Recovery Fund e formazione digitale dei docenti: perché in gioco è il futuro dei ragazzi | Agenda Digitale

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Recovery Fund e formazione digitale dei docenti: perché in gioco è il futuro dei ragazzi

Usare il Recovery Fund solo per nuovi strumenti, attrezzature e ambienti e non per una adeguata formazione di docenti e personale amministrativo – che rappresentano i tasselli di fondo della digitalizzazione nell’agire didattico – non sarebbe altro che uno sfregio al futuro dei ragazzi. Ecco perché

21 Ott 2020
Annalisa Buffardi

Ricercatrice, Indire - Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa


Le risorse del Recovery Fund e il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza puntano fortemente verso la digitalizzazione della scuola. Ma l’esperienza di decenni di programmi e finanziamenti per la digitalizzazione della scuola – e del Paese – ha reso evidente che strumenti, attrezzature e infrastrutture da sole non bastano a modificare routine tradizionali e consolidate.

La visione pedagogica e la consapevolezza metodologica rappresentano i tasselli di fondo della digitalizzazione nell’agire didattico. E costituiscono un passaggio obbligato per evitare, come già accaduto, che innovativi laboratori scolastici restino deserti e si traducano in ingenti sperperi di denaro pubblico e in occasioni perse.

Ambienti partecipativi e digitalizzazione dei sistemi informativi

Per il sistema scolastico, si torna a parlare di Digital Labs, di nuovi arredi, strumentazioni e spazi che possano dare forma ad ambienti partecipativi per promuovere le competenze – digitali e non solo – degli studenti. L’altro grande tema coinvolge tutta la PA. La digitalizzazione dei sistemi informativi, delle banche dati e delle strutture amministrative della scuola rientra in un più ampio piano che, da decenni, promette di migliorare la comunicazione pubblica tra istituzioni e cittadini, agevolando l’erogazione dei servizi e la circolazione delle informazioni. Un segmento fondamentale che nella scuola è indirizzato a una platea ampia ed eterogenea di utenti, cittadini, genitori, docenti e studenti.

Formazione e competenze di docenti e personale scolastico

Su questi piani, l’ulteriore questione nelle prospettive per la Ripresa è quello della formazione, dei docenti e del personale. La sua trasversalità incrocia il rinnovo degli ambienti fisici e digitali e viene opportunamente e nuovamente posta come centrale, nell’ottica del rilancio del sistema scolastico.

Le competenze digitali, ai diversi livelli, rappresentano uno dei primi tasselli su cui si realizza la piena operatività dei sistemi digitali, sia sul versante tecnico e culturale che coinvolge anche il personale amministrativo, sia su quello metodologico che investe in particolare i docenti.

Entrambi fondamentali per non disperdere le risorse del Recovery Fund, che – secondo quanto annunciato, contraddetto e poi confuso con gli annunci di stop ai negoziati – rappresenterebbero una delle più ingenti somme messe a disposizione del Paese per la ripresa. Costituirebbero cioè – accordi permettendo – una delle più significative opportunità da cogliere per migliorare il livello di vita dei cittadini e promuovere la crescita.

E come sempre quando si parla di scuola, la migliore qualità della vita, la crescita equa e la semplificazione – per non dire la capacità di ripresa e di resilienza – coinvolgono le pratiche quotidiane del presente e il disegno della società futura.

La formazione dei docenti non può esprimersi nell’implementazione di complesse piattaforme informatiche e burocratiche che si traducono in sostanziose e sostanziali perdite di tempo per gli stessi docenti. L’incognita, nell’alternarsi di round negoziali che rischiano di tagliare proprio parte dei fondi destinati alla ricerca e all’innovazione, è che si continui a pensare nella prospettiva della Next generation senza guardare al futuro, ai giovani, alla scuola.

Che gli obiettivi siano definiti su fondi residuali. E, in tutte le ipotesi, che la pianificazione temporale delle azioni non tenga conto delle effettive necessità di programmazione delle attività di formazione.

Se tutto va bene, i primi finanziamenti non arriveranno prima del prossimo giugno. L’agenda delle attività avrà bisogno di essere cadenzata secondo ritmi adeguati per non ridurre i percorsi formativi all’assolvimento di click burocratici.

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Stesso discorso per quel che riguarda la formazione del personale amministrativo. Come ben sa qualsiasi cittadino alle prese con l’uso dei servizi dell’amministrazione digitale, banche dati e piattaforme informatizzate da sole non danno forma ad alcuna relazione semplificata e partecipata, e talvolta generano un improduttivo rimbalzo tra necessità di accesso fisico e digitale ai servizi e agli ambienti. “Dietro i bit si nascondono persone”, scriveva Pierre Levy. La PA digitale è tra gli esempi più evidenti di come la relazione costruita nei bit sia espressione dell’agire umano.

La gestione dei servizi digitali, in quanto responsabilità di chi lavora nei servizi pubblici, nella scuola e in tutti gli altri settori, può tradurre la nuova modalità in una opportunità oppure in una moltiplicazione di passaggi inutilmente farraginosi per gli utenti. Accompagnare il personale amministrativo verso una sempre maggiore consapevolezza digitale è un dovere imprescindibile per non ribaltare indiscriminatamente le responsabilità di ritardi e contraddizioni digitali su chi lavora per il pubblico. Ma anche la più adeguata azione di formazione da sola non è sufficiente. La moltiplicazione delle piattaforme e delle banche dati tra cui il personale amministrativo scolastico acrobaticamente deve destreggiarsi per trasferire e ritrovare le medesime informazioni è espressione di una complessità del digitale che rischia nella pratica quotidiana di oscurarne i vantaggi.

Conclusioni

Il valzer dei negoziati per il Recovery Fund è in corso. I tempi per disporre dei finanziamenti sono ancora relativamente lunghi. La portata della sfida per pianificare la ripresa è evidente. Sono chiare le opportunità che la via della digitalizzazione ancora può aprire, così come sono evidenti errori e ritardi fin qui accumulati.

C’è l’auspicio, quindi, di poter disporre di un tempo sufficiente per pianificare la ripresa secondo solide basi, entro le linee guida e gli obiettivi delineati. Nella più generale speranza di non veder penalizzato – anche e non solo a livello finanziario – proprio il cuore della Next Generation, l’aspettativa resta quella di poter disporre di nuovi strumenti, attrezzature e ambienti, finanche innovativi Digital Labs scolastici – popolati di persone “formate” e pronte a renderli vivi.

Bibliografia

Bennet, W. L. e Segerberg, A. (2012), «The logic of Connective Action», Information, Communication & Society, 15 (5), pp. 739-768

Buffardi, Annalisa e de Kerckhove, Derrick, (2013), «Education Overload, Nuove sfide per l’apprendimento», in Savonardo, Lello (a cura di), Bit Generation. Culture giovanili, creatività, social media, Milano, FrancoAngeli, pp. 85-99.

Heinonen, Pekka (2017) «Government as a Source of Public Value», Government with the People: A new Formula for Creating Public Value. White Paper Global Agenda Council on the Future of the Government, World Economic Forum, pp. 4-6.

Levy, P. (1998). Cybercultura. Gli usi sociali delle nuove tecnologie Milano, Feltrinelli

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