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Cyber 4.0 e cooperazione internazionale: la sicurezza digitale parla italiano



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Il cyber capacity building è diventato uno strumento centrale della cooperazione internazionale e della diplomazia cibernetica. Dalle Nazioni Unite all’Unione europea, fino alla strategia italiana, il rafforzamento delle capacità cyber assume un ruolo decisivo per sicurezza, resilienza e sviluppo digitale

Pubblicato il 20 ago 2026

Pietro Trebisonda

Digital Ecosystem Specialist



cybersecurity awareness: concetto di sicurezza informatica
Immagine di Illus_man da Shutterstock
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Nel nuovo scenario geopolitico, la competizione tra gli Stati si gioca sempre più spesso in una dimensione tanto immateriale quanto strategica: quella della cybersecurity. La crescente digitalizzazione delle economie, delle istituzioni pubbliche e delle infrastrutture critiche ha trasformato il digitale in uno spazio nel quale si intrecciano sicurezza nazionale, sviluppo economico, innovazione tecnologica e politica estera. Garantire sicurezza e resilienza non rappresenta più soltanto una sfida tecnologica, ma una componente essenziale della capacità di uno Stato di tutelare i propri interessi, proteggere i servizi fondamentali e preservare la propria stabilità economica.

La cybersicurezza è così diventata un elemento centrale delle politiche di cooperazione internazionale e una leva di sviluppo, capace di influenzare gli equilibri geopolitici e di ridefinire le tradizionali relazioni diplomatiche.

La natura stessa del cyberspazio rende tuttavia evidente come la sicurezza digitale non possa essere costruita entro i soli confini nazionali: attacchi alle infrastrutture critiche, campagne di disinformazione, criminalità informatica e utilizzo malevolo delle tecnologie emergenti producono effetti che superano le frontiere e richiedono risposte coordinate tra governi, organizzazioni internazionali e settore privato.

La cybersicurezza nella politica estera e nella diplomazia cibernetica

In questo contesto, la cybersicurezza è progressivamente entrata anche nella dimensione della politica estera, dando origine al concetto di diplomazia cibernetica, che rappresenta oggi una componente sempre più rilevante della proiezione internazionale degli Stati, poiché collega sicurezza digitale, sviluppo tecnologico e capacità di cooperazione. Attraverso questo approccio, dunque, gli Stati utilizzano il dialogo internazionale, gli strumenti multilaterali e le partnership tecnologiche per promuovere un cyberspazio aperto, sicuro e resiliente, favorendo la definizione di principi condivisi, il rafforzamento della fiducia reciproca e la cooperazione nella gestione delle continue sfide poste dall’evoluzione digitale.

Tra queste, l’intelligenza artificiale (IA) rappresenta senz’altro la sfida più significativa per la sicurezza informatica. L’adozione sempre più diffusa di sistemi di IA sta infatti modificando profondamente il panorama delle minacce: da un lato offre nuove opportunità per migliorare la prevenzione e la risposta agli incidenti cyber, mentre dall’altro consente agli attori malevoli di automatizzare e rendere più sofisticate tecniche di phishing, malware, social engineering e le campagne di disinformazione. L’IA diventa così un moltiplicatore tanto delle capacità difensive quanto di quelle offensive, con potenziali ripercussioni particolarmente rilevanti nei settori critici come sanità, energia, trasporti, finanza e pubblica amministrazione.

L’architettura europea tra AI Act e sicurezza informatica

Per rispondere a questa doppia natura delle tecnologie emergenti, l’Unione europea ha progressivamente delineato una propria architettura di governance digitale volta a coniugare innovazione, tutela dei diritti e sicurezza. A partire dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), che ha definito un nuovo standard globale per la protezione dei dati personali, fino ad arrivare all’AI Act (Regolamento UE 2024/1689), il primo quadro normativo dedicato all’intelligenza artificiale, basato su un approccio proporzionato al rischio: il regolamento introduce una classificazione “piramidale” dei sistemi di IA, prevedendo obblighi crescenti in funzione del potenziale impatto sui diritti fondamentali e sulla sicurezza. A completare questa evoluzione si inserisce il recente ‘Action Plan on Cybersecurity and Artificial Intelligence’ della Commissione europea, che mira a rafforzare il rapporto tra sicurezza informatica e sviluppo dell’IA. L’obiettivo è creare un ambiente tecnologico più resiliente, capace di sfruttare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale senza trascurare i rischi legati al suo utilizzo malevolo. In questa prospettiva, la cybersicurezza non viene più considerata soltanto una dimensione tecnica, ma un elemento strategico della competitività europea.

Il ruolo del cyber capacity building nella cooperazione internazionale

In un dominio per sua natura transnazionale come il cyberspazio, il livello di sicurezza complessivo dipende dalla capacità di ciascun Paese di prevenire, gestire e rispondere alle minacce informatiche. In questo scenario, il cyber capacity building (CCB) assume un ruolo strategico come strumento per rafforzare le capacità istituzionali, normative, organizzative e operative degli Stati, favorendo lo sviluppo di ecosistemi digitali resilienti. Il CCB non si limita al trasferimento di competenze tecniche, ma comprende la definizione di strategie nazionali, la formazione di professionalità specializzate e il consolidamento della cooperazione tra governi, settore privato, mondo accademico e organizzazioni internazionali. In questa prospettiva, il capacity building rappresenta una componente essenziale della governance globale del cyberspazio e uno strumento di politica estera volto a consolidare la fiducia reciproca, i partenariati di lungo periodo e la promozione di standard, principi e best practice condivisi.

Il CCB ha assunto una posizione sempre più centrale anche nell’agenda delle Nazioni Unite. Nell’ambito del Primo Comitato dell’Assemblea Generale, dedicato alle questioni di sicurezza internazionale, il rafforzamento delle capacità cyber è stato progressivamente riconosciuto come una delle condizioni necessarie per promuovere un comportamento responsabile degli Stati nel cyberspazio. Tale impostazione, maturata nei lavori dell’Open-ended Working Group (OEWG), trova oggi continuità nel nuovo Global Mechanism on ICTs in the Context of International Security, il quadro permanente delle Nazioni Unite per la cooperazione sulla sicurezza nel cyberspazio, concepito per favorire un maggiore coordinamento internazionale e sostenere lo sviluppo delle capacità cyber, in particolare nei Paesi in via di sviluppo.

Convenzione ONU sul cybercrime e rafforzamento delle capacità nazionali

Un approccio analogo emerge anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro il cybercrime, elaborata nell’ambito del Terzo Comitato dell’Assemblea Generale. Il trattato dedica infatti il Capitolo VII, e in particolare l’articolo 54 (Technical Assistance and Capacity-Building), alla cooperazione tecnica e al CCB, riconoscendo che il contrasto efficace al cybercrime richiede istituzioni solide, competenze adeguate e una cooperazione strutturata tra gli Stati. Entrambi i processi confermano come il rafforzamento delle capacità nazionali venga considerato un presupposto indispensabile per promuovere un cyberspazio più sicuro, stabile e resiliente.

Il riconoscimento del ruolo strategico del CCB si traduce progressivamente in strumenti di cooperazione più strutturati, capaci di trasformare principi e impegni internazionali in azioni concrete sul campo. Tra questi si colloca il Tallinn Mechanism, una piattaforma di coordinamento con un focus regionale specifico sull’Ucraina, nata per sostenere il rafforzamento della resilienza cyber del Paese attraverso il contributo congiunto di partner internazionali. Al suo interno cooperano Stati come Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Francia, Finlandia, Paesi Bassi e Italia, insieme a organizzazioni come l’Unione europea e la NATO. L’obiettivo è quello di costruire capacità permanenti, favorendo il risanamento di adeguati livelli di resilienza cyber delle infrastrutture fisiche e digitali attraverso la cooperazione intergovernativa. In questo quadro si inserisce anche il contributo italiano, con il coinvolgimento dell’ecosistema nazionale della cybersicurezza e, in particolare, del ruolo del Centro di Competenza – Cyber 4.0 in qualità di partner. Questa partecipazione assume un valore strategico ancora più rilevante alla luce della presidenza del Meccanismo che l’Italia è chiamata ad assumere nel secondo semestre del 2026.

L’Unione Europea come attore globale del CCB

Come per le Nazioni Unite, il capacity building è diventato una priorità anche per altri importanti attori internazionali, come NATO, OSCE, Banca Mondiale, Unione europea e diversi organismi di cooperazione allo sviluppo. In particolare, l’Unione ha consolidato la propria posizione in questo ambito sostenendo attivamente lo sviluppo delle competenze cyber dei Paesi partner, promuovendo e finanziando iniziative e programmi specifici, tra cui il Global Gateway e il Digital for Development (D4D) Hub. Particolarmente rilevante è anche l’impegno nella promozione di un ecosistema europeo della cybersicurezza, che favorisca le sinergie e il coordinamento tra istituzioni, autorità nazionali, imprese, centri di competenza e mondo della ricerca.

In questa prospettiva si inseriscono numerose collaborazioni e iniziative di successo realizzate tra istituzioni, come ENISA, e network europei come EU CyberNet, l’European Cybersecurity Competence Center (ECCC), l’EU–LAC Digital Alliance. All’interno di queste reti opera attivamente anche Cyber 4.0, protagonista del contributo nazionale alle iniziative europee nel campo della sicurezza informatica.

Attraverso questi programmi e reti di cooperazione, l’Unione europea contribuisce sia alla diffusione di competenze tecniche e standard comuni, che alla costruzione di relazioni di lungo periodo fondate sull’interoperabilità, sulla fiducia e su un approccio condiviso alla cybersecurity.

Il CCB nella strategia italiana

Nel contesto nazionale, l’azione italiana si traduce in un progressivo inserimento del cyber capacity building tra gli strumenti principali della propria politica estera e di sicurezza. Infatti, la Strategia Nazionale di Cybersicurezza 2022-2026 individua tra le priorità nazionali il rafforzamento della cooperazione internazionale e la promozione di iniziative volte ad accrescere le capacità cyber dei Paesi partner. In particolare, le misure 69, 78 e 79 attribuiscono al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) un ruolo centrale nello sviluppo di programmi di CCB, nella promozione della diplomazia cibernetica e nel consolidamento della presenza italiana nei principali network internazionali dedicati alla cybersicurezza.

Questa impostazione trova riscontro anche nella recente evoluzione organizzativa del MAECI, con la nascita della Direzione Generale per le Questioni Cibernetiche, l’Informatica e l’Innovazione Tecnologica, che coordina le iniziative italiane nel campo della diplomazia cibernetica e della cooperazione internazionale in materia di sicurezza informatica. Attraverso programmi bilaterali e multilaterali, il Ministero accompagna i Paesi partner nello sviluppo delle capacità istituzionali, promuovendo il dialogo, la condivisione di standard e best practice, e contribuendo al consolidamento di relazioni di fiducia tra gli attori coinvolti.

Cyber 4.0 e l’evoluzione della cooperazione cyber italiana

L’evoluzione delle politiche italiane ed europee in materia di cooperazione cyber costituisce il contesto nel quale si colloca l’azione del Centro di Competenza nazionale ad alta specializzazione sulla cybersecurity – Cyber 4.0, costituito nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0 e cofinanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). Nato come partenariato pubblico-privato con l’obiettivo di supportare la trasformazione digitale e la sicurezza delle imprese italiane, il Centro ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione oltre il contesto nazionale, valorizzando un ecosistema composto oggi da oltre cinquanta partner tra università, enti di ricerca, amministrazioni pubbliche, grandi imprese, PMI innovative e fondazioni.

L’internazionalizzazione di Cyber 4.0 rappresenta la naturale evoluzione della sua missione: le competenze maturate nel supporto alla trasformazione digitale delle imprese e delle organizzazioni italiane vengono oggi valorizzate in percorsi di cooperazione rivolti a rafforzare le capacità cyber di Paesi partner. Attraverso un modello che integra formazione specialistica, trasferimento di conoscenze tecnico-scientifiche, sviluppo delle competenze istituzionali e collaborazione tra attori pubblici e privati, il Centro opera come punto di connessione tra l’ecosistema italiano della cybersecurity e le reti internazionali dedicate al CCB.

L’azione di Cyber 4.0 si sviluppa lungo direttrici geografiche e ambiti ben definiti. L’orizzonte spazia dall’Europa ai Balcani Occidentali, fino all’Africa e all’America Latina, con un crescente interesse verso il Medio Oriente e l’area dell’Asia-Pacifico. Pur in contesti differenti, il filo conduttore delle iniziative rimane lo stesso: rafforzare competenze, capacità operative e modelli di cooperazione, adattando strumenti e metodologie alle specificità dei Paesi coinvolti.

In Europa, Cyber 4.0 partecipa a iniziative di cooperazione multilaterale, come il già citato Tallinn Mechanism, e alle reti europee promosse nell’ambito del CCB, affermandosi come snodo fondamentale tra competenze nazionali e processi internazionali di capacity building.

Dall’Africa all’America Latina, le iniziative internazionali di Cyber 4.0

Nel continente africano, dove la rapida crescita dei servizi digitali e delle infrastrutture tecnologiche rende sempre più urgente il tema della sicurezza, Cyber 4.0 sviluppa percorsi di cooperazione orientati alla formazione e al rafforzamento delle capacità istituzionali. In questa direzione si inserisce il programma bilaterale Italia-Ghana promosso dal MAECI, in collaborazione con la Cyber Security Authority (CSA) ghanese e Cyber 4.0 nel ruolo di soggetto implementatore. L’obiettivo è quello di sostenere lo sviluppo delle policy nazionali, delle competenze specialistiche e delle collaborazioni tra gli ecosistemi cyber dei due Paesi. Alla dimensione bilaterale si affianca il programma Cyber4Africa, nato nell’ambito dell’AI Hub for Sustainable Development in partnership con il United Nations Development Programme (UNDP), MIMIT e Cisco, dedicato al rafforzamento della sicurezza delle startup africane che operano nel settore dell’intelligenza artificiale attraverso formazione, consulenza e principi di security-by-design.

Un percorso analogo si sviluppa anche in America Latina e nei Caraibi, una regione caratterizzata da una rapida trasformazione digitale e da una crescente attenzione verso la resilienza cyber. In questo contesto, Cyber 4.0 promuove le competenze sviluppate dall’ecosistema italiano attraverso iniziative di cooperazione internazionale. Tra queste rientra la study and research visit dedicata a una delegazione colombiana, realizzata nel mese di aprile in collaborazione con il CISS (Center for International and Strategic Studies) della LUISS, il D4D Hub e l’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). L’iniziativa ha favorito il confronto tra la delegazione e istituzioni e imprese italiane sui temi della governance cyber, della formazione specialistica e della collaborazione tra settore pubblico e privato.

Sul piano multilaterale, Cyber 4.0, in qualità di partner, partecipa alle attività di LAC4 (Latin America and Caribbean Cyber Competence Centre), centro specializzato nel cyber capacity building, sostenuto dall’Unione europea e attivo nella regione latino-americana, che promuove il dialogo tra governi, organizzazioni internazionali, università, centri di ricerca e settore privato. Nell’ambito della CyberWeek@LAC4 2026, Cyber 4.0 organizzerà un workshop dedicato alla resilienza cyber transfrontaliera e alla cooperazione operativa tra gli ecosistemi italiano e latino-americano, con l’obiettivo di favorire lo scambio di competenze e buone pratiche.

Conclusioni

La crescente centralità della cybersecurity nella politica estera e nella diplomazia tecnologica riflette una trasformazione più ampia del modo in cui gli Stati affrontano le sfide del digitale. In un dominio caratterizzato da interdipendenze sempre più profonde, la capacità di coinvolgere istituzioni, imprese, università e centri di ricerca assume un valore strategico, contribuendo alla costruzione di un approccio condiviso alla sicurezza del cyberspazio.

In uno scenario nel quale minacce, infrastrutture e tecnologie superano i confini nazionali, il rafforzamento delle capacità cyber diventa una componente essenziale della sicurezza collettiva e dello sviluppo sostenibile degli Stati e dei popoli. È in questa prospettiva che il capacity building ha assunto un ruolo sempre più rilevante nell’agenda delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e dei singoli Paesi, trasformandosi da semplice strumento di cooperazione tecnica a elemento strutturale delle politiche di sicurezza e innovazione. Il sostegno allo sviluppo di competenze, capacità istituzionali e modelli di governance contribuisce a ridurre le asimmetrie esistenti tra gli attori del cyberspazio e a creare condizioni più favorevoli per una cooperazione internazionale stabile ed efficace.

Il percorso di Cyber 4.0 si inserisce pienamente in questa evoluzione e nel più ampio quadro delle politiche italiane di cooperazione in ambito cyber. Nato per sostenere la trasformazione digitale del sistema produttivo nazionale, il Centro ha progressivamente esteso la propria attività anche ai contesti internazionali. Attraverso la partecipazione a programmi e network internazionali, Cyber 4.0 contribuisce infatti a portare l’esperienza italiana nei principali contesti esteri, con l’obiettivo di valorizzare, condividere ed esportare le expertise e le eccellenze nazionali in ambito internazionale.

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