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scenari futuri

Come ci curerà l’intelligenza artificiale: tutti gli esempi

di Giovanni Maglio, responsabile eHealth e Privacy del L.E.G. dell’Università del Salento

18 Apr 2017

18 aprile 2017

Dalla consulenza medica a distanza alla genetica e alla genomica fino all’uso di tecnologie intelligenti in grado di interpretare le nostre richieste o anche di agire in base alla situazione: qual è il ruolo più esteso che l’IA potrà giocare in un probabile futuro nel settore sanitario? Ecco qualche possibile scenario

L’uso sempre più intenso e pervasivo di applicazioni informatiche basate sull’Intelligenza Artificiale promette e fa sperare in grandi cambiamenti nella gestione del sistema sanitario e nel miglioramento delle relazioni tra i principali protagonisti della Sanità: medico-paziente, paziente-sistema sanitario, e medico-sistema sanitario, tralasciando volutamente ulteriori relazioni tra soggetti interessati (case farmaceutiche, strutture sanitarie di varie tipologie, assicurazioni ecc.) che richiederebbero altre riflessioni.

L’Intelligenza Artificiale, nel corso degli anni, dopo un periodo di apparente stato di torpore, ha dimostrato di aver acquistato un livello di maturità tale che, a partire dagli albori della sua teorizzazione, può essere oggi considerata il vero snodo intorno al quale il progresso tecnologico garantirà il raggiungimento di elevati livelli di servizio e di una ampia diffusione.

Per Intelligenza Artificiale (I.A.), infatti, tra l’altro, si intende quella capacità che consente a qualsiasi dispositivo digitale di vedere e riconoscere gli oggetti, capire e rispondere ai messaggi riconoscibili, prendere decisioni, e anche imparare a cambiare il proprio “pensiero” e comportamento, sulla base dell’analisi dei dati acquisiti attraverso sensori o altre fonti esterne di alimentazione, elaborandoli in ambienti che sfruttano la potenza del Cloud computing.

Nel mondo della sanità, sia pure ad un livello abbastanza semplice, l’Intelligenza Artificiale è già in uso in alcuni di questi aspetti, magari in modo quasi inconsapevole; ma qual è il ruolo più esteso che l’IA potrà giocare in un probabile futuro nel settore sanitario?

Volendo immaginare alcuni scenari, possiamo provare a delinearne alcuni.

I pazienti che si sentono poco bene o pensano di aver bisogno di una consulenza medica potranno chiamare un servizio di telemedicina per contattare un sistema di risposta automatico che, sulla base delle informazioni ricevute, potrà indirizzare il paziente verso la soluzione più adeguata, magari facendolo interagire con personale paramedico o altra figura sanitaria specifica. I dati sulla condizione fisica ed i sintomi possono essere rilevati in tempo reale da uno smartphone o sensori intelligenti, affidabili ed evoluti, mentre un sistema di intelligenza artificiale suggerirà o supporterà il personale in linea nella scelta della soluzione più adeguata.

Gli smartphone o altri device mobili potranno utilizzati anche per inviare immagini o video che il computer leggerà per  consigliare come procedere.

Se invece, i pazienti si sentono piuttosto male, ma non tanto da andare al Pronto Soccorso di un ospedale, saranno più propensi a recarsi in una piccola clinica, più prossima territorialmente, magari localizzata anche in un centro commerciale o in un poliambulatorio o nelle cosiddette “farmacie dei servizi”, suggerita dalla geolocalizzazione e da un sistema intelligente di smistamento. Il paziente potrà essere visitato da un professionista che sarà in grado di tenere conto di tutta la storia medica del paziente, accedendo alle risorse informatiche accessibili da remoto in modalità cloud, nel rispetto della protezione della privacy: in fondo quello che il Fascicolo Sanitario Elettronico, sulla carta, prometteva di fare. Il sistema di IA sovrintenderà il cruscotto decisionale (Decision Support System) del medico, per individuare la diagnosi o gli esami più appropriati sulla base del complesso dei dati a disposizione, confrontati con database estesi di casistiche similari.

I pazienti cronici potranno essere curati a casa con la visita di infermieri o medici (magari attraverso la messa in relazione da parte di piattaforme intelligenti e tecnologia di tipo “Uber”) che potranno, quindi, chiamare all’occorrenza o recandosi di persona, previo contatto attraverso canali smart dedicati, o tramite mezzi di telemedicina.

Le persone che non sono in grado di deambulare potranno essere assistite da robot dotati di intelligenza artificiale che forniscono anche alcune cure di base in loco e sono capaci di interagire attraverso comandi vocali.

Nel caso in cui l’ospedalizzazione dovesse essere ancora necessaria, per importanti interventi di chirurgia, questi potranno essere eseguiti facendo ampio uso della tecnologia robotica controllata da sistemi di IA ovvero attraverso strumenti di realtà aumentata che assistano i chirurghi nelle fasi operatorie più delicate.

Gli ospedali, centri di chirurgia, cliniche, centri di cura specializzati, ospizi, ecc. potranno mettere a disposizione dei pazienti-utenti in ogni camera o in modalità mobile, numerose interfacce intorno a loro in grado di fornire l’informazione su misura gestita dall’IA, con particolare attenzione alle richieste dei pazienti (utilizzando la voce come comando).

L’impiego del personale medico umano sarà adeguato costantemente in base alle esigenze del singolo paziente come determinato da algoritmi di rischio-monitoraggio e basato su una sorta di cartella clinica elettronica in continuo aggiornamento, anche attraverso dati provenienti da fonti qualificate esterne, nel rigoroso rispetto del trattamento dei dati personali, eseguendo una sorta di “profilazione” sanitaria quanto più accurata possibile, anche in ottica di prevenzione e controllo del follow-up.

La totalità dei referti e certificati prodotti dai medici o dai sistemi dotati di IA saranno dematerializzati e disponibili direttamente nella cartella clinica elettronica tramite il software di riconoscimento vocale del linguaggio naturale. Ogni paziente potrà controllare la propria cartella clinica elettronica, insieme ad un compendio digitale di note cliniche generate e arricchite di dati e informazioni con le caratteristiche del paziente, anche in ordine ad eventuali consensi.

I medici saranno massicciamente assistiti, soprattutto quando impegnati nella diagnosi e nell’esame obiettivo, attraverso strumenti di realtà aumentata e potranno fare largo uso di medicina di precisione basata su IA che attinge da basi di dati alimentate da casi e precedenti di milioni di utenti-pazienti, con le logiche del data mining.

L’intelligenza artificiale, infatti, potrà essere applicata al cloud-based “Big Data” ed assisterà i medici, in real time, per comparare e confrontare le caratteristiche del singolo paziente con gli altri pazienti del database con condizioni e sintomi simili, al fine di trovare le diagnosi più accurate e le terapie personalizzate più efficaci.

Come pure le farmacie ospedaliere potranno beneficiare di tali capacità computazionali, utilizzando apposite stampanti 3D per creare ed erogare farmaci di nuova concezione in tempo reale ed in base alle effettive necessità.

L’intelligenza artificiale avrà un enorme impatto anche sulla genetica e sulla genomica, che saranno in grado di identificare i modelli in enormi dataset di informazioni genetiche e cartelle cliniche, alla ricerca di mutazioni e collegamenti con le malattie. Una nuova generazione di tecnologie computazionali che possono predire ai medici ed ai biologi che cosa accadrà all’interno di una cellula quando il DNA è alterato dalla variazione genetica, naturale o terapeutica.

La maggior parte di quanto sopra descritto sta già cominciando ad intravedersi nell’orizzonte sperimentale del settore sanitario e della ricerca scientifica.

Tuttavia, almeno nel breve periodo, l’IA permetterà un progresso tutt’altro che uniforme, anzi, molto probabilmente, sarà “a macchia di leopardo”, con punte di eccellenza concentrate nelle località più densamente abitate, dove i costi di investimento saranno giustificati.

Anche se i reali benefici si potranno avere soprattutto per migliorare le condizioni di accesso alle cure degli abitanti in località rurali e meno servite dal punto di vista di copertura dei servizi sanitari, potendo, in questi casi, la “telemedicina” dotata di intelligenza artificiale rappresentare un rimedio alla lontananza geografica, ove non diversamente necessaria la presenza fisica.

Infine, un ultimo scenario che si può prevedere è quello della possibile scomparsa delle app sanitarie per come le conosciamo oggi, sostituite in tutto e per tutto da tecnologie intelligenti info-telematiche così pervasive e diffuse (ubique), dotate di interfacce prevalentemente vocali che riescono ad interpretare le nostre richieste o addirittura, attraverso il monitoraggio costante del nostro stato di salute psico-fisico, attivando, eventualmente in maniera automatica, le richieste di assistenza sanitaria più pertinenti alla situazione concreta.

Ma in campo medico, come in altri, sarà proprio opportuno lasciare l’ultima parola alla “macchina” (per quanto “intelligente”).

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