C’è un filo che lega farmaci, intelligenza artificiale, reti digitali e bilancio europeo. È la capacità dell’Europa di restare competitiva in un mondo in cui la competizione economica è sempre più anche competizione tecnologica, sanitaria e geopolitica. Il Rapporto Cantiere Europa+ dell’Istituto per la Competitività prova a leggere questo scenario andando oltre la tradizionale distinzione tra politica industriale, transizione digitale e sicurezza degli approvvigionamenti. Il messaggio è netto: senza una strategia più integrata, l’Unione rischia di trovarsi in una posizione intermedia e fragile, regolatore globale da un lato, ma mercato meno attrattivo per investimenti, innovazione e nuove terapie dall’altro.
Per chi guarda alla sanità digitale, il punto è particolarmente rilevante. Il futuro della salute non dipenderà solo dalla capacità di sviluppare nuovi farmaci, ma anche da dati interoperabili, infrastrutture sicure, connettività diffusa, intelligenza artificiale affidabile e catene del valore meno esposte a shock esterni. In questa prospettiva, farmaceutica e digitale diventano due cartine di tornasole della stessa domanda: l’Europa vuole limitarsi a fissare regole o intende costruire anche le condizioni industriali, tecnologiche e finanziarie per competere?
Indice degli argomenti
Farmaci e digitale in Europa tra industria e sicurezza sanitaria
Il settore farmaceutico resta uno dei punti di forza dell’economia europea e, in modo particolare, dell’Italia. Come evidenziamo nel Rapporto, il nostro Paese è il sesto esportatore farmaceutico al mondo, con una quota globale del 6,3%. Nel 2024 l’export italiano di farmaci ha raggiunto 53,8 miliardi di euro, in crescita del 9,5% rispetto all’anno precedente, mentre le prime stime per il 2025 indicano un salto fino a 69,2 miliardi. Numeri che confermano il farmaco come una delle principali industrie manifatturiere nazionali. Eppure, questa forza non mette il settore al riparo dalle nuove tensioni internazionali.
Dazi, MFN e accesso alle cure
La politica commerciale americana, tra dazi e Most Favored Nation (MFN), rischia di incidere direttamente sulle scelte globali delle imprese: un dazio del 15% sui prodotti farmaceutici varrebbe circa 18,6 miliardi di dollari l’anno per l’industria europea, di cui 1,7 miliardi sulle importazioni dall’Italia. Tuttavia, come se non bastasse, da qualche mese la questione non è solo commerciale, ma riguarda soprattutto l’accesso alle cure. La logica MFN, che collega i prezzi statunitensi ai valori più bassi applicati in altri Paesi avanzati, rende infatti meno conveniente lanciare rapidamente nuovi medicinali nei mercati europei a prezzo regolato.
In questo caso, il dato più evidente, che conferma questa preoccupazione, riguarda proprio l’Italia. Nei primi dieci mesi di applicazione della MFN, i nuovi lanci di farmaci nei mercati europei sarebbero diminuiti di circa il 35%, ma nel nostro Paese il calo sarebbe stato molto più forte, da 99 a 33 nuovi lanci, pari a meno 66,7%. Tradotto in termini sanitari, significa che una scelta di pricing decisa oltreoceano può trasformarsi in un accesso più lento a terapie innovative per i pazienti europei e italiani. È qui che la farmaceutica smette di essere solo industria e diventa sicurezza sanitaria.
Sanità digitale europea tra regole, dati e semplificazione
Il digitale segue una traiettoria simile. L’Europa ha costruito negli ultimi anni un quadro regolatorio avanzato, dal GDPR all’AI Act, passando per Data Act, cybersecurity, identità digitale e regole sulle piattaforme. Questo modello ha dato all’Unione un ruolo globale nella definizione degli standard, ma ha anche creato un ambiente complesso, spesso percepito da imprese e pubbliche amministrazioni come difficile da navigare. Il Digital Omnibus nasce proprio da questa esigenza di semplificazione, con l’obiettivo di ridurre sovrapposizioni, chiarire il rapporto tra norme sui dati e alleggerire alcuni adempimenti, senza rinunciare alla tutela dei diritti.
Per la sanità digitale questa semplificazione non è un tema burocratico: l’uso dell’intelligenza artificiale in medicina, la ricerca basata sui dati, la telemedicina e i servizi digitali per il paziente hanno bisogno di regole certe. Se i dati non possono circolare in modo sicuro, se le responsabilità non sono chiare e se le procedure restano frammentate, l’innovazione resta confinata nei progetti pilota e fatica a diventare servizio.
Reti digitali e ritardi infrastrutturali
Accanto alle regole, però, servono infrastrutture, e su questo il Digital Networks Act prova a intervenire su un mercato europeo delle telecomunicazioni ancora frammentato, in cui gli operatori faticano a scalare oltre i confini nazionali e gli investimenti non sempre procedono al ritmo richiesto dagli obiettivi del Decennio digitale. I numeri del Rapporto mostrano il ritardo. La copertura 5G complessiva dell’UE è elevata, al 94,3%, ma scende al 79,6% nelle aree rurali. Soprattutto, l’Europa resta indietro sulla qualità del 5G, con una copertura mid-band intorno al 50%, contro il 95% di Cina e India e il 90% degli Stati Uniti. Anche la banda larga fissa ad altissima capacità mostra divari rilevanti. In Italia copre il 71% delle famiglie, sotto la media europea e lontano dai Paesi più avanzati.
Questo divario infrastrutturale è anche un divario sanitario. Dove la connettività è fragile, la sanità digitale arriva più tardi, i servizi territoriali restano meno integrati e le opportunità dell’IA clinica o del monitoraggio remoto rischiano di accentuare, invece che ridurre, le disuguaglianze.
Bilancio UE e fondi per salute, biotech e leadership digitale
La partita si sposta quindi sul prossimo bilancio europeo, dal quale si comprenderà meglio se – e in che misura – l’UE intenderà sostenere la competitività e il rilancio di questi settori strategici anche con una rinnovata cornice economica. Di base, il Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 dovrebbe mettere a disposizione circa 2 trilioni di euro e introdurre un nuovo European Competitiveness Fund, con il tentativo di tradurre in architettura finanziaria la lezione degli ultimi anni evidenziata anche nel Rapporto Draghi: senza investimenti comuni, le priorità europee restano dichiarazioni di principio.
Tuttavia, il punto è capire come saranno distribuite le risorse, che ad oggi sembrano principalmente concentrate in difesa, spazio e sicurezza, con 130,7 miliardi, transizione pulita e decarbonizzazione industriale, con 67,4 miliardi, e solo in terza posizione la leadership digitale, con 54,8 miliardi. Salute, biotech, agricoltura e bioeconomia si fermano invece a 22,6 miliardi. È una gerarchia che riflette il nuovo clima geopolitico, ma che apre una domanda di coerenza: se farmaceutica, dati sanitari, IA e biotecnologie sono considerate infrastrutture strategiche, possono essere finanziate come capitoli secondari?
Risorse da collegare tra digitale e salute
Parimenti, occorre evidenziare come la risposta non possa essere solo quantitativa, e che occorrerà stabilire come verranno collegate le risorse tra ambiti connessi. Vale, in modo particolare, per le linee dedicate al digitale ce dovranno parlare con quelle della salute, perché cloud, dati, cybersecurity e IA sono ormai parte della competitività farmaceutica e della modernizzazione dei sistemi sanitari. Allo stesso tempo, gli investimenti in scienze della vita devono sostenere produzione, trial clinici, accesso alle terapie, API e resilienza delle filiere. Separare questi capitoli rischia di riprodurre nel bilancio la frammentazione che l’Europa dichiara di voler superare.
Farmaci, dati e IA come pilastri della competitività europea
La lezione è che la competitività europea non può nascere da una sola leva. Non basta semplificare le regole se mancano investimenti. Non basta finanziare nuove tecnologie se il mercato resta frammentato. Non basta proteggere i dati se non si costruiscono condizioni per usarli in modo sicuro e utile alla ricerca, ai servizi pubblici e alla cura dei pazienti.
Per la farmaceutica, questo significa rendere l’Europa più attrattiva per ricerca, produzione e lancio di nuove terapie, affrontando carenze, dipendenze da Paesi terzi e accesso agli ingredienti farmaceutici attivi. Per il digitale, significa passare da una stagione fondata quasi esclusivamente sulla regolazione a una fase in cui regole, infrastrutture e capacità industriale procedano insieme. Per la sanità digitale significa riconoscere che l’innovazione non si misura solo nel numero di app o piattaforme, ma nella capacità di trasformare dati, reti e intelligenza artificiale in servizi accessibili, sicuri e diffusi.
Il rischio, altrimenti, è che l’Europa continui a essere un grande mercato regolato, ma non abbastanza competitivo. La possibilità opposta è costruire una strategia in cui farmaci e digitale diventino due pilastri della stessa autonomia strategica: curare meglio, innovare di più, dipendere meno e rendere il sistema europeo della salute uno dei motori della competitività del continente.
















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