La scuola del noi

L’innovazione a scuola non è più un salto nel vuoto: una “rete” per la didattica digitale

L’iniziativa “I docenti della scuola del noi”, promossa da Fondazione Mondo Digitale punta a creare una rete solidale di docenti che lavorano insieme per ideare nuove risorse didattiche per l’insegnamento in modalità mista e online, scambiare buone pratiche, far crescere la scuola inclusiva e di qualità

08 Apr 2021
Ilaria Gaudiello

ricercatrice Fondazione Mondo Digitale

scuola

L’impulso trasformativo che la pandemia ha dato alla scuola sembra essere destinato ad avere lunga vita: le potenzialità del digitale, applicato fino a poco tempo fa in modo prevalentemente asistematico e ancora disomogeneo, si dispiegano oggi pienamente.

Partendo dall’assunto che la vera innovazione non lascia indietro nessuno, centoventi docenti di tutta Italia hanno dato vita a una rete – battezzata “I docenti della scuola del noi” – il cui obiettivo è la realizzazione di percorsi didattici che vengono poi resi disponibili sotto forma di schede didattiche, webinar di presentazione e corsi online di affiancamento, con l’obiettivo di diffondere le migliori progettualità e invitare alla sperimentazione.

In questo modo, l’innovazione non è più percepita come un salto nel vuoto, ma come un processo di costruzione collegiale e di reciproco sostegno.

La scuola durante la pandemia

Nel corso di questi lunghi mesi di didattica in emergenza, approcci tecno-pedagogici, prima isolati e sperimentali, diventano esercizio quotidiano in aula. Così, accanto a un’espansione delle conoscenze sul funzionamento e le applicazioni delle tecnologie didattiche, registriamo anche un accrescimento della consapevolezza dei modelli e degli strumenti teorico-operativi di riferimento: sono sempre più i docenti che progettano i loro interventi educativi integrando il digitale sulla base del modello SAMR (Substitution, Augmentation, Modification, Redefinition); così come sono molti gli insegnanti che si avvalgono della “Padagogy Wheel” di Allan Carrington (tradotta in Italia da Maria Cristina Bevilacqua) per selezionare le app più adatte agli obiettivi delle loro unità didattiche di apprendimento; o che, non senza ironia, sono in grado di collocarsi sulla “curva di adozione dell’innovazione” come innovatori, utenti precoci o ritardatari. Si amplificano e intensificano inoltre le relazioni tra le scuole: da progetti a classi aperte a progetti a scuole aperte, connesse tra loro a livello nazionale o europeo. Questo il nuovo bagaglio di abilità tecniche, cognizione e interconnessione, con cui la scuola si avvia al viaggio trasformativo del post pandemia.

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Le tappe verso la scuola del futuro

Come immaginiamo le tappe principali di questo viaggio? Nel “Rapporto finale per il futuro della scuola”, il piano messo a punto su incarico della ex ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina dalla commissione guidata da Patrizio Bianchi – cattedra Unesco in Educazione, crescita e uguaglianza, e ora ministro dell’Istruzione – l’obiettivo è una scuola che punta sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente, promuove l’essenzializzazione del curricolo, propone una continuità educativa tra i diversi ordini, integra le materie scientifiche e umanistiche, ed è attenta alle aree e alle categorie più fragili.

Gestire la scuola in pandemia: cosa aspettarci dal ministro Patrizio Bianchi

È una scuola che mette l’accento sui patti educativi di comunità, rilancia i livelli essenziali di prestazione (LEP) e il sistema nazionale di valutazione (SNV), accordando grande importanza alla formazione continua per i docenti, al job shadowing e alle nuove forme di riconoscimento e certificazione del loro impegno, del loro tempo e delle loro responsabilità.

È una scuola infine, che, forte dell’esperienza della didattica integrata, riafferma il “digitale senza se e senza ma” (p. 50): un digitale per l’accessibilità, l’inclusione, l’informazione, la creazione, la collaborazione, la valutazione.

Il Rapporto della scuola del futuro ribadisce inoltre un vecchio ma pur sempre attuale mantra: il digitale non è di per sé elemento di innovazione didattica. Più che mai in questa fase la scuola sta toccando con mano la veridicità di questa formula, sperimentando il digitale in tutte le sue forme: per pianificare, realizzare e valutare il lavoro in aula, passando da una tipologia più trasmissiva di insegnamento a una più interattiva; per creare alleanze con nuovi player; per contribuire a forgiare strumenti tecnologici meno generalisti e più pertinenti alle specifiche aree disciplinari.

Grazie a questa intensa e accelerata frequentazione del digitale, i docenti che hanno affrontato l’emergenza educativa causata dal Covid-19, hanno ora profondamente integrato l’idea che l’innovazione sia una complessa alchimia di strumenti, contenuti, approcci e metodi, nella quale il digitale è un fattore importante di facilitazione, potenziamento, cooperazione, ma non l’unico.

Soprattutto, in un periodo in cui la pandemia ha un andamento ancora oscillatorio e le scuole esitano nuovamente tra apertura e chiusura, riproponendo così le problematiche legate alle carenze regionali, al divario nord-sud e alle questioni economico-sociali che sempre accompagnano la necessità di dotazioni digitali (cfr. Indire, Pratiche didattiche durante il lockdown, 2020), un assunto fondamentale di cui il mondo dell’educazione è sempre più consapevole è che la vera innovazione non lascia indietro nessuno.

I docenti della scuola del noi

Un esempio emblematico di questa forte consapevolezza è l’iniziativa I docenti della scuola del noi, promossa da Fondazione Mondo Digitale. L’obiettivo è creare una rete solidale di docenti che lavorano insieme per ideare nuove risorse didattiche per l’insegnamento in modalità mista e online, scambiare buone pratiche, far crescere la scuola inclusiva e di qualità. Il riferimento epistemologico è il modello di Educazione per la vita elaborato da Alfonso Molina, che sostiene l’innovazione pedagogica, civica, e tecnologica attraverso un impianto educativo che integra tre grandi tipi di contenuto (conoscenze curricolari, competenze, valori per una cittadinanza responsabile), tre modalità di apprendimento (lifelong, ovvero lungo tutto l’arco della vita; lifewide, ovvero in tutti gli ambiti; lifedeep, cioè trasformativo), e un’ampia gamma di ambienti e approcci di apprendimento.

Questa rete solidale, che opera su base volontaria, include oggi centoventi docenti provenienti da tutta Italia. I docenti hanno presentato la loro candidatura lo scorso settembre, offrendosi di mettere a disposizione la loro esperienza professionale per la costituzione di ventotto gruppi interregionali, in veste di ideatori, sperimentatori, relatori o coordinatori. I gruppi lavorano alla costruzione di percorsi didattici per aree disciplinari, sfruttando le rispettive expertise sulle tecnologie e approcci pedagogici. Il loro lavoro congiunto è facilitato da metodologie di design thinking pedagogico che mira ad associare progettazione ad hoc, apprendimento differenziato, strumenti digitali gratuiti. Il filo rosso dei percorsi didattici è costituito dalle tematiche prioritarie dell’educazione civica, declinate nelle diverse materie. I canvas del design thinking pedagogico aiutano i docenti a identificare le aree di complementarità operativa, a profilare i bisogni dei propri studenti, a formulare una sfida o un problema didattico cui intendono rispondere unendo le loro forze, e a forgiare un contenuto didattico che articoli strumenti digitali per la gestione d’aula, il coinvolgimento, l’esplorazione, l’elaborazione, la creazione e la valutazione.

Da questo punto di vista il digitale oggi arricchisce, amplia e supporta l’insegnamento in modalità sincrona e asincrona permettendo la distribuzione di materiale didattico, l’assegnazione di compiti on line, la consultazione di fonti, l’analisi di dati, la realizzazione di prodotti testuali e audiovisivi, l’archiviazione, la condivisione e valorizzazione di contenuti dal diverso livello di granularità (curricoli, progetti, UdA, corsi, e singole lezioni).

La gratuità e varietà degli strumenti messi in campo in questa iniziativa rende i percorsi della “Scuola del noi” accessibili a tutti gli istituti, permettendo a ogni docente di allenare una competenza nuova e oggi necessaria: quella di collocare gli strumenti digitali in una sempre più precisa tassonomia basata sulle finalità didattiche e gli usi disciplinari; in questo modo, anche quando uno strumento diventa obsoleto o non più liberamente fruibile, gli insegnanti avranno ormai adottato l’atteggiamento mentale necessario a individuare repentinamente uno strumento equivalente per funzionalità e utilizzo.

Qui, l’immagine della scuola che si intende dare è quella di un tessuto educativo coeso: nonostante l’uniformità di pratiche e risorse resti, sul territorio italiano, un traguardo di difficile raggiungimento, la capillarizzazione e divulgazione rese possibili dal digitale incoraggiano una emulazione positiva dei processi educativi caratterizzati da autenticità, rafforzamento del legame scuola-società e intercettazione dei linguaggi consoni a veicolare contenuti prioritari per il XXI secolo.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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