione della PA sia, in massima parte, “figlio” di quel gap che da più parti si sostiene non abbia aiutato (in termini di adozione di nuove tecnologie, innovazione dei processi economici e delladigitalizzazione della PA) a superare le numerose difficoltà della nostra economia. Non è un mistero, infatti, che l’Italia soffre di “gap digitale” rispetto agli altri Paesi europei e che questo si riflette negativamente su tutti gli ambiti produttivi italiani, oltre che sulla gestione della cosa pubblica. Sappiamo quanto le forze tecnologiche stiano plasmando la società, siano interdipendenti tra loro ed inarrestabili. Siamo all’inizio di una trasformazione, definita come la “quarta rivoluzione industriale” che modificherà considerevolmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo. A maggior ragione la PA deve “modernizzarsiper abbattere i muri che si frappongono tra la PA stessa ed i cittadini ed i confini tra un Paese europeo e l’altro, in un’ottica di raggiungimento degli obiettivi dell’ agenda Europea 2020. La digitalizzazione deve diventare prioritaria ed attorno ad essa è necessario promuovere le politiche per la crescita.

Non c’è, dunque, più tempo da perdere affinché sia messa fine a questa specie di purgatorio nel quale giace, per mancanza delle norme di attuazione, il piano straordinario di investimenti e di misure per accelerare tutti i progetti nazionali per la trasformazione digitale del Paese che è stato messo in campo. Non si tratta di realizzare un esperimento, qui si tratta di compiere un percorso obbligato per dare un futuro di sviluppo all’Italia.

L’impatto delle sedici gare Consip

Una volta messo in moto, il Piano delle gare strategiche andrebbe ad impattare sui sistemi informativi della PA, i.e. in termini di ecosistemi digitali, infrastrutture fisiche e immateriali, sicurezza ed interoperabilità, senza dimenticare effetti collaterali, capaci di favorire l’apertura del mercato alle Piccole e Medie Imprese (PMI) e di ridurre la durata dei contratti, in modo tale da poter verificare continuamente l’adeguatezza dei servizi offerti e della loro rispondenza alle esigenze del committente.

È prevista l’introduzione, nel capitolato di ogni gara, di un codice di condotta tecnologico, ovvero un elenco di criteri da rispettare nello sviluppo tecnologico della PA, stabilendo i principi secondo cui sviluppare le tecnologie a servizio della PA.

Le criticità

Diverse preoccupazioni inquietano. È stato il piano concepito in modo da essere gestito ed implementato da un punto di vista della continuità operativa, risk management e resilienza? Cosa è stato fatto sino ad ora? Sono gli enti preposti organizzati in modo tale da poter attuare il piano triennale? Cosa deve fare la PA per recepire ed attuare tale piano?

Come si legge sul sito di AgID, le gare mirano a fornire soluzioni e servizi ai vari Poli Strategici Nazionali, titolari pubblici di infrastrutture IT che dovranno essere qualificati da AgID stessa, a fronte del completamento del censimento in corso, in modo tale da far circolare tra le varie amministrazioni i vari servizi informatici in termini di infrastrutture, disaster recovery, gestione della sicurezza, ecc. Il piano definisce le condizioni del cambiamento a cui le PA devono rispondere ed adeguarsi, ma è necessario, per iniziare ad attuare il piano stesso, che tutti gli attori coinvolti – incluso AgID ed il Team di per la Trasformazione Digitale – siano strutturati organizzativamente e vengano chiaramente definiti ruoli e responsabilità.

Sono necessarie persone e risorse economiche in termini di tempi, quantità e qualità; bisogna definire la governance e come attuare il cambiamento culturale che il piano di digitalizzazione comporta. Ne consegue la necessità di definire l’organizzazione che serve per l’attuazione del Piano, dato che AgID e il Team Per la Trasformazione Digitale hanno bisogno di risorse adeguate per svolgere il ruolo preposto. Dovrà essere chiaramente esplicitata la modalità di coordinamento tra i vari Ministeri, AgID, il Team per la Trasformazione Digitale, la nuova società in-house e le società in-house esistenti a livello nazionale e come gestire il governo dell’innovazione tra amministrazioni nel territorio. Né bisogna trascurare il tema delle competenze digitali, sia a livello di attori istituzionali e sia soprattutto a livello di cittadini.

Un rapporto di Agi e Censis ha evidenziato la scarsa conoscenza dei processi in atto da parte dei cittadini. Inoltre la popolazione ha un basso livello di competenze digitali ed 16% degli italiani non dispone ancora di connessione internet a casa vs. l’11% della media europea. Questa percentuale, invece, in paesi come Olanda e Germania, si attesta, rispettivamente, al 2% e 6%.

Conclusioni

Sono questi tutte problematiche che, se non sono state affrontate prima, devono essere affrontate collateralmente alla progressiva attuazione del Piano, perché non ne vanifichino gli effetti. La trasformazione digitale è una delle condizioni per la crescita e l’occupazione “Europa 2020” e attraverso l’impiego delle tecnologie ICT si potrà favorire l’innovazione, la crescita economica ed il progresso del Paese, ma è necessario definire regole comuni e processi di integrazione, facilitazione, evoluzione oltre a essere consapevoli che, per realizzare tutto ciò, è necessario attuare uno sforzo adeguato in termini di risorse e di meccanismi di governo prevedendo piani di continuità operativa, risk management e resilienza.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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