Piano scuola 2020, così si gestiranno nuove crisi: i punti di forza e nodi da sciogliere

Formazione, didattica digitale integrata, piattaforma unica per la didattica a distanza: sono i pilastri del Piano scuola 2020, il più digital mai visto in Italia. Vediamo i punti di forza e gli aspetti da migliorare

25 Ago 2020
Diego Dimalta

Studio Legale Dimalta e Associati

scuola

Il Piano Scuola 2020, punta tutto sul digitale. Non potrebbe fare diversamente, del resto.

Il Governo sta andando nella direzione giusta, ma restano alcuni nodi da sciogliere: prima di tutto occorre accelerare sulla scelta della piattaforma per la didattica a distanza unica per tutte le scuole – un problema non secondario in quanto le piattaforme utilizzate nel periodo dell’emergenza sanitaria, di proprietà prevalentemente Usa – utilizzano server posizionati in Stati esterni alla Ue, pratica di fatto resa molto più complessa a seguito della nota sentenza della Corte di Giustizia con cui è stato invalidato il Privacy Shield.

In secondo luogo, dovrebbero essere inseriti chiari riferimenti alla figura del DPO, fondamentale per affiancare i dirigenti scolastici nelle scelte legate al digitale.

Ma vediamo prima i pilastri (digitali) del piano scuola 2020 italiano.

Il Piano scuola 2020, come trasformare le difficoltà in punti di forza

Nell’improvviso stravolgimento causato dal covid-19, docenti e personale ATA hanno dimostrato di saper reagire prontamente alle difficoltà derivanti dalla pandemia – e dal conseguente lockdown – è parsa evidente a tutti la necessità di dotarsi di procedure chiare e ben studiate per poter far fronte a nuove situazioni emergenziali.

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Non a caso, nel Piano, sin da subito viene precisato: “Sulla base dell’esperienza dettata dalla pandemia da SARS-CoV-2, sarà necessario trasformare le difficoltà di un determinato momento storico in un vero e proprio volano per la ripartenza e per l’innovazione”.

Ma come trasformare le difficoltà in un punto di forza?

Formazione

Il Governo ritiene in primis fondamentale rafforzare la formazione di tutto il personale scolastico.

Si tratterà però di una formazione parzialmente diversa dal solito in quanto dovrà entrare molto più nello specifico di quelle che sono le prassi da utilizzare con riferimento alla gestione della didattica a distanza. Questo perché i docenti, come noto, si sono trovati a dover utilizzare strumenti che non conoscevano, rischiando di farne un uso non appropriato. Zoom, G Suite Education, Office Education e così via sono solo alcuni degli applicativi che il personale ha dovuto imparare a conoscere in poco tempo e l’utilizzo di questi strumenti ha, come ovvio, generato numerose domande: “posso registrare una lezione? Gli alunni possono registrare quando parlo io? Come posso tutelare la privacy mia e degli studenti?”.

Questi sono solo alcuni dei quesiti che, già ora, vengono continuamente posti in sede di formazione. Per questo il Piano Scuola ha previsto dei percorsi ancora più specifici per trattare la materia privacy e sicurezza informatica.

Afferma il Piano: “Le istituzioni scolastiche organizzano, singolarmente o in rete, attività di formazione specifica per il personale docente e ATA, in materia di utilizzo delle nuove tecnologie relativamente alle diverse mansioni e professionalità (docenza, attività tecnica e amministrativa, di accoglienza e sorveglianza), al fine di non disperdere e potenziare ulteriormente le competenze acquisite, dai docenti, nel corso del periodo di sospensione delle attività didattiche in presenza e dal personale ATA nel corso dei periodi di smart working, secondo le diverse mansioni”

In tal senso, a titolo meramente esemplificativo, il documento individua una serie di tematiche che sarebbe opportuno trattare con il personale scolastico:

Per i docenti:

  • Metodologie innovative di insegnamento e di apprendimento
  • Metodologie innovative per l’inclusione scolastica
  • Modelli di didattica interdisciplinare
  • Modalità e strumenti per la valutazione, anche alla luce di metodologie innovative di insegnamento e di apprendimento realizzate, ad esempio, attraverso le tecnologie multimediali.

Per il personale ATA:

    • Organizzazione del lavoro, collaborazione e realizzazione di modelli di lavoro in team (tutto il personale ATA)
    • Principi di base dell’architettura digitale della scuola (tutto il personale ATA)
    • Digitalizzazione delle procedure amministrative anche in relazione alla modalità di lavoro agile (Assistenti amministrativi e tecnici).

Le istituzioni scolastiche dovranno quindi integrare il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) con i percorsi che intenderanno organizzare. Sarà opportuno prevedere, ad esempio, una formazione dedicata alle procedure utili per la gestione dell’emergenza avendo a riferimento le dotazioni tecnologiche, le condizioni di connettività concrete relative alla scuola di riferimento, nonché il livello di competenza degli alunni e del personale.

Inoltre, per i Dirigenti scolastici è prevista la necessità di organizzare specifici momenti formativi dedicati a privacy e sicurezza nella didattica digitale integrata, gestione dello stato emergenziale, gestione delle riunioni e degli scrutini a distanza.

Insomma, il personale scolastico deve fare un passo avanti verso la digitalizzazione. Deve conoscere i migliori metodi di apprendimento a distanza, deve comprendere il tema privacy e deve capire l’importanza della data protection.

Piano scolastico per la didattica digitale integrata

In quest’ottica giocherà un ruolo fondamentale il Piano Scolastico per la Didattica Digitale Integrata che servirà da protocollo di riferimento nel caso in cui l’andamento epidemiologico dovesse portare a nuove situazioni emergenziali con conseguente sospensione della didattica in presenza e ripresa dell’attività a distanza.

Il Piano scolastico per la Didattica digitale integrata, tiene conto delle potenzialità concrete della comunità scolastica di riferimento, così come rese evidenti nel corso della sospensione delle attività scolastica nel periodo di quarantena.

Ogni singola scuola dovrà – in base alla propria situazione concreta- individuare le modalità per abbandonare le aule e riprendere le lezioni da remoto, con il minor impatto possibile, facendo in tal senso particolare attenzione alle necessità specifiche degli alunni con bisogni educativi particolarmente delicati (disabili in primis).

Si tratterà sostanzialmente di una policy molto dettagliata che dovrà indicare come comportarsi in caso di emergenza, proprio come avviene con le policy previste in materia di antincendio.

In questo senso sarà necessario individuare le modalità e le strategie operative per garantire a tutti gli studenti le stesse possibilità, in termini di accesso agli strumenti necessari per una piena partecipazione.

Le linee guida Miur su lezioni remote

Inoltre, al fine di evitare grosse disuguaglianze tra i vari istituti scolastici, il Piano prevede l’emanazione di apposite Linee Guida da parte del Governo le quali dovranno meglio specificare tutta una serie di aspetti utili, tra l’altro, al fine di indicare alle scuole le modalità concrete per organizzare la Didattica a distanza (analisi del fabbisogno, obiettivi da perseguire, strumenti da utilizzare, orario e frequenza delle lezioni) ma anche per spiegare le modalità migliori per effettuare gli esami ed eseguire le valutazioni degli studenti.

Queste linee guida, proprio nei giorni scorsi, sono state dapprima presentate nella versione non definitiva ai sindacati della scuola e, successivamente pubblicate nella versione ufficiale sul sito del Ministero.

Nel testo, è previsto che, in caso di lock down, siano dalle singole scuole individuate delle quote orarie minime di lezione a distanza che, dovrebbero seguire i seguenti parametri:

  • 20 ore di attività sincrona settimanale per le superiori;
  • almeno 15 ore per le primarie;
  • almeno 10 ore per le prime classi delle elementari.

Tali “ore” potrebbero essere anche costituite da 45 minuti, così da poter meglio comprimere le lezioni in un lasso di tempo più ristretto rispetto a quello previsto per la didattica dal vivo.

Tuttavia non sono mancate le critiche, come quelle provenienti da ANP la principale associazione di categoria dei dirigenti, che, con una nota sul suo sito ha manifestato una certa contrarietà alla bozza presentata dal ministro in quanto eccessivamente imprecisa ed astratta su tutta una serie di aspetti.

Ed in effetti, le risposte che ci si aspettava dal Ministero non sono arrivate nemmeno con queste Linee Guida, prima fra tutti l’indicazione della piattaforma da utilizzare in caso di ritorno alla didattica a distanza.

Piattaforma on line

A tal riguardo il Piano Scuola precisa che “Il Ministero dell’Istruzione ha avviato uno studio approfondito la progettazione di una piattaforma finalizzata all’erogazione di contenuti didattici a distanza, sulla quale saranno fornite successivamente le opportune informazioni di dettaglio”

Tuttavia, ad oggi, nulla è ancora stato precisato a riguardo.

Si tratta peraltro di un problema di non poco conto per tutta una serie di motivi.

Difatti, già il 4 maggio scorso il presidente Soro pubblicò una lettera aperta indirizzata al Ministro Azzolina nel quale si sottolineava la necessità di individuare una piattaforma per la didattica a distanza che fosse pubblica ed unica per tutte le scuole. tale esigenza è stata rimarcata ulteriormente, sempre dal Garante, in un’audizione parlamentare nel quale, in una maniera quasi premonitrice ha affermato “Anche il registro elettronico non è privo di problemi ma tra questo e una piattaforma multinazionale di cui non si sa nulla, forse è meglio nel presente dare indicazione perché le scuole ricorrano tutte le volte che è possibile al registro elettronico” aggiungendo “non possiamo vivere appoggiandoci alle piattaforme cinesi e americane di cui non sappiamo assolutamente niente

Sì perché, se ad inizio 2020 le scuole hanno potuto utilizzare applicativi come quelli rilasciati da Google, Microsoft e Cisco (tra i tanti), ad oggi questa scelta non sarebbe più possibile in seguito alle complessità legate alla sospensione del Privacy Shield.

Sarebbe quindi auspicabile che, sotto questo aspetto, il Governo facesse seguire al Piano Scuola un’azione concreta. Si tratta a parere di chi scrive del punto cruciale di tutto. È del resto inutile fare formazione, preparare piani didattici se poi, alla fine dei conti, manca una piattaforma sicura da utilizzare. Il rischio è quello che la privacy e la sicurezza dei dati degli alunni restino lettera morta se poi, ad esempio, le scuole fossero costrette ad utilizzare piattaforme non compliant con il GDPR.

Conclusioni

In conclusione, è indubbiamente meritevole lo sforzo fatto dal Governo per preparare le scuole a fronteggiare una ulteriore emergenza epidemiologica. Manca però l’ultimo passo, quello decisivo.

Non solo, e come nota finale, in questo Piano manca un’importante figura: il DPO. Troppo spesso i dirigenti si ritrovano soli a fronteggiare queste sfide che, in realtà potrebbero e dovrebbero affrontare con l’aiuto del DPO.

In tal senso sarebbe stato sicuramente un buon segnale quello di inserire dei precisi riferimenti alla figura del DPO anche nel Piano Scuola 2020- 2021 che, senza ombra di dubbio, è il Piano Scuola più digital mai visto in Italia.

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