scuola e digitale

Preparare gli studenti al Villaggio Globale: ecco le competenze da formare

Fornire agli studenti dei punti di riferimento nella realtà, farli andare oltre i canoni dello studio “a memoria”, aiutarli a rielaborare creativamente le informazioni e a instaurare più facilmente una collaborazione con altri studenti. Così la scuola prepara al “deep learning” e dà le competenze per un’epoca imprevedibile

23 Ott 2018
Stefano Nicoletti

Business consultant and trainer

competenze digitali

La scuola italiana si sta muovendo da anni per cercare un approccio semplice e immediato a quelle competenze che sono diventate fondamentali nel mondo globale, digitale ed elettronico. Alcuni segnali sono incoraggianti, altre iniziative sono di eccellenza, ma in generale c’è ancora moltissimo da fare e da capire.

Uno dei punti fondamentali che siamo chiamati a interpretare per poter crescere e svilupparci sia a livello culturale che a livello economico e sociale è quello della precisa individuazione di queste competenze. È sufficiente conoscere un linguaggio di programmazione oppure temi specialistici come lo sfruttamento dei diritti d’autore sul web oppure i sistemi di indicizzazione dei motori di ricerca per poterci definire “preparati”? No, non basta. È necessario andare più in profondità e questa ricerca ci porterà inevitabilmente a toccare argomenti molto lontani tra loro.

La consapevolezza delle tendenze in atto

Internet e i social network hanno rivoluzionato il mondo in cui viviamo. Questo enorme cambiamento non è frutto del caso, ma di tendenze storiche e sociali che sviluppano i loro effetti sin da metà del 1800, quando il telegrafo consentì per la prima volta nella storia di comunicare a distanza in tempo reale. Se riusciamo a capire e a interpretare questi trend possiamo da un lato vedere il presente sotto una luce più vera, dall’altro possiamo porre delle basi più solide per il nostro futuro.

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La pensava esattamente così Marshall McLuhan, il sociologo canadese che per primo teorizzò il “Villaggio globale” e che considerava la tecnologia come il tentativo dell’uomo di amplificare le sue facoltà per riuscire ad adattarsi sempre meglio all’ambiente che lo circonda.

Se cerchiamo di vedere l’evoluzione della nostra società sotto questo aspetto, ci risulterà evidente che dal telegrafo in poi il nostro mondo ha seguito una direzione chiara, proiettandosi verso l’immediatezza, verso un maggiore coinvolgimento delle persone, verso la decentralizzazione del potere (dalla monarchia alla democrazia, dall’informazione giornalistica dei grandi giornali al giornalismo diffuso dei social network). Capire queste evoluzioni, tra l’altro, ci può dare un determinante verso la risoluzione di problemi legati alle nuove possibilità offerte dalla tecnologia. Un esempio illuminante è quello della reputazione online, legato anche al fenomeno molto discusso delle fake news.

Competenze speciali per un’epoca imprevedibile

La velocità e l’immediatezza hanno trasformato l’era in cui viviamo in una delle più eccitanti e imprevedibili mai vissute dall’umanità. Hanno reso la competizione una delle regole principali della convivenza sociale e la consapevolezza dei suoi meccanismi di funzionamento è solo uno dei presupposti di cui abbiamo bisogno per poter prosperare.

Un altro, fondamentale, è quello di essere disposti a impegnarci per un apprendimento continuo e di qualità sia a livello personale, sia a livello di organizzazioni complesse come quelle aziendali. A partire dagli anni ’80 del secolo scorso si è sviluppata una corrente delle sociologia che si è concentrata proprio sulle caratteristiche dell’apprendimento, da quello nozionale col quale impariamo a memoria definizioni e concetti di base (“surface learning”) fino a quello profondo e motivante in cui mettiamo in relazione tra di loro le nozioni e i concetti più semplici, generando così idee nuove e più complesse (“deep learning”). E’ a quest’ultimo che dovremmo mirare, a partire dalla scuola.

Le abilità richieste a startup e imprenditori digitali

Nel corso di una collaborazione con la Scuola S.Anna di Pisa, uno dei quattro poli di eccellenza individuati dal Governo per il progetto “Industria 4.0”, ho incontrato spin off universitarie e giovani startuppers intenzionati a intraprendere un percorso imprenditoriale. L’obiettivo di fondo degli incontri è stato esattamente quello di innescare un processo di “deep learning”, cioè di riuscire a mettere in relazione la preparazione accademica o scolastica con la mia esperienza di professionista che vive a stretto contatto con la realtà del mondo imprenditoriale italiano, fatto di alcuni pregi, sostanziosi difetti ed enormi potenzialità inespresse. Il risultato degli incontri è stato molto incoraggiante. Fornire agli studenti dei punti di riferimento nella realtà permette loro di andare oltre i canoni dello studio “a memoria”, li facilita nel rielaborare creativamente le informazioni e li aiuta a instaurare più facilmente una collaborazione con altri studenti.

Quest’ultimo è un punto da sottolineare. Nel mondo delle comunicazioni immediate, chi gioca da solo è destinato a perdere. Chi invece conosce l’importanza di una relazione vera (con i collaboratori, con i clienti, con i fornitori, persino con l’Agenzia delle Entrate) allora è sulla buona strada per costruire un’iniziativa imprenditoriale di valore e sostenibile nel tempo, capace della flessibilità necessaria a cambiare giorno dopo giorno.

La resilienza, stella polare del nuovo imprenditore

Vivere un mondo estremamente competitivo, cambiare continuamente, mantenere alta l’attenzione comportano anche livelli di stress molto significativi. Se non riusciamo a gestire la nostra fisiologica tensione rischiamo di compiere scelte sbagliate, capaci di mandare alle ortiche tutto quello di buono che abbiamo costruito fino a un certo momento, comprese molte delle nostre relazioni personali. Ecco allora un’altra caratteristica definitiva dell’imprenditore di successo di oggi (e della persona di successo): riuscire ad accettare lo stress come quel meccanismo evolutivo che è lì proprio per aiutarci a performare meglio. Accettare le fonti dello stress (cioè i molti problemi che l’imprenditore è chiamato ad affrontare in ogni momento) ci stimola a concentrarci su quello che possiamo davvero controllare e ci aiuta anche a conoscere meglio i nostri limiti, sia quelli relativi sia quelli che invece non dovremmo superare perché ci conducono verso situazioni insostenibili. Ci permette di adattarci meglio alle situazioni, ci dona la flessibilità necessaria a cambiare e ci tiene in equilibrio, attenti quando tutto va bene e sereni durante le inevitabili tempeste.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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