DIDATTICA INNOVATIVA

Così la classe collabora con il digitale: un esempio

Sfruttare il tempo in classe con un lavoro creativo su una tematica interessante e con l’obiettivo di arrivare ad un prodotto autentico ed in più digitale e visitabile da fruitori reali. Ecco un’esperienza concreta per un digitale “ponderato” integrato nell’attività didattica

03 Nov 2017
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In questi ultimi anni, ho cercato di non sprecare nessuna delle potenzialità offerte dalla tecnologia digitale che mi si sono presentate (o che ho conosciuto) per provare a fare al meglio questo difficile mestiere che è “l’insegnante nel XXI secolo”. Non è facile trovare il giusto mix, la tattica efficace, la strategia vincente. Non c’è nulla di scontato, nulla di certo. Si progetta, si pianifica, si osserva, si monitora, si modifica, si aggiusta il tiro… e poi ancora si riflette, ci si interroga, si cambia metodo, si prova un’altra strada…e così, avanti cercando di tener conto di ogni “personalità” e di tutte le peculiarità. Ogni classe è una nuova sfida, ogni attività didattica è una nuova “avventura”.

Ho avvertito anche in altre colleghe e colleghi, che come me hanno già “abbracciato” la sfida dell’innovazione in didattica (con o senza il digitale), una tensione positiva “matura” che ci ha coinvolto in un proficuo e costruttivo scambio.

Abbiamo riflettuto, assieme in occasione di un recente convegno romano, su ciò che facciamo nelle nostre classi, sul perché sperimentiamo strade nuove, sulle scelte che compiamo, sul come scegliamo i nostri “strumenti” per potenziare la nostra azione didattica… Un auto-monitoraggio, insomma. Nessuna “corsa” e nessuna rincorsa all’ultima app o alla nuova tecnologia ad “effetto wow!”. Piuttosto una palestra, un “campus” che ci ha permesso di confrontarci in modo maturo e professionalmente significativo.

Ho creduto di portare il mio contributo riproponendo una esperienza didattica già portata avanti in passato ma cercando di riflettere meglio su cosa mi ha portato a progettarla innestando una web-app come strumento didattico.

La preparazione dell’intervento in plenaria mi ha costretto ad una riflessione supplementare che non avevo fatto prima. Una sorta di “atto di onestà” intellettuale che sono riuscito a fare meditando in modo sereno ed a bocce ferme, non pressato dall’urgenza quotidiana dell’attività in classe. Un approfondimento necessario e dovuto.

Quando ci cimentiamo nella ricerca di uno strumento digitale che possa adattarsi alle nostre aspirazioni e alle esigenze degli alunni che abbiamo di fronte, teniamo conto di alcuni criteri. Cerchiamo di capire se è uno strumento che può aumentare e/o potenziare l’attività didattica. Se può fungere da “leva” dell’interesse, se può affascinare. Ci chiediamo se può essere uno strumento “liberatore”, uno strumento che abbatta i limiti di spazio e di tempo tipici del setting scolastico tradizionale. E infine ci chiediamo se con quello strumento potremo sperimentare una didattica fondata su un apprendimento attivo. Se è uno strumento che agevola la creatività.

In quel caso cercavo uno strumento che mi permettesse di creare un ambiente non forzatamente disciplinare ma non necessariamente interdisciplinare. Che permettesse un certo grado di collaborazione (o cooperazione?) fra i ragazzi e che facesse emergere le competenze trasversali consentendone lo sviluppo e l’osservazione/monitoraggio.

Sappiamo tutti bene che, nonostante le ottime intenzioni contenute nel PNSD, una effettiva fruibilità della Rete e di tutto il suo potenziale è ancora ben lungi dall’essere realtà in tante scuole. E la mia non fa eccezione. Ma ciò non può e non deve bloccarci… e non mi ha mai bloccato finora.

L’idea di ripensare il tempo-scuola in un ambiente d’apprendimento aperto alla collaborazione in cui gli alunni potessero lavorare insieme su un progetto condiviso mi fu agevolata dalla contingenza delle celebrazioni per l’arrivo di internet in Italia (aprile 2016).

Una app non nata per il mondo della scuola bensì per quello del giornalismo online. Uno strumento professionale con cui poter lavorare insieme ad un compito autentico. Il mondo reale piegato alle esigenze didattiche. Timeline JS è una web-app open-source, funziona interamente online ed è gratuita. Non esige una registrazione e si integra perfettamente con Gdrive.

Sviluppata dall’Università di Chicago, anzi dagli studenti del laboratorio KnightLab è utilizzata da molte testate giornalistiche online in giro per il mondo.

Avevo fatto già delle prove, utilizzando a scopo didattico il webtool TimeLine JS, ma mai per un lavoro collaborativo. Si tratta di una app che permette la realizzazione di linee del tempo multimediali. Avevo già potuto apprezzarne l’utilità in dei laboratori di Storia come strumento didattico da far usare ai ragazzi per piccole realizzazioni individuali. TimeLine JS è un ottimo strumento per la presentazione di eventi e fatti storici che prevedano una cronologizzazione. E allora, quale miglior occasione dell’imminente Internet Day e della celebrazione dei trent’anni dal primo collegamento italiano (30 aprile 1986) per provare ad usarlo per un lavoro collettivo e collaborativo?

TimeLine JS consente di farla insieme la linea del tempo. Come? Semplice. Tutto parte da un modello di tabella con lo strumento Fogli di Google che è (come tutti gli strumenti cloud di Google) intrinsecamente predisposto alla condivisione ed alla collaborazione sincrona e asincrona. Ci si può lavorare insieme nello stesso momento (quando si è a scuola, ad esempio) o in momenti diversi e da diversi luoghi (stando ognuno a casa propria).

Insomma, occasione troppo ghiotta: realizzare in classe una linea del tempo multimediale sulla storia di Internet, lavorare in 25 (24 ragazzi e un insegnante) sullo stesso file, celebrare la Rete delle reti con dei “nativi digitali”. Attivare ed osservare competenze diverse: comunicazione in lingua madre, lavoro collaborativo, ricerca e selezione informazioni, uso consapevole della tecnologia digitale, ecc…

Sfruttare il tempo in classe con un lavoro creativo su una tematica interessante e con l’obiettivo di arrivare ad un prodotto autentico e in più digitale e visitabile da fruitori reali.

A me questo basta e mi sembra davvero importante. Un “digitale ponderato” integrato nell’attività didattica. Niente “illusionismi” e niente faziose polemiche. Solo ciò che funziona con i nostri ragazzi e che li prepara al loro futuro.

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