Lo scenario

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: il procurement per il rilancio dell’Italia

La digitalizzazione dei processi legati agli appalti pubblici rappresenterebbe un’importante leva per la ripresa del sistema Paese dopo l’emergenza: in questa direzione vanno gli interventi normativi più recenti, ma permangono fronti critici

13 Ott 2020
Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant


L’esigenza di una rinnovata gestione dei processi di e-procurement pubblico, attraverso l’utilizzo efficace della tecnologia, è stata più volte evocata negli ultimi mesi e, in questa fase post lockdown, riveste carattere maggiormente prioritario per la ripartenza rapida ed omogenea del settore degli appalti e della vita economica del Paese.

Infatti, ciò favorirebbe una maggiore efficienza e qualità della spesa pubblica, assicurerebbe una maggiore capacità allocativa delle amministrazioni, contribuirebbe ad un più corretto utilizzo delle risorse a disposizione.

Le linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

In quest’ottica vanno interpretate anche le recenti linee guida del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR), da cui si evince la volontà di perseguire il processo di sviluppo che implica numerosi cambi di paradigmi, propedeutici alla attuazione di investimenti ed appalti pubblici per la realizzazione delle infrastrutture strategiche e necessarie alla resilienza del nostro Paese in settori strategici quali telecomunicazioni, settore energetico e idrico, salvaguardia del patrimonio ambientale, trasporti e logistica, abitativo e servizi socio-sanitari. Appalti pubblici ed e-procurement diventano, pertanto, leve fondamentali e strategiche per rilanciare l’economia e creare valore sostenibile di lungo periodo.

Il nostro Paese ha margini di miglioramento negli ambiti di intervento delineati dalle linee guida del PNRR, che possono essere ulteriormente facilitati dal processo di digitalizzazione in atto e favorire una rapida ripresa economica e occupazionale e renderlo più resiliente.

Il contesto italiano

Già con il DEF 2019, sulla scia di quanto stabilito dal DEF 2016, erano state definite le strategie infrastrutturali per soddisfare il fabbisogno del Paese. Successivamente, la Legge 14 giugno 2019 n. 55, i.e. il “Decreto Sblocca Cantieri”, ha introdotto alcune importanti novità nel settore dei lavori pubblici – oltre ad attuare la riforma del Codice degli Appalti – prevedendo alcune forme di semplificazione al fine di velocizzare l’iter di realizzazione delle opere pubbliche e la revisione verso il basso delle soglie per l’affidamento di lavori. Inoltre, è creata una nuova struttura temporanea, Investitalia, al fine di migliorare le capacità di spesa delle PA attraverso un potenziamento e coordinamento delle capacità progettuali e operative delle diverse stazioni appaltanti.

Per quanto riguarda le reti e le connessioni digitali, è stato avviato il Piano di Sviluppo della Banda Ultra Larga, unitamente ad altri interventi, quali la PA digitale in un’ottica di sostenibilità, trasparenza, pari opportunità per i fornitori, difesa dalle infiltrazioni mafiose. Il 14 settembre è stato pubblicato il Decreto Semplificazioni, a fronte della sempre maggiore consapevolezza della necessità di attuare più efficaci strategie di semplificazione, ottimizzazione e modernizzazione del sistema degli appalti. Oggi più che mai, nella situazione di ripartenza post-crisi in cui viviamo, diventa evidente che la PA non può permettersi empasse o ritardi. Nel corso degli ultimi decenni l’E-procurement pubblico ha dimostrato come sia indispensabile accelerare il processo di digitalizzazione dell’iter d’acquisto al fine di garantire velocità, trasparenza, valorizzazione del patrimonio informativo e governance. Il procurement pubblico rappresenta, di fatto, una leva fondamentale di politica economica e industriale, in grado di influire in maniera determinante sulla competitività delle imprese, sulla capacità di innovazione e sulla resilienza del Paese.

Gli interventi necessari

In questo scenario, il completamento del processo di digitalizzazione delle procedure di gara favorirebbe sia una maggiore efficienza e sicurezza dei procedimenti amministrativi sia quella effettiva concorrenza fra gli operatori economici, cui abbiamo prima accennato, oltre a garantire l’inviolabilità e segretezza delle offerte, la tracciabilità delle operazioni di gara. Si ridurrebbero altresì i tempi, i costi e i rischi di contenziosi per criticità di natura operativa e sarebbe garantito un continuo monitoraggio dell’evoluzione dei contratti (soprattutto se assistito da un unico software di rilevazione delle varie fasi di esecuzione).

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Vale la pena evidenziare come la situazione contingente è da considerarsi una “prova generale” di come sia possibile garantire le attività degli affidamenti pubblici da remoto, confermandone la resilienza operativa: dal punto di vista organizzativo, il completamento del processo di digitalizzazione delle procedure di appalto contribuirebbe ulteriormente a rafforzare la sinergia tra e-procurement e smart working: in altre parole, i dipendenti delle stazioni appaltanti sarebbero messi in grado di operare in modo “agile”, efficace ed efficiente da remoto. Sarebbe auspicabile, altresì, che si completasse, a breve, la predisposizione di un unico software di rilevazione delle varie fasi di esecuzione dei contratti in modo tale da fornire, in tempo reale, tutte le informazioni necessarie per il monitoraggio continuo dello stato di avanzamento e gestione dell’esecuzione dell’appalto.

Altrettanto fondamentale rimane la riforma in termini di qualificazione e professionalizzazione delle stazioni appaltanti, per attuare una completa trasformazione digitale propedeutica all’innovazione ed alla semplificazione del procedimento degli appalti e di e-procurement riducendo, così, il numero dei soggetti abilitati allo svolgimento delle procedure di acquisto e, al contempo, aumentando il livello di qualità delle attività amministrative. Le stazioni appaltanti dovrebbero, altresì, dimostrare di avere a disposizione, sia il personale tecnico e amministrativo adeguato – per la gestione dei contratti per i quali intendono qualificarsi – sia le specifiche competenze informatiche per la gestione delle piattaforme in uso. Si tratta, come più volte evocato, di creare una “amministrazione competente”, dotata di conoscenze tecniche per gestire i processi di cambiamento, per anticipare i bisogni dell’utenza e per gestire le situazioni di emergenza.

Gli aspetti di risk management

Il processo di digitalizzazione in atto nella PA, nella gestione degli appalti e del e-procurement, richiede ai provider capacità di investimento e innovazione al fine di garantire alla PA soluzioni sempre in linea con i requisiti di legge e con i progressi della tecnologia. Pertanto, occorre che le PA siano consapevoli dell’importanza di alcuni fattori, quali la sicurezza dei dati, l’affidabilità finanziaria delle aziende coinvolte, l’assistenza tecnica ecc, in modo da operare scelte idonee in termini di piattaforma di procurement e della tecnologia di supporto necessaria. Infatti, l’e-Procurement ha il vantaggio di automatizzare e formalizzare la gestione dei contratti di fornitura, integrando un sistema di monitoraggio del rischio in un unico ambiente online. Val la pena, infine, ricordare che, dato che la PA non può permettersi interruzioni di servizio o ritardi sia nella quotidianità ordinaria sia in situazioni di emergenza come quella contingente, diventa indispensabile implementare i principi di Risk Management & Business Continuity in un’ottica di resilienza sistemica, oltre a diffondere la cultura digitale e dotare il personale dei necessari digital skill.

Tutti sappiamo come la realizzazione di infrastrutture crei valore e possa convertirsi nel volano del rilancio della crescita economica del Paese per effetti sia diretti sia indiretti, quali: l’aumento il PIL; la creazione di posti di lavoro; l’aumento della produttività degli attori economici che ne usufruiscono, promozione della concorrenza e della cooperazione. Il Recovery Fund messo a disposizione dalla EU al nostro Paese ammonta a 209 miliardi che, se investiti in infrastrutture, produrrebbero in 10 anni un ritorno di circa 627 miliardi e circa 2 milioni di nuovi occupati, oltre ad avere un effetto benefico di recupero di produttività per il Paese.

In conclusione

Sebbene permangano luci ed ombre da dipanare in termini di attuazioni normative, ci si auspica un’accelerazione dello sbocco degli appalti necessario per garantire un sistema economico indipendente, forte e competitivo, flessibile e dinamico, in grado di produrre crescita, sviluppo e maggiore impiego.

Non ci resta che confidare che le Linee Guida si convertano presto in progetti concreti in grado di convincere la Commissione Europea della “efficacia” ed “efficienza” strategica del nostro Governo. Di fatto la ripresa e la resilienza a livello Paese potrà essere conseguita soltanto con un vigoroso piano di rilancio di opere pubbliche e con l’ammodernamento della PA per poter far fare al Paese quel salto di innovazione di sistema che sarà necessario per continuare a competere sui mercati, ora e dopo l’auspicabile fine della pandemia.

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