trasformazione digitale

L’IA a scuola: il ruolo degli animatori digitali e le linee guida Unesco



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L’evoluzione della didattica si muove verso l’inclusione di nuovi strumenti e metodi pedagogici digitali. L’animatore digitale emerge come figura chiave mentre l’UNESCO rilascia un documento che pone l’IA come fulcro dell’innovazione didattica e in Italia si moltiplicano le risorse per sostenere questa transizione

Pubblicato il 20 dic 2023

Carmelina Maurizio

Università degli Studi di Torino



Scuola digitale

L’evoluzione della didattica italiana si muove a ritmo serrato verso l’inclusione di nuovi strumenti e metodi pedagogici digitali. Tra le figure professionali emergenti in questo contesto, quella dell’animatore digitale si fa portavoce di un cambiamento fondamentale nel panorama educativo del Paese.

Ma la rivoluzione non è solo nazionale: l’UNESCO ha infatti rilasciato un documento che pone l’Intelligenza Artificiale come cardine dell’innovazione didattica, offrendo spunti e linee guida per l’integrazione sistematica delle tecnologie IA nelle scuole.

In Italia, sono diverse le risorse messe a disposizione per sostenere questa transizione, tra cui progetti volti al potenziamento delle competenze STEM e multilinguistiche.

Il cammino verso una scuola 2.0 è ormai tracciato: resta da capire come accompagnare al meglio docenti e studenti in questo viaggio all’insegna dell’innovazione ed etica digitale.

La transizione della scuola e le sfide poste dall’intelligenza artificiale

La scuola italiana, in ciascuno dei suoi segmenti, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, sta affrontando in modalità diverse, a seconda del target di età degli apprendenti, le sfide poste dall’intelligenza artificiale, tema affrontato più volte su questo giornale e a livello nazionale. Quali sono le risorse già disponibili nelle istituzioni scolastiche che possono agevolare il traghettamento della trasformazione digitale, facilitando l’ingresso dell’AI nelle aule e nella didattica ordinaria? E ancora, come e quando utilizzare tali risorse per allineare la scuola italiana a quelle in altre parti del mondo?

Il documento dell’Unesco sull’Intelligenza Artificiale Guidance for generative AI in education and research, frutto di un lungo lavoro che parte dal 2019, che è stato diffuso a settembre 2023, è stato recepito dalla scuola italiana?

In questo contributo, nel rispondere a questi e altri interrogativi, si intende proporre alcuni spunti di riflessione in generale, che partono dallo stato dell’arte per quanto riguarda il digitale nella scuola italiana, per arrivare a stimolare idee e valorizzare risorse già in essere per un uso adeguato e efficace dell’AI.

La trasformazione digitale nella scuola italiana: il ruolo degli animatori digitali

Secondo il Piano nazionale per la scuola digitale del 2015, suddiviso in 35 azioni per il potenziamento e il miglioramento della trasformazione digitale nell’istruzione, l’Azione #28: “Un animatore digitale in ogni scuola” prevedeva: “Ogni scuola avrà un “animatore digitale”, un docente che, insieme al dirigente scolastico e al direttore amministrativo, avrà un ruolo strategico nella diffusione dell’innovazione a scuola, a partire dai contenuti di questo Piano. (….) Sarà, per il MIUR, una figura fondamentale per l’accompagnamento del Piano Nazionale Scuola Digitale”.

Per tenere alta l’attenzione sui temi dell’innovazione, nell’ambito della realizzazione delle azioni previste nel POF triennale, potrà sviluppare progettualità su tre ambiti:

  • Formazione interna: fungere da stimolo alla formazione interna alla scuola sui temi del PNSD, sia organizzando laboratori formativi (ma non dovrà necessariamente essere un formatore), sia animando e coordinando la partecipazione di tutta la comunità scolastica alle altre attività formative, come ad esempio quelle organizzate attraverso gli snodi formativi;
  • Coinvolgimento della comunità scolastica: favorire la partecipazione e stimolare il protagonismo degli studenti nell’organizzazione di workshop e altre attività, anche strutturate, sui temi del PNSD, anche aprendo i momenti formativi alle famiglie e altri attori del territorio, per la realizzazione di una cultura digitale condivisa.

Con il PNSD è stata creata una rete di 8.200 referenti di animatori digitali, 24 mila docenti innovatori, team digitale, e 200 docenti esperti di didattica digitale per l’accompagnamento all’innovazione didattica e digitale.

A loro può essere affidata una gran parte delle possibili risposte che la scuola italiana potrebbe dare all’ingresso dell’AI nelle azioni didattiche, predisponendo azioni formative/informative, creando occasioni di confronto con altre organizzazioni educative, promuovendo la disseminazione di materiali utili per l’autoformazione. Il ruolo più importante però potrebbe essere quello di favorire la trasformazione digitale, creando così le condizioni affinché le scuole e le comunità ad esse afferenti non siano travolte dall’impatto derivato dall’AI.

Il documento UNESCO sull’Intelligenza Artificiale: un punto di riferimento

Tra le risorse disponibili in rete per l’implementazione delle proprie competenze digitali, per l’auto formazione e per un confronto c’è il contributo di materiali e di risorse rese disponibili dall’UNESCO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione -, la scienza e la cultura, che già dal 2018 ha realizzato una ricca serie di documenti multimediali sull’AI. Si legge in uno degli ultimi documenti “Intelligenza Artificiale: le opportunità e le sfide di un settore in costante crescita” (2023) l’UNESCO adotta da sempre un approccio incentrato sugli esseri umani per promuovere il dialogo internazionale sugli aspetti universali dell’IA nelle aree relative all’istruzione, alle scienze, alla cultura, alla comunicazione e all’informazione, con particolare attenzione alla parità di genere, allo sviluppo sostenibile e ai cambiamenti sociali.

La ricchezza di riflessioni che è possibile trovare è stata poco o nulla recepita dalla scuola italiana, che proprio in questi giorni vede l’arrivo della nota 132935 del 15 novembre scorso, riguardante il progetto di “Azioni di potenziamento delle competenze STEM e multilinguistiche, finanziato dall’Unione europea – Next generation EU. Si apre per le scuole la possibilità di realizzare percorsi didattici, formativi e di orientamento per studentesse e studenti finalizzati a promuovere l’integrazione, all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, di attività, metodologie e contenuti volti a sviluppare le competenze STEM, digitali e di innovazione, nonché quelle linguistiche, garantendo pari opportunità e parità di genere in termini di approccio metodologico e di attività di orientamento STEM.

La prima guida globale dell’UNESCO sulla GenAI nell’istruzione mira a supportare i Paesi di implementare azioni immediate, pianificare politiche a lungo termine e sviluppare la capacità umana di garantire una visione capacità umane per garantire una visione incentrata sull’uomo di queste nuove tecnologie.

La Guida globale dell’UNESCO sulla GenAI nell’istruzione

  •  presenta una valutazione dei potenziali rischi che le GenAI potrebbero comportare per valori umanistici fondamentali che promuovono l’agency umana, l’inclusione, l’equità, l’uguaglianza di genere parità di genere, diversità linguistiche e culturali, nonché pluralità di opinioni ed espressioni. espressioni plurali
  • propone passi chiave per le agenzie governative per regolare l’uso degli strumenti GenAI, tra cui l’obbligo di proteggere la privacy dei dati e di considerare un limite di età per il loro utilizzo
  • delinea i requisiti per i fornitori di GenAI per consentirne l’uso etico ed efficace nell’istruzione
  • sottolinea la necessità per le istituzioni educative di convalidare i sistemi GenAI sulla loro adeguatezza etica e pedagogica per l’istruzione
  • invita la comunità internazionale a riflettere sulle loro implicazioni a lungo termine per la conoscenza, l’insegnamento, l’apprendimento e la valutazione.

La pubblicazione offre raccomandazioni concrete per i responsabili politici e le istituzioni educative su come l’uso degli strumenti GenAI possa essere progettato per proteggere l’agenzia umana e per favorire realmente gli studenti, gli insegnanti e i ricercatori.


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