Cyberparchi: l’esperienza internazionale e l’iniziativa italiana per l’ex Cara di Mineo - Agenda Digitale

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Cyberparchi: l’esperienza internazionale e l’iniziativa italiana per l’ex Cara di Mineo

La creazione di cyberparchi va nella giusta direzione per coinvolgere istituzioni e imprese in un circolo virtuoso che porti anche alla rinascita di aree, quale quella dell’ex Cara di Mineo, in Sicilia, a beneficio dell’intera collettività e per una rinnovata consapevolezza del Paese in chiave cyber

28 Ott 2021
Lorenzo Damiano

Analista Hermes Bay

Luisa Franchina

Presidente Associazione Italiana esperti in Infrastrutture Critiche

L’istituzione della nuova Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) prevede che oltre ad elevare il livello di sicurezza e resilienza dei sistemi critici, l’Italia predisponga una serie di misure destinate a rafforzare le competenze e a stimolare la collaborazione pubblico-privato, nello specifico con la creazione dei cosiddetti “cyberparchi”, già presenti nell’esperienza di altri Paesi.

Tali soluzioni permettono, infatti, di creare apposite aree dedicate allo sviluppo di competenze e tecnologie cibernetiche favorendo la formazione avanzata e il reclutamento di personale specializzato instaurando un ambiente favorevole per la sinergia fra aziende, università e Istituzioni.

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L’esempio del CyberSpark in Israele

Tra gli Stati pionieri nella realizzazione dei cyberparchi ritroviamo senz’altro Israele con l’esempio del CyberSpark di Beersheva, nato nel 2014 su iniziativa dell’Israel National Cyber Bureau per realizzare un ecosistema che mettesse in diretta collaborazione l’Università Ben Gurion del Negev, le Forze Armate israeliane, le Istituzioni impegnate nella protezione delle infrastrutture cyber quali il CERT nazionale e il mondo delle imprese. In un’area fino a poco tempo fa dominata dal deserto è stata fondata un’intera città ad alto tasso tecnologico che ruota proprio attorno al CyberSpark, unendo il mondo della ricerca e imprese del settore, molte delle quali hanno deciso di aprirvi proprie sedi locali, e che nel 2016 ha raccolto circa il 20% degli investimenti globali nel settore cyber.

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La necessità di creare un tale luogo di aggregazione nasceva dal riconosciuto impegno che sarebbe stato richiesto al sistema Paese per fronteggiare le numerose minacce cyber derivanti dal massiccio sviluppo e adozione di nuove tecnologie quali smartphone e IoT. La difesa di un perimetro così vasto non poteva che passare dalla convergenza degli sforzi di tutti gli attori interessati e i risultati ottenuti dall’oasi tecnologica di Beersheva confermano il successo della strada intrapresa con la creazione di un polo dedicato.

Il Campus Cyber di Parigi

Anche la Francia ha deciso di dedicarsi alla creazione di un “Campus Cyber” che dovrebbe nascere entro il 2022 nei pressi della capitale francese e che sarà dedicato all’integrazione dei diversi attori, pubblici e privati, attivi nel settore della sicurezza informatica. I 4 pilastri alla base dell’iniziativa che ne evidenziano l’ampio respiro sono: la formazione, l’innovazione, il carattere operativo e le pubbliche relazioni. La formazione sarà rivolta sia a studenti che al personale del pubblico impiego, oltre che a personale che si intenda convertire da altre mansioni, andando quindi incontro alle necessità del settore da qui ai prossimi anni. La componente operativa farà sì che vengano sviluppate capacità di individuazione, condivisione, sorveglianza e risposta alle minacce, coinvolgendo quindi gli enti già deputati alla difesa dei sistemi informativi nazionali. Per quanto concerne la comunicazione, il campus non mancherà di coinvolgere il più vasto pubblico, anche non specializzato, in un’opera comunicativa di diffusione delle tematiche inerenti le nuove tecnologie digitali e le questioni legate alla sicurezza informatica mediante conferenze, webinar e incontri di orientamento al lavoro. Pur sotto il controllo dell’ANSSI (Agence Nationale de la Sécurité des Systèmes d’Information), il cui Direttore siederà nel Consiglio di Amministrazione, la struttura sarà finanziata in maggioranza dai privati, unitamente a un capitale statale minoritario.

Le iniziative di Olanda, Germania e UK

Iniziative simili sono in fase di sviluppo anche da parte di altri stati europei, con finalità simili e strutture più o meno articolate. In Olanda, l’Innovation Park che sorge vicino L’Aia parte da una componente spiccatamente formativa legata alla locale Università di Scienze Applicate, per unirci 4 laboratori operativi in cui gli studenti, in collaborazione con gli imprenditori, sviluppano nuove soluzioni e start-up per sicurezza informatica, e-health & care e settore IT in generale.

La Germania, invece, ha adottato una struttura diffusa composta da 12 hub digitali che forniscono una rete distribuita su tutto il territorio nazionale per stimolare l’innovazione promuovendo lo scambio di expertise anche verso l’estero, collaborando proprio col citato CyberSpark israeliano. Il Regno Unito, infine, ha in sviluppo la realizzazione di due cyber park, di cui uno localizzato nei pressi di Cheltenham, già nota per essere un centro che raccoglie un vasto numero di imprese cyber, nonché situata vicino al National Security Centre che ha sede presso il GCHQ (Government Communications Headquarters). Il centro, una volta terminato, avrà le dimensioni di una vera e propria città, fornendo oltre alle infrastrutture per le attività di ricerca e imprenditoriali, anche oltre 3000 unità abitative.

Un hub italiano all’ex Cara di Mineo

L’applicazione italiana del sistema dei cyberparchi vede come candidato principale l’area dell’ex Cara di Mineo, in Sicilia, già proposta per questo scopo dall’associazione CyberArea, La realizzazione di un hub in tale zona permetterebbe non solo di beneficiare della sinergia tra imprese e istituzioni che abbiamo visto essere stata particolarmente fruttuosa per tutte le esperienze maturate in altri paesi, ma anche di fornire impulso al territorio e sfruttare un patrimonio immobiliare attualmente in disuso.

La posizione dell’hub, a cavallo tra l’Europa e il Mediterraneo e già interessata da università e infrastrutture di trasporto, lo renderebbe sicuramente appetibile per imprese e studenti dei diversi Paesi che lo circondano, seguendo l’esempio di Beersheva che è passata da area brulla e inutilizzata a principale hub cyber mondiale. Non va, inoltre, sottovalutato l’effetto diretto sul territorio, il quale gioverebbe del necessario rinnovamento di servizi e infrastrutture, nonché per le nuove generazioni che sarebbero agevolate nel perseguire studi e carriere indirizzate verso il settore cyber senza dover necessariamente trasferirsi in altri centri italiani o esteri. Anche a livello di finanziamenti, la partnership pubblico-privata che ne sarebbe alla base permetterebbe di incentivare l’adesione di soggetti privati interessati, portando al contempo effetti positivi per l’intera comunità, fungendo da moltiplicatore per l’indotto e le altre attività destinate a sorgere in loco.

Conclusioni

La direzione intrapresa con l’espressa previsione nella legge istitutiva dell’Agenzia Cyber della creazione di cyberparchi è sicuramente quella giusta per coinvolgere Istituzioni e imprese verso un circolo virtuoso che porti anche alla rinascita di aree, quale quella siciliana, che possano essere di beneficio per l’intera collettività, oltre a divenire una componente fondamentale del sistema Paese verso una rinnovata consapevolezza in chiave cyber.

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