Smartwatch per la salute, ecco come ci proteggono (ma la Sanità italiana non lo sa) | Agenda Digitale

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Smartwatch per la salute, ecco come ci proteggono (ma la Sanità italiana non lo sa)

Gli smartwatch possono essere utili e contribuire ad una vita più sana e attenta alla salute. È importante però essere consapevoli dei limiti di questi dispositivi. Vediamo cosa sono in grado di fare e quanto sono affidabili. Uno strumento purtroppo ancora ignorato dalla Sanità italiana

28 Ott 2020
Massimo Mangia

SaluteDigitale.blog


Nonostante la pandemia Covid-19, il mercato mondiale degli smartwatch ha visto, nel primo semestre 2020, una crescita del 20% con un volume di vendite di oltre 42 milioni di dispositivi. Più della metà sono prodotti Apple. Le previsioni per i prossimi cinque anni stimano un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 18,32%.

Ma quali sono gli scenari che la rivoluzione degli smartwatch sta determinando? Cosa sono in grado di fare? Quanto sono affidabili e precisi questi dispositivi? E come potrebbero inserirsi nel nostro sistema sanitario nazionale?

Cercheremo, con questo articolo, di dare una risposta a questi interrogativi che suscitano un accesso dibattito tra entusiasti e scettici.

Fonte: Counterpoint

Cosa sono in grado di fare gli smartwatch

Iniziamo col sottolineare che le vendite di smartwatch hanno, lo scorso anno, superato negli USA quelle degli orologi tradizionali.

La diffusione degli smartwatch sta accompagnando un processo di consapevolezza e coinvolgimento delle persone nella cura del proprio benessere fisico e nella tutela della salute.

Le principali funzioni degli smartwatch oggi in commercio riguardano questi ambiti:

  • L’estensione di alcune funzioni degli smartphone sul dispositivo, consentendo così di consultare e gestire dal proprio polso le notifiche, la musica, le chiamate telefoniche, i messaggi, la navigazione GPS, sino ad arrivare a vere e proprie micro-app che interagiscono con l’app installata sullo smartphone;
  • Il tracciamento e la misurazione di alcuni parametri relativi l’attività fisica e sportiva, come ad esempio il tempo, la distanza, le calorie bruciate, il dislivello;
  • La rilevazione di alcuni parametri vitali come il battito e la frequenza cardiaca, il livello di saturazione dell’ossigeno nel sangue (SpO2), la frequenza respiratoria, la pressione arteriosa, il massimo volume di ossigeno consumato per minuto (VO2Max), la temperatura cutanea, i cicli del sonno. Alcuni modelli sono in grado di registrare un ECG a una derivazione.

Gli smartwatch sono basati su schermi touch e sono di forma tonda (come, ad esempio, il Samsung Galaxy Watch, lo Hauwei Watch GT2 Pro) o squadrata (Apple Watch e Fitbit Sense) oppure “ibridi”, ossia provvisti di lancette e un piccolo schermo per le notifiche, come ad esempio alcuni modelli Garmin e Withings.

Questi ultimi, a causa della mancanza di un display di misura adeguata, sono piuttosto limitati per le funzioni del primo tipo.

Tutti i modelli si connettono ad una app che consente di consultare ed eventualmente condividere i propri dati con altri (medici, familiari, amici).

Gadget o dispositivi medici?

Quando un apparecchio rileva parametri vitali che hanno una valenza medica o che possono fornire una diagnosi, lo smartwatch diventa un dispositivo medico e, come tale, deve essere certificato.

Essendo gli smartwatch dispositivi multiuso, la certificazione può riguardare anche solo alcune funzioni. Gli algoritmi per la rilevazione di irregolarità del battito cardiaco e di fibrillazione atriale, o ancora la registrazione di un ECG, sono funzioni che richiedono la certificazione come dispositivo medico. È questo ad esempio il caso dell’Apple Watch o del Withings ScanWatch. I parametri che riguardano il fitness e il benessere non rientrano invece nella certificazione. CI sono poi i casi “ambigui” o “border line”, come ad esempio la SpO2, che ha un preciso significato medico ma che può anche essere utilizzata per il fitness; è questa la motivazione che ha permesso ad Apple di introdurre questa funzione senza ottenere la certificazione come dispositivo medico (a differenza ad esempio di Withings che, per il suo ScanWatch, ha certificato anche questa funzione).

Certificazione o meno la precisione di questi dispositivi è spesso causa di dibattito tra gli utenti, con posizioni che oscillano tra gli scettici che bollano gli smartwatch come gadget di scarsa utilità e coloro che amano questi orologi intelligenti e li adoperano ogni giorno.

A questo riguardo bisogna fare alcune considerazioni. Per eseguire alcune misurazioni è indispensabile osservare alcuni accorgimenti, come ad esempio l’aderenza dello smartwatch al polso, la sua posizione e così via. A titolo di esempio vi descrivo cosa prescrive Withings per misurare la SpO2 con lo ScanWatch:

“È necessario indossare l’orologio sul braccio sinistro (destro per i mancini), un centimetro distante dall’osso del polso, in modo che aderisca bene, almeno 3 o 4 minuti prima della misurazione e dopo aver riposato per almeno 10 minuti dopo l’ultima sessione di allenamento. Bisogna quindi appoggiare il braccio su un tavolo, con la mano rilassata e in posizione aperta, selezionare attraverso la corona la modalità SpO2, poi spingere leggermente la parte superiore dell’orologio con l’altra mano per migliorare il contatto tra la pelle e l’orologio, facendo in modo che la parte inferiore dell’orologio rimanga a filo con la pelle, senza muoversi o parlare per i 30 secondi necessari per effettuare la misurazione.”

Chi ha dimestichezza con i dispositivi medici da tavolo (misuratori della pressione) o portatili (pulsiossimetri) non troverà grandi differenze e sa bene come le misurazioni eseguite con questo tipo di apparecchi, tutti certificati, possano a volte essere poco accurate o dare risultati sensibilmente diversi a poca distanza di tempo.

I pulsiossimetri sono ad esempio sensibili alla temperatura del dito, alla pigmentazione della pelle, alla pulizia del sensore e così via.

Scanwatch di Withings

Gli smartwatch sono utili come strumenti di pre-screening?

Gli sforzi dei maggiori produttori di smartwatch sono rivolti a rendere questi dispositivi utili per una diagnosi precoce di alcune patologie, come ad esempio la fibrillazione atriale (Afib), una forma di aritmia che, se non diagnosticata, può comportare gravi problemi di salute (il 20 – 30% di tutti gli ictus sono dovuti a Afib[1]) e che in Europa riguarda un paziente su quattro o le apnee notturne.

Lo scopo di questi dispositivi non è quello di sostituire i sistemi e le apparecchiature che i medici adoperano per formulare una diagnosi ma di rendere più rapida la presa in carico degli specialisti o, in qualche caso, aiutare loro a individuare quelle forme di aritmie, ad esempio, che non si riescono a riscontrare negli studi medici a causa della loro sporadicità.

Questa capacità è stata testata in alcuni studi clinici (ad esempio “Large-Scale Assessment of a Smartwatch to Identify Atrial Fibrillation, New England Journal of Medicine”), nei quali a pazienti con Apple Watch (serie 1, 2 e 3) che ricevevano notifiche di irregolarità del battito cardiaco è stato fornito un dispositivo medico per verificare la correttezza della segnalazione. In 450 casi esaminati, nel 34% si è confermata la diagnosi di fibrillazione atriale, con un intervallo di confidenza del 97,5%.

L’elevato numero di falsi positivi può prestarsi a due opposte letture ma, dal punto di vista dei pazienti, anche un solo “vero positivo” può fare la differenza tra la vita e la morte. Il problema non è tanto la precisione ma la capacità del sistema sanitario di prendere in carico un numero di persone che, senza questi dispositivi, non si recherebbe da un medico. Per alcuni di essi, il 34%, ciò potrebbe essere determinante.

Non mancano poi studi per misurare l’accuratezza della misurazione della frequenza cardiaca in pazienti cardiopatici durante l’attività fisica, ad esempio “Accuracy of Apple Watch Measurements for Heart Rate and Energy Expenditure in Patients With Cardiovascular Disease: Cross-Sectional Study – JMIR”.

Gli smartwatch migliorano la salute?

Questi dispositivi non lo fanno direttamente ma indirettamente, stimolando comportamenti più virtuosi e l’attività fisica o sportiva. Certamente esiste un “bias” su questo fenomeno dal momento che, di solito, chi acquista uno smartwatch è già consapevole e predisposto a curare la propria forma fisica.

Questo effetto è stato studiato e riscontrato in alcuni studi scientifici volti a misurare l’incremento di attività fisica in persone con smartwatch (prevalentemente Apple Watch) ed è la motivazione alla base di alcune polizze sanitarie negli USA che offrono o rimborsano l’acquisto di un Apple Watch ai loro clienti.

Gli smartwatch aprono nuove possibilità per la ricerca medica

La grandissima diffusione degli smartwatch, in particolare dei modelli Apple e la loro capacità di raccogliere enormi quantità di dati, rendono possibili studi clinici su larga scala, come ad esempio Apple Heart Study, svolto insieme all’Università di Stanford, Heartline con Johnson & Johnson, Apple Heart and Movement Study con Brigham and Women’s Hospital e l’American Heart Association.

Per i ricercatori la possibilità di rilevare e correlare diverse tipologie di dati su grandi numeri di pazienti apre la porta a studi che, prima dell’avvento di questi dispositivi, non erano concepibili. L’applicazione di algoritmi di intelligenza artificiale a questi big data consentirà nuove scoperte scientifiche e aiuterà il progresso della medicina.

Gli smartwatch e il sistema sanitario

Come spesso accade per tutto ciò che riguarda l’innovazione digitale, il sistema sanitario non ha finora “metabolizzato” questo fenomeno che rimane circoscritto ai pazienti e a qualche medico che apprezza e utilizza questi dispositivi, magari consigliandoli lui stesso ai suoi pazienti.

Non c’è dubbio che nell’ecosistema della salute digitale i dispositivi indossabili debbano ricoprire un ruolo di primo piano sia per l’engagement dei pazienti, sia come strumenti per diffondere la telemedicina al maggior numero di persone.

C’è però molta strada da percorrere per avviare questa trasformazione e, probabilmente, anche attendere un ricambio generazionale della classe medica.

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Conclusioni

Gli smartwatch possono essere davvero utili e contribuire ad una vita più sana e attenta alla salute. È importante però essere consapevoli dei limiti di questi dispositivi che non devono diventare uno strumento per aumentare l’ipocondria né per giocare a fare i dottori.

Per avere un’idea dei migliori modelli oggi disponibili potete consultare questo confronto su salute digitale.

Se il vostro interesse è invece più in generale sui wearable, date un’occhiata anche qui.

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  1. 2016 ESC Guidelines for the management of atrial fibrillation developed in collaboration with EACTS – European Heart Journal, Volume 37, Issue 38, 7 October 2016, Pages 2893–2962

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