telemedicina

Sanità, l’Italia si dimentica di coinvolgere le società scientifiche: ecco una proposta per cambiare



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Le società scientifiche riuniscono esperti, nominano i rappresentanti di settore e colgono, formano e presentano l’innovazione dei processi di diagnosi e cura. Eppure, non vengono coinvolte nel processo di introduzione della telemedicina nel SSN

Pubblicato il 12 giu 2023

Sergio Pillon

Coordinatore della Trasformazione Digitale, ASL di Frosinone



La trasformazione digitale in sanità: una best practice di medicina digitale in Sicilia

È possibile progettare una telemedicina nazionale senza il coinvolgimento dei clinici? La risposta è ovviamente no ma sembrerebbe questa essere la strategia attuale.

Per questo è stata di recente presentata una proposta di collaborazione tra le società scientifiche, AGENAS, le regioni capofila, Lombardia e Puglia ed il ministero della salute per creare un tavolo di collaborazione, coordinato da AiSDeT, così da aumentare il coinvolgimento delle società scientifiche.

Lo sviluppo della telemedicina nel PNRR

Fino ad oggi, a parte alcuni esperti scelti per chiamata diretta, le uniche organizzazioni rappresentative di categoria che hanno partecipato allo sviluppo della telemedicina nel PNRR sono stati gli ordini professionali che, come tutti noi ospedalieri ben sappiamo, sono soprattutto rappresentativi della medicina generale, che partecipa attivamente alle elezioni dei consiglieri degli ordini. SI tratta comunque di illustri rappresentanti, ma non certo al centro della ricerca operativa e dell’innovazione dei processi di cura, correttamente questo compito è demandato alle società scientifiche, che da secoli riuniscono esperti, nominano i rappresentanti di settore e colgono, formano e presentano annualmente, nei convegni nazionali, l’innovazione ed i progressi nazionali ed internazionali dei processi di diagnosi e cura. Inoltre, elaborano le linee guida nazionali ed internazionali per le cure, assieme ai documenti di posizionamento, che sono anche elementi decisivi nella valutazione dei giudici sulla correttezza dell’operato dei medici quando nascono contenziosi. Gli ordini si occupano del codice etico, ma non dei processi clinici.

Ci sono sia società scientifiche che potremo definire “di organo”, ad esempio i cardiologi, i nefrologi, oppure di patologia, ad esempio la diabetologia, che si discosta dal ramo della endocrinologia e di tecnologia, ad esempio l’ecografia o la radiologia fino alla telemedicina ed alla sanità digitale. Un quadro complesso, che si è strutturato negli anni, che costituisce una straordinaria ricchezza culturale ed anche uno strumento indispensabile per chi vuole entrare nel processo di diagnosi e cura. Le aziende del farmaco hanno da sempre strettissime collaborazioni con le società scientifica per lo sviluppo, la valutazione e l’introduzione nei processi di cura dell’innovazione farmacologica, le aziende di tecnologia seguono gli stessi percorsi, immaginate ad esempio nuovi ecografi, le nuove tecnologie di imaging, vengono spesso sviluppate in progetti di ricerca comuni, i cui risultati vengono presentati nei convegni.

La formazione in medicina

Le società scientifiche si occupano anche di formazione specifica della educazione continua in medicina, ECM, che rappresenta anche un obbligo professionale. In tre anni un medico deve raggiungere un punteggio di 150 crediti formativi che corrisponde a circa 150 ore, 50 all’anno, circa 15 giorni. La partecipazione a questi eventi, nella grande maggioranza dai casi è sostenuta dai medici a proprie spese di viaggio ed alloggio, gli eventi internazionali sono poi un “plus”, nel senso che non danno quasi mai crediti ECM italiani ma si deve partecipare se si vuole essere sempre aggiornati al meglio. Tutte queste attività sono preziose occasioni di scambio di idee, dirette, anche a pranzo o nelle pause caffè. Tutto questo è dietro la visita dello specialista, un lavoro spesso misconosciuto dal paziente ed in questo caso anche dalle istituzioni.

L’importanza dell’approccio multidisciplinare

Negli ultimi anni poi con il modificarsi della tipologia di pazienti, la cosiddetta multimorbilità, l’invecchiamento le malattie che non guariscono, l’affermarsi della medicina personalizzata, sistemica, le scoperte della genetica e dell’immunologia molte patologie prima considerate completamente differenti sono diventate sempre più simili, basti pensare alle correlazioni di diabete e scompenso cardiaco, tra artrite reumatoide e rettocolite ulcerosa, le correlazioni tra il microbioma del colon e le demenze. Come conseguenza l’approccio multidisciplinare ha ridotto sempre più i “compartimenti stagni” tra le varie branche della medicina. Oggi si fanno riunioni congiunte tra le società scientifiche e queste riunioni sono fondamentali proprio per l’integrazione tra le varie branche nelle cure, non più delle patologie bensì delle persone, viste come un sistema complesso al centro di un approccio multidisciplinare.

Facilitare l’introduzione della telemedicina nel sistema sanitario nazionale: la proposta

In AiSDeT, associazione italiana della sanità digitale e telemedicina, abbiamo provato, come società che potremmo definire di tecnologia, a replicare questi processi per facilitare l’introduzione della telemedicina nel sistema sanitario nazionale. Ci siamo coordinati con molte società scientifiche e abbiamo capito che le esigenze degli specialisti erano molto simili, non si sentivano rappresentati in quanto nella loro branca specifica c’erano modelli e percorsi difficilmente replicabili con i modelli che sono stati indicati come modelli nazionali; anche nell’esecuzione pratica del processo di televisita, teleconsulto, telemonitoraggio, teleassistenza ci sono moltissime declinazioni se si passa dalla diabetologia alla colonproctologia ad esempio.

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Figura 1 I panel delle società scientifiche che hanno collaborato al documento

Purtroppo, non si sentono rappresentati e per questo si è deciso di elaborare un documento ed una proposta di collaborazione tra le società scientifiche, AGENAS, le regioni capofila, Lombardia e Puglia ed il ministero della salute per creare un tavolo di collaborazione, coordinato da AiSDeT. È stata presentata una proposta il giorno 24 di maggio nell’auditorium del ministero della salute di lungotevere a Ripa quali sono gli elementi essenziali della proposta?

Gli obiettivi del tavolo di lavoro

Costituire un Tavolo di lavoro con le Società scientifiche e sanitarie, che realizzi delle Linee guida di indirizzo per:

  • Costruire modelli organizzativi sottesi alla realizzazione dei processi assistenziali e di cura in Telemedicina (vedi ad esempio gli aspetti di natura legale e di rischio o di organizzazione dei team aziendali);
  • indicare e coordinare i bisogni di formazione organizzate e coerenti con le politiche di sistema e di indirizzo;
  • monitorare della realizzazione dei progetti di Telemedicina nelle Regioni realizzati nel triennio 2023/2026.

Le Società scientifiche e sanitarie contemporaneamente si adopereranno nel prossimo triennio per:

  • editare modelli di riferimento di PDTA in ambiente digitale;
  • avviare attività di formazione e informazione capillare e diffusa in coerenza con gli obiettivi di sistema anche in collaborazione con le associazioni dei pazienti;
  • realizzare una biblioteca dei progetti di Telemedicina e di Reti digitali di patologia realizzati nell’ultimo decennio;
  • realizzare una biblioteca omogenea della documentazione scientifica prodotta a valle dei progetti di Telemedicina realizzati;
  • proporre modelli organizzativi dei ruoli professionali all’interno della revisione dei processi assistenziali e di cura in ambiente digitale in Telemedicina, in particolare per quanto riguarda l’”ultimo chilometro” e cioè quello legato alla cura e all’assistenza al domicilio del paziente e al coinvolgimento organizzato delle professioni sanitarie e sociosanitarie;
  • proporre modelli di valutazione clinica e assistenziale degli ambienti di Telemedicina utilizzate dal punto di vista delle ricadute in termini di outcome rispetto agli obiettivi aziendali e alla domanda di assistenza e salute dei pazienti.

Il necessario coinvolgimento delle società scientifiche e sanitarie

L’evento ha avuto un grandissimo successo e dal confronto sono emersi l’impegno dell’AGENAS a proseguire con il confronto, le esigenze delle associazioni rappresentative dei pazienti, che sono stati esclusi dai tavoli di confronto, che hanno fortemente raccomandato, appoggiati anche dalle società scientifiche, una collaborazione al tavolo. Non si cura senza i clinici esperti, ma non si possono fare i programmi senza sentire anche chi vive tutti i giorni sulla propria pelle le contraddizioni di un SSN che da una parte, soprattutto sulla stampa, innova ma poi questa innovazione non si trasferisce in pratica nelle cure di tutti i giorni.

“Il diavolo si nasconde nei dettagli” diceva mia madre che faceva parte di una generazione che non usava Wikipedia ma i proverbi come perle di saggezza, e se non si esplorano i dettagli, con l’aiuto degli specialisti e degli esperti la Telemedicina in Italia rischia di restare al palo, nonostante gli investimenti del PNRR

“Chiedete come fare a chi la deve mettere in atto” hanno recitato in coro le società scientifiche, inclusi , ad esempio, i farmacisti ospedalieri e gli infermieri, “chiedete a chi è il fruitore” hanno recitato in coro le associazioni dei pazienti. Un esempio per tutti? Dalla gazzetta ufficiale con le indicazioni delle procedure operative per la telemedicina “Telemonitoraggio. Nel momento in cui un medico ritiene necessario prescrivere un percorso di telemonitoraggio viene prodotta la relativa ricetta tramite Sistema TS. ” Ad oggi non è prevista la possibilità di prescrivere un telemonitoraggio con la ricetta elettronica e molto altro di quanto previsto nel percorso è difficilmente realizzabile, non mi sa neppure con precisione quando sia appropriato prescrivere un telemonitoraggio in molte patologie!

Il tavolo auspicato non è solo utile, è anche urgente.

Conclusioni

Le conclusioni del documento:

In ultimo, le Società scientifiche e sanitarie chiedono di agire e di collaborare pienamente al processo di innovazione digitale in Sanità per:

  • esaltare l’aspetto clinico e assistenziale e quindi aiutare a spostare l’attenzione sugli aspetti di natura più squisitamente medica e sanitaria che tecnologica;
  • agire in un quadro di indicazioni generali più chiaro, ordinato e lineare;
  • collaborare per la stesura di un quadro normativo più unitario e omogeneo a tutela e garanzia delle figure mediche e sanitarie, del paziente e delle stesse aziende sanitarie;
  • produrre documenti scientifici di validazione clinica e assistenziale dei risultati dei progetti associati al PNRR Missione 6 C1 e C2.

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