Colao, Immuni per passaporto vaccinale? Un riciclo che sa di sconfitta | Agenda Digitale

il commento

Colao, Immuni per passaporto vaccinale? Un riciclo che sa di sconfitta

Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale Vittorio Colao per la prima volta – ieri in audizione – parla dell’App italiana per il contact tracing, riconosce il flop e annuncia l’ipotesi riutilizzo come passaporto vaccinale. Che delusione. Si può fare meglio e con cura

14 Apr 2021
Riccardo Berti

avvocato Centro Studi Processo Telematico

Suona come una sconfitta il proposito di Vittorio Colao di riciclare Immuni come passaporto vaccinale (in Europa lo chiamano Green Pass).

Il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale per la prima volta – ieri in audizione – parla dell’App italiana per il contact tracing, ne ammette i limiti (il modesto successo di pubblico) e ne propone un rilancio appunto come passaporto vaccinale, con tamponi fatti e forse certificazione del vaccino.

Perché delude il riciclo di Immuni per il passaporto

Il problema è che Immuni nasce con in mente ben altro, ovvero consentire il tracciamento delle persone tracciando contatti ravvicinati fra persone tracciati dal segnale Bluetooth Low Energy nel rispetto della riservatezza di ognuno di noi.

Immuni era ed è l’appendice italiana di uno sforzo globale di utilizzare la tecnologia in maniera efficace per contrastare la pandemia. Proporla come un semplice passaporto vaccinale (che potrebbe benissimo essere ospitato su altre applicazioni, ad esempio il fascicolo sanitario elettronico) è davvero riduttivo, significa trasformare un futuristico “strumento di diagnosi” tascabile (svilito nel suo potenziale solo dalla scarsa percentuale di adottanti) in un taccuino per certificati.

Beninteso, se l’idea di Colao è quella di rafforzare la base di utenti di Immuni con la funzione di passaporto vaccinale (che secondo la strategia europea può essere declinato in cartaceo o, appunto, via app, scelta quest’ultima senz’altro più appropriata), allora ben venga questa strategia.

Immuni ora è fai da te: c’è vita oltre il flop?

Del resto l’app inglese per il contact tracing ha basato il suo successo proprio su una serie di servizi “accessori” al contact tracing che la hanno resa più appetibile.

Resta il fatto che in Italia, ancora una volta, su Immuni si fa troppo tardi e troppo poco, con la politica che tentenna fra dichiarazioni poco convinte e non si cura di risolvere i problemi strutturali del contact tracing tecnologico, carente di una cabina di regia e di uno sforzo informativo coerente.

Restano salve, e opportune, tutte le considerazioni qui fatte (vedi sotto) su rischi privacy e di altro tipo, per i nostri diritti, di cui gli esperti al mondo stanno discutendo in questa fase nella prospettiva dei passaporti vaccinali.

White Paper - Smart Health: guida alle nuove frontiere digitali della sanità
 

Passaporto vaccinale, non c’è solo la privacy: ecco tutti i diritti in gioco

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4