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Direttore responsabile Alessandro Longo

l'iniziativa

A Scuola c’è voglia di ricerca e internazionalizzazione. Il caso PoliReading

di Paolo Paolini, Politecnico di Milano, con la collaborazione di Nicoletta Di Blas, Barbara Di Santo, Aldo Torrebruno, Anna Torrebruno di HOC-LAB

03 Mar 2017

3 marzo 2017

Un primo bilancio dell’iniziativa PoliReading, nata dal Cantiere Scuola Digitale di Forum PA, ci dice che la scuola italiana ha energie e personale per una evoluzione innovativa profonda. Il PNSD raccoglierà il messaggio?

PoliReading è una iniziativa nata dal Cantiere Scuola Digitale di Forum PA, ideata e creata da HOC-LAB (Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano). In seguito alle discussioni (all’interno del cantiere), ha cercato di verificare l’interesse per due dei temi posti in discussione: apertura della scuola al mondo della ricerca e apertura alla internazionalizzazione. I due temi naturalmente sono interconnessi: la ricerca mondiale, nel settore della innovazione nella scuola, offre una serie di spunti e provocazioni molto più ampia e variegata, rispetto al panorama della ricerca italiana. All’interno del tavolo del cantiere i due temi non avevano trovato un grande riscontro (e nessuno da parte del MIUR). Tuttavia, essendo HOC-LAB un laboratorio di ricerca, spesso votato alla “provocazione culturale”, si è deciso di provare a verificare cosa ne pensassero gli addetti ai lavori: insegnanti e dirigenti in primo luogo. A partire dall’inizio dell’anno scolastico 2016-2017 l’iniziativa è stata lanciata con il seguente format:

  • a cadenza mensile si apre una “stanza”, che ogni volta tratta un tema diverso;
  • nella stanza si trovano dei brevi video introduttivi (realizzati da HOC-LAB), materiali da leggere, altri materiali opzionali e uno spazio di discussione;
  • i materiali sono in gran parte articoli scientifici, a volte “difficili” per chi non segue abitualmente la ricerca;
  • tenendo conto della difficoltà di leggere materiale in lingua inglese, grazie alla straordinaria collaborazione di insegnanti volontari, i lavori sono proposti sia in lingua originale che tradotti.

I temi delle stanze alternano aspetti squisitamente di ricerca, con aspetti pragmatici ed operativi. Ad esempio, la stanza di apertura dell’iniziativa trattava il modello “TPACK” (Technology, Pedagogy and Content Model), un modello internazionalmente riconosciuto per “leggere” le tipologie di conoscenza necessarie a condurre una esperienza didattica basata sulle tecnologie. Altre stanze (gennaio 2017 e marzo 2017) hanno invece messo a tema la formazione degli insegnanti, sia pre-servizio che in servizio, sottolineando la necessità di una formazione continua e all’avanguardia. La stanza di febbraio 2017 invece ha presentato esempi di scuole innovative: l’intento non è invitare a “copiare” ma sollecitare a trovare ispirazione, fare osservazioni critiche, confrontare etc.

Tra i vari aspetti dell’iniziativa che si possono commentare scegliamo la partecipazione e la discussione.

Per la partecipazione le cose più rilevanti sono:

  1. l’alto numero di partecipanti: 1568 al 25 febbraio 2017 (ne aspettavamo circa 500);
  2. l’elevato (percentualmente) numero di dirigenti: quasi 100. Una bellissima sorpresa;
  3. i livelli scolastici coinvolti, che vedono prevalere di gran lunga la secondaria superiore ed anche una elevata partecipazione della componente universitaria (per noi del tutto inaspettata).

Questa partecipazione ci dice che la Scuola Italiana (almeno nella sua componente più attiva e innovativa) ha voglia di approfondire, ha voglia di capire e voglia di discutere. Un segnale ottimo, che i decisori del MIUR potrebbero tenere in conto per nuove evoluzioni del PNSD.

Per quanto riguarda la discussione, bisogna rilevare come le componenti attive della scuola italiana (dirigenti ed insegnanti) non siano abituate a discutere in una modalità di confronto critico. Due derive sono sempre all’angolo: a) saltare su conclusioni operative affrettate (“domani si fa così”); b) reagire in modo ideologico-identitario (“noi siamo diversi -meglio? Peggio?”, “così non si fa”, etc.).

Come tutte le discussioni possiamo dire che, di tutti gli iscritti, il 10% sono partecipanti attivi, 60% followers o partecipanti poco attivi ed il resto non interessato a discutere (ma interessato a leggere).

Comunque meglio una discussione non straordinaria che una assenza di discussione.

Siamo molto interessati a capire se nel tempo la situazione mostrerà una evoluzione nel senso della profondità e criticità della discussione

ISCRITTI A POLIREADING al 25 Febbraio 2017

Il successo, per certi versi sorprendente, di polireading richiede una riflessione: credo che nessuno avrebbe pensato che più di 1500 soggetti (che poi hanno anche da svolgere il loro lavoro) avrebbero avuto voglia di approfondire temi di ricerca che non servono alla loro pratica immediata, ma servono a capire e a formarsi in profondità.

Polireading dimostra che la scuola italiana ha energie e personale per una evoluzione innovativa profonda ed un confronto non banale con altre realtà. C’è solo da auspicare che nuove iniziative del PNSD raccolga il messaggio e di questo tenga conto.

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