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Dal FSE alla telemedicina: la sanità prova a parlare una lingua unica



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Il dato sanitario diventa infrastruttura strategica per il Servizio sanitario nazionale. Fascicolo Sanitario Elettronico, PNRR, telemedicina e interoperabilità regionale aprono una nuova fase di governance pubblica, mentre ASL e aziende sanitarie sperimentano modelli replicabili per assistenza territoriale, sicurezza e sostenibilità

Pubblicato il 18 giu 2026

Teresa Bonacci

Responsabile Ufficio Stampa e Comunicazione Istituzionale Federsanità – Confederazione Federsanità Anci Regionali

Claudio Russo

Comitato Scientifico Forum Permanente dei Dg di Federsanità



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La trasformazione digitale della sanità italiana passa dalla capacità di valorizzare il dato sanitario come infrastruttura strategica di governo pubblico. Non si tratta più soltanto di innovazione tecnologica, ma della costruzione di un ecosistema capace di integrare assistenza, programmazione sanitaria e governance istituzionale. In questo quadro, interoperabilità, sicurezza e standardizzazione dei dati rappresentano gli elementi centrali della modernizzazione del Servizio sanitario nazionale.

Il riferimento normativo principale è costituito dal Fascicolo Sanitario Elettronico, introdotto dall’articolo 12 del Decreto-Legge n. 179 del 2012 e successivamente rafforzato dal Decreto-Legge n. 34 del 2020 e dal Decreto del Ministero della Salute del 7 settembre 2023 sul nuovo FSE 2.0. La normativa definisce il Fascicolo come l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi riguardanti l’assistito. L’obiettivo è garantire continuità assistenziale, supporto alla prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, ma anche migliorare le attività di programmazione sanitaria e governo della spesa pubblica.

Fascicolo Sanitario Elettronico e PNRR nella sanità digitale

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha ulteriormente accelerato questo percorso. La Missione 6 Salute prevede investimenti specifici per il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico, della telemedicina e dell’interoperabilità dei sistemi regionali, con l’obiettivo di superare la frammentazione storica delle piattaforme digitali sanitarie italiane. Parallelamente, Agenas e AgID stanno lavorando alla piena implementazione dell’Infrastruttura Nazionale per l’Interoperabilità (INI), il sistema che consente lo scambio sicuro dei dati tra Fascicoli Sanitari regionali.

La necessità di standard condivisi è stata ribadita anche dal Regolamento europeo sullo European Health Data Space (EHDS), approvato dall’Unione Europea per favorire la circolazione sicura dei dati sanitari tra Stati membri, rafforzando interoperabilità, ricerca e innovazione. Il regolamento introduce il principio del “primary use” dei dati per la cura del paziente e del “secondary use” per ricerca, programmazione sanitaria e politiche pubbliche, sempre nel rispetto del GDPR e della protezione dei dati personali.

Interoperabilità dei dati sanitari e disomogeneità territoriali

In Italia, tuttavia, il sistema continua a presentare forti disomogeneità territoriali. Sistemi informativi regionali costruiti in tempi differenti e con architetture eterogenee limitano ancora oggi lo scambio fluido delle informazioni cliniche. Questo genera criticità operative: duplicazione di esami, difficoltà nella presa in carico dei pazienti che si spostano tra regioni e minore capacità di analisi epidemiologica e programmatoria.

Nonostante queste difficoltà, diverse ASL italiane stanno sviluppando modelli avanzati di interoperabilità che rappresentano esperienze replicabili.

Modelli ASL per una sanità digitale interoperabile

Uno dei casi più strutturati è quello della Azienda USL di Bologna, all’interno del sistema regionale dell’Emilia-Romagna, considerato tra i più evoluti in Italia. La Regione ha costruito una piattaforma unica regionale interoperabile con il Fascicolo Sanitario Elettronico, integrando ospedali, medicina territoriale, CUP e servizi farmaceutici. Durante la pandemia Covid-19, questo modello ha consentito il monitoraggio integrato di ricoveri, vaccinazioni e assistenza domiciliare, offrendo alle strutture sanitarie strumenti avanzati di analisi dei dati e programmazione in tempo reale.

Un’esperienza particolarmente significativa riguarda la ASL Roma 1, che sta sviluppando un ecosistema digitale collegato alle Centrali Operative Territoriali previste dal DM 77/2022, il decreto che ridefinisce l’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale. Attraverso piattaforme interoperabili, i dati provenienti da assistenza domiciliare, telemedicina, specialistica e ospedali vengono condivisi tra professionisti sanitari e servizi territoriali. Il progetto punta a migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e fragili, riducendo ricoveri impropri e accessi ripetuti al pronto soccorso.

Anche la Azienda USL Toscana Centro ha sviluppato modelli avanzati di integrazione clinica digitale, in particolare per la gestione delle cronicità. I sistemi regionali consentono la condivisione dei dati tra medici di medicina generale, specialisti ospedalieri e servizi socio-sanitari territoriali, favorendo percorsi multidisciplinari per diabete, scompenso cardiaco e fragilità. L’integrazione dei dati clinici ha consentito una maggiore appropriatezza prescrittiva e una riduzione delle duplicazioni diagnostiche.

Nel Nord Italia emerge inoltre l’esperienza della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che ha investito in telemedicina e continuità digitale ospedale-territorio. Attraverso piattaforme interoperabili vengono integrati referti, monitoraggi domiciliari e dati clinici dei pazienti cronici. Il sistema consente una supervisione continua anche dopo la dimissione ospedaliera, rafforzando la gestione dei pazienti post-acuti e riducendo il rischio di riospedalizzazione.

Particolarmente interessante è anche il modello sviluppato in Piemonte dall’ASL Città di Torino nell’ambito del progetto regionale di evoluzione del Fascicolo Sanitario Elettronico e della piattaforma “Salute Piemonte”. La Regione ha investito nella piena interoperabilità tra ospedali, medicina territoriale, farmacie e servizi di prenotazione, creando un ecosistema digitale integrato che consente ai cittadini di accedere online a referti, prescrizioni, vaccinazioni e percorsi di cura. L’ASL torinese ha inoltre sviluppato strumenti di telemonitoraggio e presa in carico digitale dei pazienti cronici, con particolare attenzione agli anziani fragili e ai pazienti affetti da patologie cardiovascolari e respiratorie. Il progetto rappresenta un modello importante di integrazione tra sanità digitale, servizi territoriali e governance regionale dei dati.

Nel Mezzogiorno assumono particolare rilevanza i progetti avviati dalla ASL Bari, dove il Fascicolo Sanitario Elettronico regionale è stato integrato con programmi di telemonitoraggio per pazienti fragili e cronici. I dati clinici raccolti da dispositivi domiciliari vengono condivisi in tempo reale con medici e specialisti, consentendo interventi tempestivi e un maggiore coordinamento assistenziale. Si tratta di esperienze importanti anche in termini di riduzione delle disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi sanitari.

Governance del dato sanitario e assistenza territoriale

Questi modelli dimostrano come il dato sanitario possa diventare uno strumento strategico di governance pubblica. Attraverso piattaforme interoperabili è possibile programmare meglio i servizi, monitorare i bisogni epidemiologici, individuare precocemente situazioni di fragilità e rafforzare l’assistenza territoriale prevista dal PNRR e dal DM 77.

Accanto all’interoperabilità, resta centrale il tema della sicurezza. Il dato sanitario è tra le informazioni più sensibili trattate dalla pubblica amministrazione. Per questo il quadro normativo europeo — a partire dal GDPR — impone rigorosi standard di protezione, autenticazione e gestione degli accessi. Anche l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha più volte evidenziato la necessità di rafforzare le difese digitali delle infrastrutture sanitarie, considerate strategiche per il Paese.

Federsanità e il Percorso della Sostenibilità 2026

In questo scenario, il Forum Permanente dei Direttori Generali di Federsanità si sta configurando come uno dei principali luoghi di elaborazione e confronto sui temi della governance dei dati, della sostenibilità e dell’innovazione organizzativa del Servizio sanitario nazionale. Il “Percorso della Sostenibilità 2026”, promosso dal Forum, nasce infatti con l’obiettivo di trasformare le esperienze territoriali in strumenti concreti di policy e modelli replicabili a livello nazionale.

Il lavoro del Forum si sviluppa attraverso roadshow macro-regionali, laboratori di co-progettazione e una call to action nazionale finalizzata alla raccolta di buone pratiche ed esperienze operative maturate nelle aziende sanitarie. Tra i temi centrali emergono proprio la digitalizzazione dei servizi, l’interoperabilità dei sistemi informativi, la telemedicina, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e la capacità di costruire nuovi modelli di governance pubblica fondati sul dato sanitario.

L’approccio scelto da Federsanità punta a superare una visione frammentata dell’innovazione, valorizzando il ruolo delle Direzioni strategiche come motore del cambiamento organizzativo e culturale del sistema sanitario. In questa prospettiva, il Forum DG non si limita a promuovere momenti di confronto, ma si propone come un laboratorio permanente di produzione di indirizzi operativi, capace di mettere in rete esperienze territoriali, favorire la diffusione di modelli interoperabili e contribuire alla definizione di una governance nazionale più integrata, sostenibile e orientata ai bisogni reali dei cittadini.

La costruzione di un ecosistema sanitario interoperabile e sicuro richiederà infatti non solo investimenti tecnologici, ma anche capacità manageriale, condivisione delle competenze e diffusione delle migliori pratiche. È su questo terreno che il Forum Permanente dei Direttori Generali di Federsanità intende consolidare il proprio ruolo: accompagnare il cambiamento del Servizio sanitario nazionale attraverso una governance partecipata dell’innovazione, capace di coniugare sostenibilità, equità e qualità delle cure.

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