didattica innovativa

Scuola, così si rinnovano metodologie e attività didattiche

Inquadrare l’innovazione didattica in categorie fisse non si può, soprattutto se consideriamo la gran varietà di pratiche in cui si possono declinare le modalità di apprendimento innovativo. Si possono, però, delineare alcune caratteristiche generali utili quando si vuole innovare i processi di apprendimento e insegnamento

20 Apr 2018
Rosa Bottino

direttore Istituto per le Tecnologie Didattiche e Presidente Area della Ricerca di Genova, Consiglio nazionale delle Ricerche

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L’obiettivo generale con cui qui si affronta il tema delle metodologie didattiche innovative è quello di stimolare la riflessione sulle pratiche didattiche, su come queste possano essere innovate utilizzando anche (ma non solo) la tecnologia, sulle condizioni perché queste pratiche possano essere proficuamente messe in atto a scuola. Non si vuole, quindi, dare una definizione del termine, né indicare prescrittivamente caratteristiche, né, tanto meno, stilare un catalogo esaustivo di approcci e metodi.

Come rinnovare metodologie e attività didattiche

Nell’affrontare il tema di come rinnovare le metodologie e le attività didattiche, ponendosi in un’ottica che si focalizza sul discente e sui suoi bisogni, è opportuno porre l’accento sull’attenzione che dovrebbe sempre essere fatta alla soddisfazione dell’individuo rispetto all’apprendimento, alla percezione della sua qualità e alla sua stretta connessione, sia in termini di strumenti che di contenuti, con le richieste e le sfide poste dalla realtà in cui viviamo.

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Occorre anche incoraggiare nello studente il desiderio di riprodurre la situazione positiva di apprendimento (ri-produzione autonoma) e di effettuare altre esperienze di cui sia lui stesso il promotore (effetto a spirale).

Inoltre, nelle attività didattiche innovative che vengono proposte lo studente dovrebbe poter cogliere una pluralità di obiettivi che rivestano per lui importanza: acquisire strumenti culturali e di conoscenza per affrontare il mondo; sviluppare metodi e competenze che gli consentano di acquisire autonomia e capacità critica, essere in grado di identificare strumenti che gli permettano di guardare la realtà con spirito critico, aperto, responsabile e competente.

Metodologie didattiche “innovative”: alcune caratteristiche

Certo, inquadrare l’innovazione didattica in categorie fisse non è possibile a maggior ragione se consideriamo la grande varietà di pratiche – consolidate ed emergenti – in cui si possono declinare le modalità di apprendimento innovativo.

Detto questo, è però possibile delineare alcune caratteristiche generali che è utile tener presente quando si vogliano innovare i tradizionali processi di apprendimento/insegnamento:

  • Focalizzarsi sul discente, lungo l’intero processo di apprendimento.
  • Orientarsi verso una pluralità di quadri di riferimento con particolare attenzione a quelli di tipo costruttivista o socio/costruttivista.
  • Prestare attenzione alla qualità delle relazioni, privilegiando relazioni intrinsecamente collaborative: tra docente e discenti, tra discenti, tra docenti, e tra questi e altri esperti.
  • Propendere verso la risoluzione di problemi in contesto[1].
  • Configurare in modo coerente degli ambienti (anche fisici) dell’apprendimento.
  • Utilizzare, anche se non in modo esclusivo, strumenti tecnologici.
  • Stimolare l’autonomia e l’autoregolazione dell’apprendimento.

Considerando la focalizzazione sul discente, sarebbe poi opportuno porre l’accento su metodologie e attività didattiche che abbiano caratteristiche atte a migliorare l’atteggiamento complessivo dello studente rispetto all’apprendimento e allo studio. Cioè, sviluppare approcci che possano incidere positivamente sull’autostima dello studente e sulla sua percezione della propria efficacia, influenzando anche gli aspetti di gratificazione personale. Da questo punto di vista, quindi, è appropriato fare riferimento ad attività che abbiano alcune delle seguenti prerogative:

  • Favoriscano un atteggiamento di curiosità negli studenti.
  • Sviluppino consapevolezza critica, cioè la capacità di porsi domande di fronte alla realtà.
  • Stimolino l’attitudine a porsi e a perseguire obiettivi (essere il motore della propria formazione) e di essere capaci di perseguirli (auto-efficacia).
  • Rendano espliciti finalità e motivazioni, in modo che possano essere affrontate con maggior consapevolezza.
  • Promuovano un uso critico e consapevole degli strumenti usati (in particolare, quelli digitali).
  • Favoriscano la mobilitazione di competenze e conoscenze diverse (interdisciplinarietà, trasversalità).
  • Non abbiano come obiettivo unicamente il voto/la valutazione quantitativa.

Considerando la necessità di proporre attività atte a favorire nello studente l’attribuzione di valore ai processi di insegnamento e apprendimento, sarebbe appropriato utilizzare, in certe circostanze, anche metodologie che abbiano la potenzialità di incidere su atteggiamenti educativamente e socialmente rilevanti, ad esempio stimolare lo sviluppo di attività e metodologie che possano enfatizzare il ruolo che l’educazione riveste nella nostra società permettendo di rapportarsi con problemi per cui c’è attualmente un “urgenza” sociale: ad esempio, la “pseudo scienza”, le “fake news”, la tensione fra comunità diverse.

Metodologie innovative, due possibili casi

A titolo esemplificativo, in relazione a quest’ultimo aspetto, nel seguito si riportano due possibili casi.

Il primo esempio è quello di metodologie che si rifanno a principi di cognizione epistemica che possono essere utilizzate per la realizzazione di attività che si pongono l’obiettivo di sviluppare la capacità di acquisire, comprendere e giustificare informazioni. L’obiettivo può essere quello di riflettere su come i nuovi media influenzano la ricerca di informazione attendibile, la sua selezione e il suo scambio (si pensi all’ansia crescente che si riscontra fra i cittadini in merito a termini come “fake news”, “information bubbles”, “post-truth”, ecc.). Diversi possono essere i principi su cui improntare attività che promuovano questi obiettivi: esporre gli studenti ad una varietà di fonti di informazione, anche contrastanti; sostenere lo sviluppo di criteri di valutazione e la loro applicazione in casi pratici; apprendere ed applicare tecniche usate da esperti per valutare documenti; incoraggiare alla riflessione sulle proprie assunzioni di base, anche implicite; ecc.

Il secondo esempio riguarda il caso di metodologie basate su un approccio “inquiry based” nell’educazione scientifica. Tali metodologie, pur nella varietà delle possibili realizzazioni, prevedono di coinvolgere lo studente nella progettazione e realizzazione di indagini per acquisire conoscenza su un determinato fenomeno e per sviluppare competenze nell’applicazione del metodo scientifico. L’inquiry-based learning si basa sul processo intenzionale di analisi dei problemi, di critica di esperimenti, di valutazione delle alternative, di pianificazione di indagini, di ricerca di informazioni complesse da varie fonti, di costruzione di modelli, di dibattito con pari e di formazione di argomentazioni coerenti e consistenti. Permette non solo di sviluppare conoscenza scientifica ma anche di capire che cosa voglia dire essere uno scienziato. Questo può contribuire negli studenti ad un cambio di percezione della propria identità e alla loro crescita personale come cittadini. Questi cambiamenti possono essere raggiunti progettando attività di inquiry based learning a scuola ed anche facendo partecipare gli studenti ad attività di “citizen science” o “citizen inquiry”, cioè ad attività che richiedono ad un determinato insieme di utenti di seguire un processo, collezionare dati e/o contribuire ad un esperimento iniziato da scienziati. Tali attività possono portare ad esplorare nuove aree di conoscenza e ad affrontare con occhi diversi la relazione con gli altri, con il proprio contesto, con l’ambiente.

Per quanto riguarda la progettazione diretta di attività inquiry-based a scuola, si può fare riferimento, ad esempio, ai diversi modelli, contenuti e strumenti sviluppati da svariati progetti europei o nazionali[2]. Per quanto riguarda le attività di citizen science, alcuni dei progetti proposti da musei scientifici o da centri di ricerca possono costituire un modo interessante di coinvolgere gli studenti in questo tipo di attività[3].

https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/innovare-didattica-e-scuola-si-puo-ecco-come-creare-le-condizioni

  1. Cioè si considera che la conoscenza non è un insieme di nozioni teoriche apprese, ma frutto della partecipazione attiva di un soggetto all’interno di un contesto, data dall’interazione con gli altri e la situazione circostante.
  2. Si possono citare a titolo puramente esemplificativo: il progetto europeo Go-Lab e quello dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Il progetto GO-LAB (Global Online Science Labs – inquiry learning at school), attraverso la piattaforma golabz (http://www.golabz.eu/), si propone di offrire agli studenti e agli insegnanti l’opportunità di interagire con una pluralità di ambienti e risorse: laboratori scientifici remoti e on-line, archivi di dati provenienti da esperimenti scientifici, simulazioni, ecc. L’Accademia Nazionale dei Lincei, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali, ha proposto il progetto “Scientiam Inquirendo Discere” (SID): http://www.linceiscuola.it/discipline/scienze/
  3. Si può citare, per fare solo un esempio, il progetto “Extreme Energy Events (EEE) – La Scienza nelle Scuole” coordinato dal Centro Fermi.

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