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Digital kidnapping, minacciata la sicurezza dei bambini (e non solo)

Il digital kidnapping, ovvero il furto di foto di bambini (ma non solo) online, non solo può causare danno alla loro immagine e reputazione digitale, ma può avere ripercussioni drammatiche sulla loro sicurezza fisica e psicologica. Ecco le misure da tenere presenti quando si condividono foto online, soprattutto di minori

12 Mar 2020
Marco Martorana

avvocato, studio legale Martorana, Presidente Assodata, DPO Certificato UNI 11697:2017

Lucas Pinelli

Studio legale Martorana – Vice President for Marketing, ELSA Belgium


La tutela dei minori ed in particolar modo dei bambini assume dei contorni ancora più delicati quando si tratta di utilizzo (inconsapevole) della rete. Accanto ai ben noti fenomeni di cyberbullismo, si annoverano fenomeni dalle implicazioni in parte ancora oggi sconosciute, come ad esempio il digital kidnapping, ossia un vero e proprio  “rapimento digitale” attraverso il quale i cybercriminali “duplicano” l’identità per le finalità più disparate utilizzando i dati e informazioni, anche dei nostri figli e della nostra famiglia, che noi stessi scegliamo di mettere online.

Il tutto parte da abitudini della cui pericolosità gli adulti spesso non si rendono conto: tra queste la condivisione compulsiva di immagini dei propri figli – dall’ecografia ai compleanni, passando per la passeggiata al parco – che ne rivelano dettagli che possono essere sfruttati da malintenzionati per i più svariati fini. Vediamo allora come proteggerci e proteggere la loro incolumità fisica e òpsicologica.

Una questione di consapevolezza

In Italia abbiamo assistito a una serie di campagne promosse per arginare il fenomeno del cyberbullismo; intensivo il lavoro profuso dal Garante della protezione dati personali in seno al Dipartimento libertà di manifestazione del pensiero e cyberbullismo; per poi arrivare alla stesura di leggi regionali quale quella approvata dalla Regione Toscana in materia di “Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e cyberbullismo”.

Tuttavia i rischi connessi all’utilizzo della rete vanno incontro ad una crescita esponenziale legata spesso allo sviluppo di pratiche apparentemente innocue poste in essere dai vari utenti dei social network, che sono uno dei principali veicoli di insidie legate a un utilizzo inconsapevole della rete.

Uno dei fenomeni da cui originano i problemi maggiori si chiama sharenting – contrazione di “sharing” e “parenting” – e dè quella pratica che consiste a condividere continuamente foto dei propri figli sui social.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, un bambino di 5 anni avrebbe, oggi, in media già 1000 ritratti condivisi online. Inoltre, lo sharenting può assumere varie forme (si pensi all’ecografia condivisa sui social, o alla pratica del “kid shaming” apparsa negli Stati Uniti). Il kid shaming consiste nello scattare una foto dei propri figli mentre tengono un cartellone nelle mani con scritto sopra le sciocchezze che hanno fatto quel giorno per poi condividerle.[1]

Quello che potrebbe sembrare un semplice divertimento può però avere conseguenze negative per il futuro di questi bambini. Tale condivisione, infatti, crea per i bambini un tatuaggio digitale indelebile del quale non potranno facilmente sbarazzarsi. Inoltre, non è priva di rischi.

In un altro studio, si notava che nel solo 2016, i genitori hanno condiviso in media 116 foto dei propri figli e che il 90% dei bambini avrebbe foto proprie sui social già dall’età di 2 anni.[2]

Ogni foto postata online viene analizzata da vari algoritmi che sono in grado di elaborare ed acquisire da tali immagini numerosi dati personali e, sebbene le più moderne legislazioni in materia di protezione dati personali (GDPR 679/2016) sanciscano l’esistenza del diritto alla cancellazione dei dati, quando si tratta di diffusione online, da un lato molto spesso i dati ivi presenti non vengono cancellati ma solo resi invisibili, dall’altro lato la perdita del controllo sugli stessi è di fatto inevitabile, essendo impossibile rintracciare le singole ipotesi di “copia” o “download” su terminali di terze parti.

Infatti, le informazioni condivise dai genitori possono essere utilizzate per varie truffe e motivi fraudolenti. Così, secondo la banca internazionale Barclays, questo fenomeno sarà la causa di due terzi di tutte le frodi di identità che colpiranno i giovani entro il 2030.[3]

Tutto questo ha consentito il diffondersi di un altro fenomeno apparso negli ultimi anni: il digital kidnapping.

Cos’è il digital kidnapping

Con digital kidnapping, letteralmente “rapimento digitale”, ci si riferisce al comportamento con il quale una persona ruba la foto di un minore online e la pubblica come se fosse la propria. Tale comportamento può riguardare non un singolo dato, ma anche un insieme di informazioni finalizzate a creare una “identità digitale alternativa” della persona stessa. Tale pratica consente ai cyber criminali di acquisire dati e fotografie di bambini, creare nuovi profili, nuove identità, per così entrare in contatto con altri minori sui social network.

Un numero sempre maggiore di persone pubblicano foto dei propri figli in diversi momenti ritenuti importanti della propria vita. Però, mentre queste immagini per parenti, amici e genitori sono un ricordo dal grande valore affettivo, questo può dare a un cyber criminale i mezzi necessari per scoprire le informazioni personali, talvolta anche sensibili, dei bambini. Se si pensa poi alla possibilità di rintracciare il geotag, che sono i metadati geografici assegnati alle foto, si crea un contesto perfetto perché un malintenzionato possa agire. Su questa base è anche poi possibile effettuare ricerche su Facebook per scoprire quando la persona che ha condiviso le foto festeggia il compleanno dei figli e quindi aggiungere quella data di nascita al loro elenco di informazioni. Con tutti questi dati condivisi online, viene pertanto facile a un criminale rintracciare le informazioni e mettere insieme tutti i pezzi per poter colpire.

Oltre ai rischi legati alla condivisione fuori controllo delle immagini dei propri bambini e l’uso criminale che può essere fatto di esse online, possono anche sorgere rischi concreti per la sicurezza fisica dei bambini.

Così, molte foto innocenti di minori condivise dai propri genitori finiscono per ritrovarsi su siti a carattere pedopornografico. Se si aggiunge la relativa facilità, come accennato, con la quale si possono rintracciare informazioni personali a partire da una semplice foto condivisa ingenuamente online, le persone malintenzionate non avranno nessuna difficoltà per localizzare e contattare i bambini utilizzando profili creati anonimi o creati a tale scopo.

Questo non significa che è assolutamente vietato condividere foto dei propri figli con il suo network sui social ma va fatto con la consapevolezza dei rischi incorsi e adottando le giuste cautele.

Come proteggersi dai rischi del digital kidnapping

La sicurezza perfetta sulla rete come offline non esiste. Esistono però diverse misure da tenere presenti quando si pensa a condividere foto, e quindi dati personali, su un social network soprattutto quando ritraggono bambini o minori.

In primis, è fondamentale limitare l’accesso ai propri profili social e quindi alle foto che vi verranno condivise. È possibile, ad esempio, definire impostazioni più rigorose su questi profili, ad esempio limitando la visibilità dei post ai soli amici o rendendo invisibile al pubblico le foto di copertina e di profilo. Così come è molto importante limitare le possibilità di condivisione da parte dei propri amici le foto postate online.

Poi, anche definendo impostazioni privacy più rigorose, è pur sempre essenziale essere selettivi nelle immagini che vengono condivise e quindi limitare il numero di foto dei propri figli online.

Inoltre, costituisce sempre una buona pratica fare attenzione a ogni piccolo dettaglio tutte le volte in cui utilizziamo un social network. E’ infatti possibile rintracciare il luogo dove è stata presa una foto analizzandone i minimi dettagli. Ma non solo, ogni volta che si scatta una foto con un smartphone o con una fotocamera digitale, vengono creati i dati chiamati EXIF che includono la posizione precisa o le coordinate GPS di dove è stata scattata l’immagine. È quindi possibile rimuovere le informazioni EXIF dai propri smartphone e fotocamere digitali per proteggere le informazioni sulla posizione.

Infine, si deve avere in mente che nulla viene veramente cancellato dal web. Pertanto, prima di postare bisogna riflettere sull’impatto e sul danno che un post potrebbe avere su un bambino in crescita. Inoltre, accertava la psicanalista Elsa Godart, “mostrare i suoi figli è dannoso nella misura in cui sono oggettivati, ci si appropria del loro futuro, della possibilità per loro di raccontare la propria storia”.[4]

In conclusione, se è diventato parte della nostra vita oggi condividere ogni singolo momento che si ritiene importante, non devono essere trascurati i rischi della condivisione massiccia di quelli che in realtà sono dati personali, soprattutto quando riguardano i propri bambini.

Il digital kidnapping, ovvero il furto di foto anche di bambini online, non solo può causare danno all’immagine e alla reputazione digitale degli stessi, ma può avere ripercussioni drammatiche sulla loro sicurezza fisica e psicologica. Ed è per questo che, sebbene sia di estrema rilevanza stabilire impostazioni privacy rigorose sui propri profili, nonchè limitare al massimo le informazioni che possono essere acquisibili dalle immagini condivise online, di altrettanto se non superiore importanza è la presa di conoscenza, degli adulti in primis, dei sempre maggiori rischi e delle minacce di cui la rete costituisce veicolo principale. Infatti nessuna impostazione o accorgimento tecnico potrà mai sostituire una cultura consapevole della protezione delle informazioni che ci riguardano, e che si riferiscono, in particolare a bambini e adolescenti.

  1. Le temps, « papa, maman, Facebook et moi », https://www.letemps.ch/societe/papa-maman-facebook-moi.
  2. Jane C. Hu, “Instagram’s “digital kidnappers” are stealing children’s photos and making up new lives”, https://qz.com/1434858/digital-kidnapping-is-a-reminder-of-the-dangers-of-social-media/.
  3. Simon Verschaeve, “Iedereen beroemd: Over grenzen aan onthullingen van ouders over hun kinderen online”, https://scriptiebank.be/node/6161.
  4. Le temps, « papa, maman, Facebook et moi », https://www.letemps.ch/societe/papa-maman-facebook-moi.

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