METODOLOGIE

La Padagogy Wheel versione 6.0: il Learning Design supportato dalla tecnologia

Il cambiamento della Padagogy Wheel versione 6 non riguarda solo l’aspetto tecnologico, ma anche e soprattutto l’implementazione del suo lato pedagogico-didattico, confermando sempre di più il suo carattere di strumento educativo completo e complesso, ma proprio per questo utile ed efficace

Pubblicato il 28 Mar 2023

Maria Cristina Bevilacqua

Ambasciatrce eTwinning. Aggiornatrice-Formatrice.Traduttrice della Padagogy Wheel

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In un mio articolo pubblicato nel 2019 in Agenda Digitale spiegavo cosa fosse la Padagogy Wheel, strumento il cui nome deriva da una crasi tra iPad e Padagogy e come fosse utilissima per una progettazione dell’ apprendimento che prevedesse di porre veramente l’alunno al centro del processo educativo, grazie ad una forte attenzione all’Educazione Sociale ed Emotiva, alla motivazione, agli obiettivi cognitivi, al Modello SAMR (Sostituzione, Aumento, Modifica e Ridefinizione) riferito al compito da produrre e alla necessità di ripensare il ruolo del docente in tutto il percorso.

Ecco la “Ruota Padagogica”: riequilibrare l’apprendimento con le tecnologie

La Ruota è divisa in spicchi dedicati ad un obiettivo della Tassonomia di Bloom e da cerchi che illustrano, a partire dal centro:

  • l’importanza dell’Apprendimento Sociale ed Emotivo;
  • un Ted talk di Dan Pink sulla motivazione;
  • l’obiettivo cognitivo prefissato e il numero delle App che meglio si prestano a supportare il suo raggiungimento;
  • le attività più efficaci da realizzare;
  • le App da sperimentare;
  • secondo quale fase del modello SAMR il compito verrà portato a termine.

Un po’ di storia

La Ruota è stata implementata da Allan Carrington da un modello precedentemente predisposto da Sharon Artley sul sito di Paul Hopkins e si basava sugli obiettivi cognitivi presenti nell’adattamento della Tassonomia di Bloom del 1956, sviluppato da parte di Kathwohl ed Anderson nel 2001. Molti spunti, sempre sull’applicazione della Tassonomia di Bloom nella didattica vennero forniti a Carrington dal sito di Katy Shrock per le Versioni 2 e 3.

Per i criteri di selezione delle App, sempre basati sulla Tassonomia di Bloom, Carrington si rifaceva ad un articolo di Diane Darrow su Edutopia. Per i Verbi di Azione della Versione 5 si basava sull’infografica “Bloom’s Digital Taxonomy Verbs” pubblicata da Globaldigitalcitizen.org. e ripresa da Teachthought.

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Dunque le precedenti versioni delle Ruote sono state la sistematizzazione e l’organizzazione di materiali precedenti, che raggiungono la loro completezza grazie al lavoro di Carrington, il quale non si occupa solo di strutturare graficamente lo strumento, ma lo basa sulla teoria dell’Apprendimento trasformativo di Mezirow . Secondo l’apprendimento trasformativo, che studia principalmente gli adulti che riprendono gli studi, una persona che apprende può veramente cambiare se, nella sua vita, compare un “dilemma disorientante”, cioè un problema che non riesce a risolvere con il solo aiuto delle proprie conoscenze e competenze pregresse. Questo dilemma dà vita ad una serie di fasi (riflessione, messa in discussione, nuova consapevolezza e cambiamento) che faranno sì che quelle che Mezirow chiama le “prospettive di significato”, cioè gli schemi di riferimento personali entro i quali sono assimilate e trasformate le nuove esperienze, consentano di trovare soluzioni al dilemma iniziale. Insegnanti trasformativi, cioè che siano in grado di generare alunni trasformativi, e la Ruota vuole proprio aiutare alunni ed insegnanti a “problematizzare” l’educazione per avere bisogno di nuove soluzioni, per essere motivati ad avviare nuovi, coinvolgenti, significativi ed efficaci percorsi di apprendimento.

La Padagogy Wheel

La traduzione italiana

Mi sono personalmente occupata, nel 2018, della traduzione italiana della Padagogy Wheel, e della sua diffusione attraverso i miei corsi di aggiornamento e formazione in tutta Italia, poiché la ritengo uno strumento estremamente valido per recuperare la parte pedagogica delle tecnologie didattiche, per inquadrarle in un più amplio e olistico progetto di crescita personale e culturale degli alunni, ma anche degli insegnanti che, grazie alle domande che ad essi pone lo strumento, sono invitati a riflettere sulla loro didattica in modo puntuale e generativo.

La versione italiana della Ruota, così come le altre nelle oltre venti lingue in cui è stata tradotta, ha presentato sin da subito, per alcune App proposte, problemi di obsolescenza, e questa critica ha accompagnato la Ruota fino ad ottobre 2022, quando è stata pubblicata, solo in Inglese, la Versione 6, in cui le App presentate sono state aggiornate ed integrate. A chi criticava le App presenti nella Ruota perché, magari, nel frattempo, non esistevano più o erano state sostituite da altre più performanti, ho sempre risposto che, in realtà, le molte altre presenti nello “spicchio” riferito all’obiettivo cognitivo sarebbero state sufficienti, visto che la tecnologia rappresentava non lo scopo dell’apprendimento, ma uno dei suoi strumenti, neppure il solo, poiché molte delle attività proposte possono essere realizzate attraverso strumenti analogici, carta e colori, ad esempio. Ma una forte spinta sull’importanza preponderante dell’aspetto tecnologico nella didattica degli ultimi anni esigeva comunque un rinnovamento della Ruota, che nell’ottobre 2022 viene presentata dallo stesso Carrington in un video su YouTube.

La Versione 6.0

Dunque, ad ottobre scorso è stata pubblicata una nuova versione della Ruota (i link per scaricarla sono nella sitografia) che vede una prima novità nel supporto dato dalla Northern Missoury State University, il cui Learning and Teaching Centre Team, guidato da Gail Cullen ha provveduto ad aggiornare le App presenti, e già questo potrebbe sembrare un cambiamento significativo e necessario.

In realtà, il vero cambiamento della Ruota, che momentaneamente è solo in Inglese e Portoghese, ma che verrà seguita sicuramente da traduzioni in altre lingue, è dato dall’aggiunta di un altro cerchio, che si posiziona tra le Attività e le App: quello delle Strategie Didattiche, che completano questo strumento già abbastanza complesso, ma solo dal punto di vista del layout..

Utilizzando il Modello SAMR, di cui parlo anche in un mio recente articolo e a cui abbiamo già accennato, potremmo dire che non si tratta di una semplice Sostituzione, che sostanzialmente non modificherebbe in modo significativo il prodotto, ma di una vera e propria Ridefinizione dell’uso della Ruota, perché svolge un lavoro che restava sottinteso appannaggio dei docenti: individuare le Strategie didattiche più utili per raggiungere l’obiettivo. Perché sempre su quello bisogna focalizzarsi: né sullo strumento digitale, né sul prodotto ottenuto, per quanto bello e complesso, ma sullo scopo dell’insegnamento/apprendimento, che ora trova spunti e suggerimenti anche per i percorsi da seguire.

Le Strategie didattiche, così come i Verbi e le Attività, cambiano secondo la meta che vogliamo che il nostro alunno raggiunga, e ad esso sono collegate. Vediamone alcune, per comprendere meglio la loro importanza.

Alcuni esempi

Per l’obiettivo Ricordare abbiamo, ad esempio, l’Ascolto focalizzato, che aiuta gli alunni a concentrarsi non su tutto ciò che si ascolta, e che potrebbe distrarre, ma su ciò che sarà importante per l’attività. L’attenzione ad immagini, contesto ed altri “segnali” possono aiutare nella concentrazione.

Per l’Obiettivo Capire troviamo le Parafrasi, o il Pair Check, che tentano di superare un apprendimento meccanico per coinvolgere in modo più attivo il pensiero critico e la capacità di confronto, che troppo spesso diamo per scontati, ma che vanno esercitati e sviluppati costantemente e in maniera sistematica, non episodica. Spesso all’alunno vengono affidati compiti che rinforzano l’autoreferenzialità e non lo portano a ricevere feedback che non siano quelli dell’insegnante: questo tipo di strategie rendono davvero produttivo il lavoro a coppie, in un reciproco arricchimento personale e cognitivo.

Per l’Obiettivo Applicare abbiamo un’altra strategia che, spesso diamo per scontata, e che invece va fatta scoprire agli alunni: prendere appunti. Si sono moltiplicati, in questi anni i modelli, presentati anche da molti libri di testo, da seguire per la tecnica di prendere appunti. Aiuta molto, soprattutto gli alunni più deboli, quale che sia il modello utilizzato per applicarla, che venga presentata in classe ed attuata, in parte, dall’insegnante, ad esempio mentre si ascolta un testo letto dagli alunni o un’intervista, o un video,, in modo che gli alunni possano gradualmente emanciparsi dalla guida del docente per diventare sempre più autonomi.

Anche la Caccia al tesoro, intesa come costruzione cooperativa di compiti per altri gruppi di compagni, è molto efficace, perché fa trovare un’applicazione ludica a conoscenze e competenze che sono di tipo scolastico, ma che diventano significative proprio grazie all’aspetto di sfida che assumono.

Per l’Obiettivo Analizzare viene suggerito il Jigsaw, che aiuta gli alunni ad organizzare l’apprendimento dei materiali, ma soprattutto insegna a lavorare in modo collaborativo, secondo un’interdipendenza positiva che si riflette anche sulla metacognizione, oltre che consentire di aumentare esponenzialmente le conoscenze grazie al contributo di tutti.

Per l’Obiettivo Valutare, il più complesso da raggiungere anche per noi insegnanti, propone lo sviluppo dei Pro e Contro, che sono il primo livello di una pratica molto diffusa, ultimamente nelle scuole, quella del Debate, che farà parte delle tecniche suggerite per Creare.. Ovviamente qui parliamo di un modello più semplice, ma che aiuta allo sviluppo del pensiero critico attraverso lo studio analitico di fonti e risorse, che, se ben esercitata, conduce all’autonomia di giudizio, merce rara anche in molti adulti.

Per l’Obiettivo Creare la Strategia sicuramente più interessante è il Microteaching: sappiamo benissimo, da insegnanti, come si possa spiegare solo ciò che si sia veramente compreso, così gli alunni sono invitati non tanto a ripetere la lezione appresa a scuola o dal libro, ma a tenere essi stessi una breve lezione, su un argomento preferibilmente nuovo, su cui si siano documentati, e che devono presentare in modo conciso, ma esaustivo. Una “creazione” che va a vantaggio non solo di chi la presenta, ma anche degli compagni che la ascoltano, e che, grazie alla videoregistrazione della stessa e la successiva riflessione di gruppo, saranno capaci di migliorare anche le proprie tecniche di comunicazione.

Insomma, il cambiamento della Ruota versione 6 non riguarda solo l’aspetto tecnologico, ma anche e soprattutto l’implementazione del suo lato pedagogico-didattico, confermando sempre di più il suo carattere di strumento educativo completo e complesso, ma proprio per questo utile ed efficace.

Perché, come dice Allan Carrington, la Ruota, così come l’apprendimento Trasformativo, vuole:

“… creare studenti indipendenti, autodiretti, automotivati, capaci di senso critico e di orientare il loro lavoro; aperti a punti di vista alternativi e differenti; che hanno sviluppato fortemente capacità di pensiero di ordine superiore.”

Sitografia

  1. Hopkins, Paul, mmiweb.org.uk
  2. Shrock, Kathy, Bloomin’ Apps (on line)
  3. Puentedura, Ruben Technology in Education, A brief introduction
  4. Carrington, Allan, Padagogy wheel V6: Screen IOS/ Android; poster IOS/ Android
  5. Carrington, Allan Designing Outcomes
  6. Darrow, Diane, K-5 iPad Apps for Remembering
  7. su Teachthought: Bloom’s Digital Taxonomy Verbs For 21st Century Students

Bibliografia

  1. Bloom, B. The 2 sigma problem: The search for methods of group instruction as effective as one-to-one tutoring. Educational Researcher, 13(6) (1984)
  2. Harris, Michael S, Zakrajsek, Todd D., Howell Major, Claire, Teaching for Learning: 101 Intentionally Designed Educational Activities,2nd Edition, Routledge, Londra, 2021, ISBN: 978-0367469368
  3. Mezirow,Jack, La teoria dell’apprendimento trasformativo. Imparare a pensare come un adulto, Cortina, Milano, 2016.

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