Public procurement al tempo del coronavirus: tutti i dati | Agenda Digitale

L'approfondimento

Public procurement al tempo del coronavirus: tutti i dati

Fonti pubbliche e open data consentono di fare una prima analisi della situazione appalti di quest’anno, per capire l’andamento in confronto al 2019 e capire l’impatto dell’emergenza sanitaria: emerge il ruolo del procurement come leva per la ripresa

09 Dic 2020
Federico Morando

CEO and co-founder at Synapta, independent researcher

L’appuntamento per fare un primo bilancio del ruolo degli acquisti pubblici durante il periodo più duro della crisi sarà a febbraio e marzo 2021, quando avremo a disposizione i dati a consuntivo rispetto ai contratti pubblici attivati durante l’anno. Tuttavia è lecito cominciare ad interpretare alcuni primi segnali provenienti dai dati relativi al public procurement italiano.

Quale che sia il giudizio di ciascuno sull’efficacia delle norme varate durante questo 2020 per facilitare le procedure di aggiudicazione delle commesse pubbliche, è difficile non concordare rispetto al ruolo chiave che gli appalti pubblici potranno e dovranno avere per una rapida ripresa economica, dopo la crisi indotta o almeno grandemente aggravata dalla pandemia.

I dati 2020

Gli acquisti di beni, servizi e lavori da parte della PA rappresentano una fetta importante del PIL Italiano (parliamo di cifre nell’ordine dei 150 miliardi di euro l’anno per l’acquisto di beni e servizi), che dovranno concorrere a sostenere la domanda negli anni a venire, e si spera già nel corso di questo 2020, anno in cui le aspettative di cittadini ed imprese non possono che essere improntate ad una certa prudenza, se non ad un marcato pessimismo.

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Dai dati della piattaforma ContrattiPubblici, si evince che tra gennaio e ottobre 2020 compresi, sono state censite procedure attive per un totale di più di 318 miliardi di euro (valore complessivo, che può essere spalmato su più annualità di contratti) e, considerando anche i sistemi dinamici di acquisizione aperti prima ed ancora attivi, le procedure aperte a ottobre 2020 ammontavano a più 101 miliardi di euro, di cui più di 41 miliardi pubblicate proprio a ottobre e più di 37 miliardi in scadenza nel mese stesso. Entrambe le ultime due grandezze sono state influenzate non poco da una singola importante gara: una procedura aperta per l’affidamento di accordi quadro per la fornitura di reagenti e strumentazioni di laboratorio, destinati all’emergenza sanitaria Covid-19 per Regione Lombardia, per un valore complessivo di più di 25 miliardi di euro.

Se analizziamo le procedure attive durante il 2020, possiamo notare come quasi il 41% (in valore) abbia riguardato il mondo medicale, perlopiù farmaci (29,2%) ed apparecchiature mediche (11,7%), in particolare sistemi diagnostici (come la gara di Regione Lombardia di cui sopra). “Solo” il 5,1% delle gare riguardava il mondo delle costruzioni ed il 3,8% quello della gestione dei rifiuti. Tutto il resto, per un valore superiore al 50%, è estremamente frammentato (e si può forse segnalare uno 0,8% in energia ed uno 0,7% in servizi di assistenza sociale).

Il confronto con l’anno scorso

La Gazzetta Ufficiale Europea (che riporta tutte le procedure di ammontare più alto) permette fare qualche comparazione con l’anno precedente. Ad esempio, il peso del mondo medicale si attestava sul 23,3%, con spesa sempre perlopiù in farmaci (20,7%) ma con una minore incidenza delle apparecchiature mediche (2,5% del totale), di cui solo lo 0,4% in sistemi diagnostici. Queste differenze appaiono comunque coerenti con l’emergenza in corso, e probabilmente non stupisce che il peso del settore delle costruzioni fosse attorno al 10,7%. (Nel 2019, la gestione dei rifiuti, citata sopra, si è invece attestata sull’1,6%.) Tutto il resto delle eterogenee procedure di affidamento della PA ha rappresentato circa il 60% (all’interno del quale spicca un 1,3% nell’ambito buoni pasto, comprensibilmente poco rilevanti nel 2020, oltre ad uno 0,9% in servizi di assistenza sociale).

Per fare qualche esempio in valori assoluti, il settore delle costruzioni scende dai 21,5 miliardi di euro dei primi 10 mesi del 2019 a 16,20 miliardi di euro nei primi 10 mesi del 2020; inoltre, nel 2020 è sostenuto soprattutto da lavori di ingegneria civile, mentre la manutenzione e completamento di edifici scende da 18,4 a 2,74 miliardi. Se questi trend fossero confermati a consuntivo, si tratterebbe di un duro colpo al settore delle costruzioni da parte di una PA che pare aver significativamente stretto i rubinetti della domanda pubblica nel comparto.

I risultati delle statistiche Anac

Per confronto rispetto ai dati rilevati sulla piattaforma ContrattiPubblici, l’analisi riguardante gli open data recentemente messi a disposizione da ANAC sono interessanti in particolare riguardo ai dataset chiamati “CIG anno 2019” e “CIG anno 2020”, che riportano i principali metadati relative agli appalti pubblici sopra soglia di affidamenti diretto pubblicati negli anni in questione. In particolare, ho confrontato il mese di luglio, che ha rappresentato, per il 2020, uno di quelli con una situazione di relativo “ottimismo”, anche in relazione all’andamento dei contagi (e che auspicabilmente doveva segnare un primo ritorno all’attività da parte delle PA, un po’ “bloccate” durante il lock-down più duro).

Dai dati ANAC, si evince come le procedure sopra soglia di affidamento diretto con data di pubblicazione a luglio 2020 siano state circa 29.500, contro le 32.800 del luglio 2019. In altre parole, a luglio si sono sì fatte quasi tante gare quante nel luglio dell’anno precedente, ma non si sono certo “recuperate” le procedure non svolte nei mesi precedenti. Inoltre, l’ammontare totale è stato di 22,6 Miliardi nel luglio 2020, contro i 28,8 Miliardi € del luglio 2019. Usando l’esempio dei servizi ICT, presumibilmente caro ai lettori di questa testata, il totale delle procedure di affidamento nell’ambito dei “Servizi informatici: consulenza, sviluppo di software, Internet e supporto” è sceso da 2,3 Miliardi di Euro a 276 Milioni circa. E, se è comprensibile che le emergenze fossero altre, forse non è stato molto lungimirante non attivare già a luglio strumenti che avrebbero potuto essere strategici per lo smart working che si poteva prevedere avrebbe caratterizzato l’autunno e l’inverno 2020/2021.

Conclusione

Naturalmente, sarebbe opportuno approfondire la breve analisi tratteggiata in questo contributo, ma questi primi carotaggi suggeriscono che la PA italiana debba ancora imprimere una significativa accelerazione sugli appalti pubblici durante questo 2020, se non come “premessa necessaria per la ripresa del Paese”, almeno per non essere tra le cause del rallentamento. Fortunatamente, le risorse economiche per procedere in tal senso sembrano oggi disponibili, o almeno in arrivo, e gli strumenti normativi sono stati rivisti a tal fine, per cui – dato un piccolo segnale di allarme rispetto allo stato attuale delle cose – si può mantenere un certo grado di ottimismo per il futuro prossimo!

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