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competenze digitali

Scuola digitale, quanto conta la formazione degli insegnanti: Regione Piemonte

La trasformazione digitale della scuola implica la trasformazione del docente da “trasmettitore” della conoscenza in “facilitatore” degli apprendimenti, secondo una didattica trasversale basata sulle competenze. Occorre quindi ripensare le strategie didattiche ed educative e puntare sulla formazione

15 Giu 2018

Gianna Pentenero

assessora all’Istruzione, lavoro e formazione professionale della Regione Piemonte


La rivoluzione digitale ha cambiato radicalmente il modo di vivere e comunicare delle persone. L’avvento di Internet e delle nuove tecnologie ha interessato naturalmente anche il mondo della scuola e della formazione, chiamato sempre di più a confrontarsi con strumenti e metodi didattici innovativi.

Quanto il tema sia strategico per il nostro Paese lo conferma la scelta del precedente governo di investire più di un miliardo di euro nel Piano Nazionale Scuola Digitale, che si propone di aumentare l’innovazione del nostro sistema scolastico e valorizzare le opportunità offerte dall’educazione digitale.

Anche grazie a queste misure negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti importanti nel processo di digitalizzazione della scuola italiana. Il 70% degli istituti, secondo la rilevazione Ocse-Pisa del 2015, riferita all’anno scolastico 2014/2015, sono connessi alla Rete, con una crescita significativa rispetto all’anno precedente, mentre il 31% degli studenti del nostro Paese fa uso almeno uno o due volte alla settimana delle nuove tecnologie per finalità scolastiche.

Le competenze degli animatori digitali

Mi è capitato di partecipare alcuni giorni fa, al liceo “D’Azeglio” di Torino, al seminario conclusivo di un Progetto Erasmus+ realizzato da un consorzio coordinato dall’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte, in collaborazione con l’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire e il Piano nazionale Scuola Digitale. L’obiettivo era migliorare le competenze degli animatori digitali delle scuole aderenti, grazie ad attività di Job Shadowing in Irlanda, Norvegia e Svezia. Francesca Carpo, coordinatrice del progetto, ha accompagnato un gruppo di animatori digitali in sette diverse scuole dell’obbligo svedesi, dove l’uso delle tecnologie digitali è molto diffuso e incoraggiato grazie a massicci investimenti da parte delle istituzioni e delle scuole stesse.

Come ha sottolineato Carpo, le tecnologie sono apparse come uno strumento, e non un traguardo, perché vengono integrate con quelle più tradizionali come quaderni, libri e mappe cartacee; in questo modo le ICT diventano davvero un valore aggiunto perché viene garantita ai docenti una più ampia gamma di strumenti didattici e agli allievi risorse che le famiglie non sempre possiedono. Inoltre, Carpo ha evidenziato come le attività didattiche siano agevolate dalla gestione unificata degli accessi alla rete e alle piattaforme didattiche (registro elettronico, fornitura libri di testo, servizi Google) di tutti gli studenti di tutte le scuole della municipalità; a questi servizi di rete si aggiungono quelli delle strutture di riferimento e consulenza sulle ICT a livello territoriale sia per i progetti di eccellenza sia per le necessità inclusive. Si tratta di spunti di riflessione utili, credo, anche per il nostro Paese.

Trasformazione digitale e strategie didattiche

Si tratta di iniziative positive per favorire la diffusione delle dotazioni tecnologiche, aspetto che tuttavia non esaurisce il tema della trasformazione digitale della scuola, legato necessariamente anche alla necessità di ripensare le strategie didattiche ed educative. Da trasmettitore della conoscenza, sempre di più il docente dovrà trasformarsi in “facilitatore” degli apprendimenti, secondo una didattica trasversale incentrata sulle competenze. E’ un cambio di paradigma che, per potersi realizzare con successo, deve essere accompagnato e sostenuto in ogni scuola dal dirigente scolastico.Quest’ultimo non deve necessariamente essere un grande esperto di tecnologie o metodologie didattiche innovative, ma deve essere in grado di valutarne le potenzialità e i fattori di rischio, sapendo ad esempio che le tecnologie non hanno in sé un effetto positivo sugli apprendimenti, ma quello che conta è la combinazione di queste ultime con le caratteristiche degli studenti e la qualità degli insegnamenti. Questo conduce a uno dei nodi forse più cruciali della scuola italiana oggi: la formazione del personale docente. Un processo lento, ma quanto mai necessario, che non può non tenere conto delle tecnologie digitali come strumento per la realizzazione di nuovi modelli educativi, non più basati sulla trasmissione dei saperi, appunto, ma sulla costruzione partecipata di apprendimenti.

La digitalizzazione delle scuole in Piemonte

In Piemonte alcuni mesi fa abbiamo presentato i risultati di un’indagine condotta dall’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano, in collaborazione con il settore Sistemi informativi della Regione e l’Osservatorio Ict del Piemonte, somministrando, tra i mesi di maggio e giugno 2015, 181 questionari a scuole superiori statali della regione. Ecco cos’è emerso: la quasi totalità delle stesse ha confermato di avere un’infrastruttura di rete; il 59% degli istituti ha dichiarato di utilizzare un protocollo digitale e la conservazione sostitutiva dei documenti nativi digitali. Mentre la firma digitale risulta usata dal 98% degli istituti. Tutti hanno un proprio sito web, la cui gestione è demandata, nel 76% dei casi, a una risorsa dedicata all’interno della scuola. Inoltre, il 90% ha dichiarato di possedere una intranet o un’area riservata del sito web, prevalentemente per gestire le comunicazioni tra il personale e verso gli studenti. Tutti i siti web delle scuole riportano l’orario delle lezioni e il calendario scolastico, il 97% riporta il piano per l’offerta formativa, l’elenco dei libri di testo e le informazioni sulle modalità di iscrizione. E il 52% degli istituti utilizza un software open source.

Risultati complessivamente positivi, anche se è innegabile che sul fronte della digitalizzazione le nostre scuole scontino ancora un significativo ritardo rispetto ad altri Paesi europei.

Le dotazioni tecnologiche e le infrastrutture

Sul fronte delle dotazioni tecnologiche nei mesi scorsi la Regione Piemonte ha siglato un protocollo d’intesa con Tim, a carattere non esclusivo e pre-competitivo, della durata di tre anni, per dare maggiore impulso allo sviluppo digitale del nostro territorio e, per quanto riguarda in particolare l’istruzione, individuare strumenti e soluzioni utili al processo di digitalizzazione delle attività formative. Proprio in questi giorni, inoltre, sono partiti i primi cantieri del progetto regionale che si propone di far arrivare la banda ultralarga nelle aree cosiddette “a fallimento di mercato”: comuni montani, aree periferiche e marginali del Piemonte che da sole sarebbero poco appetibili per gli operatori privati. Di questa iniziativa beneficeranno naturalmente anche le scuole. Un’altra opportunità importante è legata all’investimento da circa 10 milioni di euro con cui Compagnia di San Paolo e Fondazione per la Scuola porteranno nei prossimi anni la fibra ottica in 350 plessi scolastici dell’area metropolitana di Torino, per poi estendere, tra l’altro, il modello in tutta Italia.

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