Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

Obiettivo semplificare

Procurement e intelligenza artificiale, i modelli di business per le PA

L’evoluzione tecnologica delle PA può essere legata all’impiego dell’intelligenza artificiale: la sua applicazione trova campo nel procurement, per cui sono già stati studiati modelli di business e modi di utilizzo innovativi come lo studio di app-AI based per svolgere numerose funzioni e facilitare gli utenti

18 Feb 2019

Francesco Beltrame

Ordinario di Bioingegneria Università degli Studi di Genova; Presidente di ENR - Ente Nazionale di Ricerca e promozione per la standardizzazione


La diffusione progressiva dell’intelligenza artificiale (AI) in ambito procurement favorisce il superamento di molte barriere ma rischia anche al tempo stesso di produrne nuove.

Per esempio, in Europa, alcuni sistemi di procurement richiedono l’uso di firme digitali nazionali non compatibili fra loro, scoraggiando le aziende italiane, e in particolare le piccole e medie imprese (PMI), dal partecipare a gare bandite dalle pubbliche amministrazioni europee.

Tuttavia, l’innovazione non porta solo ostacoli. Per esempio il possibile impiego di app-AI based nelle procedure di procurement può essere il punto di partenza per modelli di business per le PA volti a facilitare l’esperienza finale di fruizione di un servizio per il cittadino.

Le iniziative internazionali di ONU, OCSE e UE

Paradossalmente, le antiche e consolidate procedure di procurement basate sulla carta, per quanto meno efficienti, non presentavano i problemi sopra citati. Per promuovere un impegno cooperativo verso soluzioni condivise, le istituzioni europee e diversi organismi internazionali conducono da alcuni decenni una serie di iniziative che comprendono lo studio comparativo dell’uso dell’ICT nelle diverse amministrazioni nazionali, lo scambio di buone pratiche, la formazione di consenso su soluzioni condivise ai problemi comuni e anche il finanziamento diretto delle amministrazioni nazionali nella realizzazione di progetti-pilota.

Lo scenario internazionale vede l’ONU e l’OCSE attive prevalentemente nello studio, nel benchmarking e nel benchlearning. Le Nazioni Unite, per esempio, curano alcune serie di pubblicazioni periodiche, come il World Public Sector Report e l’e-Government Readiness Survey, nelle quali confluiscono ricerche e contributi provenienti da ogni Paese. Tali studi costituiscono una risorsa unica al mondo perché riflettono una varietà di approcci nazionali ben superiore a quelli più familiari in Europa. Dal canto suo, la Direzione Governance pubblica e sviluppo territoriale dell’OCSE svolge piuttosto attività di assistenza ai Paesi Membri nel loro sforzo di adattamento al cambiamento sociale ed economico. Per esempio, il Progetto e-Government dell’OCSE produce rapporti sulle best practice nazionali e linee-guida su problematiche quali l‟analisi costi-benefici dell’e-Government o l’adozione dei servizi online. Gli Economic Outlook dell’OCSE includono valutazioni dell’efficienza amministrativa e dell’e-Government basate su incontri bilaterali periodici condotti con rappresentanti dei singoli Paesi.

L’Unione Europea ha da sempre avuto chiara la necessità di promuovere l’informatizzazione e l’interoperabilità informatica delle amministrazioni europee al fine di assicurare il suo stesso funzionamento. In passato i suoi interventi, sempre numerosi e talvolta sovrapposti, erano concepiti a sostegno delle politiche settoriali, e facevano ricorso alle corrispondenti basi normative presenti nei Trattati. Oggi, nonostante l’assenza nei Trattati di competenze specifiche in materia amministrativa, con l’eccezione dellart. 176 D c. 2 del Trattato di Lisbona (“L’Unione può sostenere gli sforzi degli Stati Membri volti a migliorare la loro capacità amministrativa di attuare il diritto dell’Unione”), la UE tende per lo più a promuovere azioni trasversali, come la condivisione di quadri di riferimento e di strumenti abilitanti comuni in campi come l’interoperabilità dei sistemi informatici e l’identità digitale.

Negli ultimi anni, accanto alle usuali attività normative e di concertazione, l’Unione Europea sta dedicando crescenti risorse a programmi di finanziamento diretti a sostenere gli Stati Membri che si impegnino nella creazione di un e-government coerente su scala europea. Il moltiplicarsi di iniziative internazionali legate allo sviluppo dell’amministrazione digitale ha prodotto un crescente interesse per uno scambio di esperienze tra Paesi europei ed extra-europei.

L’impiego dell’Intelligenza artificiale nella PA

L’evoluzione tecnologica dei prossimi anni e quella, in particolare, legata all’impiego progressivamente crescente di tecnologie basate su AI, dovrà tenere in conto la percezione di necessità apparentemente divergenti, sulle quali è opportuna una riflessione che può essere rappresentata nei punti seguenti:

  • l’esigenza di riduzione dei costi di gestione delle infrastrutture IT della PA, che sta portando alla rapida diffusione di soluzioni per la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse di calcolo, dello storage e della gestione della conoscenza.
  • la necessità di affrontare in modo sistematico la gestione di quantità di informazioni rapidamente crescenti e la maggiore consapevolezza del potenziale dell’informazione quale valore strategico nei settori enterprise e government, che sta trainando rilevanti investimenti in soluzioni di document e content management, fino alle forme più sofisticate di information retrieval, di trattamento automatico del linguaggio e di knowledge management.
  • la diffusione nel mercato consumer di sistemi e servizi per il social collaboration sta aumentando la percezione che tali sistemi possano essere introdotti con successo anche nelle imprese e nel settore pubblico. La PA, vista come una large federated enterprise, in grado di realizzare forme complesse di collaborazione e partnership di tipo relazionale e reticolare, è un campo di applicazione promettente.
  • la disponibilità e la rapidissima diffusione delle tecnologie mobili e di nuove modalità di interazione uomo-macchina, basate su dispositivi di accesso anche multisensoriali (interazione touch, interazione vocale) segna l’avvento di nuovi modelli di business basati sulla geolocalizzazione e sulle possibilità di micro pagamenti. La diffusione di tali dispositivi apre la prospettiva, per le amministrazioni, di sviluppare nuovi servizi di e-government ad alto valore aggiunto e di ridurre il digital divide tipico degli utenti che hanno bassa familiarità con l’utilizzo del PC e, più in genere, con le nuove tecnologie.

Intelligenza artificiale e procurement, modelli di business

In relazione alla questione delle innovazioni circa il tema dell’e-procurement, possono essere proposti modelli di business con riferimento alla singola PA o a una molteplicità di PA in cooperazione, come rappresentati di seguito nella Figura 1 e nella Figura 2.

In una visione sempre più digitale della PA, i servizi operano con il supporto di app, dove si dischiude il potenziale degli algoritmi basati su AI, scambiano dati/informazioni e vengono eseguiti in una sequenza preordinata: si parla di orchestrazione dei servizi. I servizi potrebbero utilizzare app-AI based disponibili sul Cloud della PA e/o su altri Cloud pubblici (Hybrid Cloud). Le procedure di cooperazione applicativa dei servizi per il raggiungimento della prestazione voluta darebbero luogo alla specifica di un workflow di attività che richiede il relativo flusso documentale. Il risultato finale sarà la prestazione erogata al cittadino o ad altra PA in modo monitorabile.

La disponibilità e la possibilità di accedere da ogni luogo e con ogni dispositivo ai documenti è assicurata dalla digitalizzazione degli stessi documenti (vedasi Codice Amministrazione Digitale, CAD, Dlgs. n. 82/2005 e Dlsg n. 235/2010 e s.m.i.). La digitalizzazione dei documenti consente archiviazione, conservazione, accesso, operatività continua, per la quale occorre, peraltro, per ogni PA, il piano di cui all’art. 50 bis del CAD stesso.

I workflow delle attività sono in genere automatizzati mediante l’utilizzo di applicazioni basate su web e di web service se permettono di:

  • controllare e coordinare il flusso delle attività;
  • gestire le risorse da impegnare nella prestazione;
  • produrre il flusso documentale e monitorarne lo stato;
  • monitorare lo stato di avanzamento dell’intera prestazione;
  • intervenire per superare eventuali blocchi di avanzamento nell’erogazione della prestazione.

Nello scenario futuro che si propone, si immagina una vasta presenza di device mobili (smartphone, tablet) che useranno app-AI based disponibili su Cloud, costruite al momento dell’uso sulla base dei precisi bisogni dell’utente, sia esso operatore della PA sia cittadino o impresa. La piena realizzazione di un workflow delle attività che risponda pienamente ai bisogni della PA attualmente non è ancora fattibile a causa dei limiti dello stato dell’arte in relazione a quello che si viene rappresentato nei seguenti cinque requisiti.

I cinque requisiti

Il primo requisito, è la definizione di una nuova generazione di workflow di attività adattativi per implementare i business process della PA. Tali workflow dovranno:

  • essere distribuiti su Cloud;
  • prevedere attività supportate da apps-AI based distribuite su Cloud e open data;
  • essere capaci di “apprendere” dall’uso;
  • essere capaci di riorganizzare il processo di erogazione della prestazione;
  • essere semplici da gestire e riconfigurare.

Il secondo requisito, riguarda la definizione di tecniche adattative di orchestrazione dei servizi e di pianificazione del collegato workflow di attività, tali tecniche dovranno essere:

  • guidate dalle esigenze dinamiche dell’utente (PA, cittadino o impresa);
  • configurabili secondo una mutevole disponibilità di risorse;
  • in grado di adattarsi dinamicamente a variazioni di contesto, leggi, dati e/o tipologia delle risorse.

Il terzo requisito, è la definizione di nuove metodiche e tecniche per la progettazione/sviluppo delle apps adoperate dagli utenti (funzionari PA e/o cittadini o imprese) come composizione di servizi “atomici” eventualmente resi disponibili da provider di Cloud pubblici. Le app dovranno essere composte in modo da mettere l’utente e le sue domande al centro del processo di progettazione, fornendo prodotti su misura grazie anche all’utilizzo di un processo di progettazione ad hocma sempre “aperto” (open source), trasparente, semplice e riusabile.

Il quarto requisito è lo sviluppo di metodiche, tecniche e tecnologie per il deployment e operatività su device mobili (smartphone, tablet) di app-AI based di tipo embedded in hardware. Tali app dovranno permettere l’interazione tra apparecchi diversi in modo trasparente rispetto a costruttore, configurazione, sistema operativo del device, abilitando lo scambio di informazioni/servizi in modo nativo.

La Figura 2 illustra la cooperazione tra PA diverse per l’erogazione di una prestazione. In questo scenario, il sistema informativo/della conoscenza si espande da una PA a un’altra fino a diventare multi-PA. I business process multi-PA prevedono attività svolte in PA diverse ed è necessario quindi disporre di quanto descritto nei seguenti requisiti.

Il quinto requisito è la definizione di nuove metodiche, tecniche e tecnologie per la distribuzione dei workflow delle attività su piattaforme Cloud diverse in modo da servire PA diverse. Tali metodiche, tecniche e tecnologie dovranno permettere la realizzazione di:

  • workflow delle attività distribuiti su piattaforme diverse e interoperanti;
  • coordinamento tra attività distribuite;
  • interoperabilità a livello di dati (open e big) e applicazioni (scambio dati tra servizi svolti in PA diverse);
  • cooperazione applicativa trasparente e semplice tra i processi eseguiti in Cloud di PA diverse;
  • monitoraggio e supervisione dell’intero processo da parte di ognuna delle PA;
  • adattabilità del flusso di lavoro per supportare variazioni in tempo reale;
  • riusabilità delle componenti (attività, apps di supporto) e del piano di lavoro o parti di esso.

App di nuova generazione per la produttività personale

La disponibilità di servizi avanzati e sempre nuovi, abilitata dalla presenza di un gestore di Cloud continuamente dedicato alla creazione di nuovi prodotti, permette di superare i classici concetti di applicativo software per la produttività personale. Ogni utente del sistema (sia esso parte della PA, cittadino o impresa) potrà fruire di una app-AI based(oppure di un applicativo se opera da un terminale tradizionale tipo PC) specificatamente concepita per il suo compito.

L’app sarà dinamicamente composta (on the fly) da servizi base utilizzati insieme al fine di fornire esclusivamente le funzionalità di volta in volta necessarie (approccio LEGO-like, catalogo di app smontabili e riusabili). Nuovi servizi saranno, nel tempo, resi disponibili e verranno integrati negli applicativi di produttività personale, fornendo nuove funzionalità, semplificazione e abilitando una maggiore produttività.

Quanto discusso si concretizza nei requisiti seguenti:

  • La definizione di nuove metodiche, tecniche e tecnologie per la composizione dinamica di applicazioni di produttività personale. Queste devono essere disponibili su stazioni di lavoro tradizionali (PC) e device mobili mediante accesso alla piattaforma Cloud. Inoltre, si devono comporre dinamicamente al momento dell’utilizzo a partire dalla specifica delle funzionalità da offrire, dagli obiettivi da perseguire o mediante selezione da un catalogo.
  • La mancata disponibilità dei servizi/componenti atomici scelti non dovrà arrestare l’erogazione della funzionalità richiesta. Il sistema dovrà essere in grado di reperirne altri in grado di erogare la stessa funzionalità oppure una simile (eventualmente avvisando l’utente di un possibile degrado delle prestazioni).

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4